Contrabbandieri, non rubate! il governo odia la concorrenza


Gian Turci
Articolo Pubblicato: 01/08/2000

Pu˛ sembrare un titolo scherzoso ma non lo Ŕ. Se si considera che la Philip Morris fa circa 600 lire su un pacchetto di Marlboro e lo Stato ne fa sei volte tanto, c'Ŕ poco da scherzare. C'Ŕ una grossa differenza tra prelevare una percentuale frazionaria da un bene per fini sociali ed imporre un versamento pari a cinque o sei volte il valore del bene stesso. Il primo caso si chiama tassa, il secondo furto. Ma, secondo i salutisti, rubare denaro dalle tasche della gente Ŕ morale se giustificato dall'intento di cambiare le abitudini dei cittadini nella direzione voluta.

E' di pochi giorni fa' la notizia che il ministro delle finanze Del Turco, lui stesso un fumatore - ma certamente tra quelli che vorremmo annoverare tra gli iscritti a FORCES - ha annunciato che l'Italia sosterrà l'ennesimo tentativo d’estorsione perpetrato sui produttori di sigarette americani, questa volta da parte dell'EU. L'Unione Europea, infatti, vuole la "restituzione" dei profitti persi a causa del contrabbando che, naturalmente, accusa i produttori americani di sostenere perché vendono legittimamente a piccole nazioni da cui il contrabbando poi parte.

Mentre è vero che se i fumatori dell'Andorra, per esempio, fumassero tutte le sigarette che la loro nazione acquista dovrebbero farsi decine di pacchetti al giorno a testa, è anche vero che qualsiasi industria, una volta completata una transazione legittima non è (o non dovrebbe) essere responsabile delle azioni dell'acquirente. I problemi causati dal traffico illegittimo sono solo concernenti il Paese in cui il traffico illegittimo si svolge - non il fornitore del materiale. Questo è semplice buonsenso e logica. Ma l'inversione morale detta di dare addosso ai produttori di sigarette con la novella idea di una causa legale invece di essere onesti e abbassare le tasse.

La realtà è più complessa di ciò che appare poiché è chiaro che nessun governo è stupido abbastanza da non capire una cosa così semplice. La nuova causa dell'EU è ancora un altro frutto della mentalità rapace del cartello internazionale antifumo, che ignora che l'industria del tabacco ha per molti anni cooperato coi vari governi per prevenire o almeno ridurre un traffico illegale che danneggia anche l'industria stessa.

E' chiaro a chiunque che l'unico modo efficace per combattere, o addirittura eliminare, il contrabbando è di abbassare la tassazione delle sigarette, rimuovendo l'incentivo al contrabbando stesso. Questa però non è la vera motivazione dell'EU. Lo scopo è di contribuire alla bancarotta delle multinazionali del tabacco sovraccaricandole con cause legali - ma non prima di aver acquistato un fermo controllo sul prodotto per estorcere il più possibile dalle tasche dei fumatori.

I piani per la demolizione sistematica dell'industria del tabacco hanno origine negli Stati Uniti e si sono poi estesi all'Organizzazione Mondiale della Sanità, fortemente influenzata dalle multinazionali farmaceutiche e del governo USA, i principali contribuenti. Per documentazione sulla prostituzione di quella che una volta era una rispettabile organizzazione, clicca qui. L'anno scorso l'OMS ha assunto avvocati specialisti nelle cause contro le multinazionali del tabacco in America (vedi anche http://www.forces.org/evidence/who/files/plans.htm). Lo scopo esclusivo di questi avvocati è trovare modi "creativi" per far causa a oltranza ai produttori di sigarette in ogni modo concepibile.

La tentazione indotta dall'OMS ai vari governi è potentissima, e funziona quasi sempre. Infatti:

  • Offre ai governi la possibilità di estorcere tasse da usurai sul prodotto e di incrementare più controllo sulla popolazione, giustificando il tutto con motivi di salute.
  • Usando scienza rottame e truffe statistiche, si alimenta la credenza popolare che "il fumo fa male" e quindi il tutto resta coperto da un manto di credibilità.
  • Fornisce ai vari governi un poderoso attrezzo di distrazione da reali e pressanti problemi interni.
  • Fornisce alle popolazioni qualcosa di facilmente intelligibile col quale si possano focalizzare ostilità e diffidenza reciproca appellandosi al minimo comune denominatore intellettuale delle masse. Si noti che la propaganda non parla MAI delle basi dell'informazione che diffonde. Questo è intenzionale, e mira alla creazione di una quasi-religione antifumo basata solo su emozioni, senza quindi che le fragili basi delle truffe salutiste siano messe in discussione.
  • Fornisce all'establishment medico un agognato capro espiatorio per diagnosi rapide e per scavalcare la ricerca necessaria per stabilire la vera causa delle malattie dei loro pazienti.
  • I cosiddetti "benefici" - ammesso che ne esista alcuno - portati alla salute dall'intimidazione salutista che induce a smettere di fumare non saranno verificabili che tra trenta o quarant'anni - tempo entro il quale tutti coloro che partecipano a questa truffa saranno in pensione, deceduti, o comunque protetti da ogni conseguenza delle loro azioni dal manto del tempo.

Le autorevoli voci che ammoniscono contro:

  • La distruzione di un'industria legittima e la sua sostituzione con prodotti illeciti (come avviene nel caso delle droghe pesanti);
  • La ghettizzazione di un'enorme categoria di cittadini; la distruzione del tessuto sociale con odio e diffidenza;
  • La creazione di pericolosi precedenti con l'istituzionalizzazione di contenziosi legali per controllare lo stile di vita dei cittadini (apertamente ammessa dagli antifumo)

sono semplicemente ignorate da coloro che sono ormai incapaci di vedere al di là del proprio interesse personale.

Se si ritorna alle basi con occhio spassionato è chiaro che i "pericoli" del tabacco rientrano nel normale campo di rischio in cui è la più parte delle attività umane. Usare tasse assurde per limitare l'uso del tabacco mette lo Stato nella stessa posizione morale dei "pusher" di vere droghe, il cui  prezzo reale è irrisorio rispetto al prezzo di mercato. L'enorme diffusione di droghe illecite dovrebbe darci un'anteprima di quanto l'aumento del prezzo non influisca sul consumo, ma degradi solo la vita di chi deve pagare.







Printer FriendlyStampa questo articolo