NON ESISTE UN LIVELLO ...di buon senso


Elio F. Gagliano (medico chirurgo)
Articolo Pubblicato: 15/04/2011

Già dal gennaio 2005, il compianto Gian Turci aveva esattamente profetizzato l'avvento della tolleranza zero per l'alcool con il seguente articolo:

"Mentre che ci stiamo tutti preparando per l'impatto della guerra all'alcol recentemente annunciata da Sirchia, ecco un'intervista con uno storico americano della medicina (Janet Golden), che ci racconta il "progresso" della tolleranza zero, questa volta contro gli alcolici. Per la scienza rottame abbracciata dai salutisti non esiste una soglia di tolleranza - anzi, la stessa parola "tolleranza" dà loro la nausea. Ne segue che dieci sigarette al giorno equivalgono a cento, che equivale alla "morte"; un bicchiere di vino equivale a un quarto (di litro - n.d.r.) di vodka, che equivale alla "morte"; un hamburger è lo stesso che abbuffarsi in un'orgia dei Romani, che anche equivale alla "morte". Analogamente, l'esposizione a un nanogrammo di tossico equivale all'esposizione a un quintale: lo negano, ma il messaggio emozionale è proprio quello. Lo storico conclude così la sua intervista: "In una società litigiosa - una società che è dedicata all'eliminazione di qualsiasi rischio, [diventa inevitabile che] si prenda una posizione contro l'alcol". Ma in una società del genere, lo storico non dice, si vieta tutto ciò che è gioia, piacere, spontaneità, libertà, creatività. Tutto - ma proprio tutto - deve essere in funzione delle SS (Salute e Sicurezza), beni supremi dello Stato Nazionalsalutista. In breve, il mondo di Sirchia - e di ciò che rappresenta".





NON ESISTE LIVELLO DI ALCOOL
CHE SI POSSA CONSIDERARE SICURO
.


Da qualche tempo i fumo-fobici hanno ridotto le crociate contro il tabacco, probabilmente perché non sanno più di che cosa colpevolizzarlo. Di contro va prendendo piede ogni giorno di più la lotta contro l’alcool. Questa era cominciata come campagna di sensibilizzazione contro l’abuso di alcool, in particolare tra i giovani. Sin qui sono pienamente d’accordo. Ma, stando ai dati raccolti da varie organizzazioni, ai controlli mirati della polizia e all’aumento d’incidenti stradali da alcolemia elevata in chi era al volante, l’abuso di bevande alcoliche è in continua crescita tra i giovani.  Per rimediare a questo fenomeno sono scesi in campo gli oltranzisti che hanno dichiarato guerra non all’abuso, ma all’uso. Pertanto, dai tentativi di rendere le persone consapevoli dei danni provocati dall’abuso di alcool, si è passati alla condanna dell’alcool tout court.

Parentesi:

Questa metamorfosi mi ricorda la crociata antifumo, inizialmente partita come campagna di sensibilizzazione dei fumatori verso i pericoli del fumo e, in seguito, giacché i fumatori se ne infischiavano, i “poteri forti” hanno inventato il fumo passivo che uccide i non-fumatori e ghettizza i fumatori. E così sono venuti fuori con il dictum:

NON ESISTE UN LIVELLO SICURO
DI ESPOSIZIONE AL FUMO DI TABACCO

 Chiusa parentesi.

In che cosa consiste il cambio di strategia nei riguardi dell’alcool? Esattamente come per le sigarette: nella divulgazione di cosiddetti ‘studi scientifici’ atti a bandire dalla vita privata e sociale l’uso dell’alcool.

L’ultimo di questi ‘studi’ è comparso l’8 aprile scorso, sul British Medical Journal (BMJ) che ha pubblicato una ricerca volta ad individuare la correlazione tra consumo di alcool e cancro.

L’indagine è stata svolta in otto stati europei (Italia, Francia, Inghilterra, Olanda, Grecia, Germania e Danimarca) da quaranta studiosi, in gran parte epidemiologi.

Il periodo di osservazione si estende dal 1992 al 2000. I partecipanti sono stati circa 365 mila, di cui poco più di 2/3 composto di donne (Francia e Olanda hanno reclutato solo donne).

I dati sull’incidenza di cancri sono stati attinti da istituti nazionali tumori, da certificati di morte, da registri di compagnie di assicurazioni e da referti patologici.

In sostanza, un lavoro da burocrate che sarebbe potuto essere svolto da otto impiegati – uno per nazione – che avrebbero passato i dati raccolti a un epidemiologo o uno statistico. Il costo sarebbe stato vicino allo zero. In tal caso, è chiaro, il lavoro sarebbe stato pubblicato da un ufficio di statistiche. E chi l’avrebbe letto? Invece, apparso sul BMJ, a parte gli emolumenti per quei ricercatori (di scartoffie varie), prende l’aspetto di una ricerca scientifica (per i gonzi). Per non parlare dei media in continua ricerca di notizie a effetto.

In ogni modo, i suddetti ricercatori sono arrivati alla conclusione che ”Una considerevole quantità dei più comuni e più letali cancri sono attribuibili a precedente e corrente consumo di alcol”.

Dichiarazioni di questo genere sono sconcertanti, non solo perché diversi studi concordano con i benefici effetti dell’alcool, specialmente – ma non solo - con riferimento all’apparato cardiovascolare, ma anche perché in aperto contrasto con l’esperienza secolare (ricordate Noé e il vino? gli egizi? i greci? i romani?) e sino ai giorni nostri!

 

Concludo con la soddisfazione interiore che la campagna contro l’alcool non avrà successo, specialmente  se  si porta avanti l'assurdo concetto di Lauer e Sorlie secondo cui: “Non esiste un livello di alcool che si possa considerare sicuro“.

Piuttosto, salutisti del cavolo, non demonizzate l'alcool come avete fatto con il tabacco. Piuttosto, sforzatevi di educare giovani e non-giovani a non abusarne.


P.S. Sono assolutamente sicuro che se lo stesso tipo di indagine venisse fatta sull’uso di caffè anziché di alcool, i risultati condurrebbero alla conclusione che “Una considerevole quantità dei più comuni e più letali cancri sono attribuibili a precedente e corrente consumo di caffè.

Ma andate a farvi ... benedire!

 

 

 

 







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