CUORE E SIGARETTA


Dr. Elio F. Gagliano
Articolo Pubblicato: 12/04/2012

Un nuovo studio, pubblicato nel febbraio di quest'anno nella rivista on-line Public Health, confronta l'incidenza di auto-riferiti attacchi di cuore, prima e dopo l'attuazione del divieto di fumo in 17 Stati (USA), nel periodo 2006 - 2009, concludendo che il divieto di fumo ha portato ad una significativa riduzione  di attacchi di cuore in 10 Stati, mentre c'è stato un aumento significativo in due Stati e non significativo in quattro Stati (il che porta ad un totale di 16 Stati. Del diciassettesimo non si dice niente! ndr).


Michael Siegel, professore  all'Università di Boston, noto anti-fumatore,  considera questo studio privo di validità, principalmente per la mancanza di un gruppo di controllo. Egli, giustamente, dice che non conoscendo  cosa sia avvenuto negli  Stati senza il divieto di fumo, è impossibile attribuire le variazioni rilevate al divieto. E aggiunge che, esaminando i dati del Health Care Utilization Project, durante gli anni 2006-2009, dalle cartelle cliniche di pazienti con diagnosi di attacchi di cuore dimessi,  si nota che in sette Stati senza divieto di fumo, c'è stata una diminuzione di attacchi di cuore variabile dal 3,1 all'11,3, con una media totale di -6,1. Chiaramente, aggiunge, negli USA c'è una tendenza alla riduzione di incidenti cardiaci che non ha nulla a che vedere con i divieti di fumo.

Che ci sia una flessione degli eventi cardiaci, non solo nel Nord America, ma anche in Europa, ne avevo parlato anch'io, nel 2009, nell'articolo "Second hand research".

Questo è l'ennesimo articolo di scienza-spazzatura, subdolamente  propagandistico, con cui vengono indottrinati gli antifumo da chi ha interessi economici nella battaglia contro il fumo (vedi Big Pharma).










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