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"L'Italia è un paese malato di disinformazione. E la disinformazione
ha una capacità criminale inimmaginabile" - Luigi Di Bella |
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Aggiornamento lista locali Yes Smoking
20 Gennaio: nuovi locali aggiunti!
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La lista dei locali a norma che rispettano il diritto di fumare sta
raggiungendo il numero di 700.
Clicca qui per accedere. |
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INSERTO
SPECIALE
Un’eroina
della libertà
23
Gennaio 2006 - Chi segue FORCES sa che il Canada è uno dei
Paesi più “avanzati” nella soppressione della libertà di fumare,
ed è stato l’iniziatore delle scritte truffaldine sui pacchetti
di sigarette dapprima, e delle
foto “porno” dopo. In questo
Paese (preso a campione per la politica antifumo europea), da
anni, è stata affinata una vera e propria tecnica nazista di
odio specifico contro il fumatore, che viene definito come una quasi-razza inferiore da ghettizzare e contro cui specificamente
i delinquenti della “salute pubblica” istigano la gente. In
Italia fortunatamente “siamo indietro” ma, continuando di questo
passo, rischiamo di non esserlo per molto. Il piano antifumo
internazionale, infatti, include l’istigazione di un odio quasi
razziale contro il fumatore (primo di una lunga serie di esseri
“inferiori” perché non fanno quello che dice la “salute
pubblica”). Gli eufemismi per questo odio sono “cambio
culturale” e “denormalizzazione”. “Bisogna creare una
cultura antifumo”, dice Sirchia. “Bisogna creare una
cultura antiebraica”, diceva Adolfo.
Esageriamo? Giudicate voi. Riportiamo questo caso che illustra
molto bene a che punto sono arrivate le cose in Canada.
L’organizzazione per i diritti civili canadese
Citizens for
Civil Liberties (che denuncia anche l'uso di dati
fraudolenti da parte del ministro della "salute" canadese Watson
per insultare i fumatori - sembra che l'uso di informazione
falsa sia diventato una conditio-sine-qua-non per essere
ministri della "salute", ne sappiamo qualcosa noi in Italia con
Sirchia) riporta questo caso esemplare. Traduciamo
per i nostri lettori il comunicato stampa.
Il comunicato si spiega da se – e invitiamo i lettori a
riflettere
se vogliono nel loro Paese i risultati di questa “scuola sirchiana” e, soprattutto,
a pensare a cosa sono disposti a fare per
fermarla.
19 Gennaio,
London, Ontario - Il 19 Gennaio 2006 è stato un giorno
importante per Diana Reid, un’infermiera pensionata di Guelph
che è la proprietaria di un bar di quartiere.
Dopo una
continua battaglia per la protezione dei diritti suoi e dei suoi
clienti di fumare nel suo locale, Diana Reid sarà incarcerata
per non avere esibito il cartello “Vietato Fumare”, per avere
i posacenere nel suo locale e per permettere ai suoi clienti di
fumare in esso. La Reid ha tutelato i suoi clienti fumatori con
idee innovative, al punto che nessuno di loro ha ancora ricevuto
una multa. “Nessuno vuole andare in galera; ma a me la
galera non fa paura", dice la sessantunenne Reid, che
ha tre figli e sei nipoti. Per tenersi occupata, la Reid rilevò il bar dopo essere
andata in pensione, ma poco tempo dopo la
città di Guelph varò il divieto di fumare nei luoghi pubblici,
incluso quindi il suo locale. La Reid si unì ad altri che
opponevano il divieto ma, a causa dello stesso, diversi locali
chiusero i battenti ed altri si arresero.
”Ora
lotto da sola”, dice la convinta nonna. ”Sono abituata a
lottare per i miei diritti, e non ho certo paura di lottare
adesso. Potrei fare la pensionata e starmene a casa, ma sentirmi
dire alla mia età ciò che ‘è bene’ per me mi rende furiosa.”
Dopo che il divieto totale iniziò nel 2000, la Reid oppose con
successo molte multe e vinse usando varie tecnicalità. Quando
[restò senza soldi] e non poté più pagare le consulenze legali,
un amico quasi avvocato le offrì aiuto; ma un’altra salva di 12
multe le fu lanciata contro, per un totale di $5.000; queste
multe sono ora in appello a corti superiori. Carichi penali
aggiuntivi contro la donna furono emessi, e la Reid, oggi, è
stata giudicata colpevole e rischia di essere incarcerata.
L’appello della Reid sarà immediato, e sarà basato sulla Carta
dei Diritti canadese, andando quindi fino alla Corte Suprema.
Siccome a Guelph la legge vieta di fumare sul lavoro, la donna
licenziò parte degli impiegati e ridusse le ore di apertura, ma
finì poi per lavorare 12 ore al giorno sette giorni alla
settimana senza alcuna vacanza, come sta continuando a fare ora.
Il suo bar fu vandalizzato e sue le vetrine furono distrutte;
ma ciò che assillava Diana di più erano le continue
telefonate di odio e di intimidazione contro di lei.
Dall’inizio
del divieto la Reid ha assistito alla “chiusura di tutte le
sale bingo [della città], alla chiusura di tutti i piccoli
negozi, e persino i bar e i ristoranti sono in grande
difficoltà; diversi, infatti, hanno già chiuso. E’ vero che
alcuni bar hanno messo dei gazebo fuori, ma ora sono
obbligati a rimuoverne il tetto [*].
Anche due cinema hanno chiuso, e persino matrimoni e famiglie
sono state distrutte. Ho vissuto in questa città per 22 anni, ed
è triste vedere cosa l’antifumo stia facendo alla gente.
Essendo stata un’infermiera, so benissimo che non c’è modo di
identificare una causa specifica di cancro, visto che esso è
causato da tante cose diverse. Il divieto di fumo è solo
un’altra forma di controllo sociale”, dice la Reid, che
conclude affermando:“Combatterò la proibizione di fumare finché vivrò”.
Diana Reid
sta cercando aiuto per sostenere la sua lotta continua. Chi
possa offrire consigli su aspetti legali specifici alla
costituzione in Canada “tenendo in mente che ora non ho un
soldo, e che quindi di pagare avvocati non posso nemmeno
parlarne”, è invitato a mettersi in contatto con la Reid.
Dimostrate il vostro supporto in ogni modo possibile scrivendo a
Diana a:
fight4choice@hotmail.com.
Questi
sono i veri costi sociali dell’antifumo, e questa è la
devastazione che esso causa. Questo è ciò che i giornali non
riportano perché servi della Truffa del Secolo e delle
"autorità" criminali che la portano avanti. A questa donna e a
tutti coloro che sono seriamente impegnati nella lotta contro il
teppismo antifumo va il nostro supporto e ammirazione, ovunque
essi siano. Come
abbiamo ripetuto durante gli anni, il Canada è l’esempio più
lampante dei risultati che gli antifumo vogliono conseguire nel
mondo e di come vogliono ridurre la società: a una dittatura
sanitaria che sputa in faccia alla scienza e alla libertà
individuale e di impresa. Solo prendendo l’esempio da Diana Reid potremo ripristinare ciò che è giusto, libero e vero.
Lamentarsi, protestare e nascondersi non serve a niente – perché
la delinquenza si combatte con i fatti, non con le chiacchiere.
[*] Una
delle tattiche base degli antifumo è di rendere la vita
insostenibile al fumatore, paralizzandolo socialmente quando
esercita il suo diritto e rimuovendo ogni possibilità di
comfort, in modo si pieghi a smettere. Tale tattica è
chiaramente visibile anche in Italia, dove treni, aeroporti,
stazioni, uffici ecc. potrebbero facilmente essere dotati di sezioni
fumatori. Ma bisogna associare il fumo all’emarginazione e
al malessere (proprio come si fa con i cani per insegnar
loro a non fare la pipì in casa) in modo da “salvarli” da quelle
malattie di cui non si può dimostrare,
nemmeno in un caso, che la causa sia il fumo.
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ALBERTO MINGARDI
11 Gennaio -
La
candela di Sirchia -
Questo articolo di
Mingardi pubblicato sul quotidiano Libero oggi concede
all'effetto suggestivo della legge antifumo, che ha fatto smettere
di fumare ben lo 0,2% dei fumatori italiani. "La
legge Sirchia serve per 'educare il popolo'... Il divieto di fumare
in un locale aperto al pubblico è strumentale alla diminuzione
globale dei 'viziosi'. Ma è questo il mestiere dello Stato?...
Gli
entusiasti della legge Sirchia… dicono: altro che storie, si sta
meglio così. Ma è normale che in un Paese le leggi si facciano per
questo, cioè per bersi più comodamente una birra in compagnia?"
Certo che lo è, aggiungiamo noi: basta accettare la prepotenza come
veicolo sociale, rifiutare la scienza come mezzo intellettuale, e
far di frode cultura. D'altro canto, la normalità è determinata
dall'azione (o mancanza d'azione) della maggioranza, sia essa vera o
presunta. Siamo fieri di appartenere alla minoranza - vera o
presunta.
COMUNICATI
ADUC
11 Gennaio -
Sigarette più care del 50% all'anno? Perché no?... -
Concedendo
acriticamente ai dati di un editoriale della versione italiana di
The Lancet (guarda caso pubblicato attorno all'anniversario del
proibizionismo), che ci parlano della situazione drammatica su "fumo-e-cancro-al-polmone"
senza, naturalmente, essere in grado di dimostrarne scientificamente
nemmeno uno, questo comunicato ADUC ci informa di un nuovo pilastro
"terapeutico": aumentare (tramite tasse) il prezzo delle sigarette
del 50% all'anno. L'idiota proposta non deve essere presa alla
leggera commettendo lo stesso errore fatto 10 anni fa quando si
cominciò a parlare di divieti di fumo con un: "non succederà mai".
Visto?... Non
bisogna dimenticare che l'intento dei delinquenti antifumo è quello
di forzare tutti a smettere mentre si arricchiscono personalmente e
diversificano in altre truffe e "epidemie". E allo Stato che li ha
abbracciati rubare a man salve finché è possibile non fa mai schifo
quando può dire anche che è per il nostro bene.
E il contrabbando?
La coraggiosa ADUC
parla di un argomento tabù: "Ci chiediamo come si faccia ad
ignorare che esiste un molto fiorente mercato clandestino dei
prodotti da tabacco, gestito dalle malavite organizzate in tutto il
mondo, con ramificazioni e presenze che tutte le polizie del mondo
non riescono mai a debellare; mercato clandestino che, più sono le
politiche restrittive nel mercato legale in materia, più trova nuova
linfa e si rigenera con effetti moltiplicatori."

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LA POSTA DI FORCES
11 Gennaio -
Interessante lettera di lettore-sostenitore che critica la nostra aggressività.
"Cara
FORCES, sono un
vostro sostenitore e fumatore. Dopo aver letto il Vs. ultimo aggiornamento del
10, ho questo da dire: potevate risparmiarvi l’articolo sulla frode, come pure
le inutili invettive contro gli 'stronzetti antifumo...' Ciò che non condivido è
il tono, lo stile... Cari amici, anche se quello che scrivete è vero, rischiate
di non essere creduti o meglio, di essere fraintesi proprio per il tono da
pre-rivoluzione francese. Ricordatevi una cosa: siete in Italia, e gli italiani
sono pronti a saltare sulle barricate solo a patto che si facciano con i mobili
degli altri... - Distintamente, G".
Caro
G., può darsi che lei abbia ragione. Finora però, indipendentemente dai budget
disponibili, i modini educati-gentili-pseudointellettuali-rispettosi-moderati di
altri hanno sempre e solo portato a questa disastrosa situazione liberticida e
disonesta, che è un dato di fatto e non un’opinione o un'ipotesi. Lei, per
esempio, a fare il peripatetico fuori al freddo (dopo aver pagato tasse del
1.700% sulle sigarette) ci va, giusto? Siamo del parere che finché si continuerà
a mostrare rispetto a manifesti truffatori in virtù delle loro posizioni di
potere non si trasmetterà mai un messaggio coerente - se non quello di
confermare che bisogna ossequiare il potere corrotto.
Se agli
italiani piace fare le barricate con i mobili altrui, allora non devono piangere
quando lo Stato pignora le loro pentole. Vorremmo tutti stare in casa senza
pagare l'affitto, ma non è così che funziona il mondo. In tono poi con la nostra
sgradevole volgarità da rivoluzione francese (che però almeno ha decapitato i
tiranni), sulla base di ciò che lei afferma,
allora l'unica cosa che dovrebbe essere messa in luce in questo sito è che gli
italiani continuino pure a praticare il sesso orale che hanno sempre
amministrato ai potentati - ma che la smettano almeno di lamentarsi che il seme
è amaro. Non si può accettare di essere truffati per il fumo ma non per
l’ambiente, per esempio: o si accetta la corruzione in toto o la si
rifiuta in toto; un po' incinta non ci è mai stata nessuna. Noi abbiamo
scelto la seconda strada - quella di mancare di rispetto a truffatori che stanno
bene in galera, non sui podi della salute pubblica. D'altro canto, la segretaria
che faceva sesso orale al capo per passare di grado non fu mai promossa perché
al capo il sesso orale piaceva da matti. Un modo veramente volgare per dire che
ognuno ha esattamente quello che merita, non crede?... Saluti - La Redazione
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Ma che dite,
ragazzi, siete impazziti?!... Non state facendo un buon lavoro di
squadra: bisogna dire che 500.000 italiani hanno smesso di fumare
grazie al proibizionismo,
non che hanno cambiato fornitore!! Altrimenti dove vanno a finire i
miliardi pubblici e privati investiti nella truffa antifumo?... Su,
avanti, ripetete con noi: la legge Sirchia è un successo,
la legge Sirchia è un successo,
la legge Sirchia è un successo... ecco, ora si
che ci siamo!  |
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LA PROPAGANDA DI
OGGI
10 Gennaio sera -
Relativamente
modesta la grancassa di oggi, primo anniversario del proibizionismo:
una
sola notizia ciclostilata principalmente dai soliti quotidiani antifumo
La Repubblica
e
Corrierone, che riportano la solita opera di
manipolazione statistica e di false implicazioni. Vale però la pena
di darci un’occhiata.
Titolo
d’attrazione:
500.000 fumatori in meno
– In anticipazione di questa ciancia, come non sia possibile sapere
quanti fumatori esistono l’abbiamo già spiegato in questo stesso
aggiornamento in anticipazione che fosse detta (clicca
qui per saltare alla spiegazione). Naturalmente, poi,
si fa tutto in famiglia: il Centro di prevenzione
e controllo delle malattie (causate dalle sigarette? Dov’è
la scienza a supporto?) presenta il tutto al Ministero della
“Salute”: il cieco che guida l’orbo...
Ma vediamo più
in dettaglio come gli Italiani sono stati truffati oggi. Usiamo come
riferimento il pezzo de
La Repubblica.
“…Una ricerca da
cui risulta anche che il 7% di tutti coloro che hanno deciso di
smetterla con le sigarette l'ha fatto sotto la spinta dei divieti
previsti dalle nuove norme.” (7% dell'ipotetico mezzo milione è
35.000; ma dire che la legge antifumo ha "fatto smettere" - ammesso
e non concesso - lo 0,2% dei fumatori non avrebbe fatto
l'effetto-truffa desiderato...
)
> Metodologia
ricerca:
non spiegata al pubblico.
> Database ricerca:
non disponibile al pubblico.
In sostanza: se
gli "esperti" ti dicono così vuol dire che è vero. "Credeteci, coglioni:
ve lo diciamo noi e basta". Che in una società
liberal-democratica come quella che diciamo di essere le autorità
debbano rendere conto ai cittadini di come operano è un concetto del
tutto sorpassato – particolarmente quando può ostacolare i piani
della “salute pubblica”.
Andiamo avanti.
“Infine, secondo il ministero dell'Economia - che registra i dati
relativi alla vendita di sigarette nel periodo tra gennaio e
novembre del 2005 si è osservata una riduzione complessiva degli
acquisti del 5,7%, rispetto allo stesso periodo dell'anno
precedente”. Ciò che non è detto è ciò che conta: nessuna
menzione del grande aumento di vendita di cartine e tabacco sfuso
(che non sono sigarette) e del contrabbando – e anche questo
punto è già stato anticipato in questo aggiornamento.
Come si fa a far
vedere che il proibizionismo fa bene? Nello stesso modo usato dai
maghi statistici per far dire agli “studi” quello che vogliono loro.
Più specificamente: “…E anche dei ricoveri per infarto al
miocardio: meno 7%, nei primi due mesi del 2005”. Il magico
numero 7 spunta di nuovo! Notare come sia stato fatto uno “zoom in”
su un periodo di soli due mesi. In un periodo così
breve, |
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le
variazioni sono grandi. Esagerando per chiarire il concetto, se
si fosse fatto lo “zoom in” ad una settimana anziché a un
bimestre, le variazioni sarebbero state non del 7, ma magari
anche del 30% rispetto alla settimana precedente o seguente
(avviene il contrario, naturalmente, se si fa uno “zoom out”
perché i dati fanno media).
Ottenute le cifre desiderate,
i
maghi
statistici passano poi il menù dei segmenti “zoomati” alle
cricche politico-sanitarie che scelgono il segmento più
favorevole a ciò che vogliono farci credere e che citano solo
quello. In questo caso poi hanno preso due piccioni con una
fava. Il primo è che si citano i ricoveri per infarto al
miocardio con la seguente catena di implicazioni: fumo (attivo
e passivo) causa infarto al miocardio
(indimostrabile) >> il fumo
diminuisce (non dimostrato) a causa della
proibizione (anche non dimostrato)
>> quindi i ricoveri diminuiscono (solo nel periodo
esaminato) perché c’è meno fumo. Il che “prova” che il fumo
causa gli infarti! Sia chiaro: non esiste prova
scientifica che il fumo causi gli infarti
[*] . Il
secondo piccione è la sovrapposizione dei dati sui ricoveri dei
primi due mesi del 2005 con i primi due mesi di proibizionismo,
artificio tramite cui questi mascalzoni inducono nei lettori il
concetto che il proibizionismo diminuisce gli infarti perché
causati senz'altro dal fumo, aggirando il fatto che non esiste
prova scientifica in primo luogo.
Si noti
anche che qualsiasi medico degno di professare vi confermerà
che due mesi (anzi, 50 giorni) sono assolutamente
insufficienti sia per incrementare sia per alleviare
l’incidenza dell’infarto. Una puttanata del genere fu usata
qualche anno fa dagli antifumo in America, dove si disse che,
nella città di
Helena
(Montana), a sei mesi dal divieto
i ricoveri per attacchi cardiaci diminuirono di ben il 50% - ma
in quel caso gli antifumo furono “scannati vivi” da una buona
fetta della stampa americana per la grossolanità della loro
menzogna al punto che il Consiglio Comunale della città,
all'apice dell'imbarazzo,
rimosse il divieto, e i mascalzoni "sanitari" non ci
provarono più. Ma in Italia, lo sappiamo bene che la stampa
lecca il paniere della “salute pubblica”, quindi stronzate come
questa vengono impunemente riportate come fossero verità dai
maggiori media.
Dulcis in
fundo,
si cita Tirelli-il-Bugiardo, che si distingue dalla folla
antifumo sparando tre falsi in una sola fiatata senza avere le
basi neppure per uno! Il proibizionismo è “universalmente
accettato” (leggi qui, Umbertino!), “nessun
impatto negativo all’attività commerciale degli esercenti”
(E tu come lo sai?... Dove sono i dati?... ma tu non hai
bisogno dei dati, basta leggere le cazzate che dici) e
l’immancabile “quel noto cancerogeno che è il fumo passivo”
– con chiaro disprezzo per
ogni verità scientifica e statistica esistente. Che dire,
altro che se Umberto Tirelli la piantasse di dire menzogne ci
guadagnerebbe in rispetto?
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[*] Le
malattie cardiache hanno più di trecento co-fattori, rendendo quindi
impossibile determinare quale fattore o combinazione di fattori abbia
determinato la malattia, né quantificare l'apporto del fattore/i alla
malattia stessa né, quindi, determinare il numero delle vittime del
fattore/i. Tutte le malattie attribuite al fumo sono - senza eccezione -
di carattere multifattoriale. |
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10 GENNAIO 2006: PRIMO
ANNIVERSARIO DI UNA LEGGE A DELINQUERE
Perché a
delinquere? Perché è basata sulla truffa statistica e sulla falsa
rappresentazione dell’evidenza da parte dello Stato.
Una legge rispettata? E
come lo sappiamo?
- Si dice che la legge antifumo sia molto
rispettata – almeno basandosi sul numero delle multe. Che le
multe siano poche sarà senz’altro vero, ma attenzione alle
illusioni.
Specialmente dopo la sentenza del TAR, che
giustamente ha sgravato i gestori dall’onere di diventare
agenti del KGB "sanitario", quanti gestori di locali chiudono un occhio
mentre tengono l'altro sul registro di cassa?
Si, è vero, tanti stronzetti antifumo che ora si sentono forti
perché hanno uno Stato corrotto finalmente dalla loro si sentono
molto vigilantes ma, quando i puzzoni se ne vanno, tanti
locali fanno fumare.
E noi come lo sappiamo? Beh, grazie alla nostra
lista locali – dove i gestori sono contattati direttamente
prima di aggiungere il loro locale alla lista – FORCES è in
una posizione di sapere quel che dice meglio dei Carabinieri o dello
stesso
Ministero della “Salute” (anche se per quest'ultimo non si
tratta mai di un grande sforzo)!
Naturalmente ci guardiamo bene dal
pubblicare i nomi dei locali che, non potendo permettersi una
sezione “smoking”, fanno comunque fumare illegalmente.
Detto
ciò, il numero dei fumatori che “conigliescamente” vanno fuori a fumare è
grande: purtroppo, non tutti sanno dove trovare FORCES!
Comunque sia, il rispetto di questa legge (che di rispetto non
ne merita affatto) non è così grande come ci si vuole far
credere; ma quale è quella propaganda di regime che ammette
che non ha avuto successo al 100% con il supporto della
stragrande maggioranza?... |
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10 Gennaio -
Un anno fa oggi entrava in vigore la legge antifumo in Italia, che è
considerata la più dura del mondo e che proibisce al libero cittadino di
fare pubblico uso di una sostanza legale. Questa legge ha rappresentato
il discutibile apice della carriera di Girolamo Sirchia, un uomo dalle
ugualmente
discutibili basi etiche (e ancora sotto investigazione per
mazzette ed altre forme di corruzione anche se, guarda caso, non se ne
sa più nulla...) che si prestò a rappresentare falsamente agli italiani
l’evidenza statistica (non scientifica, perché non ce n’è) affermando
che il fumo passivo fa male a terzi. Sirchia e la sua cricca di
sostenitori non si fermarono neppure di fronte alla
schiacciante
evidenza che non esiste studio che dica o dimostri che il fumo passivo fa
male (e che comunque
tutti gli studi sono spazzatura scientifica), e
ciò fu applaudito da media incompetenti o asserviti come segno di
grande progresso civile. Sirchia continuava a ripetere come un disco
rotto che "gli studi [che dicono che il fumo passivo fa
male] ci sono, eccome", ma non ne ha mai
procurato uno poiché non esistono. Sembra proprio che
l'ex-ministro
- come tanti suoi colleghi - pensi di avere il diritto/dovere di
pigliare la gente per i fondelli e farla franca in virtù della sua
posizione politica e/o sociale: sbagliato, Girolamo!
La legge antifumo
Italiana è l’incarnazione suprema di una frode che è
diventata uno dei “fiori all’occhiello” del governo Berlusconi. Quando
una nazione si vanta di una truffa perpetrata contro il proprio popolo,
ciò parla a volumi delle sue pietose condizioni politiche e morali.
Riteniamo sia
dovere di tutti noi, che fumiamo o no, di risanare il giusto e il vero
perché il cancro della truffa, come tutti i cancri, fa rapide metastasi
dal punto d'origine. Che gli antifumo non si facciano illusioni: a una
legge come questa non sarà mai permesso di
diventare un fait accompli sociale – non importa quanti pirla
smettano di fumare e quanti conigli accettino di andare a fumare fuori –
perché frode e prepotenza possono si essere imposte con la forza
della legge, ma non si può mai permettere loro di diventare né
cultura, né istituzione. |
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TANTO FUMO, NIENTE ARROSTO:
GLI ANTIFUMO STANNO FALLENDO
LA GRANA
10
Gennaio -
Nessun
risarcimento per i "danni" da sigaretta
- Il 2006 si apre con una buona notizia che, una volta tanto, rende onore
al buon senso e alla giustizia – anche se su basi che riteniamo
discutibili. Tempi duri per i le gang antifumo: il tribunale civile di
Brescia decide che non si può far causa ai produttori di sigarette perché
il prodotto è legale, di per se non pericoloso, e il fumatore è
conscio dei presunti rischi. Va da se che sono ben pochi i media
che hanno dato rilievo alla decisione storica del tribunale, peraltro
l’ultima di un’ormai lunga serie che stabilisce che i produttori di
sigarette non sono responsabili. Se però la decisione della Corte di
Brescia fosse stata l’opposto l’avremmo sentito anche dai notiziari
meteorologici – specialmente in occasione del primo anniversario della
legge antifumo.
Le discutibili basi accennate sopra
si riferiscono alla giustificazione data dalla Corte per la decisione come
riportata da Il Giornale: “…che le sigarette facciano male è un dato
acquisito da tempo nella conoscenza comune, sancito da ricerche
scientifiche”. Ciò non ha senso prima di tutto perché tutto fa male – ma
proprio tutto – è solo questione di dose; quindi, se le sigarette
fanno male, così lo fanno le verdure e l’acqua del rubinetto. Non è solo
un’opinione nostra, ma uno dei fondamentali principi della tossicologia:
è la dose che fa il veleno.
Secondo, la giustificazione apportata indica ignoranza non solo della Corte di Brescia, ma della
cultura in generale da essa riflessa. L’epidemiologia – l’unica responsabile
degli innumerevoli binomi fumo-cancro e fumo-"tua fantasia" – è semplice
statistica basata su
questionari non verificabili e su immaginazione
– ovvero, si attribuisce una
causa ad un effetto a induzione proprio perché non esiste prova
scientifica; l'effetto potrebbe essere dovuto a centinaia di altre cause o
all’infinito numero di interazioni tra esse. Per questa ragione la
statistica – e quindi l’epidemiologia – non è scienza;
e infatti per definizione l’epidemiologia non può stabilire causalità.
Non si può quindi affermare che esiste prova
scientifica che il fumo sia causa di alcunché - se non di falsa
informazione, a quanto pare - e chi dice che
“non c’è dubbio che il fumo provochi X” o è un ignorante o - peggio ancora - è un disonesto che
ha pure l’arroganza di rappresentare le proprie opinioni come fossero
fatti scientifici. Il disastro è che questa disonestà costituisce ora la spina
dorsale delle istituzioni sanitarie. Non c’è da stupirsi dunque che i
santoni antifumo rifiutino sempre e categoricamente di
discutere scientificamente in pubblico le loro affermazioni: sanno
benissimo che non sono dimostrabili - ma il loro
opportunismo politico è ben più forte dell'amor del vero.
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Applausi comunque alla Corte di
Brescia per avere debasato una delle più grosse motivazioni degli antifumo: quella di rubare denaro a chi l’ha guadagnato
onestamente e legalmente in nome di morti e malattie che non si possono nemmeno cominciare a dimostrare con la scienza vera. La
frase di chiusura de Il Giornale riassume splendidamente la saga
antifumo: “Tanto fumo, niente arrosto”. |
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UN ANNO FA – COSA
È SUCCESSO DOPO
(E DIETRO LE QUINTE)
10
Gennaio -
Un anno fa si svolgeva a Roma una manifestazione di disobbedienza civile
alla legge antifumo organizzata da FORCES Italiana e dall’allora
direttore de L’Indipendente Giordano Bruno Guerri, membro del
Comitato d’Onore di
FORCES International. I dettagli dell’evento si possono leggere
cliccando qui. Molte furono le personalità che intervennero,
attratte sia dalla causa che dall’influenza di Guerri – un uomo di
coerenza e di coraggio che ancora oggi ringraziamo con grande
ammirazione. Il giorno prima il nostro presidente appariva a Domenica
In, uno degli spettacoli televisivi più visti in Italia. In essa e confrontando un
rappresentante del Ministero della “Salute”, Turci aveva messo in seria
questione la retorica antifumo del Ministero, “inchiodando”
razionalmente il suo avversario con semplici affermazioni come “Tutto
fa male, è solo questione di dose” e con domande come: “...Quali
prove scientifiche che il fumo passivo fa male?”, "...Dove sono questi
studi"? – affermazioni e domande a cui nessun antifumo può
rispondere con logica e verità. Prima dello spettacolo in diretta
(quindi impossibile da tagliare) il presentatore Giletti, molto
preoccupato, chiamò Turci nel camerino artistico, chiedendogli se la
truffa del fumo passivo c'era davvero-davvero, viste le enormi
pressioni politiche già subite dalle “alte sfere” (non è difficile
immaginare quali erano). Il comportamento di Giletti fu più che
comprensibile: non è difficile concepire le implicazioni e le possibili
conseguenze di denunciare una truffa del genere perpetrata nientemeno
che dallo Stato.
Turci rispose al suo
interlocutore che la truffa c'era davvero, come c'erano tutti gli
elementi necessari e sufficienti per dimostrarla in modo inoppugnabile
alla televisione o, meglio ancora, in tribunale. Egli aggiunse che, piuttosto che
scansare la denuncia di questo falso in trasmissione parlando di "diritti", "mode" o
altre irrilevanze sarebbe stato disposto a fingere di essersi fatto
male, o a trovare un'altra scusa plausibile per non apparire in
trasmissione. Giletti rifiutò, dimostrando un coraggio poco comune per
una persona nella sua posizione oggigiorno. Un compromesso fu trovato:
il nostro presidente non avrebbe menzionato la falsa rappresentazione direttamente, ma
avrebbe comunque contraddetto il rappresentante del Ministero in senso
scientifico, dando l'opportunità agli ascoltatori almeno di sapere che
esiste “un’altra verità”. Una serie di segnali, parole chiave e contatto
fisico fu rapidamente stabilito dai due cosicché Turci sapesse quando
“andava troppo in la”. Il "codice muto" del presentatore (e la sua
apprensione) sono alquanto chiari se si rivede attentamente il programma, che non
possiamo riprodurre in linea perché copyright della RAI.
C’è da notare
che, sebbene Turci avesse già partecipato a numerose trasmissioni
radio-televisive, mai prima d’ora gli era stata offerta la
possibilità di un vero faccia-a-faccia con gli antifumo su una base
scientifica in una trasmissione così popolare – e ciò dimostra sia l’"errore" sia il coraggio di Giletti,
che presentò
enfaticamente Turci come “un uomo che fa paura” ai suoi oppositori. A
giudicare da ciò che finora abbiamo riportato e da ciò che è successo
dopo, sembra che abbia avuto ragione in pieno. La verità fa sempre
paura ai corrotti – anche quando sono al timone delle sfere più alte
del potere; essa conferisce anche alla più insignificante persona una
grande potenza - una realtà, questa, che tanti pavidi cittadini
dovrebbero rivisitare.
Il giorno seguente
alla trasmissione (il 10 Gennaio), Sirchia non esitò ad attaccare
pubblicamente Giletti e la RAI per avere dato voce a chi aveva
denunciato la falsità dell'antifumo ed espresso una realtà scientifica – anche
se queste, naturalmente, non furono le sue parole. Sirchia e il suo
entourage si guardarono anche bene dal menzionare il nome di Turci o
FORCES nelle loro dichiarazioni. Tra i vari epiteti contro RAI e Giletti
c'era anche “irresponsabile”. Il presentatore - come ben sanno tutti i
suoi colleghi - avrebbe dovuto sapere chi scrive gli assegni del
suo stipendio! Che è 'sta baggianata di informare la gente che ci
potrebbe essere un imbroglio sulla salute? E per di più dopo che si sono
investiti un sacco di Euro-milioni pubblici nell' impresa truffaldina
più vasta della storia italiana! Ma siamo impazziti?... Tutt'al più cose
del genere possono venire dall'industria del tabacco che però,
naturalmente, si guarda bene dal dire una parola e non è comunque
chiamata in causa!
Qualche giorno dopo
Giletti fu invitato ("trascinato" sarebbe più appropriato) davanti alle telecamere a Porta a Porta, e
sottomesso ad un vero e proprio processo morale da parte di Sirchia, che
non presentò o citò alcuna prova scientifica (per forza, non ce ne
sono!), ma definì Turci, tra altri epiteti, un “querulo” (senza mai
menzionarne il nome, che fu detto da Giletti). Va da se che Turci era in absentia; gli ordini di Vespa,
chiaramente, erano tassativi – e la lingua di Vespa diventò d’argento,
perché lui sa bene da dove viene lo stipendio! A seguito
degli epiteti di Sirchia, Turci denunciò il Ministro della "Salute"
all’Autorità Giudiziaria querelandolo per calunnia.
Dopo ciò
cominciarono le purghe politiche, di cui qui sotto elenchiamo solo
alcune.
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Nemmeno un mese dopo
Giordano Bruni Guerri non era più direttore de L’Indipendente.
Il giornale non menzionò mai più la realtà che non esistono
prove scientifiche contro il fumo, né mai più difese il diritto di
fumare. Nello stesso giorno in cui Guerri fu rimosso, il divieto
assoluto di fumare fu implementato in redazione.
-
La querela di Turci,
debitamente preparata e presentata con tutti i crismi legali al
Commissariato di Polizia di Genova-Sturla, sembra
essersi insabbiata nel grande Sahara amministrativo e, a tutt’oggi, nessuna notifica è arrivata al Turci dalla
Magistratura – fosse anche una notifica di archiviazione!
-
Fu senz’altro una
coincidenza, ma nemmeno quindici giorni dopo la querela
l’Agenzia delle Entrate si presentò con un’investigazione su FORCES
Italiana ONLUS, Turci e sulle attività di entrambi. L’investigazione
fu condotta, bisogna dirlo, in modo esemplare – inclusa la
perquisizione della residenza del Turci. E’ doveroso anche dire che
gli investigatori trattarono Turci con rispetto, vista anche la sua
totale disponibilità di collaborare con l’investigazione.
Nulla di seriamente irregolare fu trovato, ma a seguito
dell’investigazione FORCES fu cancellata dall’albo delle ONLUS perché
“non di utilità sociale”, e multe furono emesse per uso improprio
dell’associazione: FORCES, infatti, sperava di racimolare donazioni
offrendo l’uso del suo Bazar elettronico a terzi e gratuitamente, e
cercando di farsi pagare per qualche banner pubblicitario sul suo
sito!
E' impossibile dire se l’ispezione dell’AE sia stata
una conseguenza di recenti avvenimenti politici o no. In caso
affermativo però saremmo in fin dei conti d’accordo con la squalifica.
Se, infatti, lo Stato rappresenta la società che governa, allora
esporre le basi fasulle della politica di uno dei suoi Ministeri
non è certamente di utilità sociale perché va contro agli intenti
dello Stato e quindi della società. Ne segue, logicamente, che essere
di utilità sociale significa assecondare le politiche sociali di Stato
pure quando esse sono evidentemente basate sulla falsa
rappresentazione dei fatti dallo Stato stesso. In cambio di ciò,
forse si può continuare ad essere una ONLUS e a non pagare le tasse:
chi si comporta bene deve essere premiato.
-
FORCES e Turci,
apparentemente, sono stati letteralmente cancellati dall’agenda
di ogni trasmissione radiofonica e televisiva ed anche i giornali, a
quanto pare, si sono dimenticati di questi nomi. Ciò è anche ovvio dal
fatto che qualsiasi opposizione ai truffatori antifumo non è stata più
menzionata da nessuno, né lo sono state le associazioni di fumatori.
Bisogna far vedere che sono tutti d'accordo che vietare il diritto di
fumare in pubblico è "giusto". Il messaggio è chiaro: i truffatori antifumo controllano le leve
del potere e dell’informazione. Nulla e nessuno può
esprimere opinione contraria al loro operato - tanto peggio denunciare
le loro frodi sulla scienza e sull’informazione. Chi permettesse ciò,
d'ora in avanti la pagherebbe cara. Bisogna invece dire che le
politiche antifumo hanno un gran successo e che si smette di fumare a
bizzeffe; che non fumare è più salutare che fumare anche
moderatamente, e che fumatori e non fumatori sono tutti
felici grazie a questa civilissima legge-truffa. E' questione di
salute pubblica: la salute è felicità!
A dispetto di questo
stalinismo il nostro sito continua – sebbene un po’ a rilento – a
pubblicare verità e opposizione trasmettendo dagli Stati Uniti dove è
protetto dal Primo Emendamento;
le visite al sito, in quest’ultimo anno,
sono salite moltissimo nonostante le pubblicazioni più rarefatte. Ciò non può che farci piacere, perché dimostra una cosa: la
verità si può soffocare, ma non si può uccidere – ed è questo forse
l'unico punto dove il profeta Orwell può essersi sbagliato nella sua
distopìa: non tutti finiscono per amare il Grande Fratello. |
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ALTRE
NOTIZIE |
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L'IDIOZIA
FRUTTO DELLA PROPAGANDA
10
Gennaio -
I have a
dream... - Pubblichiamo i commenti della
lettrice Sponga ad una lettera scritta al Corriere della Sera (30 Dicembre
2005,
pagina 20), dove un certo Dott. Giuseppe Remuzzi porta avanti uno dei
classici discorsi antifumo: il "costo del fumatore" alla società.
La risposta della
Sponga fa quasi celia degli argomenti dello scrivente, ma soprattutto
della mentalità che egli rappresenta: l'annullamento assoluto della
responsabilità personale e lo spostamento della stessa su terzi. Il
punto base (che non si menziona mai o per idiozia o per convenienza) è
che siamo tutti terzi di qualcun altro, e quindi il collettivo diventa
l'unico vero responsabile con l'unico vero potere. Inoltre il Remuzzi
per cosa crede che siano le cause-truffa in America, se non per il
compenso dei cosiddetti "danni"? Abbiamo solo un’aggiunta ai
commenti di Sponga: i "danni" agli automobilisti "causati" dalla Fiat
(almeno, secondo questa mentalità idiota) sono perlomeno mono-fattoriali
ed esclusivamente attribuibili all'automobile (perché
si potrebbe almeno arguire che se non ci fosse l'automobile non ci
sarebbero i morti da incidenti stradali); i danni "causati" dalla Philis
Morris invece no, perché non sono dimostrabili nemmeno per un solo caso
(se non ci fossero le sigarette ci sarebbero comunque cancri e
cardiopatie e assenteismi come ci sono sempre stati). E' proprio qui
che giace l'invisibile linea di demarcazione tra l'idiozia concettuale
dell'antifumo qualsiasi e l'intelligente delinquenza dei
prestidigitatori della "salute pubblica" con le loro creative
interpretazioni di statistiche che sono comunque scienza rottame.
PANETTONOLOGIA
10
Gennaio -
Dimmi, papà
dietologo, cosa devo mangiare a Natale per essere felice? -
Sembra proprio che, tra le mille branche della scienza rottame e
relativi "...ologi" che ti dicono come vivere ci siano anche i
panettonologi. Essi sono particolarmente attivi durante le festività,
visto che la gioia di vivere e di festeggiare rappresenta un serio
pericolo per la salute. La lettrice Erica ha scritto prima di Natale:
"Già
da due settimane non c'è telegiornale che si rispetti che non abbia il
suo servizio con protagonista un dietologo che spiega cosa sia una fetta
di panettone." Ma non solo: le varie "associazioni consumatori" ci
dicono come cuocere arrosti e tacchini, quanto vino e che marca bere,
come smaltire il peso... prendendo così due piccioni con una fava: dare
una giustificazione alla loro spesso inutile esistenza (che però rende
grana) e confermare la dilagante credenza che siamo tutti degli
imbecilli regrediti a intelligenza fetale, quindi dobbiamo farci da
mamma l'uno l'altro sulla base della grande saggezza dei padri
istituzionali sanitari... ma non vi ci ha mai mandato nessuno a...?!

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FILIPPO
FACCI
10
Gennaio -
Quando
eravamo orfani: La preghiera natalizia di Filippo (e di tutti noi)
- "...Perché sei il mio Stato-madre, io ti voglio bene, e tu vuoi bene
a me. ci hai dato le cinture di sicurezza, gli airbag, la revisione, le
marmitte catalitiche, le domeniche a piedi, la patente a punti, gli
autovelox, le telecamere... basta pollo, basta canne, basta sigarette,
basta fumo passivo, basta caffè... Regalo di Natale..."
LINKS
10
Gennaio -
Potente Lobby dei Fumatori
(PLDF) - Siamo lieti di segnalare ai nostri lettori un'aggiunta
alla nostra pagina dei link. Si tratta del sito Potente Lobby dei
Fumatori. E' un portale nato per gioco, per iniziativa di alcuni
frequentatori (e fumatori) del newsgroup: it-alt.hobby.fumare. Notizie
interessanti, ed anche la possibilità a tutti di partecipare!
LA PAROLA AI LETTORI
10
Gennaio
-
Plunk e riplunk! Sta per compiere un
anno la legge fascista anti-fumatori - Pubblichiamo questa lettera del
lettore socio Marinelli mandata a Il Trentino. Marinelli richiama anche il punto
della diminuzione del numero dei fumatori. C'è stato? Non credeteci troppo
(come non si dovrebbe credere a nulla delle campagne salutiste). Infatti,
quali sono i parametri certi che si possono usare per stabilire quanti fumatori
esistono? Risposta: nessuno.
-
Non esiste un censimento che conti i
fumatori. Ed anche se esistesse, chi ci garantirebbe che dicano il vero,
specialmente con la demonizzazione che c'è oggigiorno?
-
L'unico modo di ipotizzare il
numero dei fumatori è di basarsi sui pacchetti di sigarette venduti.
-
Ulteriormente, bisogna ipotizzare
che ogni fumatore fumi in media un pacchetto al giorno (20 sigarette). Ciò
ci porta al numero di circa 14 milioni. Vediamo gli effetti di una
variazione di ipotesi:
-
>>Se in realtà ogni fumatore fumasse in media 24 sigarette al
giorno, i fumatori sarebbero "solo" 11,6 milioni.
-
>> Se pero la media fumata fosse di 16 al giorno, allora i
fumatori sarebbero 17 milioni e mezzo.
-
Anche se il numero dei pacchetti
venduti fosse veramente diminuito, ciò non significa che il numero dei
fumatori sia diminuito perché:
-
La quantità di tabacco in barattoli
venduto (e tubi/cartine) è salita moltissimo.
-
Anche nell'ipotesi falsa che la
vendita di tabacco in barattoli non sia aumentata, ancora ciò non
significa che il numero dei fumatori sia calato. Se ogni fumatore fuma una
sigaretta di meno al giorno, come abbiamo visto sopra, ciò comporterebbe
già un calo del 5%. Al massimo si potrebbe dire che i fumatori fumano un
po' meno, non che i fumatori smettono di fumare per effetto della
disinformazione o del proibizionismo. Ma gli effetti di una sigaretta al giorno
in più o in meno sulla salute sono comunque irrisori - se alcuno.
-
Il contrabbando (attivo specialmente
nel Sud, ma non solo) è senz'altro un significativo fattore non quantificabile.

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Se si mette assieme quanto sopra
si deduce quanto sia impossibile stabilire veramente ciò che afferma
la propaganda dei media ruffiani degli antifumo, ovvero che la proibizione
di fumare ha causato un calo dell'abitudine. L'unico modo per
stabilire se c'è stata una vera diminuzione del fumo (mettendo da parte il
contrabbando per un momento) sarebbe di avere i dati ufficiali sulle
vendite di tabacco in peso
dall'ETI per il 2005 e di compararli con quelli del 2004.
Ma questo i telegiornali ancora non ce
l'hanno detto - e se le cose stanno come sospettiamo, non ce lo diranno
mai -- perché bisogna far vedere che fascismo proibizionista e ciance
sui mali del fumo funzionano per "guarirci da un vizio" per cui non si può
provare nemmeno un morto (ma non l'avevamo già detto da qualche parte?... ). D'altro canto, che
altro ci si può aspettare da un
sistema corrotto?
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