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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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Il divietismo fa cilecca

30 Gennaio [20:30 GMT] - Oohhh... il divietismo non funzionaaa! Come mai, cos'è successo?... -- [_________] Mettete nello spazio vuoto l'insulto che volete. Possibili scelte: ebeti, ritardati, nazisti, truffatori, coglioni, narcisisti, prepotenti, idioti, paternalisti-di-m... l'italiano è ricco di insulti, alcuni dei quali veramente "barocchi". E' proprio il caso di usarli tutti contro questi arroganti dagli orgasmi precoci.

Alla faccia di Sirchia, di Veronesi e di tutti i venditori di fumo sugli effetti delle sigarette sulla salute, l'informazione questa volta è incontenibile: gli italiani non rinunciano alle loro buone abitudini, tra le più belle quelle di fumare e di mangiare, essenziali per il godimento della vita. "Ma come mai?...", dicono i/gli [_________]. "Lo stiamo gridando, ve lo facciamo vedere, abbiamo attivato i vomitatori alla radio e i leccaculo alla televisione; abbiamo soffocato ogni opposizione, facciamo campagne di odio dappertutto, lo scriviamo pure sui pacchetti che "il fumo uccide"... ma perché gli italiani non hanno smesso tutti di fumare ringraziandoci pure per le bastonate che gli diamo?" . La risposta dei fumatori è semplice e si esprime in due frasi di tre parole ciascuna; ma, in puro stile antifumo, forse è meglio gridarle:

NON VI CREDIAMO,
NON VI VOGLIAMO

E poi non c'è nemmeno bisogno di gridare o di "credere", basta guardare la scienza -- e la scienza non dice quello che dite voi. Chissà che il messaggio non sia stato recepito questa volta (scherziamo, naturalmente...). Bisogna anche capire che la nicotina è un noto attivatore cerebrale e comprendere quindi che chi non ne fa uso potrebbe talvolta essere "intellettualmente svantaggiato"... per dirla in modo politicamente corretto. Sarebbe quindi ingiusto misurare la sua performance intellettuale (si fa per dire) con il nostro metro.

Bisogna proprio leggere il pezzo del Corrierone per piangere... no, forse è il caso di ridere, fa meglio alla salute vera, lo dice persino la scienza rottame. Guardate i commenti di Sirchia: "La nostra legge non è perfettibile", egli afferma in diretta concorrenza con Dio: "ce l'hanno copiata tutti". Peccato che Dio non menta mai e lui invece si. Nessuno ha voluto copiare una legge già scritta da Adolph Hitler. Infatti, non esiste una copia della legge italiana: esistono i divieti di fumo imposti dall'Europa ai Paesi membri usando l'informazione falsa sugli effetti del fumo sulla salute fornita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per aprire il marketing ai suoi partner farmaceutici. L'Irlanda ha il divieto più fanatico di tutta l'Europa e ha cominciato prima - e forse i deficienti antifumo irlandesi diranno che è l'Italia che ha copiato da loro. Mal comune mezzo gaudio, visto che l'Irlanda, la Scozia ed ogni altro Paese che ha adottato il divieto totale ha avuto un aumento dei fumatori e delle sigarette fumate e un grosso danno economico in tutte le attività ricreative. Il proibito attira, cari [_________]: ce lo dicevano già i nostri bisnonni mentre si fumavano la pipa. Ad ogni modo la legge irlandese è un tale fallimento che diventerà senz'altro un punto elettorale alle prossime votazioni politiche.

Fumatori: 12,5 miliardi di contributo allo Stato (oltre a pagare i contributi sanitari) - "Nel 2006 le vendite di sigarette sono aumentate di oltre un milione di chili e all'erario sono andati 12,5 miliardi di euro." Così, seccamente e a labbra strette, l'ANSA riporta in poche righe il più grosso fallimento di ingegneria sociale nella storia italiana. I fumatori, con l'acquisto di più sigarette, hanno dato un netto voto di sfiducia ai truffatori antifumo e stanno tornando ad uno dei piaceri della vita. Purtroppo questa sarà una scusa per l'uso di ancor più violenza morale, legale e per repressione/persecuzione. Nel frattempo, chi è sbattuto fuori a fumare tiene in piedi il bilancio dello Stato che ne spende parte per perseguitarlo. Quando si decideranno i fumatori a scendere in strada contro questa legge-truffa o a incrociare le braccia sul lavoro? Nel frattempo i fumatori italiani possono continuare a fare ciò che fanno i fumatori all'estero: continuare a fumare alla faccia del divieto. Prima o poi, come successe per l'alcol, ai proibizionisti si spezzerà la schiena - e poi ci sarà la resta dei conti: la storia si ripete sempre, per il bene e per il male.

Partono i puntamenti di dita: la colpa è dei prezzi troppo bassi delle sigarette, dice Zuncaro mentre parla di "armi spuntate" e vuole un aumento a 5 Euro. Ancora una volta l'Irlanda insegna: al prezzo di oltre sette Euro al pacchetto la gente preferisce le sigarette alle truffe sanitarie sul fumo e il numero dei fumatori aumenta assieme al contrabbando e al fallimento a catena di pub e ristoranti grazie alla frode sanitaria. La gente sta a casa a ubriacarsi invece di andare al pub (e dunque l'alcolismo è fuori controllo); con i soldi che risparmia sull'alcol si compra le sigarette. Il cambio del "pattern" di spesa è stato tale da avere un effetto negativo sull'inflazione. "E' colpa dei mancati controlli" dice Sirchia - dopo che la propaganda ci diceva che gli italiani obbediscono alla legge (dato il basso numero di multe)! Delle due l'una, Girolamo: obbediscono o non obbediscono, gli italiani?... Tra le mille cose che il povero Sirchia non capisce c'è questa: la sua legge può avere l'obbedienza dei fumatori (dopo tutto lo Stato ha l'uso legale della violenza), ma non ha certo il loro rispetto. Non si possono rispettare la frode, l'oppressione, il paternalismo e la prepotenza che sono alla base di questa legge. E quando una legge non è rispettata con l'anima prima che con le azioni, è destinata al meritato fallimento.

Per carità, non bisogna fare l'errore degli antifumo e cantare vittoria: quei delinquenti non impareranno certo da chi ha già fallito e quindi aumenteranno i prezzi delle sigarette (i contrabbandieri ne prendano nota), aumenteranno la propaganda fraudolenta sui media, nonché le campagne di odio (il tutto, come sempre, rinominato "educazione"). Continueranno senza tregua -- finché i fumatori non impareranno a dire BASTA. E in questo senso lo Zuncaro ha totalmente ragione: i fumatori sono "pazienti" -- troppo pazienti, infatti -- ed è l'ora di tracciare una linea invalicabile sul pavimento, oltrepassare la quale significa conseguenze severe, molto severe.

Ma in tutto il piagnisteo che è musica per le nostre orecchie (raccomandiamo celebrazione con sigaro!) una cosa vera è stata detta in fin dei conti - e proprio, ironicamente, dal Sirchia: "La salute pubblica non interessa, al di là delle parole". Ci ha azzeccato in pieno, sarà stato un caso: la salute è nostra, NON DELLO STATO. Sirchia e i suoi simili invece sembrano pensare che "salute pubblica" significhi che la nostra salute è pubblica. Che voto prendeva in italiano, questa gente? E' forse per quello che non sanno nemmeno interpretare la scienza rottame sul fumo? Il ruolo della "salute pubblica" è quello di controllare le malattie contagiose, amministrare bene le mutue per cui si pagano sonori contributi e mantenere le cucine e i cessi pubblici puliti. Non è quello di stabilire condotte e scelte di vita personali, imprenditoriali o di massa. E ancora meno quello di promuovere l'uso di farmaci con il denaro pubblico, come si fa con i prodotti di cessazione da fumo: mettetevelo bene nella zucca, Girolamo & soci!

Disinformazione antifumo

26 Gennaio [16:00 GMT] - Ecco come Veronesi ed il Ministero della "salute" deviano la verità sul fumo passivo per gli italiani - Siamo riconoscenti a un lettore che ci ha segnalato l'ennesima raffica di disinformazione tendenziosa fornita da Veronesi sul fumo passivo a un lettore e al pubblico del Corriere della Sera. Veronesi apre subito con un'affermazione falsa: "i danni provocati dal fumo passivo sono stati accertati scientificamente". Non è affatto vero: i danni del fumo passivo non sono stati nemmeno accertati epidemiologicamente, e l'epidemiologia è statistica e non è scienza.

Come tutta la disinformazione antifumo, anche questa risposta è basata su una struttura di ipotesi e di mezze verità presentate "autorevolmente" per sorvolare enormi deficienze e giustificare la formazione di una cultura basata sui falsi salutisti. Vale la pena, questa volta, di "vivisezionare" anche il resto delle affermazioni.

Si può forse discutere sull'entità di questi danni, non certo sulla loro esistenza. Non sarebbe una cattiva idea, prima di parlare di esistenza, dimostrare che questi danni sono causati dal fumo passivo invece di mettere il postulato come prova!
L'evidenza è che quando una persona respira il fumo di tabacco consumato da altri, respira il fumo prodotto dalla combustione della sigaretta più quello che è stato prima inalato e successivamente espirato dai fumatori. L'evidenza è che le quantità assolutamente minuscole di tossici contenute nel fumo passivo di sigaretta non sono né necessarie né sufficienti a causare alcuna delle malattie attribuite al fumo passivo. Si parla, infatti, di poche molecole. La tabella a cui siamo collegati, addirittura disponibile sui alcuni dei nostri volantini, da un'idea chiara delle quantità in gioco e della pretestuosità delle affermazioni di Veronesi.
 Altra evidenza è che il fumo è il principale inquinante dell'aria che respiriamo negli ambienti chiusi: in una stanza piena di fumo, le sostanze cancerogene – nitrosamine, condensato, catrame – sono meno concentrate che in una sigaretta ma presenti a lungo, e quindi complessivamente analoghe se non addirittura inspirate in maggiore quantità. Se le sostanze "cancerogene" fossero "complessivamente analoghe se non addirittura inspirate in maggiore quantità" e se il fumo causasse il cancro polmonare, allora si riscontrerebbe un'incidenza di cancro nei "fumatori passivi" pari o più grande di quella riscontrata nei fumatori attivi -- il che è lampante che non è vero. Vale poi sempre la pena di ripetere che anche per i fumatori attivi e in nessun caso si può stabilire mai che la loro malattia è stata causata dal fumo, né si può stabilire la proporzione di apporto del fumo a tale malattia.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha posto in evidenza soprattutto le conseguenze che la prolungata esposizione al fumo passivo provoca in particolari gruppi di popolazione, come i malati e bambini. II fumo passivo determina nei bambini un aumento delle malattie respiratorie e un raddoppio dei ricoveri ospedalieri per problemi polmonari. Sarebbe interessante vedere a quale "ricerca scientifica" l' "Illustre" si riferisce - ricerca cioè che non sia basata su questionari epidemiologici da baraccone come quelli usati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per le esposizioni al fumo passivo (che sono, bisogna dirlo, i migliori di tutti... immaginarsi il resto). Se questa è la "scienza" a cui Veronesi fa riferimento sarà meglio non rivolgersi a questo signore nemmeno per una pustoletta.
Molti studi mostrano inoltre un aumento della frequenza e della severità degli attacchi asmatici e un ritardato sviluppo polmonare. Di nuovo, tali studi sono basati su questionari con domande come: "Fuma quando c'è il bambino presente? E quante?", con l'ipotesi che il bambino sia un palo che non si muove e stia li a inalare tutto. Inoltre è noto a tutti che (particolarmente negli USA) esiste un'esplosione di asma (infantile e non) e di problemi di ritardato sviluppo polmonare, particolarmente in California, dove il fumo passivo è stato totalmente eliminato da 11 anni e una grande quantità di bambini non è mai stata esposta ad esso.
Per questo la nuova monografia sulle sostanze cancerogene, messa a punto dall'International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lione, la principale istituzione europea che si occupa di studi epidemiologici, colloca il fumo passivo nel Gruppo 1 della classifica, vale a dire tra le molecole che hanno dimostrato di avere una inconfutabile relazione causa-effetto tra l'esposizione ai suoi componenti e la comparsa di tumori nell'essere umano. La monografia a cui si riferisce Veronesi è quasi senz'altro questa (clicca qui), un pezzo di spazzatura para-statistica su cui commentammo a suo tempo.  In tale monografia furono scelti solo gli studi che in qualche modo avvaloravano l'ipotesi che il fumo passivo fosse causa di cancro. La grande massa di essi (che esibiva che il rischio è così piccolo da non poter essere misurato) fu ignorata per far tornare i risultati politici e non scientifici della IARC. Quali risultati politici? Il fatto che la monografia doveva servire come documento legale di riserva alla OMS nel caso che l'appello legale in terza istanza dell'industria del tabacco al rapporto sul fumo passivo della EPA americana del 1992 (praticamente identico alla monografia di cui sembra parlare Veronesi), fosse presentato alla Corte Superiore americana dopo essere stato dichiarato fraudolento nella metodologia da una corte Federale. L'appello non ebbe luogo perché l'industria a quel tempo aveva già firmato l'accordo MSA con gli stati federali che la preveniva dal ricorso. Inoltre, se  un miliardo di molecole stimolano il cancro, possono solo 10 molecole stimolare il cancro, signor Veronesi, visto tra l'altro che è impossibile misurare l'esposizione?
D'altra parte, secondo uno studio del 1998 finanziato dall'industria del tabacco e pubblicata sulla rivista British Medical Journal, il collegamento tra fumo passivo, malattie coronariche e cancro al polmone potrebbe essere meno importante di quanto sostenuto dalla maggior parte dei ricercatori. La pericolosità del fumo passivo nella dimensione quantitativa rimane quindi un tema al centro del dibattito della comunità scientifica. Veronesi senz'altro si riferisce allo studio di Enstrom e Kabat - e se questo è il caso da falsa informazione al pubblico per screditare la verità che il fumo passivo non rappresenta un pericolo per il "fumatore passivo". Per i dettagli sullo studio in questione cliccare qui. Qui è sufficiente dire che l'enorme studio fu invece finanziato dall'American Cancer Society, e che i fondi furono tagliati all'ultimo momento per prevenirne la pubblicazione quando divenne chiaro che i "pericoli" del fumo passivo sono - e saranno sempre - incommensurabili tanto sono piccoli e teorici. Per arrivare alla pubblicazione i ricercatori furono forzati ad accettare $40.000 da un ente che riceveva soldi dal tabacco - e solo il BMJ, tra tutte le riviste scientifiche, ebbe il coraggio di pubblicarlo perché andava contro alla truffa sanitaria e per questo esso fu crocifisso dagli antifumo. *

* Un commento significativo nell'immenso forum del BMJ seguente la pubblicazione dello studio e fatto da uno "scienziato" antifumo dice ingenuamente tutto: "Enstrom e Kabat hanno rovinato tutto il castello che abbiamo costruito in anni". Per la tanto incredibile quanto immorale storia sulla soppressione di questo studio e sulle sporche manovre politiche della "salute pubblica" antifumo visitare il sito di James Enstrom.

Veronesi conclude: "Un documento recente utile per chiarirsi le idee è il rapporto pubblicato dal Ministero della Salute: http://www.ministerosalute.it/ccm/documenti/rassegna_effetti_fumo_passivo.pdf." La referenza standard alla "autorità" implica chiaramente che "se lo dice lei deve essere serio e vero e quindi credibile". Siccome invece qui non si parla né di fede né di credi, andiamo a vedere il documento per chiarirci davvero le idee -- e ci rendiamo immediatamente conto di una serie enorme di falsi e di tendenziosità che sarebbe troppo lungo elencare qui perché richiederebbero un trattato. Tra esse le più notevoli sono:

Si prendono (per esempio) 100 fumatori passivi senza cancro e si domanda loro a quante sigarette pensano di essere stati esposti diciamo dal 1970 al 1990. Poi si prendono altri 100 fumatori passivi col cancro e ancora si domanda loro a quante sigarette pensano di essere stati esposti nello stesso periodo (se sono già morti lo si chiede ai loro eredi!). Se i fumatori passivi con cancro pensano di essere stati esposti a più sigarette di quanto dichiarato da quelli senza cancro allora si attribuisce il loro cancro alle extra sigarette passive ricordate e si va in giro a dire che il fumo passivo provoca il cancro! Idem con patate ma alla rovescia per gli studi che fanno vedere invece un beneficio da esposizione. Ancora idem con patate per tutte le altre malattie attribuite al fumo passivo.

Non ci vuole certo un oncologo, uno "scienziato" o nemmeno un "esperto" per capire che si tratta di una semplice frode con colossali conseguenze. Infatti, per capirlo basta la più gretta massaia rurale! Eppure questa è:

  • La scienza "senza dubbio" di cui parlano Veronesi, l'OMS, la IARC e il resto della compagnia cantante.

  • La frode metodologica ovviamente accreditata dallo Stato Italiano e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

  • La base della "legge a tutela della salute dei non fumatori".

  • La ragione per cui gli antifumo rifiutano i dibattiti scientifici pubblici ma pontificano dell'alto e a distanza di sicurezza come fa Veronesi, che è sempre benvenuto a tale dibattito su queste pagine.

QUESTO E' IL PROBLEMA ISTITUZIONALE
... e non sarà certo l'ultimo se si permette a questa frode di continuare, proliferare ed essere adottata per altre "epidemie"

Big Pharma e massimizzazione dei profitti: dopo il fumo e i grassi, i gatti e i bambini

26 Gennaio [16:00 GMT] - Prozac a cani e gatti, perché no?... -  Nulla e nessuno può più sfuggire al controllo del Grande Fratello Farmaceutico. Solo lui ha il potere di trasformare ogni caratteristica fisica o indole caratteriale e comportamentale, qualora esse superino la linea netta del non infastidire gli altri, in malattia da controllare e curare. Ecco, come per incanto, che assistiamo al moltiplicarsi in maniera esponenziale delle malattie da curare: tabagismo, cellulite, sovrappeso, calvizie, iperattività, invecchiamento, menopausa, andropausa, tristezza, bruttezza, ansia… mentre scriviamo l’elenco si sta già allungando. Il mercato del farmaco per la cura delle malattie inventate è in continua espansione e non si ferma alla specie umana, ma è pronto ad allargarsi agli animali da compagnia. Imprigionare un gatto in un mini appartamento, lasciarlo solo tutto il giorno per avere qualcuno che al rientro ti accolga facendo le fusa e colmando così i tuoi vuoti affettivi è un desiderio di chiunque soffra la solitudine. La bestiola in questione, durante la tua assenza cercherà di comportarsi come un normale essere vivente della sua specie, facendosi le unghie sui mobili, tracciando il territorio con la pipì, arrampicandosi sulle tende alla ricerca di insetti volanti. Oppure potresti scegliere la compagnia di un cane, che senz’altro non si arrampicherà sulle tende, ma magari non sopporta la solitudine e potrebbe abbaiare per tutto il tempo della tua assenza. Questi comportamenti degli animali da compagnia potrebbero causarti forti stress. Allora che fai? Sopprimi l’animale? Lo mandi ad un corso accelerato di buone maniere? Meno male che c’è la "scienza" che ci aiuta a riprogrammare i nostri animali da compagnia. Leggiamo che una certa Elyse Kent cura i gatti con farmaci psicoattivi “Perché fanno pipì in maniera compulsiva o perché diventano improvvisamente aggressivi anche con i proprietari”. Il normalissimo comportamento di tutti i gatti del mondo: tracciare il territorio con la pipì, diventa una patologia grave da curare con farmaci psicoattivi, con grande piacere delle case farmaceutiche e di veterinari senza scrupoli ma probabilmente con percentuale.

E perché no, dopo tutto?... Se fumatori e obesi sono "malati" da curare perché si comportano come non piace, perché non drogare anche cani e gatti? E' "giustissimo"! Perché mai, si potrebbe chiedere? Perché oggi abbiamo scoperto il pensiero relativista: ciò che noi vogliamo è l'unica cosa che è giusta e vera. Un altro che vuole l'opposto non può che essere malato.

26 Gennaio [16:00 GMT] - ... e quindi arrivano i bambini - "In Italia il 6% circa dei bambini e degli adolescenti assume antidepressivi. A prendere questi farmaci sono il 3,25% delle femmine da 0 a 17 anni, contro il 2,4% dei maschi. Se ci si focalizza sui teenager, dai 14 ai 17 anni, il ricorso ad antidepressivi riguarda il 6% dei ragazzi e più del 10% delle ragazze." Stiamo, in altre parole, riproducendo la piaga creata negli Stati Uniti. Ma ciò che spaventa di più è la mentalità bacata e pericolosa espressa a proposito delle prescrizioni: "...Ma se è giusto e doveroso ricorrere agli antidepressivi quando siano indicati, ancora più giusto ... sarebbe prescrivere quelli giusti."

Quelli "giusti"? Ma da quando mai è "giusto e doveroso" intossicare bambini di quattro anni con psicofarmaci? E come mai questi bambini sono tutti diventati così depressi, recentemente?... La prescrizione di uno psicofarmaco a un bambino di tre anni non è né giusta, né morale e tanto meno doverosa se non in casi veramente estremi e quindi rarissimi - non al 6-10% della popolazione minorile! Questa "moralità da Big Pharma" con riferimenti al principio del "diritto alla salute" -- inoculato ad hoc nella società e persino nella Costituzione per gonfiare le casse delle case farmaceutiche (dai prodotti di cessazione da fumo a quelli dimagranti, da roba come Prozac e Ritalin ad altre "cure" per malattie inventate) fa veramente schifo. Il suicidio minorile non si cura con gli psicofarmaci ma con il ripristino della famiglia, della vicinanza e della comprensione tra genitori e figli ora distrutta in nome del "progresso sociale". Le "teste parlanti" che, direttamente o indirettamente, beneficiano dalle case farmaceutiche dovrebbero tacere e vergognarsi -- questo se avessero un minimo di senso morale, ma chiaramente non è il caso. I suicidi dei bambini quando papà e mamma fumavano una sigaretta assieme e poi c'era la mamma vicino quando papà andava al lavoro praticamente non c'erano - come non c'erano i cancri e le asme da fumo passivo.

L'espansione della metastasi salutista

26 Gennaio [16:00 GMT] - Pornosalutismo - Eh si, questa alta definizione rappresenta proprio un problema per i pornografi: ora si possono vedere cellulite e smagliature, si può scoprire che nemmeno i divi/dive porno sono conformi agli standard di perfezione legiferati e incoraggiati dalle autorità sanitarie. E' il mito dell'eterna giovinezza che ha invaso anche la pornografia. E' il mito deficiente della "salute ad ogni costo" che fa capolino dietro il "diritto alla salute" e che ha infettato le istituzioni come fosse peste bubbonica. Si vorrebbero corpi lisci e perfetti da sedicenni, le imperfezioni non sono più ammesse -- potrebbero essere un "cattivo esempio" per chi le guarda, proprio come il fumatore che è fiero della sua sigaretta e che non si va a nascondere nel sottoscala pieno di vergogna e autocommiserazione.

Guai ad eccitarsi davanti ad un corpo non perfetto che dimostra tutti i suoi anni, si rischierebbe di essere accusati di gerontofilia. Un bel seno grosso, un bel sederone erano la condizione sine qua non di un'aspirante attrice porno. I salutisti vorrebbero invece che ci si eccitasse davanti ad un adolescenziale corpo asciutto senza cellulite ma nemmeno troppo anoressico. Forse le istituzioni "sanitarie" dovrebbero emettere delle "guide"(meglio ancora delle leggi -- ferree, si capisce) che specifichino l'indice di massa corporea ideale da esibire, corredate di sanzioni per le libbre in eccesso o in difetto. Forse bisognerebbe consultare Sirchia o Veronesi su come affrontare questa epidemia ad alta definizione. La nostra modesta opinione non può essere che radicale, come al solito: il salutismo in tutte le sue manifestazioni è una forma distorta (che altro?...) di pedofilia intellettuale, con un tocco speziale di sadomasochismo che detesta ogni forma di godimento, persino quello virtuale. Il godimento del salutista - sia pubblico che privato - sta nell'avvelenare o negare il piacere degli altri semplicemente perché lui non può gestirlo.

Scienza rottame

26 Gennaio [16:00 GMT] - Il global warming uccide - Anche se è un po' di tempo che non parliamo di scienza rottame ciò non significa che il flusso sia diminuito -- tutt'altro. Questa settimana ci colleghiamo ad uno che vale per tutti. Prima però bisogna dire che gli americani hanno il brutto difetto di credere di essere sempre i più grossi ed i più bravi in tutto. Questo si applica anche alla scienza rottame dove, come spesso accade, essi primeggiano per produzione, sebbene anche gli europei in generale non scherzino. L'Italia da canto suo è uno dei Paesi più vecchi dell'Occidente e preferisce la qualità alla quantità - anche per quanto concerne la scienza rottame e la conseguente corsa degli imbecilli, vale a dire chi fa le proibizioni più dure e più cervellotiche.

Ecco quindi che l'Italia ti sfodera 'sta volpe sotto l'ascella con uno studio da Cagliari condotto da notevoli calibri universitari che ti sparano un "nesso causale" statistico tra riscaldamento globale e numero di suicidii. I maschi preferiscono uccidersi nel periodo tra Maggio e Agosto e un po' meno tra Novembre e Dicembre, mentre tra le femmine il nesso è più debole e di segno contrario. Va da se che il tutto è legato al riscaldamento globale. Suggeriamo quindi all'industria farmaceutica di incrementare la pubblicità di antidepressivi tutto l'anno per coprire maschi e femmine.

Le "autorità" accademiche hanno parlato, abbiamo lo studio epidemiologico, abbiamo gli attivisti ambientalisti che danno la colpa agli scappamenti e gli interessi di Big Pharma in sottofondo. Si potrebbe tagliarla corta e addirittura affermare che la scienza dimostra ("senza dubbio", per dirla come Veronesi) che gli scappamenti causano i suicidii. Che aspettiamo a fare come abbiamo fatto per il fumo passivo? Ah, un'ultima cosa: almeno la morte per suicidio è decisamente monofattoriale.

Maledetti ciccioni parassiti sociali

21 Gennaio [15:12 GMT] - La grande balla di lardo - Claudio Cerasa, giornalista de Il Foglio, ci presenta questo articolo, pubblicato da Il Foglio ieri 20 Gennaio. In esso sono rappresentate in modo ricercato, non sensazionalista e non deferente alla "autorità" sanitaria, i miti e le frodi statistiche sull'obesità. Lo Stato italiano si sta apprestando a sprecare sei milioni di Euro nell'ennesima crociata sanitaria basata su frodi, "esperti" e miti. Ciò non stupisce certo noi di FORCES, abituati a vedere miliardi pubblici buttati via in tutto il mondo ogni anno in crociate antifumo basate su truffe ancora più gravi di quella sul grasso - sebbene il potenziale commerciale e politico (e le negative ripercussioni sociali) di questa crociata siano ancora più grandi di quelli antifumo perché mangiamo tutti.

Il messaggio intimo (e la fondamentale domanda) che Cerasa e Il Foglio ci trasmettono sono uguali a quelle che il nostro presidente Turci ha posto agli italiani alcuni giorni fa da "L'Antipatico" condotto da Belpietro. E' una questione morale: accettiamo che lo Stato abbia il diritto/dovere di micro-gestire la vita dei cittadini e la proprietà della loro vita (e quindi salute)? Se si, allora ogni "dibattito" su questo e ogni altro argomento è muto: tutto quello che si chiede é di smetterla con l'ipocrisia della "libertà da..." (grasso, fumo, alcol...) o della "scienza che dice che..." e di dirla com'è: "E' così e basta perché abbiamo in mano il potere esecutivo"; almeno ci sarebbe un po' di onestà e di chiarezza. Se invece la risposta alla questione morale è negativa, allora bisogna stabilire chiari e stretti limiti al potere della "salute pubblica" e delle multinazionali farmaceutiche dietro di essa, nonché istituire chiari e rigorosi parametri scientifici da cui procedere prima di impiegare denaro pubblico in politiche e retoriche. La scienza rottame sul grasso è la stessa identica di quella sul fumo: questionari in cui si chiede quanto si è alti e quanto di pesa (ma non lo si misura), dove si chiede (ma non si può verificare) che tipo di dieta ti propinavano mamma e papà 30 anni fa, eccetera eccetera. In altre parole -- e ancora come nel caso del fumo -- vale l'autocertificazione. Avete mai visto scienza vera basata sull'autocertificazione?

In realtà la faccenda del grasso è approcciata con lo stesso identico programma politico di quella del fumo: la scienza non conta nulla (se non quella rottame fatta ad hoc per sostenere il programma politico); propaganda e informazione sensazionalista e falsa sono gli strumenti di tale politica -- e le decisioni ai vertici dell'OMS internazionale sono già state fatte indipendentemente da ciò che è dimostrabile.

 Ciò che ci si ostina a non voler capire (perché l'incomprensione fa comodo a questo o a quello) è che le autorità sanitarie sono diventate autorità politiche inamovibili perché non sono mai state elette (e >mai< i loro programmi sono argomenti di elezione anche se le conseguenze sulla vita dei cittadini sono spesso più gravi e dirette dei credo politici). Fa quindi comodo ignorare che il "dibattito" pubblico sulle decisioni delle "autorità" sanitarie  è solo una messa in scena come lo è stato quello sul fumo. Si arriva quindi, ancora una volta, a contare le carte in tavola: da una parte c'è il tandem farmaceutico-sanitario con il potere dello Stato in mano (incluse tasse, mass-media e carabinieri); dall'altra c'è quello dei cittadini-bersaglio (in questo caso i presunti obesi) che non possono scalzare le "autorità" politico-sanitarie perché non soggette a elezioni, e a cui si dice che sono pazienti prima di essere cittadini elettori. In realtà questi cittadini hanno un potere più grande di quello dello Stato (infatti, essi sono lo Stato) ma, non potendosi liberare dai loro oppressori con mezzi democratici e politicamente convenzionali, devono trovare altri modi per esprimere la loro forza e dire: ora basta! A questo punto però si applica la solita domanda: cosa sono pronti a fare (oltre che a lamentarsi) i bersagli per fermare la canaglia farmaco-sanitaria? Come spesso dice il nostro presidente: "la libertà costa: di gratuito c'è solo la tirannia". Se la risposta è "nulla" allora che ci si prepari ad avere i fagioli contati nel piatto, il bicchiere di vino su ricetta medica e la fumata fuori a dieci metri dall'edificio (finché anche quello non diventerà un'offesa alla "pubblica morale") -- ma si abbia almeno la decenza di mangiare in silenzio.

Disinformazione antifumo

20 Gennaio [12:11 GMT] - ANSA: come ti massaggio la notizia - Il messaggio è ben costruito: mentre si dice che Bangor (Maine) è una piccola cittadina americana (30.000 abitanti), la notizia è ritratta e presentata come se "negli USA ora è vietato fumare in auto". Naturalmente in questa forma la notizia è falsa. Ciò che è vero, purtroppo, e che si moltiplicano i casi ISOLATI di sfratti, licenziamenti ed altre persecuzioni dei fumatori. Il messaggio subliminale dell'ANSA è chiaro e astuto: "...cosa aspettiamo a vietare il fumo in auto anche noi?... Lo fanno gli americani... e poi guardate, è lecito ed accettabile perseguitare i fumatori, è una questione di salute... e la salute prima di tutto (prima ancora della libertà e della morale)".

In realtà bisognerebbe dire: "La salute è assai meno importante della libertà, soprattutto quando si inneggia alla salute tramite la frode." E' sulla frode del fumo passivo, infatti, che i divieti di fumo sono basati -- e l'ANSA, naturalmente, non commenta sul fatto che il fumo passivo non fa nulla ai bambini (o agli adulti) perché ha scelto di andare col il flusso della truffa antifumo e riportare le parole dei delinquenti che la promuovono. Parlando di antifumo, il dissidente antifumo Michael Siegel - che ha avuto una seria crisi di coscienza rendendosi conto di appartenere ad un movimento a delinquere internazionale - commenta duramente questa misura e questo abuso dei diritti. Di nuovo: fumare una sigaretta attorno ai bambini (o due, o tre, o dieci) in auto o a casa non fa assolutamente male perché non esiste scienza che lo dimostri. Chi dice il contrario è quindi sempre e comunque un disonesto e un truffatore; e chi diffonde tale truffa è, semplicemente, complice di un reato.

La posta di FORCES

19 Gennaio [15:30 GMT] - Ancora un altro divieto: comprendere la dinamica - Un lettore ci scrive a proposito dell'ennesimo divieto, questa volta sulla distribuzione di alcol. La Redazione risponde.

Quod erat demonstrandum

19 Gennaio [15:30 GMT] - Girolamo, arrivederci al 5 Giugno! - Ormai non è una novità per nessuno, ma ci da comunque grande piacere riportare che Sirchia, padre della fetida legge antifumo basata sulla frode del fumo passivo, è stato rinviato a giudizio per corruzione. Buona cosa che sia processato per corruzione (anche perché è un eroe degli antifumo), ma i processi per le frodi sul fumo passivo, la falsa rappresentazione dell'evidenza, le risultanti discriminazioni basate su tale frode eccetera li stiamo ancora aspettando. Ad ogni modo, speriamo in un esito positivo del processo e sarebbe ideale, in tal caso, che l'ex-ministro della "salute" fosse accomodato in una cella "no smoking": un po' di riconoscenza per chi ci ha portato la legge-truffa bisogna pure averla! Realisticamente, purtroppo, c'è da aspettarci invece che, anche se fosse condannato, ce lo ritroveremmo sempre sui teleschermi (e a piede libero) a predicarci le frodi statistiche e la scienza rottame sul fumo e sull'obesità che "uccidono". Non dimentichiamoci, infatti, che viviamo in tempi di inversione morale: sono gli innocenti che vanno dentro; i colpevoli predicano e fanno la moral


 


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