Le domande più frequenti - Frequently Asked Questions

In questa pagina cercheremo di rispondere alle domande più frequenti che i nostri lettori ci pongono. Col passare del tempo, altre frequenti domande saranno aggiunte.

D: Fumare è un vizio. Perchè l'appoggiate?

R: FORCES non appoggia il fumo ma la libertà di fumare. Siamo convinti che fumare sia potenzialmente dannoso, ma non più dannoso di altre attività quotidiane, come bere, guidare, giocare d'azzardo, o fare del sesso. Sappiamo che la propaganda contro il fumo è un'immensa montatura e non è altro che un'estorsione finanziaria, una deviazione politica, e un modo di controllare il comportamento della popolazione. Abbiamo convissuto con il tabacco per 500 anni senza che ciò venisse considerato un'"epidemia", fino a quando cioè le regole della scienza non sono state sovvertite, politicizzate, e la definizione di tossicomania non è stata distorta e riscritta per scopi di controllo politico. Fumare è un piacere -- e la gente ha diritto a questo piacere quando e dove vuole. Ma non solo, nel caso del fumo, è nei diritti di tutti fumare anche durante lo svolgimento delle proprie funzioni sociali.

D: Siete appoggiati dall'industria del tabacco?

R: No. FORCES è un'organizzazione che si regge unicamente sui suoi membri e sponsor e va avanti grazie all'adesione di volontari che sostengono la nostra causa. FORCES non riceve nessun appoggio dall'industria del tabacco. Questo è molto importante per conservare la sua indipendenza, e per prevenire la sistematica campagna diffamatoria degli antifumo contro coloro che hanno cooperato con l'industria del tabacco.

D: Appoggiate l'industria del tabacco?

R: Questo dipende dal comportamento di tale industria. Di certo, riteniamo che l'industria del tabacco (così come qualsiasi altra industria) abbia il diritto di promuovere e pubblicizare i suoi prodotti. Siamo, naturalmente, in disaccordo con le industrie che promuovono la lotta contro il tabacco, come quella farmaceutica. Riteniamo però che l'industria del tabacco sia spesso miope, debole, e troppo accondiscendente nel lottare contro i suoi nemici. Siamo risentiti per il comportamento di questa industria che non coinvolge -- e cosidera affatto -- i suoi unici clienti, quando si trova a prendere decisioni che riguardano il portafoglio, il destino, e le libertà dei suoi consumatori.

D: Quali sono le vostre affiliazioni politiche e qual'è la vostra ideologia?

R: Non siamo inscritti a nessun partito. Anche se siamo convinti che la lotta contro il fumo abbia una matrice politica, la nostra associazione non è di natura politica. La lotta per i diritti umani e civili, è indipendente dai partiti politici. Ci consideriamo quindi trans-partitici, sebbene le nostre simpatie siano per quelle correnti di pensiero politico che rispettano le libertà individuali a l'autodeterminazione. Siamo ovviamente pronti ad appoggiare qualsiasi partito che voglia farsi voce dei diritti dei fumatori e della loro libertà di scelta.

D: Pensate che i bambini dovrebbero fumare?

R: No, naturalmente. I bambini non dovrebbero fumare, nè bere, nè assumere altri atteggiamenti tipici degli adulti prima del tempo. Siamo tuttavia contrari alle menzogne raccontate ai ragazzi sugli effetti del tabacco, per tenerli lontano dal fumo. Disapproviamo l'interferenza dello stato nelle famiglie, e siamo contrari ad un'educazione che porti i ragazzi a non rispettare, o addirittura a rimproverare, i loro genitori perchè fumatori. Avendo presentato, onestamente e abbondantemente, i risultati di ricerche scientifiche che dimostrano la non dannosità del fumo passivo, non possiamo giustificare la teoria che i bambini abbiano bisogno di "protezione" o di "autodifesa" contro i fumatori.

D: Appoggiate l'educazione al tabacco nelle scuole?

R: Per il modo in cui oggi è concepita l'educazione, no. Ciò per due ragioni:

  • Se vogliamo un'educazione che salvaguardi i bambini dai possibili danni derivanti da sostanze e comportamenti nocivi, quest'educazione non dovrebbe limitarsi, o mettere l'enfasi, al tabacco. Esistono innumerevoli sostanze assai più dannose del tabacco, contro le quali bisognerebbe adottare misure di prevenzione per i ragazzi. E se si scegliesse di educare i ragazzi contro i pericoli di tutte le sostanze e comportamenti rischiosi, quel tipo di educazione avverrebbe inevitabilmente a spese dell'educazione tradizionale, e avrebbe effetti psicologici disastrosi.
  • Le scuole dovrebbero limitarsi impartire nozioni accademiche che siano utili nella vita (e la qualità del sistema scolastico è già stata degenerata abbastanza nel corso degli anni) - non diventare centri di propaganda sociale e politica atta a soddisfare le politiche del giorno. Crediamo che l'educazione contro sostanze e comportamenti "nocivi" debba essere lasciata ai genitori, che educano i loro figli a seconda dei propi valori. Ciò è molto importante se vogliamo preservare le diversità intellettuali e morali che sono la base di una società sana e tollerante.

Noi non consideriamo ciò che si insegna oggi nelle scuole "educazione" sul tabacco, ma propaganda contro il tabacco non diversa dalle campagne sanitarie adottate da passati regimi dittatoriali europei. L'enfasi estrema sul culto del fisico è infatti tipica dell'oscurantismo intellettuale.

Se si ritiene necessaria una campagna d'informazione sul tabacco fuori dal contesto scolastico, i ragazzi dovrebbero essere informati solo su quei potenziali danni che siano reali e accertati, e l'informazione deve essere fornita da persone che abbiano un'attitudine neutrale e distaccata - non da istituzioni antifumo, nè da coloro che abbiano già ampiamente dimostrato un'avversità per interesse o per principio contro il tabacco. E  tale campagna non dovrebbe ignorare di comparare il tabacco con i pericoli, ben più gravi, derivanti dall'uso di droghe pesanti e altri comportamenti a rischio. Questa prospettiva è stata intenzionalmente abbandonata per assecondare l'agenda della propaganda politica. Lasciar credere ai ragazzi che il tabacco sia una cosa "terribile", e che il fumo sia uguale o peggiore dell'eroina, e sottoporli alle violente immagini di operazioni chirurgiche su organi presumibilmente danneggiati dal fumo, come già succede in America, è irresponsabile, disonesto, brutale e ottuso.

I ragazzi per crescere bene meritano verità, considerazione, e il rispetto degli adulti (specialmente dei genitori), così come hanno bisogno di esempi di tolleranza e moderazione.

D: Siete favorevoli alla proibizione della vendita del tabacco ai minori?

R: No, e ciò per due principali ragioni:

  • Ciò che è proibito attira. La presente impossibilità del minore di ottenere sigarette incrementa geometricamente il suo desiderio di averle. Dovunque la vendita del tabacco è proibita ai minori, la percentuale di fumatori tra gli otto e i quindici anni è incrementata enormemente. Ma la cieca, bigotta fede nella proibizione previene dall’ammettere questa lampante realtà.

  • La proibizione della vendita ai minori ha il messaggio implicito che il tabacco sia una sostanza altamente  pericolosa, e che quindi la scelta di fumare richieda almeno la maturità dell’adulto.

A parte il fatto che la causalità di nessuna delle malattie attribuite al tabacco è mai stata provata dalla scienza (esistono solo associazioni statistiche, e assai manipolate, per giunta), anche se ciò fosse vero, mentre si proibisce ai minori l’accesso al tabacco, ogni bambino può accedere invece a superalcolici, per esempio, in qualunque supermercato. L’implicazione che l’alcol ed altre sostanze siano meno pericolose del tabacco è lapalissiana.

Ciò è vergognoso perché disonesto. Ma le ben accertate conseguenze dell’alcol sulla salute di giovani e anziani non sono nell’ottica di certi enormi interessi commerciali che finanziano e/o agiscono di concerto con i gruppi attivisti e, apparentemente, anche con i ministeri della sanità. D’altra parte, se si proibisce tutto ciò che è potenzialmente dannoso, si preclude la scelta individuale – è ciò è esattamente lo scopo finale del salutismo.