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Maggio -
Come ti combatto l'obesità: il palloncino intragastrico – “In vista
della prossima estate cresce il desiderio di essere "in linea", con un corpo
se non proprio snello almeno con qualche chilo in meno. In Spagna sta andando
di moda il palloncino intragastrico. Si tratta si una sfera di silicone
riempita di soluzione fisiologica e blu di metilene (un colorante che serve ad
evidenziare eventuali perdite con la colorazione blu delle feci e dell'urina),
che viene introdotto per via endoscopica nello stomaco per ridurre gli stimoli
della fame, creando un senso di sazietà. In Spagna, alcuni centri estetici lo
presentano come la grande innovazione contro il sovrappeso, per di più
efficace, semplice ed esente da rischi. Il procedimento non è nuovo, nè è la
soluzione magica e definitiva, avverte la Società spagnola di chirurgia
dell'obesità. Guai alle false aspettative, dunque. Tra l'altro il palloncino
intragastrico è sconsigliato a chi soffre di ulcere, esofagiti ed ernia iatale
e crea disturbi quali nausea e vomito. Altri danni possono essere causati
dalle sonde e dal palloncino stesso, il quale può sgonfiarsi e dar luogo ad
occlusioni intestinale, per le quali è necessario l'intervento chirurgico e in
mancanza del quale si arriva al decesso. Considerato che le mode si diffondono
rapidamente è bene lanciare l'allarme.”
Annulliamo dunque ogni volontà, disciplina e controllo personale a favore di
farmaceutici e chirurghi anche quando non servono, e mettiamoci nelle mani
degli “esperti”; è la via del salutismo! Peccato che l’allarme contro
l’idiozia però non lo lanci mai nessuno. Sembra proprio che, a dispetto di ciò
che dicevano i Romani, la salute del corpo sia inversamente proporzionale a
quella della mente. D’altro canto, visto che siamo così proni a farcelo
mettere dappertutto ancorché con qualche flebile lamento (non sarà mica un
grugnito di piacere?...), non c’è proprio di che a farselo mettere anche nello
stomaco.
Nuove tendenze:
“se fumi, non ti assumo” -
Mentre in Italia
si discute di penalizzare con detrazioni in busta paga i lavoratori
che ricorrono alla pausa sigaretta per la corrispondente – presunta
- riduzione di produttività (a quando detrazioni per la pausa caffè
o la pausa cornetto?), negli USA il problema “fumo sul lavoro”
lo si vuol estirpare alla radice. Infatti, dopo aver proibito il
fumo negli uffici, molte aziende sembrano intenzionate a sbarrare
l’ingresso dei fumatori già dai primi colloqui di lavoro. In
sostanza nel curriculum, oltre alle svariate qualifiche che verranno
richieste a seconda dell’attività per la quale si vuole essere
selezionati, sarà necessario allegare le analisi del sangue volte a
garantire che l’aspirante dipendente non sia un fumatore, così da
poter contenere le spese sanitarie a carico delle società per
malattie da fumo dei dipendenti.
Una trovata
niente male quella del test della nicotina e del questionario da
compilare all’atto della selezione nel quale sono incluse domande
sul rapporto con le sigarette (cose da Freud per intenderci), anche
se il problema è ancora molto ampio. In questo modo si può arginare
l’ingresso in azienda di nuovi fumatori, ma non evita il fumo di
quelli che già vi lavorano. Per questo alcune aziende hanno
intrapreso una vera e propria azione di repulisti con il lancio di
ultimatum del tipo: “o
smetti di fumare o sei fuori!”.
Una delle
società maggiormente impegnata in questa caccia alle streghe è una
piccola società di assicurazioni del Midwest,
la Weyco
Inc., che non avrà più fumatori nel suo quartier
generale di Okemos, nel Michigan. Secondo quanto riportato dal Wall
Street Journal, solo non fumatori saranno presi in considerazione
per nuovi posti di lavoro, e se chi fuma non riesce a smettere, sarà
gentilmente accompagnato alla porta: per lui, alla Weyco non ci sarà
più posto. Con rammarico Gary Climes, l’amministratore finanziario
della società, ha ammesso che nonostante tutti gli sforzi ed il
sostegno prestato ai fumatori presenti tra i 200 dipendenti, c’è
ancora qualche impenitente che prosegue a fumare. Purtroppo per
la Weyco,
però, questa politica non potrà essere portata avanti presso tutte
le sedi sparse nei vari stati degli USA in quanto ce ne sono ancora
diversi dove sono in vigore leggi per i diritti e contro le
discriminazioni dei fumatori. Così mentre in Illinois i fumatori
l’hanno scampata, almeno per il momento, a Okemos tutti i dipendenti
potranno essere solo non fumatori o ex fumatori pentiti e ricondotti
sulla retta via. Ed anche i colloqui dovranno adeguarsi alle diverse
legislazioni dei vari stati americani, cosicché in alcuni di questi
non sarà possibile inserire domande legate alle abitudini ed al fumo
perché in palese violazione delle norme sulla privacy.
Tuttavia questi
divieti rappresentano un limite relativo, come ha sapientemente
fatto notare Jay Whitehead, che nella rivista specializzata Hro
Today ha sì riconosciuto l’esistenza di norme precise di tutela
della privacy, ma ha altrettanto evidenziato che non esiste alcun
divieto che possa frenare il capo del personale dall’usare il senso
dell’olfatto nel tentativo di percepire eventuali abitudini del
candidato. Quindi non spaventatevi se ad un colloquio di lavoro
vedrete il vostro selezionatore intento ad annusarvi, starà solo
raccogliendo dati sul vostro stile di vita, e pazienza se
incautamente vi siete seduti accanto a una “ciminiera” prima
dell’incontro. Vorrà dire che non era destino.
In altri stati,
intanto, c’è chi non si pone di questi problemi e sta valutando
finanche di introdurre le analisi del sangue per verificare il tasso
di nicotina in circolo, come alla Investors Property Management che
ormai già da tempo pone agli aspiranti candidati la domanda se
fumano. Purtroppo questo sistema non sempre funziona e talvolta si
finisce per essere presi in giro da qualcuno che riesce a farla
franca. Finché, ovviamente, un buco lasciato da una sigaretta nella
tappezzeria non ne sveli i vizi, ed allora la sua sorte sarà
segnata. Dal 2005, infatti, è prevista tolleranza zero e sarà molto
dura riuscire a sfuggire ai radar in azione per controllare la
morigeratezza dei dipendenti: quella al fumo è una battaglia senza
frontiere che ammette l’utilizzo di qualsiasi mezzo.
Paolo Carotenuto
- FORCES CAMPANIA
www.legnostorto.com
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Vite extra-large -
Dire che in Italia ci
sono diciotto milioni di obesi - una persona su tre - è una buffonata che
basta uscire in strada per verificare. Questo genere di allarmismo
definisce obeso chi è in sovrappeso ed è appannaggio di quella parte
governativa che vorrebbe razionare le porzioni dei ristoranti e vietare
gli spot televisivi ritenuti distorcenti, prospettando con ciò uno
Stato-madre di cui già parlammo. Per fortuna il governo si sta muovendo in
maniera anche più seria opinione di chi scrive occupandosi anzitutto
degli obesi veri, malati autentici che non sono diciotto ma non meno di
sei milioni: e sono tanti. E' gente che in strada non la vedi perché è
chiusa in casa, che spesso non può sedere sulla poltrona di un treno o di
un aereo, che fatica a trovare accoglienza in ospedali che non hanno
barelle e letti su misura, e non hanno tavoli operatori che reggano più di
150 chili, gli obesi insomma sono coloro che si muovono a fatica in un
mondo che paradossalmente è più a misura di sedie a rotelle che non di
volumi extra-large. C'è da adeguare le città anche a loro, da modificare
gli standard di progettazione, da attrezzare arredi e attrezzature dei
reparti, da inserire l'igiene alimentare nei programmi scolastici: e ciò
si propone di fare un recente disegno di legge. Dopodichè, a piacere, si
potrà discutere degli spot delle merendine e magari delle dimensioni del
mio piatto. - Filippo Facci - Il Giornale |
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Alluminio e
parabeni sotto accusa - Ricerche "scientifiche": l'alluminio fa
male. Anzi no, ma meglio non abusarne... -
Qualcuno forse ricorda la email che girava qualche anno fa con
l'avvertenza "la causa principale del cancro al seno sono gli
antitraspiranti". Sul banco degli imputati l'alluminio, la sostanza
attiva che si trova nei deodoranti antitraspiranti. Si sosteneva che
l'alluminio chiude i pori e costringe le tossine ad accumularsi
nella zona ascellare con effetti, a lungo andare, degeneranti. In
concentrazioni significative, l'alluminio è una sostanza tossica se
inalata, ma non ci sono stati finora studi scientifici in grado di
dimostrare che ci sia una relazione tra l'uso di antitraspiranti e
il rischio di cancro al seno. Un altro componente dei deodoranti è
stato portato sul banco degli imputati: i parabeni, conservanti
molto utilizzati dall'industria cosmetica. A lanciare l'allarme un
recente studio inglese (solo preliminare), che riporta il
ritrovamento di tracce di parabeni in tessuti tumorali presi da
donne con il cancro al seno. Anche questo studio è stato messo in
discussione da altri scienziati, perché non è in grado di dimostrare
alcun nesso causale tra deodoranti che contengono parabeni e cancro
al seno. L'allarme è rientrato. Nonostante ciò, il nostro consiglio
è sempre di non eccedere: è meglio non abusare di deodoranti, come
di tutti i prodotti che contengono sostanze chimiche estranee al
nostro corpo.
Allo stesso tempo spetta all'industria cosmetica investire nella
ricerca per trovare alternative sempre meno aggressive e sempre più
rispettose dei meccanismi naturali del nostro corpo. |
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La salubrità dell'aria - GWN
Mentre scriviamo si fa un gran baccano su come migliorare la qualità
dell'aria, si prendono provvedimenti drastici che vietano la totale
circolazione delle automobili, quasi in tutta Italia, salvo poi affermare
che non serve a nulla. Se Kafka fosse vissuto
oggi, forse, sarebbe rimasto colpito dai nostri politici e burocrati che
vanno di gran lunga oltre la sua fervida immaginazione. Molti
ambientalisti auspicano un ritorno ai bei tempi andati. I "bei tempi
andati" ce li descrive il poeta Parini nella sua ode La salubrità
dell'aria in occasione di un'accademia dei Trasformati dedicata all'aria.
La salubrità dell'aria (1759) auspica provvedimenti che diano alla città
una atmosfera più igienica. Parini esprime una esigenza di migliorie
pratiche.
Né qui giaccion paludi / che da l'impuro letto /
mandino a i capi ignudi / nuvol di morbi infetto: / e il meriggio a' bei
colli / asciuga i dorsi molli. / Péra colui che primo / a le triste oziose
/ acque e al fetido limo / la mia cittade espose; / e per lucro ebbe a
vile / la salute civile. / Certo colui del fiume / di stige ora si
impaccia / tra l'orribil bitume, / onde alzando la faccia / bestemmia il
fango e l'acque / che radunar gli piacque. / Mira dipinti in viso / di
mortali pallori / entro al malnato riso / i languenti cultori; / e trema,
o cittadino, / che a te il soffri vicino.
Ben larga ancor Natura / fu alla città superba / di
cielo e d'aria pura: / ma chi i bei doni or serba / fra il lusso e
l'avarizia / e la stolta pigrizia? / Ahi non bastò che intorno / putridi
stagni avesse; / anzi a turbarne il giorno / sotto alle mura stesse /
trasse gli scellerati / rivi a marcir su i prati. / E la comun salute /
sacrificossi al pasto / d' ambiziose mute / che poi con crudo fasto /
calchin per l'ampie strade / il popolo che cade. / A voi il timo e il
croco / e la menta selvaggia / l'aere per ogni loco / de' varii atomi
irraggia, / che con soavi e cari / sensi pungon le nari. / Ma al piè de
gran palagi / là il fumo alto fermenta; / e di sali malvagi / ammorba
l'aria lenta, / che a stagnar si rimase / tra le sublimi case. / Quivi i
lari plebei / da le spregiate crete / d'umor fracidi e rei / versan fonti
indiscrete, / onde il vapor s'aggira, / e col fiato s'inspira. / Spenti
animai, ridotti / per le frequenti vie, / de gli aliti corrotti / empion
l'estivo die: / spettacolo deforme / del cittadin sull'orme! / Né a pena
cadde il sole / che vaganti latrine con / spalancate gole lustran / ogni
confine de la città, / che desta beve l'aura molesta. / Gridan le leggi, è
vero; / e Temi bieco guata: / ma sol di sé pensiero / ha l'inerzia
privata. / Stolto! e mirar non vuoi / ne' comun danni i tuoi? / Ma dove
ahi! corro e vago / lontano da le belle / colline e dal bel lago / e da le
villanelle, / a cui sì vivo e schietto / aere ondeggiar fa il petto? / Va
per negletta via / ognor l'util cercando / la calda fantasia, / che sol
felice è quando / l'utile unir può al vanto / di lusinghevol canto.
Ma allora la qualità dell'aria non era tanto buona
nemmeno ai "bei tempi andati" del Parini, a quanto pare. Una domanda alle
autorità competenti è d'obbligo: ma in ambienti scientifici, che studiano
questi fenomeni, lo studio della storia per fare dei riscontri con la
situazione odierna, è preso in considerazione? Del 1765 sono altre due odi
di ispirazione sociale: L'innesto del vaiuolo in cui sostiene la necessità
di divulgare l'uso della vaccinazione, e Il bisogno sull'abolizione della
tortura, e che individua nella povertà l'origine della criminalità. |
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Nuova Ecologia, vecchia eugenetica
- GWN Zoologo di fama, già rettore dell'Università di Bologna,
studioso dell'avicoltura, è stato commemorato all'Accademia dei
Lincei. L'Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina di Ozzano
dell'Emilia porta il suo nome. Il presidente onorario del WWF Fulco
Pratesi se ne vanta come di un nume tutelare, definendolo
"l'antesignano di ogni organizzazione della natura nel nostro
paese", e Roberto Duria, l'animalista radicale dell'Animal
Liberation Front, scrive di lui che è stato "il più grande zoologo
dell'epoca". Il suo nome è Alessandro Ghigi (1875-1970) e le
cronache del suo tempo lo descrivono come uno scienziato di grande
valore. Un padre, insomma, dell'ambientalismo contemporaneo, almeno
di quel certo ambientalismo oltranzista e - sia consentito
precisarlo tutt'altro che antropocentrico, il quale impazza in
Italia come altrove fra richiami mitologici a Gaia e rissosi blocchi
alle centrali nucleari, alla caccia, agl'impianti di smaltimento dei
rifiuti. Pochi sanno però che Ghigi è stato un razzista caparbio,
vicepresidente della Società Italiana di Genetica ed Eugenica (SIGE),
che ha partecipato ai congressi internazionali delle società
eugenetiche, che ha scritto libri disprezzando i neri e altre razze,
che ha firmato il Manifesto della Razza del 1938 con cui ebbe inizio
la discriminazione contro gli ebrei nel nostro paese.
Basta scavare un po' dietro la facciata rispettabile
di Ghigi per trovare notizie inquietanti, ma rimosse dalle biografie
ufficiali. Nel suo libro Problemi biologici della razza e del
meticciato (Zanichelli, Bologna 1939), Ghigi descrive il tema della
degenerazione causata dall'incrocio con razze nere che sarebbero "evolutivamente
inferiori e geneticamente incompatibili".
Per quanto riguarda gli ebrei, nel libro di
Giorgio Israel e Pietro Nastasi Scienza e razza nell'Italia fascista
(il Mulino, Bologna 1998) si ricorda che due fautori della politica
razziale mussoliniana come Guido Landra e Nicola Pende parlano di
Alessandro Ghigi come di "uno dei razzisti più estremi". Ghigi era
un seguace delle teorie di Thomas Robert Malthus (1766-1834), che
vedeva nella crescita della popolazione una minaccia alla natura.
Coerentemente con il pensiero darwinista secondo cui in natura
sopravvive il più forte, Ghigi aveva abbracciato l'idea eugenetica
più radicale, quella di stampo anglosassone e teutonico, secondo cui
bisogna applicare una selezione delle razze per moltiplicare i forti
e eliminare i deboli. Già presidente dell'Associazione pro Montibus
et Silvis dal 1906 al 1914, nel 1948 Ghigi fondò l'Unione Bolognese
Naturalisti. Nel 1959, assieme ad altre associazioni di settore (Pro
Natura Torino, Società Emiliana Pro Montibus et Silvis, Unione
Bolognese Naturalisti, Comitato Provinciale per la Protezione della
Natura di Genova, Società Naturalisti Veronesi, Comitato per la
Protezione della Flora e della Fauna del Carso), Ghigi diede vita
alla Federazione Nazionale Pro Natura, considerata a ragione la più
antica associazione ambientalista italiana, madre dei movimenti
ecologisti nazionali, erede diretta del primo Movimento Italiano per
la Protezione della Natura.
Fu proprio la Federazione Nazionale Pro Natura (FNPN)
a scrivere il Documento programmatico, nato nel 1973 come "Carta di
Forlì", poi aggiornato nel 1981. Si tratta di un documento in cui si
precisano tutti i fondamenti di quello che negli ultimi trent'anni è
stato il programma delle associazioni ambientaliste. È scritto nella
"Carta di Forlì": "Lo spazio del pianeta terra è limitato. Le
risorse naturali ed energetiche sono limitate. L'attuale densità ed
espansione di popolazione è, sia a livello mondiale, sia in Italia,
tale da provocare un eccessivo danno all'ambiente e alle risorse,
danno che verrebbe aggravato se, come è auspicabile, migliorassero
le condizioni di vita di tutta l'umanità. Ogni ulteriore incremento
demografico provocherebbe un aggravarsi della situazione presente,
già critica". Quindi, per la FNPN, un aumento dei livelli di vita è
da evitare perché danneggia la natura. Nel piano d'azione, la "Carta
di Forlì" si oppone agli sviluppi scientifici e tecnologici perché
"subordinati" al profitto economico e per quanto riguarda la
crescita demografica dice testualmente: "Occorre giungere ad una
stabilizzazione del livello della popolazione e, in un secondo
tempo, ad una progressiva riduzione, date le condizioni di massiccia
antropizzazione e l'alto consumo di risorse tipiche di un paese
industriale come l'Italia. Questo è ottenibile organizzando una
vasta campagna di pianificazione familiare...". Oggi si sa bene
quanto false e irreali fossero le previsioni sulla crescita della
popolazione, e quanto il crollo della fertilità, che nel nostro
paese è stato verticale, stia creando problemi gravissimi in merito
al sistema pensionistico, alla mancanza di dinamicità del sistema
economico, al pessimismo diffuso nelle famiglie e all'ambiente
giacché la mancanza di persone soprattutto nei paesi montani riduce
di molto il controllo e la cura idrogeologica.
L'ideologia malthusiana - specie nell'uso rozzo,
contundente e massimalistico che ne hanno fatto politici e attivisti
dell'ecologismo - è di fatto uno dei versanti più perniciosi
dell'ideologia ambientalista, quella stessa ideologia da cui
peraltro, attraverso Charles Darwin, Herbert Spencer e Francis
Galton, si arriva all'uomo indicato come "cancro del pianeta",
nonché alla proclamazione dell'eugenetica e alle aberrazioni di tipo
razzista. Casi, questi, non episodici, non marginali e non
immotivati. Anzi, da questo punto di vista, percorsi ideologici come
quello di Alessandro Ghigi non stupiscono affatto poiché sono comuni
anche negli ambientalismi statunitense, britannico e tedesco. È
proprio dalle società eugenetiche, infatti, che nasce quell'ideologia
oggi conosciuta come ambientalismo. Se si approfondiscono le storie
di personaggi come Gifford Pinchot, Charles Davenport, Madison Grant,
Henry Fairfield Osborn, Ernst Haeckel e Julian Huxley, a tutt'oggi
indicati come i padri fondatori del movimento ambientalista a
livello internazionale, si scopre che si tratta delle biografie di
dirigenti di società eugenetiche, razzisti e antisemiti. Affascinati
dalle ideologie del superuomo, costoro coniugavano le politiche di
selezione delle nascite e la sterilizzazione delle razze ritenute
inferiori con l'amore verso parchi a uso e consumo delle classi
privilegiate, una difesa "religiosa" di alberi e animali, e
un'ammirazione romantica per la natura selvaggia.
Lo zoologo darwinista Ernst Haeckel (1834-1919),
che i manuali indicano come l'iniziatore dell'ecologia (fu anche
l'inventore di quel neologismo), scrisse ben prima di Adolf Hitler
che la classe "indogermanica" era superiore ai popoli "amosemitici"
e quindi destinata a "trionfare sulle altre razze nella lotta per la
sopravvivenza" nonché a "stendere le reti del suo dominio su tutto
il mondo". Haeckel suggerì un modello spartano per selezionare la
razza, sopprimendo ammalati e invalidi. Charles Davenport
(1866-1944), noto per essere il fondatore del movimento eugenetico
statunitense, anch'egli razzista e antisemita, è descritto
dall'Enciclopedia del Novecento Treccani come "uno dei fondatori
dell'ecologia tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo". Madison
Grant (1835-1937), fondatore della New York Zoological Society,
presidente dello zoo di New York, membro del consiglio di
amministrazione di molte associazioni conservazioniste tra cui la
Lega della Foresta Rossa di San Francisco, è l'autore di libri
scopertamente razzisti come The Passing of the Great Race,
grandemente apprezzato e lodato pubblicamente da Hitler e dalla
dirigenza del Partito Nazionalsocialista tedesco.
Davenport, Grant ed Henry Fairfield Osborn sono i
fondatori della Società Eugenetica Statunitense e anche del Circolo
Boone and Crockett Club, ricordato come la prima associazione
conservazionista degli Stati Uniti, laddove per "conservazionismo"
s'intende un¹ideologia ostile a qualsiasi intervento umano che
modifichi la natura. Il britannico sir Julian Sorell Huxley
(1825-1895), fondatore del WWF, è stato presidente della Società
Eugenetica Britannica, dirigente di associazioni per il libero
aborto e per la legalizzazione dell'eutanasia. Per molti decenni, la
storia e gl'intenti della società eugenetiche e delle loro
ramificazioni ecologiste sono rimasti nascosti. Ma sembra arrivato
il momento di cominciare a riflettere su quanto una pseudoscienza
come l'eugenetica razzista possa essere stata inumana e criminale.
Michael Crichton, nell'appendice del suo ultimo libro The State of
Fear, uscito a metà dicembre negli Stati Uniti, scrive di un filo
diretto che lega le teorie eugenetiche degli anni Venti e Trenta con
la teoria del "riscaldamento globale" dei nostri giorni. Entrambe
razziste, avversano lo sviluppo e il progresso delle popolazioni
povere. |
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