La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale 
Organizzazione internazionale - Codice Fiscale 95063070106
Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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Aggiornamento 15 Aprile - 23 Maggio 2005

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23 Maggio - Come ti combatto l'obesità: il palloncino intragastrico“In vista della prossima estate cresce il desiderio di essere "in linea", con un corpo se non proprio snello almeno con qualche chilo in meno. In Spagna sta andando di moda il palloncino intragastrico. Si tratta si una sfera di silicone riempita di soluzione fisiologica e blu di metilene (un colorante che serve ad evidenziare eventuali perdite con la colorazione blu delle feci e dell'urina), che viene introdotto per via endoscopica nello stomaco per ridurre gli stimoli della fame, creando un senso di sazietà. In Spagna, alcuni centri estetici lo presentano come la grande innovazione contro il sovrappeso, per di più efficace, semplice ed esente da rischi. Il procedimento non è nuovo, nè è la soluzione magica e definitiva, avverte la Società spagnola di chirurgia dell'obesità. Guai alle false aspettative, dunque. Tra l'altro il palloncino intragastrico è sconsigliato a chi soffre di ulcere, esofagiti ed ernia iatale e crea disturbi quali nausea e vomito. Altri danni possono essere causati dalle sonde e dal palloncino stesso, il quale può sgonfiarsi e dar luogo ad occlusioni intestinale, per le quali è necessario l'intervento chirurgico e in mancanza del quale si arriva al decesso. Considerato che le mode si diffondono rapidamente è bene lanciare l'allarme.”

Annulliamo dunque ogni volontà, disciplina e controllo personale a favore di farmaceutici e chirurghi anche quando non servono, e mettiamoci nelle mani degli “esperti”; è la via del salutismo! Peccato che l’allarme contro l’idiozia però non lo lanci mai nessuno. Sembra proprio che, a dispetto di ciò che dicevano i Romani, la salute del corpo sia inversamente proporzionale a quella della mente. D’altro canto, visto che siamo così proni a farcelo mettere dappertutto ancorché con qualche flebile lamento (non sarà mica un grugnito di piacere?...), non c’è proprio di che a farselo mettere anche nello stomaco.


Nuove tendenze: “se fumi, non ti assumo” - Mentre in Italia si discute di penalizzare con detrazioni in busta paga i lavoratori che ricorrono alla pausa sigaretta per la corrispondente – presunta - riduzione di produttività (a quando detrazioni per la pausa caffè o la pausa cornetto?), negli USA il problema “fumo sul lavoro” lo si vuol estirpare alla radice. Infatti, dopo aver proibito il fumo negli uffici, molte aziende sembrano intenzionate a sbarrare l’ingresso dei fumatori già dai primi colloqui di lavoro. In sostanza nel curriculum, oltre alle svariate qualifiche che verranno richieste a seconda dell’attività per la quale si vuole essere selezionati, sarà necessario allegare le analisi del sangue volte a garantire che l’aspirante dipendente non sia un fumatore, così da poter contenere le spese sanitarie a carico delle società per malattie da fumo dei dipendenti.

Una trovata niente male quella del test della nicotina e del questionario da compilare all’atto della selezione nel quale sono incluse  domande sul rapporto con le sigarette (cose da Freud per intenderci), anche se il problema è ancora molto ampio. In questo modo si può arginare l’ingresso in azienda di nuovi fumatori, ma non evita il fumo di quelli che già vi lavorano. Per questo alcune aziende hanno intrapreso una vera e propria azione di repulisti con il lancio di ultimatum del tipo: “o smetti di fumare o sei fuori!”.

Una delle società maggiormente impegnata in questa caccia alle streghe è una piccola società di assicurazioni del Midwest, la Weyco Inc., che non avrà più fumatori nel suo quartier generale di Okemos, nel Michigan. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, solo non fumatori saranno presi in considerazione per nuovi posti di lavoro, e se chi fuma non riesce a smettere, sarà gentilmente accompagnato alla porta: per lui, alla Weyco non ci sarà più posto. Con rammarico Gary Climes, l’amministratore finanziario della società, ha ammesso che nonostante tutti gli sforzi ed il sostegno prestato ai fumatori presenti tra i 200 dipendenti, c’è ancora qualche impenitente che prosegue a fumare.  Purtroppo per la Weyco, però, questa politica non potrà essere portata avanti presso tutte le sedi sparse nei vari stati degli USA in quanto ce ne sono ancora diversi dove sono in vigore leggi per i diritti e contro le discriminazioni dei fumatori. Così mentre in Illinois i fumatori l’hanno scampata, almeno per il momento, a Okemos tutti i dipendenti potranno essere solo non fumatori o ex fumatori pentiti e ricondotti sulla retta via. Ed anche i colloqui dovranno adeguarsi alle diverse legislazioni dei vari stati americani, cosicché in alcuni di questi non sarà possibile inserire domande legate alle abitudini ed al fumo perché in palese violazione delle norme sulla privacy.

Tuttavia questi divieti rappresentano un limite relativo, come ha sapientemente fatto notare Jay Whitehead, che nella rivista specializzata Hro Today ha sì riconosciuto l’esistenza di norme precise di tutela della privacy, ma ha altrettanto evidenziato che non esiste alcun divieto che possa frenare il capo del personale dall’usare il senso dell’olfatto nel tentativo di percepire eventuali abitudini del candidato. Quindi non spaventatevi se ad un colloquio di lavoro vedrete il vostro selezionatore intento ad annusarvi, starà solo raccogliendo dati sul vostro stile di vita, e pazienza se incautamente vi siete seduti accanto a una “ciminiera” prima dell’incontro. Vorrà dire che non era destino.

In altri stati, intanto, c’è chi non si pone di questi problemi e sta valutando finanche di introdurre le analisi del sangue per verificare il tasso di nicotina in circolo, come alla Investors Property Management che ormai già da tempo pone agli aspiranti candidati la domanda se fumano. Purtroppo questo sistema non sempre funziona e talvolta si finisce per essere presi in giro da qualcuno che riesce a farla franca. Finché, ovviamente,  un buco lasciato da una sigaretta nella tappezzeria non ne sveli i vizi, ed allora la sua sorte sarà segnata. Dal 2005, infatti, è prevista tolleranza zero e sarà molto dura riuscire a sfuggire ai radar in azione per controllare la morigeratezza dei dipendenti: quella al fumo è una battaglia senza frontiere che ammette l’utilizzo di qualsiasi mezzo.

Paolo Carotenuto - FORCES CAMPANIA
www.legnostorto.com


Vite extra-large - Dire che in Italia ci sono diciotto milioni di obesi -­ una persona su tre - è una buffonata che basta uscire in strada per verificare. Questo genere di allarmismo definisce obeso chi è in sovrappeso ed è appannaggio di quella parte governativa che vorrebbe razionare le porzioni dei ristoranti e vietare gli spot televisivi ritenuti distorcenti, prospettando con ciò uno Stato-madre di cui già parlammo. Per fortuna il governo si sta muovendo in maniera anche più seria ­opinione di chi scrive ­ occupandosi anzitutto degli obesi veri, malati autentici che non sono diciotto ma non meno di sei milioni: e sono tanti. E' gente che in strada non la vedi perché è chiusa in casa, che spesso non può sedere sulla poltrona di un treno o di un aereo, che fatica a trovare accoglienza in ospedali che non hanno barelle e letti su misura, e non hanno tavoli operatori che reggano più di 150 chili, gli obesi insomma sono coloro che si muovono a fatica in un mondo che paradossalmente è più a misura di sedie a rotelle che non di volumi extra-large. C'è da adeguare le città anche a loro, da modificare gli standard di progettazione, da attrezzare arredi e attrezzature dei reparti, da inserire l'igiene alimentare nei programmi scolastici: e ciò si propone di fare un recente disegno di legge. Dopodichè, a piacere, si potrà discutere degli spot delle merendine e magari delle dimensioni del mio piatto.  - Filippo Facci - Il Giornale


Alluminio e parabeni sotto accusa - Ricerche "scientifiche": l'alluminio fa male. Anzi no, ma meglio non abusarne... - Qualcuno forse ricorda la email che girava qualche anno fa con l'avvertenza "la causa principale del cancro al seno sono gli antitraspiranti". Sul banco degli imputati l'alluminio, la sostanza attiva che si trova nei deodoranti antitraspiranti. Si sosteneva che l'alluminio chiude i pori e costringe le tossine ad accumularsi nella zona ascellare con effetti, a lungo andare, degeneranti. In concentrazioni significative, l'alluminio è una sostanza tossica se inalata, ma non ci sono stati finora studi scientifici in grado di dimostrare che ci sia una relazione tra l'uso di antitraspiranti e il rischio di cancro al seno. Un altro componente dei deodoranti è stato portato sul banco degli imputati: i parabeni, conservanti molto utilizzati dall'industria cosmetica. A lanciare l'allarme un recente studio inglese (solo preliminare), che riporta il ritrovamento di tracce di parabeni in tessuti tumorali presi da donne con il cancro al seno.

Anche questo studio è stato messo in discussione da altri scienziati, perché non è in grado di dimostrare alcun nesso causale tra deodoranti che contengono parabeni e cancro al seno. L'allarme è rientrato. Nonostante ciò, il nostro consiglio è sempre di non eccedere: è meglio non abusare di deodoranti, come di tutti i prodotti che contengono sostanze chimiche estranee al nostro corpo.
Allo stesso tempo spetta all'industria cosmetica investire nella ricerca per trovare alternative sempre meno aggressive e sempre più rispettose dei meccanismi naturali del nostro corpo.


La salubrità dell'aria - GWN ­ Mentre scriviamo si fa un gran baccano su come migliorare la qualità dell'aria, si prendono provvedimenti drastici che vietano la totale circolazione delle automobili, quasi in tutta Italia, salvo poi affermare che non serve a nulla.

Se Kafka fosse vissuto oggi, forse, sarebbe rimasto colpito dai nostri politici e burocrati che vanno di gran lunga oltre la sua fervida immaginazione. Molti ambientalisti auspicano un ritorno ai bei tempi andati. I "bei tempi andati" ce li descrive il poeta Parini nella sua ode La salubrità dell'aria in occasione di un'accademia dei Trasformati dedicata all'aria. La salubrità dell'aria (1759) auspica provvedimenti che diano alla città una atmosfera più igienica. Parini esprime una esigenza di migliorie pratiche.

Né qui giaccion paludi / che da l'impuro letto / mandino a i capi ignudi / nuvol di morbi infetto: / e il meriggio a' bei colli / asciuga i dorsi molli. / Péra colui che primo / a le triste oziose / acque e al fetido limo / la mia cittade espose; / e per lucro ebbe a vile / la salute civile. / Certo colui del fiume / di stige ora si impaccia / tra l'orribil bitume, / onde alzando la faccia / bestemmia il fango e l'acque / che radunar gli piacque. / Mira dipinti in viso / di mortali pallori / entro al malnato riso / i languenti cultori; / e trema, o cittadino, / che a te il soffri vicino.

Ben larga ancor Natura / fu alla città superba / di cielo e d'aria pura: / ma chi i bei doni or serba / fra il lusso e l'avarizia / e la stolta pigrizia? / Ahi non bastò che intorno / putridi stagni avesse; / anzi a turbarne il giorno / sotto alle mura stesse / trasse gli scellerati / rivi a marcir su i prati. / E la comun salute / sacrificossi al pasto / d' ambiziose mute / che poi con crudo fasto / calchin per l'ampie strade / il popolo che cade. / A voi il timo e il croco / e la menta selvaggia / l'aere per ogni loco / de' varii atomi irraggia, / che con soavi e cari / sensi pungon le nari. / Ma al piè de gran palagi / là il fumo alto fermenta; / e di sali malvagi / ammorba l'aria lenta, / che a stagnar si rimase / tra le sublimi case. / Quivi i lari plebei / da le spregiate crete / d'umor fracidi e rei / versan fonti indiscrete, / onde il vapor s'aggira, / e col fiato s'inspira. / Spenti animai, ridotti / per le frequenti vie, / de gli aliti corrotti / empion l'estivo die: / spettacolo deforme / del cittadin sull'orme! / Né a pena cadde il sole / che vaganti latrine con / spalancate gole lustran / ogni confine de la città, / che desta beve l'aura molesta. / Gridan le leggi, è vero; / e Temi bieco guata: / ma sol di sé pensiero / ha l'inerzia privata. / Stolto! e mirar non vuoi / ne' comun danni i tuoi? / Ma dove ahi! corro e vago / lontano da le belle / colline e dal bel lago / e da le villanelle, / a cui sì vivo e schietto / aere ondeggiar fa il petto? / Va per negletta via / ognor l'util cercando / la calda fantasia, / che sol felice è quando / l'utile unir può al vanto / di lusinghevol canto.

Ma allora la qualità dell'aria non era tanto buona nemmeno ai "bei tempi andati" del Parini, a quanto pare. Una domanda alle autorità competenti è d'obbligo: ma in ambienti scientifici, che studiano questi fenomeni, lo studio della storia per fare dei riscontri con la situazione odierna, è preso in considerazione? Del 1765 sono altre due odi di ispirazione sociale: L'innesto del vaiuolo in cui sostiene la necessità di divulgare l'uso della vaccinazione, e Il bisogno sull'abolizione della tortura, e che individua nella povertà l'origine della criminalità.


Nuova Ecologia, vecchia eugenetica - GWN ­ Zoologo di fama, già rettore dell'Università di Bologna, studioso dell'avicoltura, è stato commemorato all'Accademia dei Lincei. L'Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina di Ozzano dell'Emilia porta il suo nome. Il presidente onorario del WWF Fulco Pratesi se ne vanta come di un nume tutelare, definendolo "l'antesignano di ogni organizzazione della natura nel nostro paese", e Roberto Duria, l'animalista radicale dell'Animal Liberation Front, scrive di lui che è stato "il più grande zoologo dell'epoca". Il suo nome è Alessandro Ghigi (1875-1970) e le cronache del suo tempo lo descrivono come uno scienziato di grande valore. Un padre, insomma, dell'ambientalismo contemporaneo, almeno di quel certo ambientalismo oltranzista e - sia consentito precisarlo ­ tutt'altro che antropocentrico, il quale impazza in Italia come altrove fra richiami mitologici a Gaia e rissosi blocchi alle centrali nucleari, alla caccia, agl'impianti di smaltimento dei rifiuti. Pochi sanno però che Ghigi è stato un razzista caparbio, vicepresidente della Società Italiana di Genetica ed Eugenica (SIGE), che ha partecipato ai congressi internazionali delle società eugenetiche, che ha scritto libri disprezzando i neri e altre razze, che ha firmato il Manifesto della Razza del 1938 con cui ebbe inizio la discriminazione contro gli ebrei nel nostro paese.

Basta scavare un po' dietro la facciata rispettabile di Ghigi per trovare notizie inquietanti, ma rimosse dalle biografie ufficiali. Nel suo libro Problemi biologici della razza e del meticciato (Zanichelli, Bologna 1939), Ghigi descrive il tema della degenerazione causata dall'incrocio con razze nere che sarebbero "evolutivamente inferiori e geneticamente incompatibili".

Per quanto riguarda gli ebrei, nel libro di Giorgio Israel e Pietro Nastasi Scienza e razza nell'Italia fascista (il Mulino, Bologna 1998) si ricorda che due fautori della politica razziale mussoliniana come Guido Landra e Nicola Pende parlano di Alessandro Ghigi come di "uno dei razzisti più estremi". Ghigi era un seguace delle teorie di Thomas Robert Malthus (1766-1834), che vedeva nella crescita della popolazione una minaccia alla natura. Coerentemente con il pensiero darwinista secondo cui in natura sopravvive il più forte, Ghigi aveva abbracciato l'idea eugenetica più radicale, quella di stampo anglosassone e teutonico, secondo cui bisogna applicare una selezione delle razze per moltiplicare i forti e eliminare i deboli. Già presidente dell'Associazione pro Montibus et Silvis dal 1906 al 1914, nel 1948 Ghigi fondò l'Unione Bolognese Naturalisti. Nel 1959, assieme ad altre associazioni di settore (Pro Natura Torino, Società Emiliana Pro Montibus et Silvis, Unione Bolognese Naturalisti, Comitato Provinciale per la Protezione della Natura di Genova, Società Naturalisti Veronesi, Comitato per la Protezione della Flora e della Fauna del Carso), Ghigi diede vita alla Federazione Nazionale Pro Natura, considerata a ragione la più antica associazione ambientalista italiana, madre dei movimenti ecologisti nazionali, erede diretta del primo Movimento Italiano per la Protezione della Natura.

Fu proprio la Federazione Nazionale Pro Natura (FNPN) a scrivere il Documento programmatico, nato nel 1973 come "Carta di Forlì", poi aggiornato nel 1981. Si tratta di un documento in cui si precisano tutti i fondamenti di quello che negli ultimi trent'anni è stato il programma delle associazioni ambientaliste. È scritto nella "Carta di Forlì": "Lo spazio del pianeta terra è limitato. Le risorse naturali ed energetiche sono limitate. L'attuale densità ed espansione di popolazione è, sia a livello mondiale, sia in Italia, tale da provocare un eccessivo danno all'ambiente e alle risorse, danno che verrebbe aggravato se, come è auspicabile, migliorassero le condizioni di vita di tutta l'umanità. Ogni ulteriore incremento demografico provocherebbe un aggravarsi della situazione presente, già critica". Quindi, per la FNPN, un aumento dei livelli di vita è da evitare perché danneggia la natura. Nel piano d'azione, la "Carta di Forlì" si oppone agli sviluppi scientifici e tecnologici perché "subordinati" al profitto economico e per quanto riguarda la crescita demografica dice testualmente: "Occorre giungere ad una stabilizzazione del livello della popolazione e, in un secondo tempo, ad una progressiva riduzione, date le condizioni di massiccia antropizzazione e l'alto consumo di risorse tipiche di un paese industriale come l'Italia. Questo è ottenibile organizzando una vasta campagna di pianificazione familiare...". Oggi si sa bene quanto false e irreali fossero le previsioni sulla crescita della popolazione, e quanto il crollo della fertilità, che nel nostro paese è stato verticale, stia creando problemi gravissimi in merito al sistema pensionistico, alla mancanza di dinamicità del sistema economico, al pessimismo diffuso nelle famiglie e all'ambiente giacché la mancanza di persone soprattutto nei paesi montani riduce di molto il controllo e la cura idrogeologica.

L'ideologia malthusiana - specie nell'uso rozzo, contundente e massimalistico che ne hanno fatto politici e attivisti dell'ecologismo - è di fatto uno dei versanti più perniciosi dell'ideologia ambientalista, quella stessa ideologia da cui peraltro, attraverso Charles Darwin, Herbert Spencer e Francis Galton, si arriva all'uomo indicato come "cancro del pianeta", nonché alla proclamazione dell'eugenetica e alle aberrazioni di tipo razzista. Casi, questi, non episodici, non marginali e non immotivati. Anzi, da questo punto di vista, percorsi ideologici come quello di Alessandro Ghigi non stupiscono affatto poiché sono comuni anche negli ambientalismi statunitense, britannico e tedesco. È proprio dalle società eugenetiche, infatti, che nasce quell'ideologia oggi conosciuta come ambientalismo. Se si approfondiscono le storie di personaggi come Gifford Pinchot, Charles Davenport, Madison Grant, Henry Fairfield Osborn, Ernst Haeckel e Julian Huxley, a tutt'oggi indicati come i padri fondatori del movimento ambientalista a livello internazionale, si scopre che si tratta delle biografie di dirigenti di società eugenetiche, razzisti e antisemiti. Affascinati dalle ideologie del superuomo, costoro coniugavano le politiche di selezione delle nascite e la sterilizzazione delle razze ritenute inferiori con l'amore verso parchi a uso e consumo delle classi privilegiate, una difesa "religiosa" di alberi e animali, e un'ammirazione romantica per la natura selvaggia.

Lo zoologo darwinista Ernst Haeckel (1834-1919), che i manuali indicano come l'iniziatore dell'ecologia (fu anche l'inventore di quel neologismo), scrisse ben prima di Adolf Hitler che la classe "indogermanica" era superiore ai popoli "amosemitici" e quindi destinata a "trionfare sulle altre razze nella lotta per la sopravvivenza" nonché a "stendere le reti del suo dominio su tutto il mondo". Haeckel suggerì un modello spartano per selezionare la razza, sopprimendo ammalati e invalidi. Charles Davenport (1866-1944), noto per essere il fondatore del movimento eugenetico statunitense, anch'egli razzista e antisemita, è descritto dall'Enciclopedia del Novecento Treccani come "uno dei fondatori dell'ecologia tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo". Madison Grant (1835-1937), fondatore della New York Zoological Society, presidente dello zoo di New York, membro del consiglio di amministrazione di molte associazioni conservazioniste tra cui la Lega della Foresta Rossa di San Francisco, è l'autore di libri scopertamente razzisti come The Passing of the Great Race, grandemente apprezzato e lodato pubblicamente da Hitler e dalla dirigenza del Partito Nazionalsocialista tedesco.

Davenport, Grant ed Henry Fairfield Osborn sono i fondatori della Società Eugenetica Statunitense e anche del Circolo Boone and Crockett Club, ricordato come la prima associazione conservazionista degli Stati Uniti, laddove per "conservazionismo" s'intende un¹ideologia ostile a qualsiasi intervento umano che modifichi la natura. Il britannico sir Julian Sorell Huxley (1825-1895), fondatore del WWF, è stato presidente della Società Eugenetica Britannica, dirigente di associazioni per il libero aborto e per la legalizzazione dell'eutanasia. Per molti decenni, la storia e gl'intenti della società eugenetiche e delle loro ramificazioni ecologiste sono rimasti nascosti. Ma sembra arrivato il momento di cominciare a riflettere su quanto una pseudoscienza come l'eugenetica razzista possa essere stata inumana e criminale. Michael Crichton, nell'appendice del suo ultimo libro The State of Fear, uscito a metà dicembre negli Stati Uniti, scrive di un filo diretto che lega le teorie eugenetiche degli anni Venti e Trenta con la teoria del "riscaldamento globale" dei nostri giorni. Entrambe razziste, avversano lo sviluppo e il progresso delle popolazioni povere.


 
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