LE NEWS
Aggiornamento 29 Luglio 2004
La mamma come
la droga (da La Sicilia del 26/06/2004 ) - Roma.
Il sodalizio madre-neonato, che assicura al piccolo una fonte di
nutrimento e di protezione dall'ambiente fisico, si instaura sotto
l'effetto di «droghe» naturali (endorfine) messe in circolo nel
cervello del piccolo.
I risultati della ricerca sui topi, che porta la firma italiana,
sono apparsi sull'ultimo numero della prestigiosa rivista
scientifica «Science» e potrebbero avere ricadute sullo studio di
malattie come l'autismo ma anche di ansia, depressione, insicurezza
e disturbi dell'alimentazione.
Il legame madre-figlio, ha spiegato in un intervento Francesca
D'Amato dell'Istituto di Neuroscienze, Psicobiologia e
Psicofarmacologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di
Roma, dipende dai circuiti cerebrali del piacere, del dolore e delle
tossicodipendenze, ossia dal «sistema degli oppioidi» dove sono
prodotte e agiscono le endorfine. Il circuito è situato in una
regione profonda del cervello, legata a funzioni primitive, ed ha
diramazioni nella corteccia.
Poichè anomalie dell'attaccamento madre-figlio potrebbero essere
condizionanti in età adulta, i risultati dei ricercatori del CNR
avranno risvolti importanti nella comprensione dell'autismo e di
patologie dello sviluppo che riguardano il comportamento sociale e
la formazione di legami affettivi. Inoltre i topolini, creati nei
laboratori francesi del CNRS/INSERM di Illkirch con modifiche
genetiche scelte ad hoc per questo studio, potrebbero servire in
futuro come modello animale di queste patologie, almeno se
successivi studi sui topi adulti confermassero l'effetto deleterio a
lungo termine dei deficit di attaccamento neonatale.
Per scoprire i meccanismi alla base dell'attaccamento dei cuccioli
alla mamma i ricercatori hanno studiato la «famiglia» francese di
topolini privi dei geni per i recettori delle endorfine nel sistema
degli oppiodi.
I suoi circuiti gestiscono sensazioni di piacere o dolore come
effetto di stimoli esterni e sono implicati nelle tossicodipendenze,
perchè droghe come la morfina si legano ai recettori delle
endorfine. Essi in pratica, generando piacevolezza, ricompensano
l'individuo dei comportamenti da lui attuati per adattarsi
all'ambiente.
Nei topolini mutanti le endorfine non hanno effetto perchè non ci
sono i recettori quindi gli animali non possono trarre sensazioni
piacevoli da stimoli tattili e olfattivi, anche quando questi
stimoli sono le «coccole» materne.
L'impossibilità di associare le sollecitazioni materne al piacere,
secondo gli scienziati, non permette loro di capire la convenienza
dell'attaccarsi alla madre e questa gli rimane indifferente. Ecco
perchè questi cuccioli, allontanati dalla mamma, non «piangono» e
non la cercano mentre i cuccioli normali sono inconsolabili a meno
che gli scienziati non somministrino loro morfina.
Per dimostrare ulteriormente che i circuiti del piacere sono alla
base del legame madre-figlio i ricercatori hanno posto i cuccioli
mutanti in varie gabbie: nel loro nido, dove potevano sentire
l'odore materno, in quello di altre cucciolate dove c'era un odore
estraneo, infine in gabbie con odore di pulito. I cuccioli «orfani
d'affetto» non mostrano particolari reazioni all'odore materno, a
differenza dei cuccioli normali.
Adesso rimane da capire quant'è ampio il periodo finestra per
suggellare il vincolo, sostiene D'Amato. Esso potrebbe estendersi
dalla nascita dell'individuo ai primi mesi di vita ma forse inizia
anche prima del parto, già nell'utero materno.
Il prossimo obiettivo dei ricercatori, inoltre, è vedere se i
topolini privi del vincolo affettivo diventino adulti con anomalie
dei comportamenti sociali. Ma al momento le ricerche sono ferme per
carenza di fondi, denuncia D'Amato.
Aggiornamento 12 Luglio 2004
L’obesità
è solo un’isteria culturale -
La tesi
controcorrente dell’avvocato americano Paul Campos -
Il grasso e l’obesità sono alcune tra le più
grande ossessioni del nostro tempo. Il bombardamento mediatico che
impone lo stile di vita dell’apparenza è ormai entrato nel nostro Dna,
come anche gli appelli delle organizzazioni sanitarie e di medici che
vanno ripetendo da almeno due decenni previsioni devastanti circa la
minaccia per la salute costituita dal “grasso”.
“Creare problemi ed emergenze” è la più
grande fonte di guadagno dei tempi moderni, una delle principali leve
che muove intere economie e che paradossalmente consente la crescita del
prodotto interno lordo di quasi tutti i Paesi occidentali. Seguendo
questa logica, l’Oms nello scorso maggio, ha stabilito una «global
strategy» per limitare le conseguenze dell’inarrestabile crescita
dell’obesità tra i cittadini: si ritiene che oltre un miliardo di
persone al mondo siano oggi in sovrappeso, oltre 300 milioni gli obesi;
negli USA, la rivista Science, rincara la dose indicando in due terzi
gli adulti in sovrappeso negli Stati Uniti, mentre in Europa la
situazione non è migliore giacché negli ultimi dieci anni sono cresciute
del 30% le persone sovrappeso. Per non parlare, poi, del poco roseo
scenario della crescente obesità infantile.
Quando si leggono simili dati sembra di
essere dinanzi ad una imminente catastrofe. Un’epidemia, quella del
grasso, che appare più letale e contagiosa dei peggiori virus di cui
l’uomo è a conoscenza e che va combattuta con ogni mezzo. Si giustifica
in questo modo l’ossessiva ondata di messaggi che vorrebbero imporre,
anziché proporre, un regime alimentare più accorto. Così i governi ed i
ministeri della Salute si muovono nel mondo, imboccati dalle principali
organizzazioni che sul “dimagrimento” della popolazione fondano il
proprio business, per scongiurare un ulteriore deterioramento dello
stato delle cose. Negli USA si sono già visti i primi effetti di questa
politica, con il divieto “di merendina” in alcune scuole americane o con
l’estromissione dei distributori automatici di bevande ad alto contenuto
zuccherino dalle università di alcuni stati, mentre nel nostro Paese
siamo ancora ad una fase embrionale e farsesca nell’affrontare il
problema, con la famosa proposta del ministro Sirchia di istituire il
bollino blu da assegnare a tutti quei ristoranti che offrono porzioni
dimezzate. Una trovata veramente “geniale” per chi opera nel campo della
ristorazione.
Ma uno degli aspetti che viene spesso
ignorato nei dibattiti sul tema, proposti a senso unico ed in modo
discutibile, è la vera natura dei dati precedentemente citati. Spesso si
parla di incrementi stratosferici dell’obesità e delle persone che sono
da considerare in sovrappeso, ignorando che il raffronto dei dati
oggetto dell’analisi non sono omogenei e che i limiti entro cui una
persona può essere considerata nella norma o in sovrappeso, sono stati
spesso allegramente cambiati. Normale che dall’oggi al domani, senza che
nessuno veda cambiare di un solo grammo il proprio peso, ci si possa
trovare tra gli obesi, quando appena il giorno prima si era considerati
nella norma. Ma c’è di più. L’avvocato americano Paul Campos è l’autore
di un interessante libro, The Obesity Mith, che mette in discussione
molte delle certezze che oggi imperano nelle politiche
sull’alimentazione. Probabilmente alcune tesi possono risultare alquanto
discutibili, ma di sicuro offrono un nuovo angolo di osservazione del
fenomeno. Campos afferma che “l’obesità è un’esagerazione, un’isteria
culturale che si basa su una distorta interpretazione di dati
epidemiologici, e dietro cui si celano gli interessi economici di quanti
vendono diete e dell’industria farmaceutica che propone rimedi”. Per
sostenere le sue tesi, Campos cita i risultati di una ricerca
epidemiologica (le stesse che vengono proposte per accertare la stretta
correlazione tra fumo o grasso e malattie, ndr), la più vasta che si
ricordi dagli anni ’80, compiuta su due milioni di norvegesi. Questo
studio rivelò la più alta attesa di vita tra chi aveva un indice di
massa corporeo da
26 a
28, ovvero tra le persone in sovrappeso, e non tra chi lo aveva tra 18 e
20, ovvero tra gli “idealmente magri”. L’aspetto più singolare è che le
principali contestazioni mosse alle conclusioni di questa indagine sono
esattamente le stesse che da anni Forces ed altre organizzazioni
muovono, ritenendole scientificamente inattendibili, alla maggior parte
degli studi statistici che vorrebbero dimostrare l’alta incidenza del
fumo come causa di morte o di malattia della popolazione: non si fa
riferimento agli altri fattori di rischio derivanti dallo stile di vita
(in questo caso degli “idealmente magri”), come l’uso di sostanze
tossiche, alcoliche, stupefacenti, e così via. Insomma, la scoperta
dell’acqua calda: è scientificamente impossibile accertare l’incidenza
di una scorretta alimentazione sulla mortalità. Ma questo assunto
dovrebbe valere sempre.
Ma quella di Campos non è la sola voce fuori
dal coro. Lo scienziato americano, Jeffrey Friedman, scopritore del gene
della leptina, ormone rilasciato dalle cellule adipose, intervistato dal
New York Times, pur non negando l’emergenza obesità, ha richiamato tutti
ad una lettura più responsabile dei dati oggetto d’indagine, perché fino
ad oggi «si è fatta molta disinformazione, incoraggiando le persone a
credere che se sono grasse è tutta colpa loro». Per questo afferma che
«va fatta un’analisi corretta delle statistiche: dal
1991 a
oggi sono aumentati di peso quelli che erano già grassi, e sono passati
dal 23% al 31, con un incremento del 30%. Sono rimasti però invariati
coloro il cui peso era nella norma o erano magri».
Insomma, dietro il mito dell’obesità si
celano fattori ideologici, politici e ansietà culturali, abilmente
create da chi ha usato in questi anni l’arma della propaganda mediatica
e governativa per finalità che sono ben lontane dalla diffusione di una
cultura alimentare ponderata e dalla tutela della salute dei cittadini.
Paolo Carotenuto
www.legnostorto.com

Herbalife,
storie di erbe miracolose e stregonerie moderne
- Herbalife è ormai anche nel
nostro paese un’istituzione. Chi non ha ricevuto una telefonata di qualche
incaricato che invitava a provare i “favolosi” prodotti alle erbe che
avrebbero cambiato la vostra vita? Herbalife è la storia di un sogno:
uomini e donne magri, belli e felici. Herbalife è la storia di un grande
miracolo: quello di aver fatto divenire incredibilmente ricco il suo
fondatore, Mark Hughes. Herbalife prolifera dai lontani primi anni ’80 ed
ancora oggi continua ad essere consumato da migliaia di persone che
rinunciano al pasto tradizionale per ingurgitare una specie di frullato di
latte, vitamine e minerali nell’illusione di perdere peso.
Il successo di Herbalife non è nel prodotto innovativo, la cui efficacia è
pressoché nulla, ma nella sua rete di vendita. Una fitta ragnatela
costituita da consulenti che guidano oltre un milione di distributori,
divisi tra Asia, Europa ed America. In effetti Herbalife merita di
rientrare in quella schiera di aziende di successo, di scelte
imprenditoriali e politiche di marketing all’avanguardia da analizzare e
studiare. Perché dietro il successo di Herbalife vi è una cultura di
impresa fuori dagli schemi, delle soluzioni di grande efficacia che le
hanno consentito di divenire una delle maggiori aziende del mondo nel
mercato delle diete e degli integratori pur non distribuendo il prodotto
in un solo negozio. I prodotti Herbalife possono essere acquistati
soltanto da un rappresentante dell’azienda, seguendo il percorso tracciato
dal multilevel marketing, affermatosi nel nostro Paese solo nell’ultimo
decennio. In sostanza il guadagno non è legato solo all’attività di
vendita svolta, ma anche sul numero di persone che aderiscono alla
vendita: tutti i venditori sono infatti tenuti a versare una quota di
reclutamento per iniziare l’attività e non c’è possibilità di essere
rimborsati se si cambia idea. Ogni venditore diventa egli stesso
reclutatore, perché ogni persona da lui portata all’interno del sistema
distributivo, gli permette di incassare una percentuale su quanto queste
riescono a vendere. E’ questa l’essenza del multilevel marketing, che in
un linguaggio più diretto può essere tradotto nella definizione di catena
di Sant’Antonio. Nient’altro che questo.
In Italia si è fatto un gran parlare di un’altra impresa che ha fondato il
suo successo su questo sistema: la Tucker, vittima nel 2002 della
“curiosità” di Striscia la notizia, finita poi miseramente sotto i colpi
di indagini della magistratura e di un’offerta truffaldina. Ma la
scomparsa della Tucker non ha comportato la fine della pratica di questo
sistema: decine, forse centinaia, sono le imprese che operano in questo
modo e nella pagina degli annunci è facile imbattersi nelle promesse
mirabolanti di guadagni incredibili ottenibili con la creazione di una
propria rete di vendita e poco più. Uno degli aspetti più esilaranti di
queste imprese è rappresentato dai meeting organizzati per reclutare nuovi
partecipanti, nel corso dei quali si premiano i venditori più bravi. De
Giovanni, creatore di Millionaire e fondatore di Freedomland, riusciva a
riempire il Fila Forum di Assago a Milano, altri si limitano a riempire
sale di alberghi o residence. Ma ovunque vi troviate, la regola è
imbattersi in persone invasate, pronte a brindare per un soffio di vento o
per la vincita di un favoloso viaggio in Marocco del miglior venditore del
mese della catena. Lo stile è quello dei predicatori, l’euforia contagiosa
è una costante. E’ divenuta famosa la tecnica di un’azienda che offre
servizi assicurativi e che istruiva i suoi venditori a contattare i
potenziali clienti telefonando alle 6 del mattino e esordendo con
un’espressione piena di vitalità e con un sonoro “Buongiorno!”. La norma è
essere invitati ad andar per campi a raccogliere margherite, nella
migliore e più edulcorata delle ipotesi, ma è statisticamente provato che
almeno uno su dieci resta incollato al telefonato ed accetta un incontro
con l’incaricato per la proposta dell’offerta.
Follia? Forse, ma comunque si tratta di follia lucida e calcolata, protesa
al conseguimento di un risultato che nasconde la manipolazione
dell’interlocutore.
Tornando ai prodotti di Herbalife, questi promettono effetti dimagranti
straordinari e rapidissimi. In effetti l’assunzione di questi prodotti
permette di dimagrire nel breve periodo di quel paio di chili che chiunque
perderebbe con una qualsiasi dieta. Ma chi vuol dimagrire sul serio deve
sapere che è inutile inseguire scorciatoie: la dieta è un cambiamento del
proprio stile di vita, che deve essere graduale e duraturo, tale da
introdurre regole alimentari da seguire nel lungo periodo e correlate a
buone abitudini di vita, come la realizzazione di attività fisica
regolare. Al dimagrimento deve seguire poi una dieta di mantenimento per
non rischiare di riprendere in pochi giorni quanto si è perso dopo un
regime dietetico, breve o rapido che sia stato. Cose che i beveroni e gli
integratori Herbalife non possono garantire, come tutti i prodotti di
questo tipo. Nonostante ciò, domani migliaia di persone saranno contattate
da venditori di prodotti dimagranti e una buona parte di queste si farà
convincere da un’idea, da un sogno, che il prodotto che acquisteranno non
potrà regalargli.
Paolo Carotenuto
SEGNALAZIONI CULTURALI
Élites
anno 2004, n. 2 – Un modello creativo di cooperazione culturale e
sociale in Brasile
Élites l’ordine della diversità e
del molteplice - Rivista trimestrale - 2/2004 Ed. Rubbettino
E’ in libreria un numero speciale di élites,
dedicato per gran parte al SESC, un modello creativo di cooperazione
culturale e sociale brasiliano.
“Il SESC è un’originalissima rete di
associazione-cooperazione costituita da relazioni interpersonali di
socialità-convivialità, cultura, formazione, salute, assistenza non
statale”. E’ questa la definizione che Mauro Maldonato, direttore
editoriale della rivista élites, dà del SESC (Serviço Social do Comércio
– Servizio Sociale del Commercio/SESC) ed al quale è stato dedicato il
FOCUS del secondo numero della rivista trimestrale edita dalla
Rubbettino. Si tratta di un’istituzione ben radicata nella società
brasiliana, dall’origine e dal carattere prevalentemente privato
associativo ed animata da una capacità auto-organizzativa. Dalle
testimonianze riportate, emerge che il SESC “è una complessa, brillante
e ramificata realtà sociale e culturale che smentisce molte delle viete
rappresentazioni terzomondiste dell’America Latina”.
Il SESC è stato creato nel 1946, per
iniziativa degli imprenditori del commercio e dei servizi, che lo
mantengono e lo amministrano. In tutti gli stati della federazione
brasiliana, il SESC conta un Dipartimento regionale, che opera con ampia
autonomia amministrativa. I fondi che ne assicurano la sussistenza
provengono esclusivamente dal contributo obbligatorio dei datori di
lavoro, che consiste nell’1,5% del libro paga delle imprese del
commercio e dei servizi. Mantenere il SESC, pertanto, non costituisce
onere per lo Stato o per i lavoratori.
L’organizzazione ha per obiettivo
programmare ed eseguire iniziative che concorrano al benessere sociale,
al miglioramento della qualità della vita ed allo sviluppo culturale del
lavoratore del commercio e dei servizi, dei suoi dipendenti e della
comunità in generale. E’ compito del SESC operare per coltivare e
diffondere presso la collettività i valori di cittadinanza e di
partecipazione sociale. Il Dipartimento Regionale del SESC dello Stato
di San Paolo svolge programmi nei settori dell’alimentazione, sanità,
odontoiatria, sviluppo dell’infanzia, educazione ambientale, inclusione
digitale e lavoro sociale con la terza età.
Le sue iniziative vengono concretizzate
mediante una rete, costituita da trenta unità, di strutture distribuite
nella capitale e nell’interno dello stato. Tali unità ricevono,
complessivamente, circa un milione e duecentomila persone al mese.
Per Maldonato, si tratta di una realtà multicolore, appariscente,
dinamica, cordiale, ma capace di esprimere potenzialità autonome
individuali, associative e sociali, incomprese e misconosciute dal
sociologismo terzomondista europeo. In un mondo multipolare e
pluralista, l’esempio del SESC, si presenta con un volto proprio, nel
rifiuto di modelli unici di esportazione, capace di dare voce, invece,
alle realtà e ai bisogni di una grande varietà e diversità di
esperienze, di stili e di idee.
FOCUS – Un modello creativo di
cooperazione culturale e sociale in Brasile
Introduzione di Mauro Maldonato
Testimonianze di Gilberto Gil, William Dafoe,
Vanessa Redgrave, Pelè, Caetano Veloso, P. Evaristo Arns, Edgar Morin,
Luiz Inàcio Lula da Silva
Il SESC e il SESC di San Paolo di Danilo
Santos de Mirando
I programmi socio-educativi del SESC di
Estanislau da Silva Salles
Il SESC di San Paolo e le Arti di Ivan Paulo
Giannini
Sviluppo fisico e sportivo SESC Sào Paulo di
Maria Luiza Souza Dias
Un’architettura per il tempo libero di
Erivelto Busto Garcia
Il lavoro sociale con gli anziani del SESC
SP di Rui Marins de Godoy
ITINERARI DELL’ANIMA
“La forma del pineo combacia con la forma
del vuoto” di Andrea Sparaco
INTERVENTI
Lo scambio: un “miracolo” profano di Carlo
Lattieri
La saggia mano che scatenò la natura – La
dimensione morale della libertà economica in Pietro Verri di Giorgio
Bianco
Che cos’è il Neoconservatorismo di Llewellyn
H. Rockwell, jr.
Il monopolio della violenza. La strada verso
la guerra globale di Martin van Creveld
LETTURE a cura di Guglielmo Piombini
Paolo Grossi
Giorgio Bianco
PAGINE CHIAVE
Leo Strauss sui diritti naturali e il
liberalismo di Raimondo Cubeddu, Giovanni Giorgini e Flavia Monceri
Pagine scelte – di Leo Strauss
Élites
Anno II, n. 2 - L'ordine della diversità e del molteplice
Nelle migliori librerie o per posta, il nuovo numero del trimestrale
élites.
Se vuoi abbonarti ad élites, rivista trimestrale della casa editrice
Rubbettino, è sufficiente effettuare un versamento di 30 euro attraverso
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Aggiornamento 17 Giugno 2004
Nuovo smacco alle libertà del governo liberale:
La contestata legge sul web voluta dal ministro Urbani - Da
tempo ci raccontiamo della grossa occasione persa con questa Governo,
dell’illusione di poter vedere attuata una politica che fosse in qualche
modo vagamente ispirata a principi di matrice liberale. Così come con
Forza Italia si è dissolto il sogno di un partito liberale di massa, con
l’esecutivo è sempre più tangibile una politica votata
all’assistenzialismo e ad un capitalismo malato e distorto che ha permesso
a pochi soggetti privati di affermarsi, con il sostegno dello Stato
italiano e delle sue politiche economiche. Ma quel che più sconcerta è il
dover annoverare una lunga serie di provvedimenti che si sono susseguiti
in questi anni e indirizzati a limitare le libertà dei singoli entro
misure inaccettabili. L’ultima in ordine di tempo è stata la norma voluta
dal ministro Urbani che sembra voler imbavagliare la rete e le migliaia di
voci spontanee sorte con l’intento di comunicare e informare.
Lo scorso mese, infatti, oltre all’inasprimento delle sanzioni contro i
consumatori che scaricano in modo illegale file audiovisivi dalla rete per
uso personale (1.500 euro l’ammenda da pagare, oltre alla confisca degli
strumenti e del materiale, con la pubblicazione del provvedimento su un
giornale a diffusione nazionale e su un periodico specializzato), e che
meriterebbe già di per sé l’apertura di un dibattito serio teso a tutelare
il diritto d’autore, ma anche a non imbavagliare i navigatori, è stata
approvata anche una legge che apparentemente richiede il deposito legale
obbligatorio di una copia di tutti i siti web.
Inizialmente la proposta appariva così paradossale e improbabile che si è
diffusa in rete la leggenda che si trattasse di una delle tante bufale che
circolano e si diffondono a macchia d’olio con le tante catene di Sant’Antonio
spontanee che coinvolgono quotidianamente milioni di utenti. La legge in
realtà esiste ed è datata 15 aprile 2004: è la 106/2004, intitolata “Norme
relative al deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati
all’uso pubblico” e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 27
aprile 2004, in vigore dallo scorso 12 maggio.
La legge prevede un deposito obbligatorio, denominato “deposito legale”,
dei “documenti destinati all’uso pubblico e fruibili mediante la lettura,
l’ascolto e la visione, qualunque sia il loro processo tecnico di
produzione, di edizione o di diffusione”, allo scopo di costituire
l’archivio nazionale e regionale della produzione editoriale. Rientrano
nell'obbligo i documenti "prodotti totalmente o parzialmente in Italia,
offerti in vendita o altrimenti distribuiti e comunque non diffusi in
ambito esclusivamente privato". Sono inclusi anche i documenti pubblicati
su Internet, e in particolare "documenti diffusi su supporto informatico"
e "documenti diffusi tramite rete informatica".
A questo punto è lecito provare a comprendere qualcosa di più del freddo
dettato legislativo. Cosa si intende per documenti, visto che con questo
termine si può considerare tutto e il contrario di tutto. Un sito web è
costituito di documenti, essendo composto da pagine, testo e immagini,
così come un libro. E la legge cita esplicitamente che fra i soggetti
obbligati ci sono anche "l'editore o comunque il responsabile della
pubblicazione, sia persona fisica che giuridica" e "il produttore o il
distributore di documenti non librari o di prodotti editoriali similari".
Insomma pare di capire che “tutti” gli autori di siti web debbano
depositare copia dei propri siti, compresi i siti amatoriali che
contengono semplicemente testi personali, blog e foto personali.
Che la legge sia inapplicabile e che molto probabilmente sarà destinata a
naufragare, visto che l’articolo 5 prevede un regolamento attuativo, da
emanare "entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente
legge", che verrà redatto dopo aver consultato "le associazioni di
categoria interessate", e che difficilmente troverà la luce, disinnescando
la legge stessa, è un dato di fatto, ma è importante sottolineare
criticamente quanti si siano prodigati per realizzare una norma così
astrusa ed enigmatica lasciando intendere dilettantismo e superficialità
nell’affrontare un tema tanto complesso quale è internet. Immaginate
milioni di utenti rispettosi delle leggi dello Stato, protesi ad inviare
copie dei propri siti, e successivamente gli aggiornamenti dello stesso,
inondando le centrali di raccolta dei materiali. Un caos. E immaginate
anche la determinazione delle sanzioni per chi, autore di un blog
personale, dovesse contravvenire al rispetto della legge, obbligato a
pagare una sanzione che è, seguendo quanto indicato dall’articolo 7, pari
al “valore commerciale del documento, aumentato da tre a quindici volte”.
Un sito che difficilmente ha un valore commerciale quantificabile e che è
praticamente nullo.
Insomma, siamo dinanzi ad una lunga serie di paradossali norme che non
fanno altro che contribuire a generare ulteriore confusione, trasmettendo
solo un atteggiamento intimidatorio verso quanti hanno scelto questo
strumento per comunicare e interagire con il prossimo nella grossa piazza
virtuale che è internet. Noi siamo tra questi, ci auguriamo che un domani
la nostra piccola e libera voce non debba fare i conti con l’ignoranza e
la stupidità di una simile norma. Nel frattempo siamo rinfrancati
nell’apprendere che numerosi esponenti della maggioranza si sono
immediatamente mossi per preannunciare prossimi e sostanziali cambiamenti
alla legge da parte dell’esecutivo stesso. A noi non resta che aspettare e
“vigilare”. - Paolo Carotenuto