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LE NEWS
Aggiornamento 14 Maggio
LOGICA
PERVERSA: E’ DIFFICILE RICONOSCERE I DIRITTI DEI FUMATORI? ALLORA VIETIAMO
IL FUMO A TUTTI
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(I commenti di
Paolo Carotenuto a questo articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno
di domenica 20 aprile 2003 sono evidenziati in rosso e azzurro).
14 Maggio -
Non c’è spazio
per i fumatori
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La nuova legge
sul fumo, il cui regolamento di attuazione è stato approvato, potrebbe
rivoluzionare le abitudini dei napoletani che frequentano i ristoranti.
Entro un anno i titolari dei locali dovranno adeguarsi: destinare apposite
aree chiuse ai fumatori
(stile ghetti?)
che
dovranno essere dotate di aspiratori. Nel caso in cui non ci fosse lo spazio
per ricavarle, il fumo dovrebbe essere bandito del tutto. Ma c’è chi ritiene
che questa soluzione sia comunque la migliore
(e certo, un bel divieto totale e si taglia la testa al toro):
Antonio Pace, presidente della Fipe, la federazione dei pubblici esercizi, e
se ne fa portavoce: «La nuova legge – spiega – provocherà problemi a non
finire ai ristoratori. Adeguare i locali alla normativa sarà complicatissimo
e dispendioso. Meglio, allora, vietare del tutto il fumo: sono sicuro che i
patiti della sigaretta si abitueranno presto»
(discorso chiaro e ineccepibile: visto che
non tutti i ristoratori potranno adeguarsi alle normative, e visto che ci
sarà un concorrente pronto ad adeguarsi con suo svantaggio, sto fumo
vietiamolo proprio del tutto e non se ne parli più!).
Non è solo un
fatto di ampiezza dei locali: «La gastronomia è fatta di profumi oltre che
di sapori – sottolinea Pace, che è anche il titolare di «Ciro a Santa
Brigida». In una sala dove si fuma i profumi delle pietanze scompaiono. E di
questo si rendono conto gli stessi clienti: ho sperimentato che, nei locali
in cui si può scegliere, anche i fumatori optano per la sala non fumatori»
(è
evidente che costui non conosce la storia di successo di un ristoratore
italiano di New York che per fronteggiare il divieto di fumo assoluto si è
inventato dei piatti richiestissimi cucinati con foglie di tabacco).
A Napoli pochi locali si sono già adeguati alla nuova normativa,
molti hanno fatto capire di non poterlo fare per le dimensioni ridotte delle
sale, altri sono in attesa di una improbabile deroga in stile classico
italiano. Nella speranza che il problema possa essere rinviato. Ma a non
essere rinviato è il problema della persecuzione dei fumatori e della
limitazione delle libertà degli individui anche solo quando vogliono passare
qualche ora in un locale per rilassarsi.
TERRORISMO:
LA CANNABIS PROVOCA 30.000 MORTI IN GB
- 14 Maggio -
È
interessante come certe forze politiche che si definiscono
“antiproibizioniste” (leggi: cannabis legale) non vogliono
toccare il tema del fumo per paura di essere troppo “politicamente
scorrette”. Anzi, non solo alcuni di loro sono persino antifumo (!), ma
addirittura usano la scienza rottame e le statistiche fraudolente su
fumo attivo e passivo per far vedere che la cannabis è “meglio” del
tabacco, sperando così di ottenere accettazione sociale portando avanti
solo l’aspetto “terapeutico”. Non funziona. Come tutte le agende
politiche con paraocchi, essi mancano clamorosamente il bersaglio
– che non è l’accettazione/legalizzazione di questa o quella sostanza
in particolare, ma la corruzione istituzionale che usa scienza
rottame come giustificazione del proibizionismo su ogni fronte in
nome del
medievale principio di precauzione. È chiaro che il fumo di cannabis
è assai più forte di quello di tabacco; è quindi logico che esista una
quantità assai più concentrata di sostanze tossiche nel suo fumo; ne
risulta che, come per il tabacco, il rischio aumenta in proporzione
diretta alla dose – ma questo non è il punto, vero? Il fatto è che i
30.000 morti inglesi “da cannabis” (o i 90.000 italiani “da tabacco”)
non sono assolutamente dimostrabili (quindi non sono dimostrabili
i "costi sociali"). Essi sono solo una cifra campata in aria e
continuamente gonfiata – una vera truffa statistica
con alla base ipotesi mai dimostrate scientificamente – che viene usata
dalle istituzioni per spaventarci e controllare il nostro comportamento
tramite disinformazione e intimidazione del dissenso. E queste sono le
istituzioni che dovrebbero godere della nostra fiducia!
Il problema
dunque non è se la cannabis sia “meglio” del tabacco, che a sua volta sia
“meglio” dell’alcol e così via. I problemi sono il proibizionismo come
modo di governare, la promozione della "tolleranza zero" da parte dei
mass-media, e la profonda corruzione intellettuale della “salute
pubblica”, che usa camici bianchi per venderci sistematicamente
informazione falsa e/o tendenziosa, destabilizzare la coesione sociale a
scopo di maggiore controllo, avanzare i piani commerciali delle
multinazionali farmaceutiche, ed accentrare sempre più potere politico
nelle sue mani. Pensateci su, cari amici “antiproibizionisti”, la
prossima volta che vi accendete uno spinello.
Una
sigaretta per Billè
- 14 Maggio - Vendita Eti/ Confcommercio scende in campo -
Potrebbe essere la Confcommercio il partner di British american Tobacco
nella corsa alla privatizzazione dell'Eti. Sotto la regia di Ubm-Unicredito,
la confederazione presieduta da Sergio Billè è infatti molto vicina alla
conclusione della trattativa con la Bat, colosso inglese che in Italia è
guidato da Francesco Valli. Bat, dopo aver presentato l'offerta più alta
nella prima fase dell'asta, non è più in partnership con Swedish Match, che
è uscita di scena. Gli altri in gara sono Imprenditori associati (Luca di
Montezemolo e Diego Della Valle), Aurelia (gruppo Gavio) e la spagnola
Altadis.
Aggiornamento 5 Maggio
QUEL
PERICOLO CHIAMATO PROIBIZIONISMO
- Di Paolo Carotenuto - 5 Maggio - L’annuncio di Fini
sul piano del Governo contro le droghe: scomparirà la tolleranza per uso
personale. Negli
ultimi mesi in televisione si è visto un proliferare di messaggi di stampo
“terroristico” (nel senso che vogliono ingenerare ansia e terrore negli
spettatori) lanciati a tutto campo sulla lotta al fumo e su tutto quanto
riguardi la nostra salute. Le ragioni alla base di questi messaggi sono
ovviamente la necessità di trasmettere ai cittadini informazioni volte a
evidenziare la pericolosità derivante dall’assunzione di certi alimenti o
prodotti. Gli strumenti e i modi che si sono scelti ci lasciano tuttavia
interdetti e preoccupati per una nascente volontà di “imposizione” dei
comportamenti. Non mangiare, non bere, non fumare, non rientrano più nella
sfera delle libere ed autonome scelte individuali, ma si propongono come
imposizione da parte dello stato salutista che vuole il “benessere” dei
propri “figli”. (continua
all'interno)
L’ULTIMA
SIGARETTA A MANHATTAN,
di Sandro Viola, ovvero: LAUDATOR TEMPORIS ACTI
– 5 Maggio - Questo bellissimo articolo di Sandro Viola è
un’ottima rappresentazione di un modo di pensare e di percepire da cui
profondamente dissentiamo, e da cui dovrebbero dissentire tutti anche
coloro che hanno a cuore la libertà. La dolciastra, nostalgica
considerazione di un tempo “passato” (quello delle libertà personali,
inclusa quella di fumare in pubblico), che è finito per sempre
solo perché una legge fascista è entrata in vigore; leggiamo di gente
che piange, e singhiozza, degli “ultimi giorni di Pompei”,
e di un’atmosfera che “… sempre più ricorderemo come il
meglio, un paradiso perduto nelle società proibizioniste in cui
vivremo,” e così via. Il proibizionismo sul fumo -- e
altrimenti -- è ritratto come qualcosa di tanto sgradevole quanto
ineluttabile – come un’evoluzione “darwiniana” da cui non ci
può essere ritorno, perché “è fatta” -- e a cui bisogna adattarsi,
e obbedire: l’infallibile ricetta del vero perdente.
Ma
forse Sandro Viola vuole solo provocare i lettori; o forse, la sua la
rassegnazione è proprio per facilitare l’accettazione del totalitarismo;
non lo sappiamo.
Ma la realtà, se si ha il coraggio di guardarla in faccia, è ben
diversa. Il proibizionismo si può capovolgere, ed ogni legge
può essere cambiata. Basta volerlo, e agire di conseguenza.
Le leggi antifumo in particolare sono basate su una
vera e propria
truffa scientifica, concepita da delinquenti e portata avanti
da totalitari che fanno leva sull’isterismo dei tempi e
sull’ignoranza del popolo circa la scienza vera; da manipolatori che
contano sul fatto che la gente non vada ad investigare come è stata
truffata, e che contano anche sul fatto che gli intolleranti (ogni
giorno istigati da campagne disinformatiche di odio
istituzionalizzato dallo stato stesso) sostengano i “truffatori bianchi”
anche se la loro truffa è smascherata – semplicemente perché viene loro
comodo che il fumatore non possa più espletare il suo diritto in
pubblico. La realtà è che la proibizione sull’alcol fu sconfitta,
e che quella sul fumo e su mille altri stili di vita può anche essere
ugualmente sconfitta con la forza economica e politica. Infatti, più il
cancro proibizionista fa metastasi, più il costo della repressione
diventa alto per la comunità – fino a che si raggiunge il punto di
rottura. Ne deriva che una lotta non è persa quando una legge
ingiusta e truffaldina viene votata e implementata – anche se dalla
cosiddetta maggioranza. Ce lo hanno insegnato, tra altri, i negri, le
donne e gli omosessuali. La lotta e la libertà sono perse solo quando ci
si rassegna, e quando non si vuole pagare il prezzo della
loro
conquista, ripristino e mantenimento – e si parla dunque come Sandro
Viola, la cui splendida penna potrebbe anche aver avuto l’intenzione,
appunto, di provocare nel lettore proprio una reazione come la nostra.
MARIJUANA
TERAPEUTICA IN FARMACIA: SI', MA IN OLANDA! -
5 Maggio
- Una svolta
storica che va oltre questo paese. Una innovazione scientifica e civica che
rende ancor più drammatico il "continuiamo a farci male" della nostra
Italia. Una situazione con cui ogni paese, a partire da quelli membri della
UE, dovrà fare i conti. che si apra il confronto a partire dai progetti di
legge già depositati nel parlamento italiano. Il 17 marzo in Olanda e' stata
approvata una legge che consente ai medici di prescrivere marijuana con
ricetta ai malati che ne avessero bisogno, e che obbliga le assicurazioni
malattie a pagare i costi dell'erba. La novita' e' proprio in questi
aspetti, perche' in Olanda i medici gia' potevano raccomandarne l'uso per
gli inappetenti e per alleviare dolori e nausee; ma i pazienti, per
acquistarla, dovevano rivolgersi ad uno degli 800 cafe' che vende questa
droga, con tanto di polizia che chiudeva un occhio...
(continua
all'interno)
COLTURE
DI OPPIO - L'ONU E LA FRITTATA AFGANA - Il 25 ottobre scorso, il direttore dell'agenzia Onu sulle
droghe, Antonio Costa, ha presentato a Roma il rapporto annuale sulle
coltivazioni di papavero da oppio in Afghanistan, a cura dell'Odccp (ufficio
Onu per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine): presente
alla conferenza stampa una nutrita delegazione del governo italiano, dal
vicepremier Fini, al sottosegretario Margherita Boniver, allo "zar"
antidroga Pietro Soggiu.
Nel 2002 «la
produzione è ripresa su larga scala», recita il rapporto, e si calcola che
dai 69.000 ai 79.000 ettari siano oggi coltivati ad oppio con un raccolto
stimato di 3.440 tonnellate. Una cifra molto elevata rispetto agli '90,
battuta solo dai 91.000 ettari del 1999, con 4.600 tonnellate di raccolto, e
dagli 82.000 ettari del 2000 (che però avevano prodotto di meno, 3.300
tonnellate). Nel 2001 la produzione era invece notevolmente diminuita,
grazie al divieto talibano, attestandosi sugli 8.000 ettari coltivati, con
un raccolto stimato di 185 tonnellate.
Un primato
assoluto è rappresentato dalla lievitazione dei prezzi. Secondo il
documento, il «reddito totale per i contadini afgani produttori potrebbe
raggiungere parecchie centinaia di milioni di dollari... un livello record
molto al di sopra di quello degli anni precedenti». Più esattamente nel 2002
ogni coltivatore di oppio percepirà in media un reddito di qualche migliaio
di dollari, contro qualche centinaio di dollari (dai 400 ai 600) percepito
negli anni precedenti.
Un'ennesima
sonora sconfitta della "guerra alla droga" dunque, ma l'evidenza è respinta
dall'Onu. Anzi, Antonio Costa ha invocato, al solito, molti più mezzi per
assistere il nuovo governo e fornire ai cittadini mezzi di sussistenza
alternativi all'oppio. Secondo l'Odccp, la semina sarebbe avvenuta nel vuoto
di potere dopo l'11 settembre, prima del decreto di proibizione del governo
Karzai; dunque «non sarebbe appropriato descrivere l'Afghanistan come un
paese totalmente dedito alle attività illegali... perché la dipendenza
economica dall'oppio riguarda solo poche province». Tuttavia, spulciando il
rapporto si scopre che l'oppio è coltivato quasi ovunque (in 24 province su
32), anche se il 95% del raccolto è concentrato in 4 province; e che
nell'aprile 2002 le autorità afgane lanciarono una campagna di sradicamento
con indennizzo ai contadini, sui cui esiti, evidentemente disastrosi, il
documento pudicamente tace. (Da Fuoriluogo del 29 novembre 2002)
ARAGOSTA
ALL'ARSENICO? -
Roma,
18.3.2003. Pochi sanno che fino a qualche tempo fa in farmacia si poteva
trovare un liquore all'arsenico, utilizzato come ricostituente per il
trattamento delle malattie della pelle e per la cura dell'anemia. Nel
medioevo era utilizzato dagli alchimisti nel tentativo di ottenere l'oro, ma
gli esperimenti non ebbero successo. Quei tempi sono passati, anche per i
problemi che ponevano, e l'arsenico e' tornato ad essere il veleno del
delitto perfetto perche' privo di odore e sapore. L'arsenico e' presente nel
nostro organismo ed e' assunto per via alimentare: in piccole dosi non
produce effetti, anzi, sembra che migliora l'azione di trasmissione nel
sistema nervoso centrale, a dosi maggiori esplica la propria azione fatale.
E' la quantita' quindi che determina l'essere veleno ed e' opportuno
controllare quanto arsenico introduciamo nel nostro organismo con gli
alimenti. L'Organizzazione mondiale della sanita' ne ha fissato la quantita'
massima giornaliera in 2.1 microgrammi per kg di peso corporeo; una persona
di 70 kg quindi non dovrebbe assumere piu' di 147 microgrammi di arsenico al
giorno. In uno studio della Universita' di Parma, sono stati analizzati i
valori di arsenico nei crostacei pescati nel Mar Adriatico nel 1994. Ebbene
1 kg di crostaceo (aragosta, ecc) conteneva 183,9 microgrammi di arsenico.
Non vogliamo fare allarmismo, perche' i dati si riferiscono a qualche anno
fa (sperando che i valori siano diminuiti), perche' non tutti mangiano 1 kg
di aragosta al giorno e perche' l'arsenico ha diversi gradi di tossicita' in
relazione al suo stato chimico e alla forma del suo composto, certo e' che
se aggiungiamo anche 287,9 microgrammi di arsenico per kg di molluschi
cefalopodi (polpi, seppia, ecc), la cosa preoccupa un po'. Alla memoria ci
sovviene il film "Arsenico e vecchi merletti"
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