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I misteri dell'epidemiologia -
Un
quotidiano locale annunciava nei giorni scorsi: "Sigarette mortali,
al Monaldi 1200 tumori all'anno". Il
Monaldi, per chi non è di Napoli o non lo sapesse, è un ospedale
specializzato nella cura dei tumori e rispetto agli anni passati ha
visto crescere il numero di suoi "clienti". Per la stampa, tuttavia,
non ci sono dubbi: le ragioni di questo incremento è da imputare
sicuramente al fumo delle sigarette. Eppure le statistiche ci dicono
che gli italiani fumano meno anche "grazie" a tutti i divieti e gli
aumenti che sono stati imposti dal Governo, com'è possibile che
l'incidenza del fumo sui tumori sia cresciuta? A questa domanda non
credete di ricevere una risposta dalla Fondazione Kline che ha
organizzato un workshop internazionale sulle implicazioni sociali
delle malattie respiratorie proprio presso l'aula magna del Monaldi.
Si è parlato di fumo della sigaretta e della sua incidenza sulle
malattie dell'apparato respiratorio attribuendo al fumo la
responsabilità dei quasi 1200 casi nuovi di tumore polmonare
registrati nell'ultimo anno, a cui vanno aggiunti la bronchite
cronica, l'enfisema polmonare e l'asma bronchiale.
Poi nel corso
del workshop si sono accorti anche che i palazzi della città di
Napoli sono sempre più neri e affogati nel traffico asfissiante e
senza soluzione e così una parte del merito di questi dati è stato
attribuito anche all'inquinamento ambientale.
Meno si è capito sulle responsabilità.
Casinò, un vuoto italico
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80 anni non sono stati sufficienti per regolamentare il gioco
d’azzardo
In alcune zone turistiche l’estate porta con sé uno dei dibattiti
più classici della bella stagione: quello sui casinò, la cui
apertura in alcuni centri balneari è ormai divenuta quasi una
leggenda. I casinò sono veicolo di sviluppo turistico e crescita sia
sul piano occupazionale che economico e dunque sicuramente
costituiscono una grossa attrattiva, ma allo stesso tempo comportano
una serie di problematiche sul piano sociale e dell’ordine pubblico
che rendono necessario un attento approfondimento della questione.
Nel nostro Paese, tuttavia, si va oltre e ci si scontra con una
legislazione antiquata e provvisoria che ancora oggi impedisce una
regolamentazione invocata finanche da due sentenze della Corte
Costituzionale. Regolamentazione che, ovviamente, resta ancora un
miraggio risentendo anche delle diverse valutazioni del rapporto fra
lo Stato e le regioni sulla materia.
Sono in tanti a chiedere una regolamentazione del gioco d’azzardo
nelle case da gioco che possa permettere non solo di contrastare il
gioco non autorizzato e clandestino, ma di garantire all’industria
turistica nazionale condizioni analoghe a quelle degli Stati membri
della Comunità Europea, così da poter istituire sul territorio
nazionale nuove case da gioco derogando alla normativa
proibizionista in tal senso sancita dal codice civile e dagli
articoli 718-722 del codice penale
(vedi in fondo). L'unico
tentativo di introdurre un'organica regolamentazione legislativa
risale al regio decreto-legge 27 aprile 1924, n. 636 che, tuttavia,
non fu mai convertito in legge. L'istituzione di case da gioco in
Italia è avvenuta, pertanto, mediante successivi provvedimenti
legislativi che hanno di volta in volta riconosciuto a particolari
organi amministrativi la facoltà di autorizzare l'apertura di case
da gioco in singoli comuni.
Tutti e quattro i decreti che hanno autorizzato l’apertura delle
case da gioco sono stati adottati senza un’espressa deroga al codice
penale.
Un caso a parte è rappresentato dal comune di Taormina dove il
casinò è stato aperto e chiuso (sentenza Corte di Cassazione n. 1964
del 1966) a conferma di come la legislazione in materia di
istituzione delle case da gioco, nelle quali è autorizzato lo
svolgimento del gioco d’azzardo, sia fortemente restrittiva e non
esista nel nostro Paese una normativa generale che ne regolamenti
l’apertura, come avviene in quasi tutti gli altri paesi dell’Unione
europea. Attualmente le sole case da gioco autorizzate ed operanti
nel Paese sono localizzate nelle città di Sanremo, Campione
d'Italia, Venezia e Saint Vincent.
Eppure l'apertura di nuove case da gioco è ormai una necessità per
l'Italia, che deve adeguarsi alle normative europee ma soprattutto
non può continuare a ignorare quanto i nuovi casinò possano aiutare
la città e il territorio a sviluppare presenze, turismo ed indotto,
fornendo nel contempo anche nuova occupazione, senza dimenticare che
la forte attrazione del gioco porta ad una migrazione all'estero di
soldi e turisti.
E’ scontato che ogni regolamentazione del settore deve comportare
una fase di sperimentazione nel corso della quale occorrerà
monitorare attentamente i risultati prodotti dall’apertura dei nuovi
casinò in quei centri che hanno tutti i requisiti per attivare la
sperimentazione, vale a dire piccole e medie città di provincia, a
forte vocazione turistica, sedi di grandi eventi e con adeguate
strutture ricettive. Ma non si capisce perché ancora oggi debba
permanere un regime di monopolio in cui sindaco Cacciari può aprire
un nuovo Casinò a Mestre, mentre per tutti gli altri valgono invece
le
considerazioni infarcite spesso di falso moralismo,
al di là dei dati oggettivi e verificabili. Proprio per questa
ragione e per porre fine a questa indegna sperequazione di
trattamento alcuni imprenditori, associazioni e politici campani
hanno lanciato con urgenza la richiesta di chiusura immediata dei
casinò nel resto del Paese per non creare uno squilibrio tra le
diverse realtà turistiche del paese creando un evidente pregiudizio
per quelle del meridione, non gratificate da nessuna deroga. Una
richiesta provocatoria ma che ha un fondamento giuridico ed
economico sostanziale. Come è possibile operare ancora in regime
provvisorio dopo decenni in cui non si è legiferato? Com’è possibile
che ogni provvedimento di legge discusso in Parlamento si perda
sistematicamente nei meandri delle commissioni e dei complicati e
lunghi percorsi legislativi che finiscono col non portare a nessun
risultato rinviando sistematicamente alla legislatura successiva? Se
il gioco d’azzardo è da perseguire con severe sanzioni previste dal
codice civile e dal codice penale, come si giustifica la permanenza
di concessioni in deroga alle stesse normative?
Del resto una regolamentazione è stata invocata in due frangenti
dalla Consulta, con la sentenza del maggio 2001, n°291, che non
lascia alcun dubbio al riguardo e nella quale si legge (http://www.giurcost.org/decisioni/2001/0291s-01.html):
“Se già nel 1985
la Corte
ammoniva che le prospettate esigenze di organica previsione
normativa su scala nazionale andavano soddisfatte "in tempi
ragionevoli per superare le insufficienze e disarmonie delle quali
si é detto", é del tutto evidente che é ormai divenuto improrogabile
-sempre che il legislatore intenda persistere nella politica di
deroghe agli artt. 718-722 del codice penale- un intervento
legislativo, non essendo più giustificabile un sistema normativo
ormai superato e sotto diversi profili incoerente rispetto
all'attuale quadro costituzionale”.
In parole povere se il gioco d’azzardo è ritenuto pericoloso e da
perseguire è bene che questo non subisca deroghe in alcun comune
presente sul territorio nazionale perché non esistono più le ragioni
per una differente regolamentazione. Se invece ci si vuole mettere
al passo degli altri paesi europei è necessario procedere a riempire
quel vuoto legislativo che oggi ha determinato l’ingiustificato
trattamento differenziato.
La nostra idea è comunque diversa e si spinge nella direzione
opposta ai divieti perché l’istituzione di casinò deve essere
complementare all'offerta turistica delle località ospitanti, ovvero
occorre considerarli un elemento formante della strategia economica
dell'intero comparto turistico e ambientale, sì da contribuire al
miglioramento dell'ospitalità e dei servizi e allo sviluppo
dell'occupazione e dell'economia nel territorio. Sotto questo
profilo, il casinò saprà offrire non solo il prodotto-gioco, ma
proporrà utili modelli di aggregazione rispetto alle dinamiche
sociali dell'intrattenimento e, più in generale, ad una moderna
accezione del concetto di tempo libero. A tal fine facciamo nostre
le idee guide per un progetto di casa da gioco avanzata già diversi
anni fa dall’Anit, l’Associazione Nazionale per l’Incremento
turistico (riportate sul sito
Mezzogiorno Europeo)
Così come sancito in un recente dibattito organizzato da operatori
turistici nella città di Rimini, è auspicabile una legge che tenga
conto di tutti gli aspetti correlati all'apertura di nuove Case da
gioco, che sviluppi gli aspetti ludici e di intrattenimento
riducendo al minimo i rischi attinenti all'ordine pubblico; ma anche
una legge che non eluda oltre l'aspirazione di diverse città
italiane a potenziare e qualificare ulteriormente, attraverso
l'apertura del Casinò, la propria offerta turistica e di svago,
ponendo fine all'ingiustificabile privilegio fino ad oggi riservato
alle città che ospitano le quattro case da gioco esistenti e a quel
fenomeno di "pendolarismo" verso i Paesi confinanti che ha sottratto
tante risorse al nostro sistema. Una legge che ci metta al passo con
le direttive europee che ci spingono a dare una legislazione
adeguata ed esaustiva al settore e che si aggiunge alle sentenze
della Corte Costituzionale, prima citate, che hanno rilevato la
necessità di legiferare. Appare singolare, poi, che si sostengano
giochi di svariato tipo, non ultime le sale Bingo che si sono
consolidate nel Paese, e ci si rifiuti di predisporre un piano per
l’apertura in via sperimentale di nuovi casinò laddove si stanno
moltiplicando le aperture di case da gioco nei Paesi confinanti con
l’Italia. - Paolo Carotenuto
Case da
gioco: l’incongruenza normativa,
tratto da:
http://www.legnostorto.com/node.php?id=34380
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Sondaggio
- Sei favorevole all'apertura di nuove case da gioco in Italia?
I fumatori sono più
intelligenti - Individuato il recettore che provoca
l’assuefazione alla nicotina. E’ lo stesso che determina anche l’incremento
delle capacità cognitive.
Buone notizie per tutti i fumatori intenzionati a liberarsi delle "bionde":
alcuni ricercatori francesi hanno identificato infatti per la prima volta il
meccanismo neurologico sottostante alla dipendenza dalla nicotina. A effettuare
la scoperta sono stati Jean-Pierre Ghangeux e il suo team dell'Istituto Pasteur
di Parigi.
Secondo gli studiosi d'Oltralpe i neuroni che compongono l'area .tegmentale
ventrale anteriore (una piccola zona situata alla base del cervello)
possiederebbero un recettore responsabile contemporaneamente della dipendenza
dalla nicotina e dell'incremento delle capacità cognitive prodotte da tale
sostanza. Tale area è nota sia per il suo ruolo nei processi neurofisiologici di
"rinforzo" (sarebbe cioè coinvolta nello sviluppo dei riflessi condizionati) sia
per il suo coinvolgimento in fenomeni di dipendenza da altre sostanze
stupefacenti.
Il recettore in questione sarebbe composto da cinque diverse sotto-unità
proteiche in grado di combinarsi in modi diversi. Ghangeux e colleghi hanno
creato dei topi geneticamente modificati privi di una delle suddette sotto-unità
(nome in codice: "beta 2 "), i quali si sono dimostrati del tutto incapaci di
acquisire dipendenza dalla nicotina (presentavano inoltre diversi problemi di
tipo cognitivo). Il team parigino ha allora reinserito nel cervello degli
animali (mediante un apposito virus gm) la sottounità beta 2; le cavie trattate
in questo modo hanno sviluppato una chiara dipendenza da nicotina (nella
fattispecie gli animali hanno iniziato a pedalare su una ruota collegata a un
iniettore di nicotina per ottenere una "dose" costante della sostanza).
In pratica con questa ricerca gli scienziati francesi hanno dimostrato che il
desiderio incontrollabile di nicotina dipenderebbe dalla semplice modifica di un
singolo recettore (che sarebbe anche legato all'incremento delle abilità
cognitive prodotto dal fumo). «Tenendo conto della complessità del cervello -ha
detto Julie Kauer, ricercatrice dell'Università di Providence - è sorprendente
come la reintroduzione di una sola molecola in una singola area del cervello
eserciti un effetto così importante». Da un punto di vista pratico, la scoperta
potrebbe entro breve tempo aprire la strada allo sviluppo di nuovi farmaci
mirati a contrastare il tabagismo, offrendo così una speranza a tutti coloro che
non sono riusciti a smettere di fumare con le tecniche tradizionali. -
(Libero - Luigi Sparti, 2 Ottobre 2005)
Intervieni in
Parlamento! - Quante volte abbiamo sognato di poter
portare le nostre ragioni direttamente in Parlamento, rivolgerci
direttamente a un ministro chiedendo il rispetto dei nostri diritti
o di quelli della comunità in cui viviamo?
Da oggi, grazie alla disponibilità del senatore Salvatore Lauro,
parte una nuova iniziativa volta proprio a creare un filo diretto
tra i cittadini e i cosiddetti palazzi del potere. Ogni settimana il
senatore dedicherà un suo intervento al Senato alle segnalazioni e
alle richieste più interessanti pervenutegli e si rivolgerà al
ministro di turno chiamato in causa sottolineando proprio che si
tratta di una richiesta precisa e circostanziata di un cittadino.
Per proporre il testo o l’argomento dell’interrogazione parlamentare
è sufficiente scrivere a questo indirizzo di posta elettronica
s.lauro@senato.it presentando
il tema in modo dettagliato e appropriato.
Si sente parlare spesso dell’importanza di fare gli interessi dei
cittadini ma poi proprio la loro voce viene ignorata. In questo modo
si passa dai buoni propositi, che in genere restano tali, ai fatti.
Tra le altre iniziative di Salvatore Lauro indirizzate a valorizzare
il rapporto con la società civile vi segnaliamo:
Diventa legislatore
anche tu (proponi i tuoi commenti sui disegni di legge in
discussione in Parlamento)
Il Blog di Salvatore
Lauro
Il Forum della CdL
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