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LE NEWS
Aggiornamento 14 Aprile 2004

14 Aprile - Cerotto anticoncezionale: vantaggi gonfiati, svantaggi taciuti - L'8 marzo, con un furbesco lancio mediatico (nel giorno della festa della donna), è stato presentato il cerotto "anticoncezionale" Evra, metodo contraccettivo costituito da un cerotto che rilascia ormoni, da applicare sulla pelle una volta alla settimana per tre settimane consecutive. Ebbene sì, dopo tanti miracolosi cerotti - famosi per la loro inefficacia - ecco arrivare anche quello anticoncezionale. Bisogna dire che con le pillole Big Pharma sta raggiungendo ancora livelli ineguagliati, visto che in questi giorni è stata presentata nientemeno che la pillola che fa cancellare i ricordi negativi, ma i cerotti rientrano in ogni caso nella vasta gamma di prodotti farmaceutici accolti con acritico entusiasmo dalla stampa e dai telegiornali e che in concreto hanno una discutibile efficacia.

Nel caso di Evra abbiamo potuto leggere articoli che sembravano piuttosto delle informazioni pubblicitarie, visto che non facevano altro che riprendere i comunicati stampa degli stessi promotori. Abbiamo così appreso che Evra "è un farmaco più leggero della pillola, non fa ingrassare, non provoca cellulite, non interferisce con il metabolismo e che ha un'efficacia superiore al 99%". Per non dimenticare poi la sua praticità d'uso, se si considera che il cerotto può essere applicato solo una volta a settimana contro la quotidiana assunzione della pillola.

Per fortuna non tutti si accontentano di questo tipo di informazioni e preferiscono indagare sulle reali caratteristiche del prodotto offerto. Così la rivista Altroconsumo ha ripreso l'autorevole parere della rivista indipendente Prescrire, secondo la quale "il cerotto anticoncezionale non porta assolutamente alcun vantaggio, semmai più rischi. Gli esperti di Prescrire hanno come di consueto studiato il dossier clinico presentato dall'azienda farmaceutica, da cui emergono dati su cui evidentemente è sceso il silenzio stampa; per esempio, durante i test clinici il cerotto si è staccato dalla pelle (quasi nel 5% dei casi), la frequenza di interruzione dell'uso del cerotto è risultata addirittura maggiore di quella della pillola, l'uso del cerotto ha provocato tensione o dolore al seno in misura molto maggiore rispetto alla pillola, nel 17% dei casi si sono registrate reazioni della pelle nel luogo dell'applicazione. Mentre non è dimostrato che il rischio di disturbi alla circolazione siano inferiori o comparabili a quelli di un equivalente contraccettivo orale".

Tutto questo i giornali nostrani non lo hanno detto, preferendo raccontarci che Naomi Campbell ha esibito il cerotto durante le ultime sfilate di moda. Come se la Campbell fosse ancora un testimonial credibile, la donna capace di fare una campagna contro le pellicce per poi indossarle nel corso di sfilate. Ma è ben noto che per i quotidiani la credibilità e la veridicità delle informazioni è un aspetto del tutto marginale. - Paolo Carotenuto per Forces Campania

14 Aprile - La Philip Morris pronta a versare un miliardo di euro all'Ue per evitare causa - La Philip Morris ci ha preso gusto a piegarsi, così per evitare una causa con l'Ue che la vedrebbe accusata di fiancheggiare niente meno che il mercato del contrabbando, ha pensato bene di fare la cospicua offerta di un miliardo di euro da versare nelle casse dell'unione. Questo si traduce in una quasi ammissione di colpevolezza, sebbene le negoziazioni in questi ambiti sono ispirate anche dalla necessità di evitare ancor più costose battaglie legali, con procedimenti particolarmente lunghi e dispendiosi.
La negoziazione in atto tra Philip Morris e Commissione Europea è stata annunciata dal Financial Times e rientra nell'ambito di una iniziativa volta a sostenere la lotta comune al contrabbando di sigarette. Il Financial Times, che ha riportato le dichiarazioni del commissario europeo al Bilancio, la tedesca Michaele Schreyer, ha specificato che l'offerta si traduce in un versamento da effettuarsi in dodici rate annuali, per un totale per l'appunto di un miliardo di euro, in cambio del ritiro dell'accusa - al momento solo minacciate da parte di 10 Paesi dell'Unione - di collusione con il contrabbando europeo.


Aggiornamento 9 Marzo 2004

9 Marzo - “Nessuno Tocchi il Tegolino”, oggi più di ieri - Qualche anno fa lanciai una campagna per Forces Campania col titolo eloquente di “Nessuno Tocchi il Tegolino”. L’iniziativa nasceva all’indomani della diffusione negli USA di una forte ondata “proibizionista” culminata nell’eliminazione dei distributori automatici di bevande e snack dai campus universitari, con casi paradossali di scuole nelle quali si era proposto addirittura la perquisizione dei bambini più piccoli per evitare che qualche “irriverente” nascondesse nello zaino un panino dello scandalo. Ricordo anche alcuni commenti che evidenziavano come l’Italia e l’Europa fossero lontani anni luce dalle contraddizioni statunitensi, simbolo di libertà e proibizioni allo stesso tempo. La lotta al fumo in quel Paese ha fatto scuola, ed infatti si è diffusa con gli stessi strumenti anche qui da noi, sebbene con qualche anno di distanza. Scontato che anche questi altri deliri giungessero in Europa. E non si è poi dovuto aspettare così tanto. Solo pochi mesi fa in Italia il ministro della Salute, Sirchia, è arrivato a teorizzare la diffusione dei ristoranti col bollino blu ovvero i ristoranti che offrono porzioni dimezzate (immaginiamo la gioia dei ristoratori al pensiero di vedere i propri clienti fuggire dal consumo nei locali pubblici dove si vedrebbero obbligati ad una singolare “dieta a pagamento”).

Ma la notizia più fresca è disarmante proviene da un Paese a noi vicino. In Francia il ministro dell’Istruzione Xavier Darcos, in una circolare diffusa a tutte le scuole, ha stabilito la proibizione a partire da domani del consumo della tradizionale merenda di metà mattinata in tutte le scuole materne: “La merendina a scuola è dannosa e va abolita se si vuole affrontare con serietà il problema dell’obesità infantile!”. E questo è lo strumento individuato per combattere il problema. Per diffondere stili di vita più salutari si ritiene lecito ricorrere ad una nuova limitazione della libertà individuale e di scelta degli individui. La conferma di una sconfitta immensa, l’ammissione di un fallimento costituito dall’incapacità dei governi di trasmettere messaggi propositivi e formativi alla popolazione e la ricerca di risultati sociali con modi beceri, volti a violare le libertà individuali.

Questi metodi sono assurdi e non bisogna essere affermati psicologi o sociologi per comprendere che questo è un modo sciocco di perseguire la finalità di un consumo alimentare più responsabile. I divieti del resto spingono alla trasgressione e se i risultati di anni di lotta al fumo hanno portato al risultato che sempre più giovani fumano, soprattutto in età scolastica (recenti statistiche parlano di un rapporto di un ragazzo su tre col vizio del fumo), non ci si può permettere il lusso di fare lo stesso errore con l’alimentazione. Tra l’altro il docente di Dietologia a La Sapienza di Roma, Eugenio Del Toma, ha messo in guardia dall’adozione di un simile divieto perché è impensabile che un bambino possa stare fino alle 13,30 senza mangiare qualcosa per spezzare la mattinata, con conseguenze che si riversano anche sulla concentrazione degli alunni. Un bambino rispetto agli adulti ha bisogno di mangiare spesso e questa non è una scoperta di oggi. Le merendine non vanno demonizzate, ma bensì andrebbero rapportate allo stile di vita complessivo del bambino.

Che senso ha costringere in modo “violento” e “forzoso” un bambino a non consumare tassativamente determinati alimenti, se poi non si diffonde l’usanza di una vita più dinamica e “in movimento”? Forse la seconda strada sarebbe troppo impegnativa, richiedendo un lavoro formativo profondo e non improvvisato, capace di produrre una responsabilizzazione dei cittadini. Più comodo illudersi di risolvere il problema con una semplice circolare.

Paolo Carotenuto
www.legnostorto.com – per FORCES CAMPANIA (distaccamento di Forces Italiana www.forcesitaly.org)

9 Marzo - Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato l'editoriale di Gian Turci, presidente di Forces Italiana, sulla manifestazione degli antiproibizionisti che hanno esposto un cartello che voleva essere ironico ma che in realtà nascondeva non solo una profonda ignoranza, ma anche la clamorosa contraddizione da sempre presente nella lotta antiproibizionista dei radicali (Squallore antiproibizionista da FORCES). Da quella pubblicazione è nato uno scambio di opinioni piuttosto succoso che vi pubblichiamo di seguito.

RISPOSTA A ‘SQUALLORE ANTIPROIBIZIONISTA’

Cara FORCES,

vi scrivo in risposta all’ articolo “Squallore Antiproibizionista” pubblicato sul vostro sito il 25 febbraio ’04 e ripreso dal Legno Storto. Innanzi tutto, trovo alquanto sbagliato e superficiale il vostro atteggiamento nel generalizzare un movimento (l’antiproibizionismo appunto) che non ha un’unica realtà dominante né un’organizzazione singola, bensì diversi e innumerevoli gruppi indipendenti e separati. Inoltre, non ritengo sufficiente un semplice adesivo (per altro senza riferimenti precisi agli autori) per scaturire una polemica come quella che avete iniziato: di ‘gadgets’ a favore della Marijuana ne sono stati prodotti innumerevoli tipi, spesso ironici o provocatori, senza considerare il fatto che quello stesso adesivo a cui voi vi ‘attaccate’ potrebbe essere stato stampato da un privato, o da un gruppo di persone che non ha niente a che fare con le attuali realtà antiproibizioniste e che sono certo, non intendeva prendere alcun tipo di posizione contro il ‘fumo’ che difendete; motivo per cui vi chiedo a nome del nostro progetto, di fare un ‘passo in dietro’ nelle vostre (quasi ridicole) dichiarazioni e di rivalutare attentamente alcuni passi trattati. Scrivete che “…continuiamo a non capire che l’unico modo per vivere liberi e in pace è accettare che abbiamo tutti il diritto a condurre la nostra vita come ci pare…” quando voi stessi pubblicate un articolo provocatorio dal titolo quasi offensivo! Se poi proprio vogliamo mettere i puntini sulle i (come voi per primi avete fatto), l’adesivo in questione NON dice “il fumo uccide, gli spinelli no” bensì “il fumo uccide, la marijuana no” al contrario del vostro articolo che sottolinea questi passi con le seguenti parole: “…negando la lampante, innegabile e intuitiva realtà che gli spinelli, fatti a mano, non filtrati e senza alcun standard di produzione hanno 10 o 20 volte più catrami delle sigarette..” . Spero sinceramente che il vostro sia stato un semplice errore di valutazione e vi allerto sul fatto che non tutti NOI ANTIPROIBIZIONISTI abbiamo “…il cervello rovinato dalle truffe sul fumo…” e che quindi i vostri STRAFALCIONI non passeranno più inosservati! Chiudo dicendovi che si potrebbe parlare ore sulle abissali differenze tra il vostro beneamato tabacco e la nostra sempre più ‘bombardata’ erba (dai danni alla DIPENDENZA,…) ma che preferiamo evitare certi tipi di discorsi, sia per dedicarci meglio ad altri problemi più concreti, che per la nostra indole di tolleranza, libero-pensiero e armonia.

Distinti saluti.
Ecko – ENjOINTeam 2004 (enjoint.com)


La risposta è discutibile in diversi punti, come ad esempio la precisazione che il fumo uccide e la marijuana no, lasciando intendere che invece gli spinelli uccidono come le sigarette. A questo punto ci chiediamo perché mai gli antiproibizionisti sarebbero scesi in piazza per manifestare: forse per liberalizzare la coltivazione della marijuana come pianta per abbellire il giardino? Perché anche il tabacco, preso così com'è, non uccide proprio nessuno. Al limite uccide un'assunzione sproposita dello stesso, come del resto ogni altra cosa. Al di là, ripetiamo di queste contraddizioni, riteniamo che nessuno meglio di Gian Turci possa rispondere. Ecco la sua replica:

Caro Ecko (?),

nessuno vuole scatenare polemiche, ma semplicemente mettere in evidenza una incongruenza scientifica e politica, e fare un appello alle forze antiproibizioniste di unirsi contro un nemico comune anziché, appunto, restare gruppuscoli senza potere. Non è la prima volta che si cerca di dare addosso al tabacco a favore della cannabis; infatti, è una posizione che si sente dappertutto quella di menzionare le statistiche fasulle sul fumo per far vedere che la cannabis invece "non fa male".
Lei parla di danni e dipendenza. Bene, le chiediamo quali danni e "dipendenza"? Lei ha appena provato il nostro punto. Crede alla scienza rottame che le comoda ma non a quella che non le comoda. Quando lei potrà provare un danno da fumo per causa unica e biologica, allora automaticamente l'avrà provato per la cannabis, che si fuma allo stesso modo ed ha gli stessi tossici - solo in quantità maggiore. Però per fortuna sua non ci riuscirà mai, come non ci riescono gli antifumo, che si fanno avanti con la prepotenza perché non hanno la scienza se non quella rottame.

Ci chiede anche di essere più concreti. Più concreti come... cosa?... La vostra beneamata erba è stata vittima della stessa scienza rottame che c'è oggi contro il tabacco molto prima che il tabacco stesso, e molti di voi questo non lo hanno ancora imparato. L'unica differenza abissale tra i due è che il tabacco non ti stordisce. E' forse per questo che il nostro appello di smetterla con le vacue "tolleranze ed armonie" (che non funzionano molto bene quando vi sbattono in galera per il possesso di un grammo di "roba") e di cominciare invece a lottare sul serio cade nel vuoto con voi ANTIPROIBIZIONISTI?...

Noi stiamo solo cercando di non fare la vostra stessa fine politica, che è inevitabile se non si comincia a lottare sul serio! Che facciamo, mal comune mezzo gaudio?? E allora, la prima cosa da fare è eliminare l'infantile tendenza che "il mio è meglio del tuo", unirsi creando una forza vera che i politici devono ascoltare. LO STESSO MESSAGGIO lo diamo a quei furboni fumatori di Marlboro che però sono favorevoli a mettere in galera chi si fa uno spinello!

I fumatori di tabacco sono migliaia di volte più numerosi di quelli di cannabis, e possono significare una grande forza politica a fianco degli antiproibizionisti "classici" anche se solo una piccola parte di loro aderisce. E un sacco di antiproibizionisti, infatti, cominciano ad apprezzare la nostra posizione, e ad avvicinarsi a FORCES, che combatte la MENTALITA' proibizionista e le truffe che l'accompagnano -- non solo gli antifumo di cannabis o tabacco -- scoprendo che siamo più fratelli che cugini.

Stia bene e cordiali saluti.

FORCES Italiana
Gian Turci per La Redazione

9 Marzo - L'eventualità di sviluppare il diabete di tipo 2 (legato a obesità e stile di vita) potrebbe essere ridotta dal consumo di caffè. Lo indica uno studio della Harvard school of public health, a Philadelphia. Per i ricercatori, gli uomini che bevono oltre sei tazzine di caffè al giorno hanno un rischio di diabete del 50% in meno , le donne del 30%. Forse, ipotizzano i ricercatori, il suo contenuto di potassio, magnesio e antiossidanti migliora la risposta all'insulina, l'ormone che regola lo zucchero nel sangue. (da: Panorama)

Ci chiediamo a cosa servano simili ricerche che ci propinano risultati spesso conflittuali e tali da dare un messaggio del tutto insensato. Se la nascente campagna contro il caffè è indegna e lesiva della capacità di scelta dell'uomo, si può altrettanto immaginare che consumare una media di sei tazzine di caffè al giorno non sia una manna per la salute degli individui, anche se realmente questi siano "esentati" dal diabete alimentare.