ALL'INTERGRUPPO CONTRO LA DROGA
ANDRO' A DIRE CHE SE MIA FIGLIA ALICE DIVENISSE TOSSICODIPENDENTE,
VORREI CHE SI FACESSE NELLE STANZE DEL BUCO SVIZZERE PIUTTOSTO CHE NEI
SOTTOSCALA ITALIANI. IL COMPITO DELLA POLITICA E' AMMINISTRARE LA REALTA'
Dichiarazione
dell'on. Donatella Poretti, deputata Rosa nel Pugno
Nonostante le dichiarazioni del ministro
Paolo Ferrero sulle "stanze del buco", in materia droga non ci sono
grandi differenze fra destra e sinistra: l'approccio punizionista e
repressivo della legge Fini, anche se piu' pronunciato e devastante, non
e' diverso da quanto perseguito dai precedenti Governi di
centro-sinistra. Lo dimostra la censura del presidente Prodi su quanto
detto dal suo ministro.
Lo scorso 24 maggio ho aderito all'intergruppo parlamentare per la "Liberta'
dalla droga" dei deputati Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi.
Intergruppo che ha lo scopo di sottolineare la trasversalita' del
proibizionismo. Intendo parteciparvi attivamente e il mio contributo
sara' di informazione sui benefici raggiunti nel mondo con la riduzione
del danno. Le stanze del buco, adottate in Svizzera con successo, non
sono in conflitto con il proibizionismo di Fini e Prodi: sono molti i
Governi conservatori che le hanno adottate, dalla Spagna di Aznar alla
Germania di Merkel e all'Olanda di Balkenende.
Oggi e' in corso un flagello provocato da siringhe infette, da eroina
tagliata male e da condizioni sanitarie spesso fatali che caratterizzano,
non giammai le stanze del buco svizzere, ma le piazze, i sottoscala, le
stazioni, le periferie del buco in tutte le citta' italiane.
Ai colleghi dell'intergruppo faro' la seguente domanda: se vostro figlio,
nonostante ogni vostro sforzo, divenisse tossicodipendente, preferireste
che si bucasse in un cesso pubblico, magari scambiandosi la siringa con
chi l'eroina gliel'ha venduta, o che si bucasse in un ambiente
controllato sanitariamentei? Preferireste che si inietti la "roba"
tagliata da un'organizzazione criminale con chissa' quale sostanza, o
una dose di eroina confezionata e controllata da operatori sanitari?
Io non ho dubbi, se mia figlia Alice divenisse tossicodipendente (e non
sara' certo l'assenza di stanze del buco che glielo impedira'), vorrei
che si bucasse sotto supervisione medica. Vorrei ed esigerei dal mio
Stato -a tutela della salute dei suoi amministrati- una politica di
riduzione del danno che consideri la tossicodipendenza una patologia da
curare e non un crimine.
Lasciamo che i bioetici di Stato continuino a chiedersi se la
tossicodipendenza e' patologia o scelta personale, come fa oggi sul
quotidiano "Il Messaggero" il sempre sorprendente Francesco D'Agostino.
I tossicodipendenti non possono attendere la conclusione di esercizi
accademici, che come tali possono non trovare mai soluzione.
Il compito della politica e' altro, ovvero quello di amministrare una
realta' in cui molti tossicodipendenti muoiono per le condizioni in cui
si bucano. Aiutiamoli ad uscire dalla dipendenza, e fino a quando questo
non sara', aiutiamoli a farsi il minor male possibile.
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ON. DONATELLA PORETTI
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