ETICHETTE SIGARETTE: CON LA CONFERMA DEI DIVIETI LIGHT SI CONFERMA L' IPOCRISIA E L'INUTILITA' Firenze, 10 Dicembre 2002. La Corte Europea di Giustizia ha confermato oggi la validita' di una direttiva Ue del 2001 con la quale venivano vietate le scritte tipo "light", "ultralight" e "mild" sui pacchetti di sigarette. Il ricorso era stato presentato da alcune aziende produttrici. La normativa entrera' in vigore il prossimo 30 settembre 2003. Dopo l'intesa dei ministri della Sanita' della Ue sul divieto di pubblicita' , raggiunta poche settimane fa, verrebbe da pensare che la Comunita' sta marciando a grandi passi verso una piu' oculata attenzione nei confronti della salute dei consumatori. E non abbiamo modo di dubitare che cosi' credano i ministri che hanno deciso sulla pubblicita' e i giudici che hanno respinto il ricorso. Ma il fatto che loro credano questo e che poi riescano ad ottenere qualcosa, non e' automatico: bisogna verificare se i metodi utilizzati sono utili o meno. Partiamo da un dato di fatto. Molti stati nazionali (Italia in testa) sono produttori di tabacco in regime di monopolio. E in quanto produttori devono impegnarsi che' la loro azienda vada in attivo, cioe' che venda cio' che produce. Come si sposa questo con i divieti che sempre i rappresentati dello Stato decidono? Per il momento c'e' solo la poca affidabilita' che ognuno puo' dare a questi divieti e a questi produttori, perche' il resto si manifesta in modo schizofrenico e quindi incomprensibile ai piu'. Un altro dato di fatto e' che per il tabacco non vige alcun obbligo di etichetta che possa dare in modo esaustivo al consumatore le informazioni su cio' che sta consumando. Sui pacchetti di sigarette, oltre a scrivere che fanno male, che i minori non devono fumare, che le donne incinte etc. etc.; ci sono solo scritte le percentuali di condensato e di nicotina (messaggio criptico per i piu' e forse comprensibile solo agli addetti ai lavori) e -chi piu' chi meno- che la fabbricazione e' avvenuta sotto il controllo di questa o quell'altra azienda, indicazione che dovrebbe servire a rendere piu ' qualificato il prodotto. Ma, il tipo di tabacco? Dove sono fabbricate? Il tipo di carta utilizzata? Non c'e' niente di obbligatorio in questo senso. Per cui il consumatore acquista un prodotto che sa perfettamente che non gli fa bene alla salute, anche perche' ci sono scritte e figurine che glielo ricordano in ogni angolo del pacchetto, ma non sa cosa acquista, come invece succede quando compra una bottiglia di acqua minerale (per fare l'esempio di un prodotto i cui contenuti sono molto dettagliati), che ci sembra non essere tanto potenzialmente nociva quanto il tabacco. Perche' non ci sono queste etichette? Non e' che lo Stato produttore c'entri qualcosa? La sentenza della Corte di Giustizia sulle scritte "light", in questo contesto appare per quello che e': qualcosa di vicino al niente. Che sicuramente penalizza i produttori, ma non da' un briciolo di informazione in piu' ai consumatori, che continueranno ad acquistare le loro sigarette con altri riferimenti che non la scritta "light". Ed anche in questo divieto della Corte di Giustizia, per non smentire il metodo (Stato che produce e che vieta), c'e' una buona dose di ipocrisia. Le scritte "light" saranno vietate solo sul territorio dell'Ue. Un segnale per le aziende (e gli Stati) che producono sul territorio comunitario: continuate a produrre con la scritta "light", ma vendete al di fuori dell' Ue, in modo che continuate (continuiamo) a fare business ma non sulla pelle degli europei (visto che la scritta "light" l'abbiamo vietata perche' e' un incentivo al consumo con l'idea che cio' che si fuma faccia meno male). Dove possa portare tutto questo
marasma di ipocrisia e inutilita', per il momento lo sanno solo i
contrabbandieri che gioiscono ogni volta che c'e' un divieto o un aumento di
prezzo. Mentre i consumatori, non informati, ma solo lettori di scritte che
gli urlano che cio' che stanno per consumare gli fa malissimo, continueranno
ad essere tali. Qualcuno, oltre ai divieti, ha visto in giro campagne
capillari di informazione sui danni da tabacco? |