COMUNICATO STAMPA ADUC

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UE: DIVIETO DI PUBBLICITA' PER IL TABACCO

IL VOTO IPOCRITA CHE NON SERVIRA' A NULLA

Firenze, 2 Dicembre 2002. I ministri della Sanita' della Ue hanno deciso di mettere al bando la pubblicita' dei prodotti a base di tabacco, incluse le sponsorizzazioni. Entro il 2002 i Paesi membri dovranno adeguarvisi. Il voto, pero', non e' stato unanime. Gran Bretagna e Germania hanno votato contro. Il primo perche' la legge non sarebbe sufficientemente blindata contro le scappatoie che le aziende produttrici potrebbero trovare per giustificare le loro iniziative pubblicitarie. Il secondo (la Germania) perche' non vuole che questo divieto sia esteso anche alla stampa locale. La liturgia dell'ipocrisia si rinnova e va avanti.

Stiamo parlando di Paesi produttori in regime di monopolio (Italia e Francia in testa), che traggono profitti da questa produzione ma che, invece di dismettere il loro impegno imprenditoriale (qualcuno fa finta di farlo, come l'Italia), preferiscono imbarcarsi in legislazioni che muoiono nel momento stesso in cui nascono. Quindi ben venga la schiettezza della Germania che, senza peli sulla lingua, ha detto che la liberta' di stampa non puo' fare a meno della pubblicita' del tabacco (in Italia questi problemi non ci sono, perche' tra stampa di partito e contributi della legge sull'editoria, molti media si possono permettere di snobbare questa potenziale pubblicita'). In Italia il divieto vige da tempo. E non e' sicuramente questo che impedisce al "partito dei fumatori" di essere sempre ben saldo, con continui arruolamenti.

E nonostante, come in questi giorni, i prezzi del tabacco aumentano, i fumatori tengono bene le loro posizioni, mentre i contrabbandieri ringraziano, perche' il loro mercato avra' un'ulteriore spinta. Non stiamo mettendo in discussione il fatto che nei locali pubblici non si debba fumare (ben venga il divieto quando e' garantito il diritto di fumatori e non-fumatori), ma sottolineiamo l'inutilita' e la demagogia del provvedimento, a fronte di inesistenti campagne di informazione e prevenzione sui danni del tabacco basate non sul divieto, ma sulla consapevolezza che ognuno si possa fare del pericolo e le sue conseguenti decisioni. Portiamo un solo esempio, quello degli Usa: dove la pubblicita' non e' vietata e dove si registra il maggior numero di persone che smette di fumare o che inizia.

Una riflessione ci viene anche dal fatto che l'altro grande colpevole della cattiva sanita' degli italiani e non solo, l'alcool, ci viene offerto in tutti i luoghi e modelli (dal vino alla birra, fino al superalcolico), e che mai alcuno si sognerebbe di vietarne la pubblicita'. Coerenza vorrebbe che ci fosse un divieto in questo senso. Ma siccome ci sarebbe la rivoluzione di produttori, sindacati e lavoratori, e l'Ue non e' l'Iran o l'Arabia Saudita, a molti sembrerebbe ridicolo ci fosse. Non si capisce perche' questo senso di ridicolo non prenda anche chi pensa di combattere una droga come il tabacco impedendone che se ne parli, ma contemporaneamente producendolo in regime di monopolio. Dopo questa decisione dei ministri della Sanita', tutti si sentiranno piu' buoni. Mentre noi ci sentiamo solo presi in giro, perche' dal divieto e dal proibito non nasce l'informazione e la prevenzione, ma solo i miti e il fascino, del tabacco in questo caso.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc