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Boicotta i treni, causa danno!

 

Cigarette smoking and acute coronary syndromes:
A multinational observational study


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24 Giugno 2005 - Nuovo studio finanziato da Big Pharma dice che il fumo riduce la morbilità 1 e mortalità degli infarti cardiaci – Se questo studio avesse dato i risultati opposti ne avrebbero parlato tutti i giornali ovunque nel mondo; ma ormai, lo sappiamo a memoria, rendere edotto il pubblico su verità che contraddicono il mito che “il fumo fa male sempre e comunque” è diventato uno dei tabù politici più assoluti. Nondimeno, questo studio merita particolare attenzione per una varietà di motivi che stiamo per esaminare. 

Prima di tutto il finanziatore – visto che oggigiorno vige l’idiota nozione che la credibilità non è più una funzione della qualità, verità e professionalità, ma solo del finanziatore: si tratta della multinazionale farmaceutica Aventis, che chiaramente ha avuto un “ritorno di fiamma” dai dati e, saggiamente, ha deciso di snobbare lo studio per le possibili avverse conseguenze sulla vendita dei prodotti di cessazione.

La differenza tra la propaganda e la realtà è evidente da questo ed altri studi - come è evidente l'intenzione di creare una "cultura" antifumo usando informazione falsa e/o indimostrabile.

Secondo, i risultati: anche chi vuole negare (in piena contraddizione con i dati dello studio) che il fumo abbia effetti protettivi contro le malattie cardiovascolari, ora non può più dire che le incrementi. Inoltre, se ciò è valido per il fumo attivo, figurarsi per quello passivo! Perché allora si parla di divieti di fumo “a tutela della salute dei non fumatori”? Però un momento… non sono gli “esperti sanitari” antifumo che ci dicono continuamente che il fumo provoca malattie cardiovascolari? È persino obbligatorio scriverlo sui pacchetti di sigarette!

Terzo, la falsa rappresentazione delle conclusioni. Lo studio - che non è scienza rottame caso-controllo basata su questionari come quelli da fumo passivo, ma uno studio trasversale (observational cross-sectional) di oltre 19.000 pazienti a cui hanno contribuito 94 ospedali in 14 nazioni, Italia inclusa (vedere seconda pagina, “Materials and Methods") - parla del “paradosso del fumatore”. Il paradosso consiste in questo: se noi “sappiamo già che il fumo danneggia la salute” (scienza vera a parte), come mai che numerosi studi (incluso l’enorme MONICA condotto dall’Organizzazione Mondiale della  Sanità, ed altri menzionati da questo studio ai numeri 2, 10, 11, 20 delle referenze) fanno vedere che le condizioni di salute generali dei fumatori sono migliori di quelle dei non fumatori, e di gran lunga migliori di quelle degli ex-fumatori? La peculiarità di questo studio è che, mentre l’abstract afferma che qui il paradosso non esiste, 2  le sue stesse cifre e conclusioni contraddicono l’affermazione; ma lo sappiamo benissimo che, alla meglio, i giornalisti non vanno oltre alla lettura dell’abstract… ma noi si!

Esaminiamo la tabella 1 a pagina 111, che fornisce i dati riscontrati al momento dell’ammissione in ospedale:

Disturbo Numero casi/Percentuale di fumatori con il disturbo Numero casi/Percentuale di ex-fumatori con il disturbo Numero casi/Percentuale di non fumatori con il disturbo
     
Percentuale  più bassa Percentuale nel mezzo Percentuale più alta
Angina 2915 / (55.6%) 3977 / (70.3%) 5352 / (64.2%)
Infarto miocardico 1228 / (23.4%) 2289 / (40.4%) 2434 / (29.2%)
Ipertensione (pressione alta) 2411 / (45.9%) 3496 / (61.8%) 5409 / (65.0%)
Diabete 822 / (15.7%) 1474 / (26.0%) 2379 / (28.5%)
Iperlipidemia (eccesso di grassi nel sangue), ergo rischio di malattie cardiovascolari 2144 / (40.9%) 2904 / (51.6%) 3543 / (42.7%)

Perché poi il colesterolo, che è il rischio “classico dei classici” per malattie cardiovascolari, non è riportato nella tabella resta un mistero – a meno che esso non sia così basso nei fumatori che si farebbe troppo brutta figura a riportarlo – specialmente quando in tutto il mondo si afferma la “causalità” del fumo nell’ostruzione delle arterie. Notare anche la mastodontica differenza tra le “attribuzioni” della scienza rottame epidemiologica sbandierate dai truffatori antifumo e la realtà pratica che si riscontra negli ospedali i cui medici – perdiana! - devono dirti di non fumare!

Di seguito, nella tabella 4 a pagina 113 si riportano gli esiti del trattamento ospedaliero per i casi più gravi, come definiti in base alle caratteristiche dei cardiogrammi:

Ailment Numero casi/Percentuale di fumatori con il disturbo Numero casi/Percentuale di ex-fumatori con il disturbo Numero casi/Percentuale di non fumatori con il disturbo
     
Percentuale  più bassa Percentuale nel mezzo Percentuale più alta
Angina 1045 / (43.3%) 814 / (52.6%) 1154 / (45.9%)
Infarto miocardico 358 / (14.8%) 407 / (26.2%) 467 / (18.6%)
Ipertensione 968 / (40.1%) 829 / (53.5%) 1435 / (57.9%)
Diabete 328 / (13.6%) 354 / (22.8%) 673 / (26.8%)
Iperlipidemia 823 / (34.1%) 663 / (42.9%) 854 / (34.1%)
Arresto cardiaco cronico 60 / (2.5%) 125 / (8.1%) 200 / (8.0%)
Ictus 35 / (1.5%) 16 / (1.0%) 57 / (2.3%)
Emorragia critica 86 / (3.6%) 78 / (5.1%) 135 / (5.4%)
Mortalità 92 / (3.8%) 103 / (6.7%) 295 / (11.8%)

Poi, nella sezione 4.2 (Discussione, pagina 114) si legge : “Questo studio indica coerentemente che i fumatori hanno un quadro di rischi inferiore a quello degli ex-fumatori e dei non-fumatori. Ciò è stato anche osservato dalla maggioranza dei precedenti studi su larga scala, in cui un minore quadro di rischi spiegava i migliori esiti dei fumatori rispetto a ex-fumatori e non-fumatori.”

Gli autori opinano che i vantaggi dei fumatori possano essere dovuti a una loro età che è inferiore quella di altri gruppi, ma questi vantaggi continuano anche dopo aver fatto le necessarie correzioni per l’età, come risulta dalla tabella 3 a pagina 112, dove un vantaggio dei fumatori rimane a riguardo della mortalità, vale a dire del più assoluto indice di successo. Infatti alla pagina 116, sezione 4.6 (Conlusioni) si legge: “Questi dati confermano che fumatori ammessi [all’ ospedale] con sindromi coronariche acute hanno un profilo di rischi più favorevole e sono trattati con maggior intensità rispetto ad altri pazienti, a prescindere dalla gravità [con cui si presentino all’ospedale].”

E’ ovvio quindi che il paradosso esiste – eccome! Ma non se ne parla, perché bisogna continuare a far vedere che "il fumo fa male"…

Ricapitolando, non si può che giungere ad una conclusione che è molto importante e interessante: anche per quanto concerne le malattie cardiovascolari i fumatori sembrano godere di una salute migliore dei non fumatori, che a loro volta godono di salute migliore degli ex-fumatori, come dimostrato da questo studio e da altri notevoli studi che questo lavoro cita nelle referenze. Due considerazioni, quindi, vengono alla mente: la revisione del credo senza senso del “fumare fa male” (ma senza mai chiedersi quanto fumare – perché il credo deve essere assoluto), e la vera utilità che, dal punto di vista della salute, abbia lo smettere di fumare. Dai dati di questo ed altri studi risulta apparente che smettere di fumare può essere ancora peggio che non cominciare.

Sembra proprio che l’unica cosa da smettere veramente sia quella di dare informazioni false e/o tendenziose ai cittadini – specialmente da parte di pubbliche istituzioni. E forse l’unico vero paradosso è l’idealista e cervellotica affermazione che “il fumo fa male sempre e comunque”.

_____________

1 Diffusione delle malattie.

2 Con queste parole nelle conclusioni dell’abstract: “Non esistono vantaggi di sopravvivenza correlati al corrente o previo fumo di sigarette con sindromi coronarie acute, indipendentemente da come il paziente si presenta [in ospedale]. In questo grande studio multinazionale, il paradosso del fumatore non esiste”. Queste però non sono le conclusioni descritte in “Conclusions”, a pagina 116, né quello che risulta dai dati. [ritorno]

 
 
 
 

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