REGOLA: SPAZZATURA DENTRO, SPAZZATURA FUORI

Malattie cardiovascolari: errori certificati

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Spesso si dice che, sebbene si parli sempre di cancro, la principale ragione per cui il fumo “fa male” è la sua relazione con le malattie cardiovascolari. Esse, pur subendo a causa del tabacco un incremento di rischio inferiore al cancro (circa il 70%), affliggono una massa di persone assai maggiore. Ma quanto sono affidabili le statistiche dietro la scritta “Il fumo provoca malattie cardiovascolari” sui pacchetti di sigarette? Beh, tanto quanto il resto della parascienza antifumo… Steven Milloy ci fornisce argomenti ed esempi sulla precisione e l’attendibilità di questa scienza-spazzatura – in realtà falsa, ma MOLTO vera nelle conseguenze sulla libertà e sul portafoglio dei cittadini – nonché sulle diagnosi dei medici. Si noti anche che il pezzo mette in risalto come la stigmatizzazione dei fumatori li induca a mentire sulle loro abitudini, componendo in modo imprevedibile la preesistente scienza rottame sul fumo.

 Malattie cardiovascolari: errori certificati

(…) Considerate, per esempio, i certificati di morte. Essi sono spesso usati nelle indagini epidemiologiche e per compilare le statistiche nazionali. Si potrebbe pensare che i medici riportino correttamente -- e sappiano quali sono -- le cause di morte che citano nei certificati di decesso. Ma in tal caso vi sbagliereste.

Un recente studio degli Annals of Internal Medicine ha svelato che le malattie cardiache alle coronarie possono essere sovra-stimate come causa di morte nei certificati di decesso. [1] I certificati di morte di 2.683 deceduti dello studio Framingham per malattie cardiache [*] superano del 24,3 percento l’attribuzione dei decessi a malattie cardiache effettuata dal comitato di medici che hanno esaminato questa ingente documentazione. Per coloro che avevano almeno 85 anni, i certificati di morte attribuivano 100% in più di malattie cardiache come causa di decesso di quanto ne rinvenne il comitato che riesaminò i dati. Se si applica il tasso del 24,3 percento alle 734.000 morti attribuite a malattie cardiache ogni anno negli Stati Uniti, circa 147,000 morti possono essersi spenti a causa di quacos’altro.

Il capo investigatore dello studio, il dottor Daniel Levy, afferma: “Se la causa della morte è sbagliata, è possibile che stiamo mancando una sostanziale fetta di causalità nelle relazioni… e ciò potrebbe condurre a statistiche non accurate”. [2] Dorothy Rice, Ph.D. ed ex-direttrice del National Center for Health Statistics, afferma che quanto è mostrato da questo studio “Mentre non è terribilmente sorprendente, preoccupa un po’… La mia preoccupazione è quali cause di morte sono state sotto-stimate”. [3]

Autoriportate e Distorte

I dati scadenti di cui sopra furono la conseguenza dei cosiddetti “auto-rapporti”. Molti studi epidemiologici contano su dati raccolti per mezzo di interviste, e di solito si basano esclusivamente sulla parola dell’intervistato. Non viene fatto nessuno sforzo per verificare l’accuratezza delle risposte.

I ricercatori di uno studio del 1997 della Harvard University riportarono che individui “normalmente” esposti al fumo passivo soffrivano di attacchi cardiaci per il 90% in più di coloro che non erano “normalmente” esposti. [4] Ma i dati erano auto-riportati e non verificati dai ricercatori – neppure i dati concernenti il “SE” l’attacco cardiaco fosse stato reale o meno.

Si potrebbe pensare che la gente possa riferire con esattezza se ha sofferto un attacco cardiaco. Ma un recente studio ha rivelato che fino al 40% degli attacchi cardiaci auto-riportati è errato. [5] Questo, di per sé, è sufficiente farci venire un infarto!

I ricercatori della Harvard University si sono basati su dati auto-riportati anche per stabilire quanto la gente ha fumato. Ma molti fumatori, oggigiorno, non ammettono il proprio “vizio”; si tratta di un fenomeno chiamato “smoker misclassification”. Molti fumatori non ammettono che fumano perché temono o ripercussioni sociali, o ripercussioni sui premi assicurativi sanitari. I tassi di tale “misclassification” possono superare il 15 percento. [6]

Sembra proprio assai difficile trarre conclusioni da soggetti di studio che non riportano il loro “smoking status” – e nemmeno se abbiano o non abbiano sofferto un attacco cardiaco.

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[*] Nota di FORCES: Questo studio è uno dei pilastri della propaganda parascientifica sulle attribuzioni al fumo di sigaretta di malattie cardiovascolari.

[1] D.M. Lloyd-Jones, D.O. Martin, M.G. Larson, D. Levy, “Accuracy of Death Certificates for Coding Coronary Heart Disease as the Cause of Death,” Annals of Internal Medicine, December 15, 1998, page 1020-1026.

[2] “Death–Certificate Study: CHD Deaths Overstated” Medical Outcomes& Guidelines Alert, December 17, 1998.

[3] Ibid.

[4] I. Kawachi, G.A. Colditz, F.A. Speizer, J.E. Manson, M.J. Stampfer, W.C. Willett, C.H. Hennekens, “A Prospective Study of Passive Smoking and Coronary Hearth Disease”, Circulation, May 20, 1997, page 2374-2379.

[5] W.D. Rosamond, J.M. Sprafka, P.G. McGovern, M. Nelson, R.V. Luepker, “Validation of Self-reported History of Acute Myocardial Infarction: Experience of the Minnesota Heart Survey Registry”, Epidemiology, January 6, 1995, page 67-69.

[6] A.J. Wells, P.B. English, S.F. Posner, L.E. Wagenknetcht, E.J. Perez-Stable, “Misclassification Rates for Current Smopkers MIscalssified as Nonsmokers”, American Journal of Public Health, October 1998, page 1503-1509.