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Vedi anche chiarificazioni ai lettori ed articoli complementari

14 Marzo 2005 - Il primo in Italia a circolare pubblicamente la disinformazione sull’ammoniaca è stato l’avvocato Zeno Zencovich (vogliamo sperare per ignoranza e non per malafede), il cui nome è legato al caso ETI, e poi essa è stata amplificata dalla macchina disinformatica antifumo. Questo articolo rende comprensibile a tutti  l’uso che si fa dell’ammoniaca nella produzione delle sigarette, ed è inteso a tranquillizzare i lettori con la semplice verità dimostrando di nuovo come sia  importante non credere a quello che ci viene detto sul fumo. Piuttosto c’è da essere oltraggiati perché si permette a incompetenti e disonesti di avere una roboante voce nei media. Esiste un’indiscutibile relazione diretta tra ignoranza e isterismo: ecco perché il Ministero della “salute”, tra altri e con grande faccia tosta, parla di “informazione sul fumo”, ma in realtà non fornisce alla gente alcuna informazione vera come quella sotto. L’ignoranza del popolo è sempre stato l’ambiente preferito da tiranni e sciacalli perché rende il pilotaggio dell’opinione pubblica una questione di semplici emozioni e non di scienza e ragione. Un’importante difesa contro di essi è l’educazione scientifica che è, infatti, tra le nostre funzioni primarie. Buona lettura.

La vera funzione dell'ammoniaca nella produzione delle sigarette

Disponibilità della nicotina - Esistono sostanze acide (acidi - per esempio, l’aceto) e il loro opposto, le sostanze basiche (basi - per esempio, la calce); entrambe sono irritanti. Se mescolate assieme, queste sostanze formano composti noti come sali, che sono assai meno irritanti. Per esempio, il sale da cucina è il composto dell’acido cloridrico e dell’idrossido di sodio (soda caustica). In se stessa, la nicotina è basica e irritante per la bocca e per la gola dei fumatori; invece la nicotina combinata ad una sostanza acida è meno irritante, ed è meno irritante quanto più in presenza di una sostanza acida.

L’ammoniaca è una base. Il fumo di un sigaro di solito contiene molta ammoniaca, quindi è basico, e la sua nicotina diventa irritante per la bocca e per la gola; per questa ragione il fumo del sigaro è difficile da inalare e tende a “soffocare”. Il fumo della sigaretta invece contiene assai meno ammoniaca, è più acido, e quindi il fumo e nicotina della sigaretta sono più facili da inalare. Questo punto da solo è sufficiente a dimostrare la falsità dell’affermazione che i produttori di sigarette aggiungano ammoniaca per facilitare l’assunzione di nicotina e quindi la “dipendenza” perché, anche nell’ipotesi che questa fosse la loro intenzione, con l’ammoniaca renderebbero difficile l’assuefazione ed agirebbero contro i loro presunti interessi!

La nicotina basica e senza acidi (come quella dei sigari) attraversa le membrane cellulari più rapidamente della nicotina acidificata, e quindi l’assunzione orale della nicotina basica è più alta per i fumatori di sigari o pipe. Si noti che comunque l’acidità o basicità della nicotina diventa irrilevante nel mondo reale del polmone. Infatti, anche se i fumatori riuscissero a inalare l’irritante fumo basico dei sigari, la nicotina che raggiunge i polmoni sarebbe istantaneamente acidificata al livello del liquido che ricopre la superficie polmonare. Perché?

Perché i polmoni sono simili a spugne e quindi provvisti di un’enorme superficie, che in media è di ben 100 metri quadrati! Tale superficie è coperta da un muco liquido proveniente dal sangue che circola nei polmoni. Questo muco è leggermente acido e, considerando l’intero polmone, ha un peso totale di circa 500 grammi.

Attenzione a quanto segue: il peso di questo muco è circa 5 milioni di volte superiore al decimo di  milligrammo di nicotina che in media raggiunge i polmoni con ogni boccata. Per via di questa enorme differenza di massa, la nicotina che raggiunge i polmoni viene immediatamente  parificata all’acidità naturale del muco

che ricopre i polmoni stessi. In altre parole, dopo che si è tirata una boccata, il fatto che la nicotina inalata sia anche fortemente basica o acida è assolutamente irrilevante, perché essa attraversa comunque i polmoni alla velocità stabilita unicamente dalle condizioni di acidità naturale del muco polmonare.

Da quanto sopra si capisce che esiste un’altra ragione per cui i produttori non tratterebbero il tabacco con ammoniaca o altre basi anche se avessero l’intenzione di rendere il fumatore “dipendente”: tale azione scoraggerebbe l’inalazione del fumo, quindi la disponibilità di nicotina ai polmoni mentre renderebbe il fumo sgradevole. Il fumo rappresenta un piacere: chi comprerebbe un piacere sgradevole?... ma logica e realtà scientifica non sono mai stati la roccaforte degli antifumo, che esistono solo in continue contraddizioni in termini oltre che, apparentemente, in gretta ignoranza.

Ammoniaca e nicotina nel tabacco - Ora che si è stabilita la realtà, che uso si fa dell’ammoniaca nella preparazione delle sigarette?

Abbiamo visto che l’ammoniaca (NH3) è una sostanza basica. Essa esiste normalmente come un gas che reagisce prontamente con molte sostanze specialmente a temperature relativamente alte, come quella della combustione delle sigarette. Quando una sigaretta brucia, una piccola quantità di ammoniaca è naturalmente creata dalla combustione di proteine, aminoacidi ed altre sostanze presenti nel tabacco e che contengono azoto. Oltre alle ragioni già spiegate, non avrebbe senso aggiungere ammoniaca direttamente alle sigarette perché essa è un gas e sparirebbe per diffusione già durante la sosta nei magazzini e nelle tabaccherie - ed anche se ciò fosse possibile, si ricadrebbe in quanto detto prima sulla sgradevolezza che la basica ammoniaca impartirebbe alle sigarette.

Allora, dove è aggiunta questa ammoniaca? Per motivi di trasporto ed altre gestioni, una ragguardevole quantità di tabacco acquistato dai produttori di sigarette si riduce in polveri e frammenti che non si possono introdurre direttamente nelle sigarette, ma che sono troppo costosi per essere semplicemente scartati. Tali polveri e frammenti, tramite macchine che sono anche usate per la produzione della carta, sono quindi trasformati in fogli di tabacco ricostituito. I fogli sono poi tagliati in striscioline di dimensioni appropriate alla produzione delle sigarette.

Durante il processo di ricostituzione e ad alta temperatura, un po’ di ammoniaca è talvolta incorporata e si combina con una varietà di zuccheri e altri componenti. E’ importante notare che un tale uso dell’ammoniaca non è unico del tabacco, ma è comunissimo nell’industria alimentare perché contribuisce alla formazione di sostanze che migliorano il sapore e la consistenza dei cibi lavorati. Per questa stessa ragione l’ammoniaca è usata nella produzione dei fogli di tabacco ricostituito. Un altro punto importante da capire è che quando l’ammoniaca ha reagito con altre molecole presenti nei fogli di tabacco (o nei cibi) essa smette di essere ammoniaca e si tramuta in sostanze completamente differenti e generalmente innocue nonché stabili, e non ritorna ad essere ammoniaca quando la sigaretta è fumata.

Ecco, è tutto qui. Fumate pure senza timore che l'ammoniaca "vi faccia male" o vi "agganci" a un'assuefazione che peraltro non esiste - a meno che non si chiami la gioia di vivere assuefazione, e in tal caso che ben venga!

Ci auguriamo di avere smantellato anche questa falsa informazione dei "professionisti della salute" in modo completo e sufficiente, e di aver rafforzato l'ovvia realtà che sono solo dei truffatori.

Siamo sempre disponibili (e in guardia) per smascherare le future truffe antifumo che, siamo certi, saranno prodotte all'infinito finché non si spezza la schiena politica ed economica di questa industria.


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