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24 Marzo 2005 - Il nostro rapporto sull’ammoniaca del 14 Marzo scorso ha stimolato interessanti reazioni, talvolta di disappunto per aver visto ancora un altra leggenda metropolitana sulle sigarette andare in fumo. Particolarmente interessante è stata la reazione di un lettore in un forum che ci è stata girata, apparentemente in forma anonima, da un altro lettore. La reazione apre questioni interessanti, ed indica lo sforzo per screditarci – senza però affrontarci direttamente; un sforzo al tempo stesso incompetente e un po’ maligno. Non si è mancata, infatti, l'opportunità di "saltare" addosso a un errore di traduzione, in cui l'acido cloridrico fu tradotto come vetriolo anziché acido muriatico - sebbene dal contesto risultasse chiaro ciò di cui si parlava. Ci scusiamo dell'errore, ora corretto. L'ansietà di dimostrare che ci sbagliamo però non può che farci onore e renderci sempre migliori.

In questa pagina:

Si voglia perdonare il linguaggio usato dal lettore e le nostre risposte a tono (nei commenti in tabella); crediamo che il livello di comunicazione è stabilito da chi la inizia!

La storia dell'ammoniaca e' completamente diversa da come e' stata riportata.

La riassumo rapidamente:

La nicotina e' una base e si combina con gli acidi per dare dei sali.

La nicotina viene trasportata dal calore del fumo (e dal vapore) che passa attraverso alla sigaretta incombusta ed infine aspirata. Se essa e' "libera" ovvero non sotto forma di sale, diventa molto più volatile. Il calore non trasporta un accidente. Semmai è solo il vapore che ha una funzione trasportatrice.
Trattare il tabacco con ammoniaca (che e' UN GAS!!! e come tale non può essere presente nella sigaretta) "sposta" l'acido dalla nicotina all'ammoniaca (che forma sali d'ammonio. Sono questi sali che per decomposizione termica formano ammoniaca). Questa osservazione è inutile perché il trattamento con l'ammoniaca, semplicemente, non viene fatto dai produttori di sigarette perché è illogico, come dimostriamo nei nostri commenti che seguono. Inoltre, per tale trattamento sarebbe necessario un reattore di qualche tipo - ed operante a relativamente elevata temperatura - che rovinerebbe il tabacco.

La nicotina libera aumenta e quindi diventa più disponibile, ma NON nell'organismo bensì nel fumo. Se ne fuma di più!

A parità di contenuto totale di nicotina, il trattamento con ammoniaca aumenta la nicotina libera a scapito dei suoi sali. La quantità di nicotina che "evapora" quando si tira e' quindi maggiore. Non c'entra un cazzo (e infatti lo spiegano benissimo) quello che succede una volta che la nicotina e' nei polmoni. Il fatto e' molto più semplice, se tratto con ammoniaca, tutta la nicotina diventa aspirabile (i sali della nicotina, invece, restano nella cenere e vengono bruciati, perché meno volatili)

Come già detto sopra, dire che il tabacco è trattato con ammoniaca è falso. Quest'affermazione dimostra anche che il lettore non ha capito come avviene l'inalazione del fumo di sigaretta. La quantità di nicotina disponibile è irrilevante, perché il fumatore si "auto-dosa", e si ferma solo quando ha raggiunto un livello ottimale di nicotina e prima dell'occorrenza di effetti sgradevoli dovuti e sovrasaturazione. Inoltre egli raggiunge la saturazione di nicotina indipendentemente dal fatto che essa sia salata o no per via della massa di muco nei polmoni, come già spiegato nel primo rapporto. Infine, la nicotina libera non è inalabile, e previene il fumatore dal fumarne ulteriormente. Ne segue che i produttori, semmai, avrebbero tutto l'interesse ad ottenere un fumo  - non una nicotina, come sotto implica il lettore - acido (perché più facilmente inalabile) piuttosto che un fumo basico come quello di sigari e pipe, che non può essere inalato o che comunque si fa fatica ad inalare.

Perché fu fatto tutto cio'?

Qui non posso dire che sia vero o falso e riporto ciò che ho letto. I tabacchi cosiddetti "leggeri" contengono meno nicotina e sono quindi meno "soddisfacenti" per il fumatore. Quelli "forti" invece ne contengono di più ma sono più "duri" da fumare. Il trattamento ammoniacale serve quindi ad aumentare la nicotina disponibile, perché più volatile, e dare un appagamento maggiore con un gusto più leggero.

Quindi non c'entra nulla l'assorbimento al livello del polmone, Forces come al solito spara cazzate micidiali, è semplicemente la nicotina presente nel fumo che e' in quantità maggiore. Perché la nicotina libera è più volatile dei suoi sali (a proposito, parlare di nicotina acida e nicotina basica e' una bestemmia chimica).

Le "cazzate micidiali" qui sono "sparate" dal lettore. La quantità di nicotina contenuta nel tabacco delle sigarette forti e in quelle leggere è praticamente la stessa, come misurata da macchine fumatrici per determinarne il contenuto prima della filtrazione. Ciò che praticamente cambia la quantità di nicotina nella boccata è l'efficienza del filtro - più efficiente nelle "light" e meno nelle sigarette più forti. Di nuovo, la quantità di nicotina disponibile - al di là del discorso assorbimento polmone - diventa ai fini pratici irrilevante perché il fumatore regola inconsciamente le boccate e la ritenuta di inalazione per raggiungere comunque il livello di saturazione di nicotina ottimale per lui. Questo non significa convalidare l'affermazione degli antifumo che non c'è differenza tra light e regular perché "fanno comunque male"; ciò che "fa male" semmai è il catrame e non la nicotina. Come sarà spiegato in futuro, è il rapporto tra il catrame e la nicotina che determina la maggiore o minore sicurezza della sigaretta, non la quantità dei due componenti separati.

Da qui si può essere "cattivi" e dire che fu fatto per aumentare la dipendenza di chi fuma sigarette definite "leggere" con contenuto totale di nicotina inferiore ma con una maggior contenuto di nicotina libera, più volatile, rispetto ai suoi sali, poco volatili.

Io preferisco credere che fumare una sigaretta con pochissima nicotina nel fumo, non piace a nessuno, perché non si fuma solo per il sapore o per il gesto, si fuma per avere quell'alcaloide nel sangue."

Desidererei chiarimenti. Grazie.

Speriamo di aver dato chiarimenti a sufficienza. Aggiungiamo solo un breve commento. Il problema dell'isterismo di oggi è splendidamente illustrato dalla parola chiave usata dal lettore: credere. Credere appartiene al reame della fede e non della scienza e della tecnologia. In scienza, credere diventa un'ipotesi che resta tale finché non dimostrata empiricamente e col metodo scientifico in modo che il fenomeno sia quantificabile e ripetibile da altri sperimentatori, che possano verificare senza accettare ciecamente le parole dell'autorità. Oggi purtroppo di fanno atti di fede in sedicenti scienziati, ma non si chiedono loro né dati né metodologie per verificare le loro autorevoli parole; la disinformazione sul fumo è un caso tipico, anche se è lungi dall'essere unico. Si fa quindi confusione tra scienza e fede strumentalizzando la prima per i fini della seconda, ma non si fa fede nella scienza, che richiede verifica. E' anche in questo modo che nascono le leggende metropolitane - come quella dell'ammoniaca per trattare le sigarette ed aumentare così la "dipendenza".

 Relazione sommaria di risposta (articolo complementare all'articolo originale)

La nicotina è una base liquida a temperatura ambiente ma volatile a 247 centigradi e anche a temperatura più bassa in presenza di solventi come ad esempio il vapore acqueo. In condizioni di base la nicotina viene definita come base libera, o semplicemente libera. La nicotina si combina con radicali acidi per dare dei sali, e quando combinata la molecola aumenta di peso, non è più una base libera, e attraversa membrane cellulari assai meno facilmente. Per questa e altre ragioni la nicotina è assai irritante nella bocca e faringe quando libera, e molto meno quanto più essa sia in condizioni acide. I tabacchi più "duri" da fumare risultano in un fumo più basico - vedi sigari - dove la nicotina libera è in maggior proporzione.

Nel tabacco stesso, la nicotina esiste un quantità minima come base libera, ma è naturalmente salata da numerosi acidi organici e inorganici. Nel fumo della sigaretta la nicotina è distillata dal calore della brace e trasportata non dal "calore", ma parzialmente come base libera e volatile, e maggiormente in associazione con le micelle colloidali del fumo. La nicotina è sempre più libera quanto più basica è la condizione di questi colloidi, e viceversa. Quindi il fumo è meno irritante e più piacevole in condizioni di relativa acidità.

I tabacchi naturali hanno circa lo stesso contenuto di nicotina, ma danno un fumo più acido in relazione a un maggiore contenuto di zuccheri, altri carboidrati, e altre sostanze. Meno zuccheri significa un fumo più basico, più irritante, e meno soddisfacente al fumatore. Tutte le sigarette vengono prodotte con circa la stessa quantità di tabacco che contiene circa la stessa quantità di nicotina. Le sigarette leggere producono un fumo più leggero a causa di filtri e dispositivi di diluizione del fumo, mentre il fumo di sigarette forti è meno diluito e filtrato.

Un aumento della basicità del fumo non aumenta la quantità di nicotina, ma semplicemente la proporzione di nicotina che esiste come base libera. Il fumo delle sigarette è relativamente acido e comporta una nicotina relativamente più salata. Peraltro, che il fumo sia basico o acido e che la nicotina sia salata o meno è irrilevante perché, quando il fumo raggiunge la superficie del polmone, i microcolloidi del fumo sono immediatamente tamponati * al livello dell'acidità naturale del muco polmonare che ha una massa vastamente superiore a quella del fumo stesso. Infine, dal punto di vista di chi produce sigarette, è ragionevole rendere il fumo più piacevole e inalabile, vale a dire che il fumatore inala più facilmente se il fumo è relativamente acido e se la nicotina non è libera. Quindi, in teoria - anche se fosse praticabile - l'ammoniaca condurrebbe a condizioni opposte. In parole povere: trattando il tabacco con l'ammoniaca, i produttori si "darebbero la zappa sui piedi” da soli!

* In termine chimico, "tamponare" significa cambiare il livello di acidità/basicità (Ph).


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