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6 Aprile 2005 - E’ possibile scegliere sigarette meno rischiose in base al rapporto catrame-nicotina del fumo. Tale rapporto si ottiene utilizzando le rese ufficiali di catrame e nicotina stampate su ogni pacchetto di sigarette. Più basso è il rapporto catrame-nicotina, più basso sarà il rischio della sigaretta fumata.

In genere è risaputo che il rischio di malattie aumenta quanto più uno fuma, anche se ci sono delle variazioni individuali dovute a fattori personali di suscettibilità e di resistenza. A questo proposito, l’Istituto di Medicina dell’Accademia Nazionale delle Scienze statunitense - suprema autorità medica del Paese -  afferma che “quanto attualmente sappiamo sulla relazione dose-effetto è sufficiente a stabilire che il rischio si riduce quando la dose è ridotta.” 1 (p.11) Ciò significa che il rischio è minore in rapporto a quanto meno fumo venga inalato. Infatti, lo stesso Istituto dichiara che è possibile migliorare le sigarette a tal punto che “la riduzione del rischio porterebbe il fumatore a un basso livello di rischio, simile a quanto potrebbe derivare dall’uso di comuni prodotti di consumo durante l’arco di un’intera vita.” 1 (p.164) Questo significa che il rischio derivante dal fumo potrebbe essere ridotto a quello dell’abitudine al caffè, o all’uso di detersivi o di forni a microonde casalinghi. Si potrebbe dire che queste sono ottime speranze, ma si presume che riduzioni della dose e del rischio avverrebbero a scapito della resa di fumo delle sigarette stesse. È concepibile che i fumatori accettino sigarette che sono troppo deboli, senza sapore, e in genere non soddisfacenti?

A questo punto bisogna rendersi conto che il sapore del fumo è solo una delle ragioni per cui le sigarette sono fumate, ed anche che i gusti possono cambiare - e infatti sono già cambiati: la sigaretta media odierna sarebbe stata generalmente considerata “aria pura” - se non addirittura “effeminata” - soltanto un quarto di secolo fa, mentre oggi è ritenuta robusta e soddisfacente. L’Istituto di Medicina di cui sopra riconosce che la nicotina rimane l’attrazione centrale dei fumatori, e che sigarette senza nicotina non hanno mai avuto fortuna. 1 (p.29, 91, 254) Inoltre l’Istituto di Medicina ha rilevato che la nicotina non è nociva nelle dosi assunte dai fumatori, ed afferma che “numerosi studi sembrano indicare che la nicotina non causi tumori nell’uomo” 1 (p.167), e che “alte dosi di nicotina non sembrano risultare in effetti nocivi anche in fumatori che soffrono di malattie cardiovascolari” 1 (p.115); infine, che l’uso medicinale prolungato di nicotina in cerotti e gomme da masticare non è risultato “in visibili danni cardiovascolari sia nella popolazione in generale, sia in pazienti affetti da malattie cardiovascolari croniche.” 1 (p.252)

Infatti, che la nicotina non sia nociva ai fumatori è stato confermato per oltre un ventennio dall’agenzia ufficiale statunitense Food and Drug Administration e da altri enti regolatorii nel mondo che permettono la libera vendita di cerotti e gomme da masticare contenenti dosi di nicotina pari a quelle di diversi pacchetti di sigarette, e che sono attivamente pubblicizzati, raccomandati ed ampiamente usati.  1(p. 96, 103)

L’ Istituto di Medicina deduce che l’assuefazione alla nicotina non sarebbe un problema se la dose e il rischio del fumo fossero sufficientemente ridotti. 1 (p.161, 269) Chi potrebbe obiettare all’assuefazione da nicotina qualora il fumare risultasse in un rischio minimo o addirittura assente? L’Istituto di Medicina osserva che la nicotina nel fumo non è psicotossica, non conduce a comportamenti devianti o asociali, né a una perdita di controllo personale; 1 (p.259) osserva anche che la nicotina “è associata a una stabilizzazione dell’umore, a un miglioramento delle facoltà cognitive e psicomotorie e ad una riduzione dell’appetito e del peso.” 1 (p. 255)  Di conseguenza, l’obbiettivo di una riduzione del rischio del fumo sarebbe di mantenere un livello di nicotina sufficiente a soddisfare il fumatore e nello stesso tempo di ridurre i componenti meno desiderabili del fumo; infatti l’Istituto di Medicina conclude che la strategia generale dovrebbe essere di “mantenere la nicotina a livelli soddisfacenti e anche assuefacenti, ma di ridurre la presenza dei componenti più tossici del tabacco.” 1(p.29)

Tutto quanto sopra è ulteriormente giustificato in quanto ogni fumatore cerca solo una particolare dose di nicotina con ogni boccata che aspira, e non oltre. Se il fumatore inalasse una dose più forte di quella che gli è necessaria al momento, ciò gli causerebbe capogiro e nausea, e fumare diventerebbe  del tutto spiacevole. Questa dose-limite della nicotina varia in ogni fumatore in momenti diversi, e ovviamente in fumatori diversi; però è comune a tutti che, per ogni inalazione, una volta raggiunta la dose momentaneamente necessaria e sufficiente di nicotina, l’inalazione si arresta.

E’ quindi intuitivo dedurre che, tanto più alta è la concentrazione di nicotina nel fumo, tanto più rapidamente l’inalazione è interrotta, e tanto meno sarà la quantità e dose di fumo inalato e il rischio che ne deriva.

Quali sono le caratteristiche atte a definire una sigaretta meno rischiosa? La palese risposta è semplice, perché il rischio relativo del fumo di una sigaretta si riduce quanto più il rapporto tra quantità di fumo e contenuto di nicotina diminuisce. A parità di cose, un fumo che abbia un rapporto 5 comporta metà dose e rischio di un fumo con un rapporto 10.

A proposito di rischio bisogna ricordare che non è possibile parlare del reale rischio personale di singoli fumatori. Tale rischio non può essere specificato perché dipende in notevole misura anche dalle caratteristiche di suscettibilità e resistenza di ogni individuo, quali eredità genetica, età, salute e malattie,  dieta, condizioni di lavoro, l’ambiente in generale e via dicendo. Si può solo dire che – indipendentemente dal rischio complessivo corso da un fumatore – il rischio derivante da sigarette che diano un rapporto 5 tra fumo e nicotina sarebbe comunque la metà del rischio da sigarette il cui fumo dia un rapporto 10. Questo rapporto, quindi, indica solo il rischio relativo che si otterrebbe da differenti sigarette.

In pratica, i rapporti fumo-nicotina non si ottengono facilmente, a causa delle difficoltà tecniche nella misurazione dei gas del fumo stesso. Peraltro, sulla base di numerosi studi scientifici, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha concluso che “la maggioranza delle sostanze mutageniche e cancerogene risiedono nelle particelle” (polveri) del fumo. 2 (p.84) Tali particelle costituiscono ciò che comunemente è chiamato catrame del fumo, e quindi il rapporto catrame-nicotina (C:N) è un attendibile surrogato del rapporto fumo-nicotina. Per ogni tipo di sigaretta, il rapporto C:N può essere facilmente calcolato facendo il rapporto delle rese ufficiali di catrame e nicotina che sono stampate per legge su ogni pacchetto di sigarette.

Quando una sigaretta è fumata, il rapporto C:N varia di un tanto sia in relazione a come la sigaretta è  fumata (frequenza o volume delle boccate, per esempio), sia che si tratti di una boccata tirata all’inizio o verso la fine della sigaretta. Comunque, variazioni in alto o in basso si muovono parallelamente per ogni tipo di sigaretta, e ritengono la differenza di rapporto esistente tra sigarette diverse. Di conseguenza, è ragionevole ritenere che i rapporti C:N ottenuti dalle rese ufficiali di catrame e nicotina stampate sui pacchetti siano credibili indici non del rischio assoluto di ogni fumatore, ma del rischio prevedibile relativo al fumare sigarette diverse. Tali indici quadrano in pieno con le raccomandazioni dell’Istituto di Medicina USA, che afferma la necessità di mantenere la nicotina e di ridurre i componenti tossici del fumo.

Facciamo qualche esempio immaginario per chiarificare il concetto:

MARCA/TIPO A, definito “Regular” – Catrame: 10 mg.; Nicotina: 0,8 mg. Rapporto: 12,5
MARCA/TIPO B, definito “Light” – Catrame: 6,25 mg.; Nicotina: 0,5 mg. Rapporto: 12,5
MARCA/TIPO C, definito “Regular” - Catrame: 8 mg.; Nicotina: 1 mg. Rapporto: 8

Dagli esempi sopra si può subito osservare che il rischio (dettato dal rapporto catrame-nicotina) derivante da ciò che è definito Regular nella marca A è identico a quello derivante da ciò che è definito Light nella Marca B anche se le quantità di catrame e nicotina sono notevolmente inferiori nella marca B. Invece la marca C, anch’essa definita Regular, ha un rapporto più basso delle altre due marche, e conseguentemente è più sicura indipendentemente dalle quantità di catrame e nicotina prese come singoli componenti.

A questo punto c’è da chiedersi perché una graduatoria delle sigarette sulla base degli indici C:N non sia stata mai stata pubblicata dai produttori, non sia ufficialmente avallata dalle autorità sanitarie (che affermano di voler “educare” i fumatori sui pericoli del tabacco), e nemmeno mai richiesta dalle cosiddette “unioni consumatori” (che affermano di lottare per il diritto di informazione del consumatore). Qui vale la pena di soffermarsi per un attimo sulla considerazione che nessuna unione consumatori ha saputo difendere i diritti e proteggere la salute dei fumatori esigendo un prodotto migliore, a dispetto del fatto che i fumatori siano una delle più grandi masse di consumatori nel mondo.

Quanto sopra diventa particolarmente incalzante se si ricorda che le basi scientifiche delle affermazioni dell’Istituto di Medicina sono state note e disponibili da oltre venti anni. 3-5 I maggiori ostacoli sono stati e sono ancora l’assurda insistenza della politica contro il tabacco, che si impunta ad affermare che anche una sola sigaretta "fa male", nonché l’indifferenza dei produttori di sigarette che temono sia di perdere mercato, sia di incorrere in eventuali problemi legali dato l’esistente clima di intimidazione antifumo. Diversi convegni ufficiali hanno discusso come graduare sigarette diverse in base a un possibile rischio, ma in pratica nulla si è fatto – una tanto stupefacente quanto irresponsabile mancanza di azione che ha causato numerosissime malattie e morti premature tra i fumatori a detta delle stesse autorità sanitarie che ignorano tale graduatoria. Scegliere di uccidere i fumatori per riuscire ad eliminare l’uso del tabacco è moralmente ripugnante nell’ambito di una politica di salute pubblica, specialmente quando l’Istituto di Medicina USA indica senza mezzi termini che un rimedio è a portata di mano. 

Così, per il momento caveat emptor. I fumatori informati farebbero bene ad adottare il facile calcolo dei rapporti C:N usando le rese di catrame e nicotina stampate sui pacchetti, e a scegliere i tipi di sigarette con i rapporti più bassi. In ogni caso, una certa cautela è indicata in quanto i rapporti calcolati risulterebbero in numeri che sono precisi, ma che non vanno interpretati come esatte rappresentazioni di attuali dosi e rischi ai fumatori. La ragione è che ci sono troppe differenze nel modo di fumare tra fumatori, differenze che si verificano anche nello stesso fumatore in periodi diversi della sua vita. E’ quindi intuibile che lievi differenze di rapporti C:N abbiano poco significato. Tali differenze dovrebbero essere solo considerate come delle guide per indurre i fumatori a passare gradualmente da sigarette ad alto rapporto a sigarette con rapporti inferiori. Una differenza di almeno il 30% rispetto alle sigarette originalmente fumate comincerà a indurre fiducia che il rischio incorso sia sostanzialmente ridotto.


1. Clearing the smoke: Assessing the science base for tobacco harm reduction. Stratton K, Shetti P, Wallace R, Bondurant S, Eds. The Institute of Medicine, National Academy of Sciences. National Academy Press. Washington, DC, 2001.

2. IARC. Tobacco Smoking. IARC monographs on the evaluation of the carcinogenic risk of chemicals to humans. Vol. 38. International Agency for Research on Cancer. Lyon, 1986.

3. Gori GB, Virtually safe cigarettes. Reviving an opportunity once tragically rejected. IOS-Ohmsha Press, Amsterdam, 2000.

4. Gori, G.B., The IOM report on smoking: a blueprint for a renewed public health policy. American Journal of Public Health. 92:945-946, 2002.

5. Gori, G.B., Less  hazardous smokes? Regulation 25(4): 66-72; 2002.

 

 


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