CRONACA DI UNA FRODE - SCIENZA, POLITICA E IDEOLOGIA NELLA CAMPAGNA CONTRO IL FUMO PASSIVO - Di Ronald Bayer, PhD, and James Colgrove, MPH

(Continua)

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Il paper è tutt’altro che completo nella sua cronaca, naturalmente. Per esempio, esso si guarda bene dal rivelare che la Environmental Protection Agency americana fu condannata per truffa scientifica sul fumo passivo da una corte federale nel 1998, né menziona che il Dr. Simon Chapman, redattore del Tobacco Control menzionato nel documento, fu trovato "con le mani nel sacco" in una frode per la soppressione/alterazione di dati che esoneravano i pericoli del fumo passivo in uno studio fondamentale manipolazione che gli costò un processo e una condanna in Australia, e l’annullamento del suo lavoro (ma nonostante questa gravissima mancanza etica, Chapman continua ad essere redattore del Tobacco Control, e consulente ufficiale sul fumo della Organizzazione Mondiale della Sanità!).

D’altra parte, il lavoro di questo paper è pagato dall’industria farmaceutica, specificamente dalla Robert Wood Johnson Foundation (Johnson & Johnson) attraverso un’elargizione dello stesso Tobacco Control (vedere Acknowledgments a fondo pubblicazione). La RWJF paga miliardi agli attivisti antifumo in posizioni autorevolissime. Non ci si può aspettare quindi che dettagli su truffe, e referenze su sentenze non favorevoli siano riportate; né ci si può certo aspettare che il paper riveli che anche i "pericoli" del fumo attivo sono quasi esclusivamente associazioni statistiche forzate da agende politiche che devono dimostrare che il fumo sia una causa determinante in malattie che spesso hanno invece centinaia di co-fattori, che rendono impossibile ogni attendibile livello di quantificazione e di certezza scientifica.

In un clima di assoluta intimidazione politica come quella oggi imposta dalle gang internazionali antifumo, si può essere assolutamente certi che qualsiasi paper che mettesse in questione l’ufficiale certezza che il fumo provochi tutte le malattie ad esso attribuite non sarebbe nemmeno considerato per pubblicazione, gli autori sarebbero banditi, e la loro carriere sarebbero finite. Questo è il clima di vera omertà mafiosa imposto, appunto, dalla mafia antifumo sulla "dissidenza" scientifica sul tabacco: il mondo deve credere che il fumo uccida – sempre, solo, e comunque.

Ciò nondimeno – e nonostante quest’atmosfera criminale – questo paper, che apparentemente si limita alla cronaca storica della Grande Frode sul fumo passivo, ci dice moltissimo tra le righe delle sue sei pagine. Cosa sta cambiando? Prima di tutto, le riviste scientifiche internazionali sono sotto forte scrutinio perché controllate dall’industria farmaceutica al punto tale che la corruzione intellettuale e scientifica è diventata tanto normale quanto lapalissiana. Ma c’è di più. È forse perché le gang antifumo si sentono abbastanza consolidate politicamente da poter anche ammettere che hanno truffato l’America (e il mondo)? Ciò è poco plausibile, perché le multinazionali farmaceutiche hanno interessi globali, ed in molti Paesi la frode antifumo è ancora in fase di consolidamento politico. E’ più probabile che, dietro la cortina di ferro censoria ottenuta con la complicità e l'ignoranza dei mass media si stia sviluppando una pressione popolare contro la corruzione dell’antifumo, e contro la repressione ed il paternalismo di stato sui diritti dei fumatori. Inoltre, è ormai chiaro che la propaganda antitabacco sta fallendo lo scopo. Sulla stampa internazionale (quella italiana opportunamente tace) a livello ormai quasi giornaliero leggiamo dichiarazioni che senza mezzi termini dicono che i giovani non hanno mai fumato così tanto da quando la propaganda è cominciata, mentre il numero dei fumatori adulti si è stabilizzato dopo un costante calo (del 50%) tra il 1950 ed il 1988, data d’inizio delle propagande contro il fumo. La riprova sono i recenti, fantastici record d'incasso delle multinazionali del tabacco.

E’ quindi concepibile che questo documento "ce l’abbia fatta" a passare oltre la cortina censoria perché ciò è stato permesso – come primo passo cautelativo per parare una possibile reazione, inevitabile quando la nozione del fallimento antifumo raggiungerà le masse, la cui risposta emozionale sarà violenta, ed esigerà investigazioni e spiegazioni. Tali investigazioni non potranno che portare alla scoperta di trent’anni di frodi sistematiche sul fumo passivo (ed anche attivo) volte a soddisfare un’agenda il cui spettro sociale ed economico è così immenso da sfuggire persino alla grande stampa. Se e quando ciò accadrà, teste famose rotoleranno, e molti corpi finiranno in galera. Sembra quindi logico che passi cautelativi siano presi in anticipo – just in case. Questo paper potrebbe essere il primo di una lunga serie, pubblicata sottovoce e non riportata dai mass media, come primo arrocco di difesa.