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9 Febbraio 2005
- Siamo lieti di
presentare ai nostri lettori la lista aggiornata degli studi su fumo
passivo e cancro polmonare. La lista include la differenziazione per
categorie (esempio: lavoro, casa, infanzia, ecc.); questa spiega
l'apparente raddoppio del numero degli studi, in realtà
leggermente
superiore a 70. Questa lista mette davvero la parola
“fine” alla diatriba sul fumo passivo, perché dimostra
conclusivamente, passo per
passo e in un linguaggio estremamente semplice ed accessibile a
tutti, l’incredibile falsa rappresentazione dell'evidenza usata per trasformare un non-pericolo in
una “epidemia” e in un fenomeno di isterismo collettivo.
Raccomandiamo
di leggere le informazioni necessarie per meglio comprendere il
significato delle tavole.
(salta le informazioni e vai alle
condizioni per la validità epidemiologica)
||
(salta tutto e vai alle tavole)
Incidenza di una
malattia:
La frequenza con
cui tale malattia appare nelle persone.
Rischio relativo,
elevazione di rischio, RR:
il rapporto tra l’incidenza di una malattia in un gruppo di persone
che si crede sia esposto al fumo passivo (questo gruppo è chiamato
caso) e l’incidenza della stessa malattia in un gruppo non
esposto al fumo passivo (questo gruppo è chiamato controllo).
RR
= |
Frequenza
delle malattia (incidenza) che appare tra le persone
esposte
-----------------------------------------------------------------------------------------------------
Frequenza delle malattia (incidenza) che appare tra le
persone non esposte |
Se l’incidenza
tra gli esposti e i non esposti è la stessa il rischio relativo è 1
e non c’è alcun cambio di rischio. Se l’incidenza è più altra tra gli
esposti, RR diventa più grande di uno e il rischio cresce. Se
l’incidenza è più bassa tra gli esposti, RR diventa più piccolo di uno
e il rischio diminuisce. Per dimostrare l’esistenza di un vero
rischio, per gli studi che esaminano malattie multi-fattoriali (vedi
sotto) l’elevazione deve essere almeno del 100-200% (RR=2 o 3);
altrimenti, visto l’enorme margine di errore di questo tipo di studi,
un’elevazione del 20% (RR=1.2), com’è la media nel caso del fumo
passivo, non ha alcuna sostanza.
Fattore
confondente (confounder) o concomitante:
fattori e circostanze che contribuiscono alla malattia. Tutte
le malattie attribuite al fumo (attivo o passivo) sono
multi-fattoriali, cioè possono essere causate da diversi fattori che
agiscono o individualmente o assieme ad altri – differentemente da
malattie mono-fattoriali che hanno invece una sola causa, e le cui
elevazioni di rischio possono essere accuratamente misurate. Le
combinazioni con cui i confondenti agiscono sono infinite, e cambiano
per ogni singolo individuo.
Studio
longitudinale:
uno studio che
identifica gruppi o individui esposti o non esposti a condizioni
potenzialmente tossiche, e li segue per molti anni.
Studio
retrospettivo:
uno studio basato sui ricordi di esposizione delle persone
intervistate e non su misurazione diretta dell’esposizione. Uno
studio retrospettivo non ha modo di verificare l’accuratezza dei
ricordi.
Studio
caso-controllo:
studio utilizzato
quando non c’è altra possibilità se non quella di osservare le
differenze di esposizione ai tossici in gruppi di gente con e senza la
malattia.
Gli
studi caso-controllo sono necessariamente retrospettivi.
In questi studi
l’incidenza della malattia è zero nei controlli (gente non esposta) e
100% nei casi (gente esposta); ovvero, si sceglie solo la gente
esposta che abbia già la malattia senza verificare cosa l’ha causata.
Questi studi cercano di indovinare l’esposizione dei soggetti
al fumo passivo basandosi su ciò che i soggetti dicono di ricordare
e quindi inferire (indovinare) il rischio, puramente sulla base della
differenza di esposizione ricordata dai soggetti esaminati
durante le interviste. Infine si attribuisce la malattia già esistente
(e che potrebbe essere stata causata da una qualsiasi combinazione di
altri cofattori) al fumo passivo, di nuovo basandosi sulla differenza
di esposizione riportata dagli intervistati.
La schiacciante maggioranza degli studi sul fumo passivo è
retrospettiva, e caso-controllo. Con questa qualità metodologica
si procede a dire che il fumo passivo “avvelena” gli altri, e che “non
c’è dubbio che il fumo passivo sia cancerogeno”.
Ipotesi:
Una congettura
che deve essere dimostrata con la sperimentazione.
Significato
statistico:
una coerenza numerica che indica solo che i dati facciano tutti
vedere un beneficio o un rischio, e non un po’ di uno e un po’
dell’altro, come invece accade per la maggioranza degli studi sul
fumo passivo. Attenzione, non farti
ingannare: “significato statistico” non vuol
dire né che i dati siano accurati, né che il rischio/beneficio esiste,
né che esso sia grosso. In breve, rischio con “significato
statistico” (o “statisticamente significativo”) non vuol dire
“rischio significante”, come invece la “salute pubblica”, i
truffatori attivisti antifumo e i media loro portavoce ci lasciano
intendere.
Intervallo di
confidenza:
il margine di certezza che non si siano fatti errori. Tale intervallo
è del 95%. Per leggere la tavola sotto, semplicemente ricordarsi
questa facile regola: per avere significato statistico di elevazione
di rischio, i due numeri che definiscono l’intervallo devono essere
maggiori di 1 (esempio: 1.3 – 4.7); per avere significato statistico
di diminuzione di rischio (beneficio), i due numeri che definiscono
l’intervallo devono essere minori di 1 (esempio: 0.6 – 0.9). Se
l’intervallo è a cavallo di 1 (esempio: 0.7 – 2.3) lo studio è privo
di significato statistico, cioè non dimostra proprio nulla.
Passiamo ora alla
descrizione di ciò che è necessario a uno studio per stabilire una
vera validità epidemiologica.
Condizioni
necessarie per la validità epidemiologica
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1. Uno
studio deve garantire che le sue rappresentazioni numeriche di
esposizione individuale al fumo passivo durante l’arco della
vita ricordate dai soggetti intervistati siano misure vere di
esposizioni reali.
2. Uno
studio deve garantire che la tendenziosità (bias) dei ricordi
dei soggetti intervistati abbia la stessa influenza sia sui casi
sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
3. Uno
studio deve garantire che la selezione dei soggetti e le
tendenziosità su classificazione errata (misclassification)
abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e
sui gruppi esposti e non esposti.
4. Uno
studio deve garantire che noti fattori confondenti causali (causal
confounders) abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui
controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
5. Uno
studio deve garantire l’accuratezza delle informazioni cliniche
concernenti patologie e diagnosi.
6. I
risultati di vari studi concernenti il fumo passivo devono
essere coerentemente riproducibili da altri.
7. In
qualsiasi studio, il margine di errore statistico del rischio
riportato dovrebbe raggiungere non meno del 95% di livello di
significato.
8. Se i
criteri suddetti sono soddisfatti, I risultati dello studio
dovrebbero essere in accordo con i criteri di Hill sulla
causalità.*
9. Le
sommatorie meta-analitiche non sono credibili a meno che non
siano fatte sulla base di tutti gli studi disponibili.
Tali studi devono anche esibire un’omogeneità di struttura e di
condotta, e devono soddisfare i criteri di validità descritti
sopra.
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Le condizioni
soddisfatte dagli studi sul fumo passivo
Per ragioni di
brevità e chiarezza ci concentriamo qui sugli studi epidemiologici
concernenti fumo passivo e cancro polmonare, i cui sponsor affermano
sempre che rappresentano l’evidenza migliore e più forte dei rischi
dell’esposizione al fumo passivo. Su tale base, le considerazioni
concernenti l’affidabilità delle affermazioni per altre malattie che
si afferma siano collegate all’esposizione al fumo passivo devono
essere subordinate alle considerazioni sul cancro polmonare.
La credibilità dei
criteri sopra è lapalissiana, facile da capire e comprensibile a
chiunque sia interessato nella verifica dell’evidenza basata sui
fatti. Su tale base sfidiamo chiunque ad esprimere discordia su quanto
segue, che affermiamo essere valido per qualsiasi studio o qualsiasi
meta-analisi finora condotta sul fumo passivo.
1.
È
incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può
garantire che le sue rappresentazioni numeriche di esposizione
individuale al fumo passivo durante l’arco della vita ricordate dai
soggetti intervistati siano misure vere di esposizioni reali.
2.
È
incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può
garantire che la tendenziosità (bias) dei ricordi dei soggetti
intervistati abbia la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli,
e sui gruppi esposti e non esposti.
3.
È
incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può
garantire che la selezione dei soggetti e le tendenziosità su
classificazione errata (misclassification ed altri bias) abbiano la
stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti
e non esposti.
4.
È
incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può
garantire che noti fattori confondenti causali (causal confounders)
abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui
gruppi esposti e non esposti.
5.
È
incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti ha
garantito l’accuratezza delle informazioni cliniche concernenti
patologie e diagnosi.
6.
È
incontrovertibile che i risultati di vari studi concernenti il fumo
passivo sono stati grossolanamente incoerenti e non riproducibili in
modo affidabile.
7.
È
incontrovertibile che solo una sparuta minoranza di studi ha riportato
il margine di errore numerico a o sotto al 95% del livello di
confidenza del significato statistico.
8.
È
incontrovertibile che nessuno degli studi sul fumo passivo ha
soddisfatto i criteri di causalità di Hill. *
9.
È
incontrovertibile che nessuna meta-analisi degli studi sul fumo
passivo è stata condotta sulla base di tutti gli studi disponibili,
studi che esibiscono un’omogeneità di struttura e di condotta, e che
abbiano soddisfatto i criteri di validità suesposti.
Una dettagliata
considerazione di ogni singolo studio sul fumo passivo e cancro
polmonare renderebbe questo rapporto inaccessibile alle persone non
specializzate. Su richiesta però ci impegniamo ad offrire un’analisi
dettagliata di ogni studio sotto-elencato per ciò che concerne le
affermazioni sopraesposte.
Cionondimeno, i
punti sulla coerenza dei risultati e del significato statistico
possono essere presentati e capiti immediatamente con una semplice
lista degli studi e dei rischi riportati. Sommari grafici sono anche
forniti dopo la tavola.
Si ricorda al
lettore che il significato statistico concerne solo il contesto
numerico di uno studio, e si riferisce solo al campo di errore
numerico di un particolare studio. Nessuna manipolazione statistica
può migliorare al qualità dei dati raccolti, e quindi se i dati sono
inaffidabili e corrotti ogni derivante stima statistica resta
ugualmente inaffidabile e corrotta.
Per esempio,
nessuna manovra statistica può migliorare la mancanza di affidabilità
sull’esposizione al fumo passivo derivante dai ricordi delle persone
esaminate in un particolare studio. Ne segue che uno studio con
un’elevazione di rischio dal significato statistico non da alcuna
assicurazione di essere credibile. D’altra parte uno studio senza
significato statistico – che faccia vedere un’elevazione di rischio o
un beneficio - è doppiamente inaffidabile: primo a
causa dell’inaffidabilità dei dati di base, e secondo perché il
margine di errore numerico è inaccettabile. In ogni caso, gli studi
più grossi hanno un vantaggio statistico perché la dimensione
dell’errore numerico è inversamente proporzionale al numero delle
persone esaminate da un particolare studio.
Come tabella
generale, ecco tutti gli studi disponibili fino a oggi concernenti
l’esposizione al fumo passivo e il cancro polmonare, classificati in
tre categorie:
STUDI CONIUGALI
-
Studi su non fumatori conviventi con mogli, mariti o partner fumatori.
STUDI SUL LAVORO
-
Studi su non fumatori che lavorano in luoghi dove si permette di
fumare.
STUDI
SULL’INFANZIA -
Studi su non fumatori esposti al fumo passivo a casa durante la
fanciullezza e l’adolescenza. |