L'AUMENTO DEL PREZZO DEL TABACCO E IL NUMERO DEI FUMATORI MINORENNI Ritorno alla pagina principale di FORCES Italia
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Gli effetti del proibizionismo sul fumo minorile e l'industria alberghiera
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Dati provenienti dalla National Youth Tobacco Use Surveys, Centers for Disease Control and Prevention

Per giustificare l'estorsione di denaro dalle tasche dei fumatori, opportunisti ed avidi politici continuano ad affermare che il costante aumento del prezzo delle sigarette diminuisce l'uso del tabacco da parte dei minori. Ciò è falso, e i dati statunitensi degli ultimi 10 anni, provenienti dalla National Youth Tobacco Use Surveys, Centers for Disease Control and Prevention lo confermano. Nel decennio in cui tasse e costo all'origine crearono un incremento di costo di oltre il 400%, l'unica variazione del consumo minorile del tabacco è stata verso l'alto.


Solo nel 2001 c'è stata una certa diminuzione (ma solo del 3%, mentre il prezzo delle sigarette è aumentato del 56% in un solo anno). Ma quanti di questi giovani mentano nella compilazione di questionari perché hanno paura di provvedimenti contro di loro (e/o si rivolgano al contrabbando per l'acquisto) non è possibile sapere. La persecuzione porta il perseguitato a mentire per autoprotezione, mentre la proibizione della vendita ai minori rende impossibile un'affidabile raccolta dei dati. Quando non si rivolge al contrabbandiere, infatti, tutto ciò che il minore deve fare è chiedere a un giovane amico appena in età di comprare le sigarette per lui.

 

Inoltre negli Stati Uniti, dal 1993 in poi i distributori automatici di sigarette o sono spariti, o sono stati messi all'interno di locali dove è possibile la sorveglianza, ma neppure questo provvedimento ha avuto alcun effetto sul tasso di fumo giovanile, che ha continuato a crescere. Questi dati sono consistenti anche con quelli di altre nazioni (Canada, per esempio, che ha adottato simili provvedimenti). Basta osservare questi dati per rendersi conto che l'azione del ministero della salute italiano contro i distributori automatici non avrà alcun effetto se non quello di danneggiare ulteriormente la categoria bersaglio dei rivenditori di tabacchi, che le gang della "salute pubblica" internazionale intendono rendere estinta -- una realtà lapalissiana che però sembra sfuggire alle associazioni di categoria che, ingenuamente (incompetentemente?) cercano di ottenere dei compromessi fidandosi delle false riassicurazioni della "salute pubblica", che in realtà vuole affidare la distribuzione della nicotina ai suoi amici delle multinazionali farmaceutiche.

 

E' politicamente e psicologicamente conveniente, infatti, non vedere la realtà che qualsiasi misura di limitazione "parziale" del fumo e della distribuzione di tabacco sia da considerarsi transitoria (e a corto termine) verso l'estinzione completa del fumo -- ergo della distribuzione del tabacco. Tale è l'agenda politica salutista internazionale, che continuerà a produrre "studi" fasulli e a creare allarmi per giustificare di continuo l'agenda di soffocamento dei fumatori e delle rivendite di tabacchi.


In conclusione, i dati storici suesposti dimostrano inoppugnabilmente che l'aumento del prezzo delle sigarette non è un efficace deterrente, il divieto di vendere ai minori porta solo fuori controllo il fenomeno del fumo minorile e la raccolta dati, mentre la "educazione" antifumo - ovvero la martellante disinformazione sugli effetti del tabacco dai mass-media e nelle scuole - stimola enormemente la curiosità del minorenne che, in passato, considerava il fumo "roba da grandi". Che "il proibito attira", naturalmente, lo sanno benissimo sia i ministeri della salute che quelli delle finanze, ma preferiscono ignorarlo per perseguire le loro sporche agende di controllo sociale e di estorsione finanziaria.

 

 

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