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Com’è possible che
qualsiasi studio sul fumo stia diventando un pezzo di scienza
rottame? Domanda retorica, naturalmente, per prepararci ad esporre
ancora un altro pezzo di futilità epidemiologica. Ci riferiamo al
mega-studio “Tabacco,
uso e rischio di infarto miocardico in 52 paesi, nello studio di
INTERHEART ", molto pubblicizzato negli ultimi due mesi dalle
“autorità sanitarie" di diverse nazioni come “l’evidenza
conclusiva” che il fumo passivo sia causa di malattie cardiache. In
realtà, questa mega-analisi non è altro che una mega-accumulazione
di dati che contengono
tutte le peggiori caratteristiche che distinguono tutti gli studi
sul fumo passivo
(indipendentemente dai loro risultati) quale la quintessenza della
scienza rottame.
C’è voluto un po’ di
tempo per leggerlo, e potremmo annoiare I lettori con una lunga
lista di imperfezioni, ricolme di terminologia tecnica. Tuttavia, a
differenza degli “anti” a noi non piace imbambolare le persone con
parole. E così, tagliamo corto: Lo studio è spazzatura
epidemiologicamente senza valore, principalmente per le ragioni
seguenti:
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Nel complesso lo studio non è credibile per l’autoriferimento
alle esposizioni, per l’eterogeneità delle fonti e dei dati,
per il controllo superficiale delle tendenziosità (bias) e fattori
confondenti (confounders) e per l’assenza di resoconto che avrebbe
potuto qualificare il grado di eterogeneità. Più in dettaglio:
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Lo studio ha raccolto dati basati sullo stesso
protocollo, ma da fonti sparse in 52 paesi intorno al mondo. Le
fonti devono essersi distinte considerevolmente per quanto
riguarda la competenza medica, il livello culturale, le strutture,
le caratteristiche genetiche e lo stile di vita delle popolazioni
considerate.
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L’indiscriminata addizione di dati chiaramente
eterogenei provenienti da fonti diverse non è
permissibile.
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Tutti i dati esposti sono autoriferiti, con
probabili differenze tra fonti regionali che si sommano all’eterogeneità
dell’insieme dei dati.
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I prodotti del tabacco e le loro miscele devono
essere stati enormemente differenti in diverse
fonti/regioni, così come le loro condizioni d’uso. L’uso
combinato di beedies (tipo di sigaretta indiana) ed altri prodotti
con sigarette, pipe e tabacco da masticare rendono difficili le
attribuzioni di rischi. Le differenze regionali di tipo e
qualità di tabacco da masticare, da sole, sarebbero sufficienti
per invalidare le conclusioni.
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I soli confounder considerati sono stati:
abitudini alimentari, attività fisica, consumo di alcool, livello
culturale, condizioni economiche, fattori psicosociali, storia
personale e familiare di malattie cardiovascolari, ipertensione e
diabete mellito. Non sono stati forniti dati sulla diversa
distribuzione di confounder nelle differenti regioni e non
si è nemmeno tentato di vagliare i controlli per i bias.
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Come già detto, l’esposizione al fumo passivo era
soggettivamente riportata e
riferita unicamente ai
precedenti 12 mesi.
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Come conferma dell’eterogeneità, la percentuale
di fumatori e malattie cardio-polmonari variava considerevolmente
tra le regioni e così pure la prevalenza di fumatori ed
ex-fumatori.
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La riferita precisa e monotona correlazione di
rischio e malattia cardiopolmonare è sospetta, in
considerazione di quanto "sporchi" debbono essere i dati
introdotti, la miscela di prodotti da tabacco usati, e la marcata
eterogeneità di base.
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Lo studio riporta che “In totale, 44% dei
controlli non hanno riferito esposizione a fumo passivo, 39% dei
controlli hanno riferito esposizioni tra 1 e 7 ore/settimana, 8 –
2% tra
8 a 14 ore, 3 – 6% tra
15 a 21 ore e 5 – 3% 22 o più ore/settimana”.
Su questa base i controlli debbono avere stili di
vita molto diversi che i casi, in tal modo generando un forte
bias di accoppiamento.Come
mai i controlli esposti al fumo passivo non hanno sviluppato un
infarto miocardio acuto, visto che quell’esposizione è la causa?
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E’ contraddittorio ai pretesi risultati
che il rischio d’infarto miocardio non sia cambiato quando il fumo
passivo è stato rimosso nel gruppo di controllo dei soggetti che
non hanno mai fumato.
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Lo studio afferma che “…in tutte le regioni, e
in modo consistente, l’uso di tabacco è associato ad aumento del
rischio di infarto miocardio”. Tuttavia, lo studio è molto
attento a non dare i risultati divisi per regioni o fonti;
una madornale e rilevante omissione
che avrebbe definito il grado di eterogeneità.
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Lo studio distingue solamente soggetti giovani e
vecchi, il che è insufficiente. Sarebbe stata necessaria la
suddivisione per età.
“Evidenza conclusiva” davvero – che
gli studi sul fumo oggigiorno possono solo essere spazzatura
epidemiologica e che dimostrano solo la disonestà incarnita degli
antifumo.
Il vero problema? Le “autorità sanitarie” sono o disoneste o
incompetenti abbastanza (probabilmente entrambe) da adottare questa
patetica imitazione di scienza come base per divieti e persecuzione
dei fumatori.
La frode regna assieme all’ignoranza. Cosa siamo pronti a fare
per cambiare le cose?
-- FORCES International |