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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
The Evidence

L'archivio scientifico che scardina 50 anni di superstizioni sul fumo


 
 
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LA LUNGA LISTA DI ERRORI METODOLOGICI DELLA SCIENZA ROTTAME SUL FUMO PASSIVO

Educa chi conosci! Scarica questo documento in formato PDF e regalalo a famigliari, parenti, amici, conoscenti... a tutte quelle persone, insomma, che sono convinte che il fumatore fa del male al non fumatore col suo fumo passivo perché le "autorità sanitarie" dicono che la scienza lo ha dimostrato. Fai vedere loro su che razza di "scienza" si basano le leggi che vietano di fumare nei luoghi pubblici - e che razza di credibilità ha oggi il tuo ministero della "salute"!

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Salta alla lista || Cosa deve garantire uno studio epidemiologico per essere valido e credibile? || I criteri di Hill


PREFAZIONE

Per fortuna la nozione che gli studi sul fumo passivo sono spazzatura statistica (e per di più le istituzioni sanitarie ci danno falsa rappresentazione di tale spazzatura) si sta diffondendo. Molti però ci hanno chiesto di elencare le ragioni complete in modo che siano accessibili alla persona comune del perché si afferma che questa statistica è spazzatura. La lista sotto le elenca.

Gli antifumo affermano che “il fumo è indifendibile”. Si sbagliano: il fumo è perfettamente difendibile perché tutti gli allarmi sul fumo passivo non hanno basi scientifiche e quelli sul fumo attivo sono enormi esagerazioni, e basati ampiamente su fattori non misurabili. Ma mettiamo per un momento da parte il fumo attivo, e parliamo del fumo passivo sui “pericoli” del quale si basa la “legge a tutela dei non fumatori” – una tutela che non ha ragione di esistere perché i pericoli del fumo passivo non sono mai stati dimostrati né statisticamente, né scientificamente. Invece, la truffa e la falsa rappresentazione dell’evidenza sono indifendibili e, nel caso del fumo passivo, esse sono anche facilmente dimostrabili.

LA LUNGA LISTA DI ERRORI METODOLOGICI DELLA SCIENZA ROTTAME EPIDEMIOLOGICA SUL FUMO PASSIVO

  1. Le affermazioni concernenti l’esposizione al fumo passivo non sono autentiche, perché l’esposizione delle persone al fumo durante la vita non è misurata. Infatti, gli studi in realtà non misurano nulla, ma si affidano alle vaghe e grossolanamente imprecise dichiarazioni di memorie di soggetti che sono stati intervistati e che cercano di evocare in pochi minuti i loro ricordi sull’esposizione al fumo passivo di un’intera esistenza.
  2. L’errore dei suddetti ricordi è senz’altro grande, sconosciuto e non conoscibile. Ne segue che la digitalizzazione in cifre di tali ricordi non può essere congrua e non è permissibile, nonostante che la rappresentazione numerica dia un’impressione di affidabilità e precisione, che però si può facilmente dimostrare come falsa e tendenziosa.
  3. E’ stato ampiamente dimostrato che la tendenziosità nel richiamo alla memoria, conosciuta nell’inglese scientifico come recall bias, è più probabile in persone affette da cancro polmonare o malattie cardiovascolari perché, per ovvie ragioni emozionali, tali persone tendono ad amplificare i loro ricordi di esposizione al fumo passivo per  giustificare la loro malattia.
  4. E’ stato dimostrato che l’errata classificazione di fumatori come non fumatori (misclassification bias) è più pronunciata tra i soggetti con cancro polmonare e malattie cardiovascolari. Questi soggetti tendono, più delle persone sane, a rappresentare se stessi come non fumatori invece di fumatori a causa dello stigma artificiosamente attaccato dalla propaganda a cancro polmonare e fumo.
  5. Gli errori di accoppiamento (mismatch error) dei casi (gruppo di persone affette) e dei controlli (gruppo di persone non affette) negli studi sono inevitabili perché i gruppi che si comparano non sono omogenei e differiscono per moltissime caratteristiche che vanno oltre al basilare problema del ricordo dell’esposizione al fumo passivo.
  6. Per definizione, è più probabile che gli errori dovuti ai confondenti siano più prevalenti tra i cancri polmonari e le malattie cardiovascolari. I confondenti sono tutte le altre conosciute e sconosciute potenziali cause di cancro polmonare e malattie cardiovascolari che interferiscono con l’attribuzione specifica del rischio al fumo passivo.
  7. Molto raramente gli studi sul fumo passivo tengono conto dei probabili errori di diagnosi delle malattie.
  8. Si sono riscontrati errori di pubblicazione, ovvero si favorisce la pubblicazione di quegli studi che affermano di aver trovato un’associazione con l’incrementato rischio.
  9. Gli errori statistici di campionamento e di significato statistico sono grossolanamente incoerenti tra gli studi sul fumo passivo, a causa delle flebili differenze di ricordi di esposizione e a causa dello spesso scarno numero dei soggetti esaminati in ogni studio. La grande maggioranza degli studi non ha raggiunto significato statistico. In ogni caso, abbiano gli studi raggiunto significato statistico o no, gli indici statistici di tutti gli studi sul fumo passivo sono illusori perché derivanti da grossolanamente illusorie e tendenziose rappresentazioni numeriche di vaghe memorie di esposizione individuale, come descritto sopra.
  10. I risultati dei diversi studi non sono coerenti e non sono riproducibili.
  11. Gli studi sul fumo passivo non soddisfano i criteri epidemiologici di inferenza causale (criteri di Hill – vedi sotto).
  12. I tentativi di mettere assieme i risultati dei diversi studi tramite tecniche di meta analisi statistica non sono legittimi. Infatti, essi sono ottenuti assemblando studi che sono comunque eterogenei – il che è contrario alla pratica epidemiologica -  e dando la preferenza solo a determinati studi. In ogni caso, tutti gli studi sono invalidati da tutti gli errori metodologici di questa lista.

Cosa deve garantire uno studio epidemiologico per essere valido e credibile?

  1. Uno studio deve garantire che le sue rappresentazioni numeriche di esposizione individuale al fumo passivo durante l’arco della vita ricordate dai soggetti intervistati siano misure vere di esposizioni reali.
  2. Uno studio deve garantire che la tendenziosità (bias) dei ricordi dei soggetti intervistati abbia la stessa influenza sia sui casi (gruppo di persone affette) sia sui controlli (gruppo di persone non affette), e sui gruppi esposti e non esposti.
  3. Uno studio deve garantire che la selezione dei soggetti e le tendenziosità su classificazione errata (misclassification) abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
  4. Uno studio deve garantire che noti fattori confondenti causali (causal confounders) abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
  5. Uno studio deve garantire l’accuratezza delle informazioni cliniche concernenti patologie e diagnosi.
  6. I risultati di vari studi concernenti il fumo passivo devono essere coerentemente riproducibili da altri.
  7. In qualsiasi studio, il margine di errore statistico del rischio riportato dovrebbe raggiungere non meno del 95% di livello di significato.
  8. Se i criteri suddetti sono soddisfatti, i risultati dello studio dovrebbero essere in accordo con i criteri di Hill sulla causalità (vedi sotto).
  9. Le sommatorie meta-analitiche non sono credibili a meno che non siano fatte sulla base di tutti gli studi disponibili. Tali studi devono anche esibire un’omogeneità di struttura e di condotta, e devono soddisfare i criteri di validità descritti sopra.

Dato quanto sopra come pratica universale epidemiologica e medica:

  1. È incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può garantire che le sue rappresentazioni numeriche di esposizione individuale al fumo passivo durante l’arco della vita ricordate dai soggetti intervistati siano misure vere di esposizioni reali.
  2. È incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può garantire che la tendenziosità (bias) dei ricordi dei soggetti intervistati abbia la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
  3. È incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può garantire che la selezione dei soggetti e le tendenziosità su classificazione errata (misclassification ed altri bias) abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
  4. È incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti può garantire che noti fattori confondenti causali (causal confounders) abbiano la stessa influenza sia sui casi sia sui controlli, e sui gruppi esposti e non esposti.
  5. È incontrovertibile che nessuno degli studi esistenti ha garantito l’accuratezza delle informazioni cliniche concernenti patologie e diagnosi.
  6. È incontrovertibile che i risultati di vari studi concernenti il fumo passivo sono stati grossolanamente incoerenti e non riproducibili in modo affidabile.
  7. È incontrovertibile che solo una sparuta minoranza di studi ha riportato il margine di errore numerico sopra al 95% del livello di confidenza del significato statistico.
  8. È incontrovertibile che nessuno degli studi sul fumo passivo ha soddisfatto i criteri di causalità di Hill (vedi sotto).
  9. È incontrovertibile che nessuna meta-analisi degli studi sul fumo passivo è stata condotta sulla base di tutti gli studi disponibili e/o di studi che esibiscano un’omogeneità di struttura e di condotta, e che abbiano soddisfatto i criteri di validità suesposti.

I criteri di Hill

1) Forza di un’associazione è indicatore di causa, sebbene una forte associazione non sia né necessaria né sufficiente per stabilire causalità, ed un’associazione debole non sia né necessaria né sufficiente per negare causalità.

  • Nel caso del fumo passivo, è chiaro che le associazioni sono estremamente deboli, come anche confermato dalle seguenti autorevoli voci:
     

National Cancer Institute degli Stati Uniti - "Nella ricerca epidemiologica, rischi relativi (elevazioni di rischio) che sono meno di 2 (100% elevazione di rischio) sono considerati piccoli e difficili da interpretare. Tali elevazioni possono essere dovute al caso, tendenziosità statistica o agli effetti di fattori confondenti che talvolta non sono evidenti" -  National Cancer Institute, “Abortion and possible risk for breast cancer: analysis and inconsistencies,” 26 Ottobre 1994.

Sir Richard Doll - "Quando il rischio relativo si trova tra 1 e 2 (elevazione di rischio 100% o meno)... i problemi di interpretazione [dei risultati] diventano acuti, e può diventare estremamente difficicle sbrogliare i vari contributi dell'informazione tendenziosa, la confusione di due o più fattori, nonché causa ed effetto" - “The Causes of Cancer," by Richard Doll, F.R.S. and Richard Peto.  Oxford-New York, Oxford University Press, 1981, p. 1219.

Organizzazione Mondiale della Sanità/Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (AIRC) - "Rischi relativi di meno di 2 (100% elevazione di rischio) possono facilmente riflettere tendenziosità non percepite o fattori confondenti. E' improbabile che rischi relativi di 5,0 (400% elevazione di rischio) o più abbiano gli stessi problemi" - Breslow and Day, 1980, Statistical methods in cancer research, Vol. 1, The analysis of case control studies. Pubblicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, Pubblicazione scientifica numero 32, Lyon, pagina 36.

Food and Drug Administration degli Stati Uniti - "I rischi relativi di 2 (elevazione di rischio 100%) hanno una storia di inaffidabilità" - Robert Temple, M.D. Food and Drug Administration, Journal of the American Medical Association (JAMA), Lettere, 8 Settembre 1999

Ancora la Food and Drug Administration degli Stati Uniti - "La mia regola di base è che, se il rischio relativo non è almeno di 3 o 4 (200-300% elevazione di rischio) è meglio lasciar perdere" - Robert Temple, direttore del dipartimento della valutazione dei medicinali della Food and Drug Administration.

Elevazione media di rischio di cancro per esposizione al fumo passivo: circa 20% (rischio relativo=1,2)

Elevazione media di rischio di malattie cardiovascolari per esposizione al fumo passivo: circa 30% (rischio relativo =1,3)

Qualità della metodologia e della raccolta dati sul fumo passivo in tutti gli studi: spazzatura

2) La coerenza dei risultati da diversi studi è un ovvio attributo di una vera relazione causale.

  • Gli studi epidemiologici sul fumo passivo sono grossolanamente incoerenti, ed è assai improbabile che associazioni epidemiologiche che sono incoerenti siano vere.

3) La specificità richiede che una causa conduca a un singolo effetto.

  • Si continua a dire che il fumo passivo causa molti e differenti effetti.

4) Il tempismo  richiede che gli effetti abbiano luogo dopo che la causa abbia la possibilità di agire. Questo triviale criterio di causalità è ovvio e non richiede spiegazioni.

5) La relazione di dose-effetto è un criterio utile di causalità, ma non risolve ciò che lo studio si propone di stabilire.

  • Questo effetto è un’eccezione negli studi sul fumo passivo, comunque affetti dagli errori metodologici sopra descritti.

6) Plausibilità. Il fatto che un’associazione sia biologicamente plausibile o no è sempre un’opinione individuale lungi dall’essere obiettiva e conclusiva. La coerenza con altra informazione può essere un attributo corollario ma non è evidenza di causalità.

7) Evidenza sperimentale. Tale evidenza sperimentale in esseri umani costituirebbe certo prova di causalità, ma non è disponibile nel caso del fumo passivo.

8) L’analogia è aperta all’immaginazione e resta comunque un criterio non valido di causalità.

CASO CHIUSO.

LA SI SMETTA DI MISTIFICARE IL POPOLO ITALIANO CON IL FUMO PASSIVO.

Qui non si tratta di opinioni personali, né di quale autorità dica che, né di chi finanzi cosa. Si tratta invece di REGOLE CHE SONO ALLA BASE DELLA SCIENZA, DELL’EPIDEMIOLOGIA E DELLA STATISTICA – regole fondamentali che sono SISTEMATICAMENTE VIOLATE per far tornare i conti e giustificare proibizionismo, arroganza e sete di potere, e per facilitare le agende farmaceutiche internazionali.

Persino a dispetto delle violazioni che abbiamo esibito, gli studi ancora non dimostrano nulla - e quindi CI VENGONO FALSAMENTE RAPPRESENTATI DALLE AUTORITÀ SANITARIE COME SE RAPPRESENTASSERO QUALCOSA.


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