All''industria farmaceutica il fumo fa comodo davvero - ma non perché "provoca tanti cancri" (dei quali, alla faccia delle superstizioni, nemmeno uno si può provare sia causato esclusivamente dal fumo; inoltre, almeno due terzi dei cancri si sviluppano nei non fumatori); ma perché i fumatori sono il nuovo orizzonte commerciale, imposto con la forza della legislazione, e di un establishment medico-sanitario tanto potente quanto disonesto. Grazie al costante lavoro dei nostri ricercatori, i solidi collegamenti tra le campagne antifumo ed il marketing (e relativi profitti) dei colossi farmaceutici diventano sempre più evidenti. L’investimento delle multinazionali farmaceutiche in truffe statistiche antifumo è poi ripreso dai ministeri della salute di vari Paesi e tali ministeri si trasformano in autentici centri di promozione per i prodotti farmaceutici, spingendo truffe sanitarie e prodotti privati con denaro pubblico. E’ forse questa una manifestazione della "nuova era dell’avventura congiunta tra cosa pubblica e privata" auspicata dal presidente Clinton? Non è un caso che i giganti farmaceutici paghino profumatamente gli attivisti antifumo in tutto il mondo per continuare a spingere l’isterismo e l’odio di massa contro i fumatori. L’obiettivo di questa spietata campagna di marketing, che coinvolge anche nomi di grido della medicina internazionale, è chiaro: il fumatore, spaventato da disinformazione, assillato persino dai figli (cui si lava il cervello nelle scuole), cacciato fuori dai locali pubblici e dai posti di lavoro, e odiato infine dalla società, cerca di smettere per adeguarsi ma, essendo un “drogato”, deve ricorrere all’aiuto del medico che lo manda in centri di cessazione (che a loro volta prescrivono prodotti farmaceutici), oppure prescrive tali prodotti direttamente, a seconda degli arrangiamenti commerciali fatti con Big Farma. Con il denaro pubblico si promuove quindi un marketing privato basato sulla persecuzione di una parte dello stesso pubblico che paga per tale marketing, usando la “salute pubblica” per indurre il popolo con informazioni false e tendenziose a cambiare il suo comportamento per soddisfare le esigenze economiche di colossi privati. Questa è la raccapricciante realtà della Truffa del Secolo, ed ulteriore documentazione da due maggiori case farmaceutiche corrobora la montagna di evidenza (non statistica!) che stiamo accumulando. Vediamo che c’è di nuovo. L’Annual Report 2001 della Pharmacia Corporation (produttrice dei prodotti di cessazione Nicorette), ci dice alle pagine 9, 24 e 26:
L’Annual Report 2001 della Glaxo Smith Kline (produttrice dello Zyban, la pillola antifumo), ci dice quanto segue: A pagina 10 identifica i concorrenti:
Questo punto è ripreso a pagina 61 del rapporto” (vedi sotto). A pagina 46:
A pagina 49, il rapporto annuale della GSK indica le vendite per il 2001 della pillola antifumo: 337 milioni di sterline, pari a circa 440 milioni di Euro – un declino rispetto ai 357 milioni di sterline dell’anno precedente, pari a oltre 475 milioni di Euro, dovuto probabilmente alla concorrenza di altri produttori, e dalla pubblicità negativa causata dalla catena di morti per collassi cardiocircolatori di “pazienti” fumatori, chiaramente collegate con l’uso di questo “medicinale” che, come il resto di queste “medicine”, ha una percentuale di inefficacia dell’85%. Ciò significa anche che il "paziente" tornerà a fumare, e poi andrà di nuovo ai prodotti di "cessazione", in una crudele, indotta altalena tra colpa e paura e piacere, alimentando tre entità: l'industria farmaceutica, quella del tabacco, e lo stato -- ed essendo per di più vittima di interminabili angherie, emarginazioni, e discriminazioni. A pagina 58:
A pagina 61:
Solo due dei maggiori produttori di "terapie di cessazione", quindi, hanno venduto circa 670 milioni di Euro in tali prodotti in un anno -- senza contare il più grande di tutti, la Johnson & Johnson, generossissima finanziatrice (tramite il suo braccio filantropico, la Robert Wood Johnson Foundation) di attivisti e di "studi" antifumo, al tono di oltre un miliardo di dollari (o euro) negli ultimi dieci anni ed in una sola nazione, gli USA. Non ci vuole certo un esperto di statistica per vedere la lampante correlazione tra l’inasprimento della campagna antifumo da parte di attivisti e “salute pubblica” e l’espansione degli interessi delle multinazionali farmaceutiche. Di nuovo, inquietanti domande che tutti dovrebbero porsi vengono alla mente:
Vista l’evidenza dei fatti, la risposta non può essere che questa: ci scandalizziamo della corruzione su cose che riteniamo “immorali” o che comunque non ci fanno comodo, ma chiudiamo un occhio (o tutti e due) sulla corruzione che porta avanti agende “morali” (o venduteci come tali), o comunque cose che ci fanno comodo; abbiamo quindi accettato la corruzione come mezzo lecito per raggiungere i nostri scopi. Ma forse tali domande conviene non farsele, perché le risposte sono più inquietanti delle domande stesse; invece, è meglio chiudere occhi e orecchie, e continuare a ripetere che “il fumo fa male sempre e comunque”. Parola dello stato terapeutico. ____________________________ [1] Nello stesso periodo, leggi antifumo durissime sono state proposte in Giappone, tradizionalmente un Paese estremamente tollerante del fumo. Si è vietato di fumare per strada, si è proposto un bando generale del tabacco, e si sono organizzati gruppi per la diffusione della truffa del fumo passivo. [torna al richiamo] [2] In Canada, la feroce campagna antifumo è incrementata notevolmente grazie allo stanziamento pubblico di 480 milioni di dollari canadesi (circa 360 milioni di Euro) per un solo anno da parte del ministero della salute per una “guerra senza quartiere” ai fumatori; leggi sono proposte per la rimozione della patria potestà ai fumatori che non si sottomettono a smettere; e la propaganda sulla truffa del fumo passivo è incrementata geometricamente. Nel contempo, voci non ufficiali mormorano che la Corte Suprema del Canada si stia preparando ad esaminare un caso in Febbraio 2003 che condurrebbe, quasi inevitabilmente, alla de-legalizzazione del tabacco. [torna al richiamo] [3] L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta concludendo un accordo internazionale per la persecuzione dei fumatori ed il divieto di pubblicità del tabacco a livello mondiale; l’Istituto Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione ha ripreso la truffa statistica per cui l’Environmental Protection Agency americana fu condannata per truffa nel 1998 da una corte federale statunitense. Posizionando tale raggiro su “acque internazionali”, ed aumentando il comunque insignificante incremento di rischio dal 19 al 30% la IARC-OMS giustificano e stimolano le proibizioni di fumo in pubblico. Infine, assistiamo ad un enorme aumento della spinta per vietare il fumo in pubblico in quasi tutti i Paesi del mondo, in perfetta concomitanza con la promozione dei prodotti di cessazione farmaceutici a livello globale. [torna al richiamo] - [torna al richiamo della pagina 63] [4] Recentemente in Gran Bretagna si è assistito ad un enorme inasprimento della campagna antifumo. La Gran Bretagna ha vietato la pubblicità al tabacco, e divieti di fumo in pubblico sono fortemente promossi da organizzazioni antifumo e dai media collaborazionisti. [torna al richiamo] [5] Non più di tre mesi or sono, in Francia la “salute pubblica” ha “lanciato l’allarme” sui pericoli del fumo attivo e passivo, usando anche violente pubblicità televisive che ritraevano gli ultimi istanti di vita di un malato di cancro polmonare. Questa pubblicità è stata rifiutata dal ministero della salute italiano, che la ritiene “controproducente”. Ciò significa, in altre parole, che nella nostra cultura il marketing dei prodotti farmaceutici e della disinformazione antifumo deve essere implementato con mezzi diversi. [torna al richiamo] [6] Nello stesso periodo, si inasprisce la campagna antifumo in tutta l’Europa; due mesi dopo, l’Italia subisce il lancio dello Zyban e, simultaneamente, l’allora ministro della “salute” Veronesi propone il bando totale del fumo in pubblico, ora ripreso del ministro Sirchia. Di nuovo, il bando del fumo in pubblico è un elemento essenziale per indurre il fumatore a smettere (il ministero della salute italiano, come del resto quasi tutti i ministeri europei e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno ampie sezioni nei loro siti web per la promozione dei prodotti farmaceutici di cessazione). Infine, due mesi dopo l’introduzione dello Zyban in Italia e GB, un telegiornale RAI riporta la lunga catena di morti che seguono l’uso dello Zyban – morti che avvengono entro 10 giorni dalla prima assunzione del prodotto. Dopo quella notizia, l’informazione è “abbandonata”, e nulla si è più saputo di questo problema. Nel frattempo i centri antifumo, il Ministero della Salute e i medici continuano imperterriti a promuovere e prescrivere questo pericoloso farmaco. [torna al richiamo] |
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