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MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE: GOVERNI IN TASCA, ANTIFUMO IN VENDITA PREFAZIONE FORCES Italiana è lieta di presentare, in anteprima
mondiale, il completo rapporto sui finanziamenti antifumo della Robert Wood
Johnson Foundation. Questo interessante documento è compilato da Wanda Hamilton, una delle più capaci
ricercatrici americane sulla corruzione scientifica, politica e morale di
quella che è diventata una delle più grandi industrie in America e nel mondo:
l’industria del salutismo e dell’anti-tabacco. Wanda Hamilton è una collaboratrice di FORCES
International. FORCES Italiana ha tradotto questo documento in lingua italiana.
Wanda Hamilton, come la nostra organizzazione, non ha alcuna relazione con
l’industria del tabacco. Tutta la documentazione menzionata nel rapporto è
disponibile in archivio. La RWJF è controllata dalla Johnson & Johnson, la gigantesca multinazionale farmaceutica
famosa anche in Italia. Questo tanto incredibile quanto documentato exposé
menziona gli individui, le società, le date e le circostanze in cui gli
antifumo americani hanno ricevuto immensi finanziamenti dalla J&J al solo
scopo di generare informazioni ambigue e fasulle sugli effetti del tabacco
sulla salute umana, e per fomentare intolleranza e disgregazione sociale non
solo in America, ma in tutto il mondo. L’ingerenza della J&J nella politica e nella scienza
è qui riportata in tutta la sua impressionante realtà: le multinazionali
farmaceutiche hanno in tasca abbastanza istituzioni da pilotare, in effetti,
intere nazioni dall’interno della loro struttura sociale. Durante la lettura del documento, si tenga sempre
presente che la J&J è solo una delle multinazionali
farmaceutiche, e che la “filantropica” RWJF è solo l’organo ufficiale dell’ingerenza politica in
camice bianco della J&J. La persecuzione dei fumatori suona sempre,
all’ignaro, come un’esagerazione, una trivialità, e forse anche un lamento
infantile per nascondere un vizio, ma essa in realtà costituisce un’industria
mondiale con un giro d’affari stimato nell’ordine di 30-40.000 miliardi di lire l’anno solo negli Stati Uniti. Si pensi
che solo I provventi dell’accordo tra le case produttrici di sigarette e il
governo americano ammontano a circa 20.800
miliardi l’anno (tutti pagati dai fumatori tramite aumenti di prezzo delle
sigarette), di cui una buona parte (la percentuale esatta varia da stato a
stato) va ad alimentare propaganda e “ricerca” antifumo. Per cifre di questa
magnitudine, è facile capire come interi ministeri della sanità, partiti
politici, associazioni professionali, organizzazioni sanitarie internazionali,
medici, istituti di statistica, media, docenti universitari famosi e non, e
interi centri di ricerca scientifica, siano letteralmente in vendita all’industria antifumo. Le multinazionali farmaceutiche hanno direttamente o
indirettamente trasformato quindi i ministeri della sanità di molti Paesi in agenzie promozionali di farmaci per la
cessazione del fumo, e in organi di propaganda disinformativa per il controllo
del comportamento dell’individuo da parte dello stato. La cessazione stessa
è un’impresa internazionale con un giro d’affari di migliaia di miliardi di lire nei soli USA. Ciò è ottenuto con un
marketing tanto originale quanto socialmente pericoloso: la produzione di studi
scientifici ambigui e tendenziosi (scienza
rottame (*)) come base per sviluppare paure
salutiste e intolleranza sociale che inducano il fumatore a smettere di fumare
con l’aiuto, naturalmente, dei farmaci di cessazione. Se poi il prodotto di
cessazione non funziona, come di solito accade, egli torna a fumare e ad essere
tassato e perseguitato, e il ciclo ricomincia, con interminabili profitti di
tutti i tipi per le multinazionali e per i politici di cui esse tirano le fila. La pseudo-scienza antifumo non è usata solamente per
penetrare le strutture sanitarie, ma anche la professione medica di tutte le
nazioni. Ai medici, si comunicano informazioni selezionate, spesso
trasformandoli in gratuiti venditori di prodotti di cessazione mentre si butta (anti) fumo negli occhi dei loro pazienti. Bisognerebbe chiedere al nostro
medico di fiduciaquando fa la paternale contro il fumo, quanti studi ha letto lui personalmente, magari nella lingua
originale inglese in cui la maggior parte degli studi sono stilati. Se è
onesto, vi risponderà che ha solo letto i bollettini medici (se ha avuto il
tempo) – ovvero la più frequente fonte di
disinformazione sul fumo. Spesso, il pregiudizio medico è arrivato a tal punto che
il dottore non cerca nemmeno le vere cause dei disturbi se il paziente è
fumatore – è più facile attribuire tutto al fumo! Le conseguenze sono facili da
immaginare. All’estero, già accade frequentemente che il paziente fumatore sia
forzato a mentire al medico sulla sua
abitudine per ottenere le cure che altrimenti non otterrebbe - salvo che,
naturalmente, non smetta di fumare! Da circa due anni, la British Medical
Association sostiene la posizione che le cure mutualistiche debbano essere negate ai pazienti che fumano, e per le
quali essi sono lo stesso obbligati per
legge a versare i contributi. E tutto questo per la nostra salute? Certamente no. Primo, perché il fumo non fa così male come si dice - e le prove sono schiaccianti, ma non note; secondo, perché l’antifumo fa solo bene alle tasche dell’industria farmaceutica e dei politici che pilota. Combattere la politica antifumo non è solo difendere un diritto personale o un “vizio”, ma è una lotta doverosa contro una corruzione professionale e di stato tanto estesa quanto capillare – una corruzione che non esita a devastare il tessuto sociale d’intere nazioni a scopo di lucro. |