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Non esiste prova
scientifica che il fumo provochi il cancro |
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GOVERNO SCOZZESE |
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sparizione della sentenza (tutto è possibile nell'era farma-antifumo)
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Siamo lieti di
presentare ai nostri lettori la traduzione della storica sentenza
del tribunale scozzese riportata nell'edizione del
2 Giugno 2005. La traduzione è provvista di commenti ragionati e
di un collegamento permanente all'originale inglese. Riteniamo che
la traduzione delle Cause Generali e Cause Individuali di questa
sentenza sia molto importante perché fornisce a lettori, legali e
politici basi che sono fondamentali per la difesa dalla (o l'attacco
alla) Truffa del Secolo da ogni punto di vista. I nostri commenti
rappresentano non solo la nostra opinione, ma anche e specialmente
un ponte tra la disinformazione fornitaci dalle istituzioni e dalla
propaganda di Stato e la realtà scientifica descritta nella
sentenza. Buona lettura. |
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Cause
generali || Cause individuali
Per facilitare la consultazione dell'originale inglese e
verificare l'accuratezza della traduzione, il numero di ogni
paragrafo è fornito di collegamento ipertestuale con altro documento
contenente la sentenza. I collegamenti ipertestuali vi porteranno
direttamente al paragrafo corrispondente. |
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IL TESTO DELLA SENTENZA |
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COMMENTI E OSSERVAZIONI DI FORCES
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Discussione: (1)
Cause generali
[6.149] A questo punto propongo di spendere due brevi parole
a proposito degli esperti specialisti. Solo il comportamento di due
di loro richiede qualche commento. Sir Richard Doll (che, di tutti
gli esperti, è stato l’unico che non ha raccolto il mio
invito a sedersi durante la testimonianza) ha reso chiaro con il suo
comportamento e con il contenuto della sua evidenza quale disprezzo
egli prova per quegli individui che sono in disaccordo con le sue
conclusioni che il nesso causale tra il fumo di sigaretta e il
cancro polmonare è dimostrato.
Il professor Hastings,
che si considera un promotore di [sempre più] repressive misure di
controllo del tabacco, ha portato la sua promozione in questo
tribunale assieme con la tendenza a polemizzare con gli avvocati che
gli ponevano domande invece che rispondere alle stesse.
Devo anche
dire che né il professor Friend, né Sir Richard Doll o il professor Hastings
sembravano avvertire la necessità di esprimersi indipendentemente
(vedere paragrafo [5.18]), ed ognuno sembrava a me essere impegnato
con promozione [antifumo] con più o meno la stessa intensità.
Al di la di
questi commenti, la mia impressione di tutti gli esperi specialisti
è stata che hanno fornito evidenza in modo appropriato alla loro
statura professionale e nel contesto della necessità di prova.
Propongo quindi di concentrarci ora principalmente sul contenuto
dell’evidenza fornita dagli esperti nella misura necessaria a
spiegare i punti di vista descritti nei paragrafi che seguono. |
[6.149] Dai
commenti di apertura del giudice Smith si può già notare la
mancanza del distacco professionale di questi “autorevoli
esperti” – distacco che è essenziale quando si parla di
evidenza scientifica, ed anche indicativo di sicurezza delle
affermazioni pronunciate. Il fatto che il giudice abbia persino
ritenuto necessario mettere a verbale i comportamenti poco
professionali di questi individui è
indicativo delle emozioni in gioco. Non c'è bisogno di molto
acume per capire che un’evidenza scientifica fornita con
emozioni del genere (che sono sempre presenti tra i
fanatici antifumo, indipendentemente dal loro status
accademico e sociale) non può essere credibile per via della
lampante tendenziosità degli individui che la forniscono.
Ricordiamo ai lettori che gli “esperti” antifumo in tutto il
mondo si auto-ritraggono come “scienziati” – e non come
gli emozionali politici o ideologi che sono. Ma, in realtà, essi
usano ineticamente le loro qualifiche (ergo credibilità)
per promuovere il fanatismo ideologico di una convinzione
di cui non hanno prove scientifiche; e, come tutti i
fanatici, provano odio e disprezzo per coloro che sono in
disaccordo con le loro teorie. Infine, basandosi sul falso
moralismo di “salvare vite” di cui non possono dimostrare
scientificamente la situazione di pericolo, non si fanno
scrupoli a manifestare apertamente tale disprezzo, al punto di
rifiutare dibattiti scientifici pubblici se non quando sono
trascinati in tribunale e forzati a rispondere dall’autorità
legale. Solo allora la falsità di ciò che rappresentano al
pubblico emerge, come in questo storico caso. Questa
incredibile arroganza è alla base di truffe planetarie come
quella del fumo e dell’ambientalismo, e causa costi
socio-economici letteralmente astronomici. Ciò che è ancora
più incredibile è che, vista la palese arroganza, i media
conferiscano ampia voce e rispetto a questi fanatici mentre
ignorano o ridicolizzano la loro opposizione – forse per
servilismo all’autorità, o forse tale disservizio pubblico è
dato pensando di agire “responsabilmente” in nome della
“salute”?
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[6.150] Il signor McEachran [avvocato della vittima] non ha
arguito che il nesso causale tra fumo di sigaretta e
cancro polmonare non sia stato stabilito da alcuna branca della
ricerca scientifica se non dall’epidemiologia. Egli ha accettato anche che
il nesso è stato stabilito in base all’evidenza che il processo
[biologico] per il quale il cancro polmonare [della vittima] si è sviluppato
è ancora sconosciuto (vedere paragrafo [6.30]). Ha anche in effetti accettato
al paragrafo [6.56] che la testimonianza della Imperial
Tobacco Limited a pagina 16 del Closed Record è dimostrata, e cioè
che "da svariati decenni un enorme sforzo di ricerca è stato fatto
per produrre in laboratorio il tipo di cancro polmonare che si dice
sia statisticamente associato con il fumo. Tuttavia i ricercatori
non sono stati in grado di riprodurre tale cancro in cavie
integralmente esposte al fumo.”
[6.151] Nella mia opinione questo significa che, nonostante
le critiche [avanzate dall’opposizione] al prof. Idle, non c’è stata alcuna
sostanziale obiezione con l’essenza del suo eccellente esame
dell’evidenza scientifica come da paragrafo [5.484] a paragrafo
[5.694]. Nell’ultimo paragrafo egli afferma che è sua
opinione che il fumo di sigaretta non è stato stabilito
scientificamente essere causa di cancro negli esseri umani. Infatti,
la causa del cancro è sconosciuta. I ricercatori non sono stati in
grado di produrre il carcinoma polmonare squamoso in animali da
laboratorio con esposizione all’inalazione di fumo di sigaretta.
Nessun costituente o gruppo di costituenti, come presenti nella
complessa miscela che è il fumo di sigaretta, è stata dimostrata
essere la causa di cancro polmonare nei fumatori. Quanto detto deve
considerarsi nel contesto – come descritto al paragrafo [5.484] –
che gli è stato chiesto [da questa corte] di fornire un’opinione
basata sulla sua area di specializzazione scientifica. Quanto sopra
mi sembra chiaro siano le inevitabili conclusioni che si traggono
dalla sua assai notevole rassegna di tutta la documentazione
scientifica disponibile. La sua area di specializzazione scientifica
non si estende all’epidemiologia, e non gli è stato chiesto di
considerare studi epidemiologici nel corso delle sue investigazioni.
Epidemiologia a parte, non ritengo che alcun ricercatore possa
raggiungere conclusioni diverse da quelle del professor Idle. |
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[6.150 e
6.151] Come si spiega questa enorme incongruenza? Oggigiorno
(purtroppo) si accetta come causale e reale la spiegazione
dello sviluppo di malattie in esseri umani se le cavie
sviluppano cancri quando esposte ai tossici in esame –
sebbene spesso in proporzioni migliaia di volte più alte di
quelle a cui sono realmente esposte le persone. È proprio
in questo modo, infatti, che le liste dei “cancerogeni” sono
create! Ma, nel caso del fumo, non si è potuto riprodurre
il cancro nelle cavie nonostante l’esagerata esposizione.
Nondimeno,
si insiste con passione e fanatismo a martellare sul
concetto che “il fumo provoca il cancro”, ignorando o
sovvertendo le stesse prassi che invece sono
considerate valide per altre sostanze semplicemente perché i risultati
negativi di tali prassi sono in contrasto con l’agenda di
ingegneria sociale e di truffa antifumo da parte delle
cosiddette "autorità sanitarie".
Questa è la stessa "scienza selettiva"
usata per
la truffa del fumo passivo, dove studi che non dicono nulla e
basati su metodologia chiaramente ridicola sono
presentati dalle "autorità" nazionali e
internazionali come fossero prova scientifica.
Però
sentiamo che sul fatto che “il fumo provochi il cancro” non
c’è dubbio o esitazione – proprio come nel fondamentalismo
religioso più cupo – e lo si scrive dappertutto, anche e
specialmente sui pacchetti di sigarette.
La
mancanza di evidenza scientifica al proposito non può che
dimostrare che le campagne antifumo (fumo passivo incluso,
naturalmente) sono basate esclusivamente su fanatismo
ideologico e sulla prostituzione ad interessi particolari,
nonché sulla corruzione morale e professionale di individui e
istituzioni che falsamente affermano che ciò che dicono è
scienza. Ciò dovrebbe seriamente preoccupare il cittadino
con integrità sulla pietosa condizione etica e morale in cui
versano ministeri, istituzioni e certi membri della classe
medica, nelle cui mani tendiamo a mettere i comportamenti
personali o collettivi, l’educazione dei nostri giovani –
nonché le nostre libertà e portafogli! |
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[6.152] La ricerca del prof. Idle non sembra avere omesso
alcuna referenza ad alcuna pubblicazione (a parte le pubblicazioni
di epidemiologia, rapporti ed altre pubblicazioni basate su di essa)
che potrebbero essere serviti a indebolire le sue conclusioni, né il
prof. Idle sembra aver falsamente rappresentato la sostanza di
qualsiasi pubblicazione alla quale si è riferito. Le sue stesse
conclusioni sembrano a me essere giustamente ed obiettivamente
basate sulle pubblicazioni che ha considerato. Che poi tali
conclusioni siano giustificate dipende, naturalmente, da ciò che ci
si aspetta che uno scienziato con esperienza nel campo prenda in
considerazione.
Ciò che
l’evidenza prodotta dimostra non è solo che non esiste base nella
letteratura concernente ogni branca della ricerca scientifica oltre
all’epidemiologia per ritenere che il fumo di sigaretta possa
causare cancro polmonare, ma anche che enormi sforzi, risorse e
ingegnosità sono stati devoluti alla ricerca scientifica in questo
campo, con risultati essenzialmente negativi. In considerazione
delle istruzioni fornitegli di produrre un’opinione basata sulla sua
competenza scientifica, ritengo che il prof. Idle sia stato più che
giustificato nell’affermare che non è possibile determinare se il
fumo abbia causato il cancro polmonare di Mr. McTear. |
[6.152] Coloro che ci
dicono che è stato identificato il tipo/tipi di cancro unico
dei fumatori mentono, perché esso semplicemente non esiste.
Le parole che leggiamo sui giornali o sentiamo dalla bocca
degli antifumo sono del tipo “riconducibile
direttamente al fumo (attivo o passivo)”, ma questi sono
solo astuti giochi di parole fatti da incompetenti o
disonesti. Basta soffermarsi un attimo su di esse, infatti,
per accorgersi che “riconducibile” non significa “causato” –
ma solo una vaga ipotesi regressiva usata per
indurre/rafforzare ciò che è nulla più di una superstizione
culturale. Altri fanno intendere che la scienza ha “provato”
che il fumo ha effetti sul gene (pro-cancro/anticancro,
non
sono nemmeno certi di quello)
p53. Anche questo è falso. Basta
leggere il più recente rapporto del Surgeon General degli
Stati Uniti al capitolo 2,
dove sono riassunte
le varie teorie sull’origine dei tumori al polmone (pagina
47). Il Rapporto si guarda bene dal parlare di meccanismi
specifici al fumo, compreso il p53. Inoltre il rapporto
non fa menzione alcuna che il "small cell carcinoma" sia
esclusivo ai fumatori (pagina 59); questa è ancora un'altra
leggenda/menzogna messa in giro per dare un'apparenza
scientifica alla truffa antifumo. Considerando il clima di
fanatico accanimento delle autorità “sanitarie” mondiali per
convincere il mondo del binomio fumo-cancro, se esistesse
veramente anche la benché minima indicazione di un cancro
unico dei fumatori ciò sarebbe già stato spaparazzato ai
quattro venti dal Surgeon General più che se fosse scoppiata
la terza guerra mondiale.
Ecco quindi
l'ennesima dimostrazione che le gang antifumo mentono e
truffano consciamente il pubblico a scopo politico, economico
e ideologico. Ciò che è deprimente è che questi delinquenti
non solo non sono perseguiti legalmente, ma addirittura sono
rispettati e onorati. |
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[6.153] Non c’è stata alcuna obiezione con la somma
esposizione dell’evidenza da parte del dott. Cohen, che ha condotto
ciò che ritengo sia una convincente valutazione degli studi sulla
cancerogenicità riportati nella documentazione scientifica allo
scopo di determinare se l’esposizione di animali da laboratorio al
fumo di sigaretta tramite inalazione o somministrazione nella
trachea fosse risultata nello sviluppo di cancro squamoso del
polmone. Come espresso al paragrafo [5.758], egli ha riportato che
nessuno degli studi sull’inalazione e sulla somministrazione nella
trachea ha dimostrato un aumento di tale cancro al polmone che sia
statisticamente significativo a seguito dell’esposizione al fumo di
sigaretta e, infatti, neanche uno degli autori di questi studi ha
riportato un incremento statisticamente significativo per questo
carcinoma.
Sono rimasto
anche molto colpito dalla sua critica dal paragrafo [5.759] al
paragrafo [5.764] di Dalbey et al. 1980 sul quale, nel 1986,
l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro si è basata per
l’affermazione di cui a pagina 194 (vedi paragrafi [5.45] e [5.759])
per la quale, in uno studio concernente estesa esposizione di ratti
al fumo di sigaretta, si poterono indurre tumori nel tratto
respiratorio. La sua critica indica che, in quella particolare
evidenza che fu portata davanti al comitato AIRC e poi discussa nel
pertinente monogramma, la commissione non sarebbe stata nella
posizione di trarre questa conclusione se avesse tenuto in
considerazione il modo difettoso [improprio] con cui i risultati di
Dalbey et al. del 1980 furono riportati. Come mi sembra
chiaro, l’evidenza del Dr. Cohen su questo punto non è stata messa
in discussione da Mr. McEachran [avvocato della “vittima”]. Ne segue
che il supporto per l’affermazione dell’AIRC 1986 non può
sussistere. L’evidenza del Dr. Cohen quindi rinforza il punto su cui
si basa Mr. McEachran, cioè solo quello epidemiologico, sul quale
[però] nessuno scienziato con expertise appropriata e che ha
studiato tutta la pertinente documentazione concluderebbe che è
stato stabilito che il fumo di sigaretta possa causare il cancro al
polmone in generale e, peggio ancora, quello di Mr. McTear in
particolare. |
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[6.153] L’analisi
del giudice Smith comincia ad addentrarsi nella truffa
scientifico-epidemiologica sul fumo, e sulla
sistematicamente falsa rappresentazione dell’evidenza ad
autorità sanitarie che sono avallanti complici della truffa
stessa, come possiamo vedere dalle osservazioni
concernenti l’AIRC.
Questa
fitta sequenza di truffe e false rappresentazioni scientifiche
(che poi risulta in frasi generiche come “il fumo uccide” o
“il fumo provoca il cancro” per pubblico consumo e
condizionamento culturale) è osservabile nell’intera prassi
che, attraverso i decenni, ha costruito l’immane castello che
ha sostiene il binomio culturale (ma non scientifico)
fumo-cancro.
La prassi
ha la funzione di rendere l’esame
dell’evidenza impenetrabile alla persona comune, perché
sarebbe necessario un’enorme e sistematico smantellamento a
ritroso di tutti i passi truffaldini presi per arrivare alla
situazione odierna.
Tale
capacità è al di la della persona comune o anche del
giornalista, e prassi e tattica spiegano in modo esauriente il rifiuto
sistematico e assoluto dei mafiosi antifumo di discutere
pubblicamente l’evidenza sia con le persone comuni, sia
con gli scienziati che non appartengono alla loro cosca.
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[6.154] I risultati
degli esperimenti con animali non si applicano necessariamente agli
esseri umani, sebbene molti nella comunità scientifica devono aver
considerato che gli esperimenti su animali sono capaci di produrre
risultati che hanno rilevanza alla causalità del cancro polmonare
nelle persone, altrimenti non ci sarebbe potuta essere
giustificazione per l'impiego di così tanto denaro e sforzo negli
esperimenti su animali.
Sembra a me che sia ben stabilito nell’evidenza che per molti anni
gli studi epidemiologici sono stati considerati utili per la
creazione di ipotesi, che poi sarebbero state provate con
esperimenti scientifici ben strutturati. La mia lettura
dell’evidenza ha indicato che era principalmente su questa base –
verificare un’ipotesi – che gli esperimenti furono condotti negli
Harrogate Laboratories, e non perché era già stato accettato
dall’industria del tabacco che il nesso tra fumo e cancro polmonare
è stabilito. Fu accettato da tutti che, per ragioni etiche, non si
poteva condurre alcun esperimento scientifico di questo genere che
avrebbe implicato, come parte di un’indagine randomizzata,
l’iniziazione al fumo di un gruppo di persone selezionate a caso.
Quindi gli esperimenti su animali assunsero particolare importanza.
L’assenza di supporto dei risultati degli esperimenti su animali non
è critica ma è comunque significativa, perché la prova di un nesso
causale tra fumo di sigaretta e cancro polmonare quindi dipende
solamente dalle conclusioni che si traggono dagli studi
epidemiologici che però, alla luce dell’approccio scientifico,
possono essere considerati solamente come produttori di ipotesi non
verificate. Indipendentemente dai punti di vista, comunque, il caso
del querelante diventa valido o invalido in funzione di quanto è
stato provato a me sugli gli studi epidemiologici [e
sull'affermazione] che hanno condotto alla conclusione che un nesso
causale è provato.
[6.155] Ne segue che
tutto dipende dal punto di vista che prendo sull’evidenza relativa
all’epidemiologia su fumo e cancro polmonare. Ciò che è risultato
chiaro dalle autorità menzionate nei paragrafi da [5.2] a [5.17] è
che sono tenuto a valutare se l’evidenza prodotta dai periti mi ha
impartito una conoscenza specifica sul soggetto dell’epidemiologia
(inclusi materiali pubblicati) che rientri nel campo di
specializzazione del perito(i), in modo da poter formare un giudizio
sull’evidenza e trarne le conclusioni. Ciò è particolarmente vero
perché Sir Richard Doll e (soggetto a quanto ho da dire sulla sua
expertise) il Professor Friend sono stati d’accordo che la
determinazione della questione sul se l’associazione statistica tra
fumo di sigaretta e cancro polmonare sia causale o no richiede
l’esercizio di un giudizio che deve essere formato sulla base di
tutta l’evidenza rilevante e disponibile. A questo proposito esiste
un’affermazione del rapporto dell’United States Surgeon General del
1964 a pagina 20, che è citata al paragrafo [5.211], che dice che le
conclusioni sull’evidenza in tribunale dovevano essere [solo]
formate con il giudizio [personale]. [Nello stesso rapporto] il USSG
afferma che, in aggiunta alla forza dell’associazione, tutto il
resto dell’evidenza rilevante deve essere [anche] considerato da un
epidemiologo allo stesso modo che farebbe un giudice. Per formare la
mia conclusione senza che mi sia stata insegnato come praticare
l’epidemiologia in modo adeguato, sono persuaso che non mi sia stato
presentato materiale reale sufficiente a trarre la conclusione che,
almeno nel bilancio delle probabilità, non solo esiste
un’associazione [statistica] tra fumo di sigaretta e cancro
polmonare, ma che da tale associazione si possa concludere che
esiste un nesso causale tra fumo e cancro. |
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[6.156] Non posso dunque affermare di aver avuto piene
istruzioni nel campo, ma ho imparato strada facendo. Ciò che è stato
chiaro fin da principio è che l’epidemiologia è un ramo specifico
dell’investigazione scientifica o della disciplina accademica, e che
ha la sua peculiare terminologia e tecniche. Non è parte della
medicina se non nella misura in cui lo è della salute pubblica o
della statistica, visto che contribuisce a tutte e tre. Non ho
ragione di credere che Sir Richard Doll, per esempio, che è
considerato una delle figure leader dell’epidemiologia,
considererebbe un medico consulente come persona qualificata ad
esprimere un parere sull’epidemiologia senza aver ricevuto le
adeguate istruzioni in quella disciplina.
[6.157] L’epidemiologia, come io la intendo, è in se stessa
lo studio della diffusione delle malattie in popolazioni umane e dei
fattori che influenzano tale diffusione. Un epidemiologo può
raccogliere dati di base tramite indagini, o dati secondari
derivanti dai dati di base di altri ricercatori. Si richiedono
considerazioni su tendenziosità, come tendenziosità della selezione
o informazione, tendenziosità delle memorie nonché sui fattori
confondenti, che mi risulta rappresentino una variabile (di solito
non riconosciuta) che influenza la relazione tra un’esposizione ed i
risultati della stessa. Un’esposizione può essere esogena – come
l’esposizione all’amianto sul lavoro – o endogena, come difetti
genetici. Un’associazione può essere trovata tra un’esposizione ed
una malattia, e tale associazione può essere considerata
statisticamente significativa dopo la considerazione dell’intervallo
di confidenza. Questo [l’intervallo di confidenza] è un campo di
valori che, entro uno specificato grado di fiducia, è probabile
contenga la vera cifra concernente la popolazione per la variabile
estratta da uno studio campione.
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[6.158] Se un’associazione tra un’esposizione ed una
malattia è considerata essere statisticamente significativa
dopo aver tenuto conto delle considerazioni di cui sopra, ciò
in se stesso non costituisce giudizio che esiste un nesso
causale tra l’esposizione e la malattia. La distinzione tra
associazione e causalità non è sempre riconosciuta, e
chiaramente da luogo a confusione nella mente di coloro che
non sono sufficientemente istruiti in epidemiologia.
Trovare un’associazione tra esposizione e malattia, anche
quando ritenuta statisticamente significativa, in se stessa
non connota che un nesso causale tra le due è stato stabilito.
Semmai, ciò costituisce materiale per ulteriore esercizio del
giudizio, per il tener conto di certi criteri come coerenza,
forza dell’associazione, specificità, relazione temporale e
coerenza dell’associazione (vedere United States Surgeon
General 1964, pagina 20, a cui si fa referenza al paragrafo
[5.729]). Ciò, io penso, deve avere particolare valore quando,
come lo stesso Sir Richard Doll afferma nel suo lavoro
del 1997 citato al paragrafo [5.205], il fumo di sigaretta non
è causa né necessaria né sufficiente del tumore, e il Dr James,
citato al paragrafo [5.476] è in accordo con tale
affermazione.
[6.159] Il
concetto di rischio relative richiede discussione. Esso, da
quello che mi risulta, è usato per comparare l’incidenza di
una malattia o condizione in un gruppo con una particolare
esposizione ad un gruppo senza l’esposizione. Esso è dunque
collegato al concetto di associazione ed è neutro: non
connota che è stata stabilito un nesso causale. L’uso
della parola “rischio” in epidemiologia sembra aver condotto a
malintesi di parte di coloro che non hanno familiarità con
questa disciplina. Nel linguaggio comune, “rischio” nel
suo senso primario si riferisce all’esposizione di azzardo o
pericolo, ed ha la connotazione di una potenziale connessione
causale tra il rischio e la susseguente disgrazia o perdita
nel caso essa dovesse succedere. Ciò ha, credo, condotto ad un
serio malinteso da parte del Professor Friend, che sembra aver
considerato il rischio proveniente dalla comparazione
dell’incidenza del cancro polmonare in fumatori e non fumatori
- che è tale da indurre credenza ad una positiva associazione
tra esposizione e malattia - come nesso causale tra i due. Ciò
non è così, sebbene il rischio relativo può essere di
grandezza tale che un’associazione positiva potrebbe essere
giudicata forte abbastanza da stabilire un nesso causale. |
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[6.156],
[6.157],
[6.158] e [6.159] Il giudice Smith mette in evidenza uno
dei punti chiave della truffa antifumo – quella di
confondere epidemiologia con medicina.
Visto che
né l’una né l’altra è in grado di provare che il fumo
provoca il cancro, allora figure e associazioni mediche di
rilievo pronunciano opinioni epidemiologiche facendole
passare per conclusioni scientifiche, mentre in realtà ciò non
è affatto vero. Dicono anche che esiste un "consenso
scientifico" (frase abusata anche per il fumo passivo) sulla
causalità - dove la parola "scientifico" diventa chiave dal
punto di vista della percezione pubblica. Ma il "consenso" non
significa prova scientifica - e non si tratta nemmeno di
consenso, perché il dissenso è stato silenziato
ignorandolo, terrorizzandolo e calunniandolo. Il
"consenso" quindi si limita agli editti ideologici una
cosca internazionale che parla all'unisono e alla quale i
mass-media danno unicamente voce, mentre le riviste
scientifiche rifiutano la pubblicazione dell'evidenza
contraria.
Ciò che è
vero va ripetuto – e cioè che né la
medicina, né la scienza sperimentale, né l’epidemiologia sono
in grado di provare che il fumo provoca il cancro.
Il fatto che questi tre fattori siano mescolati l’un con
l’altro per truffare il pubblico a credere che il nesso è
provato (in una forma di mutuo soccorso tra fattori
insufficienti) non rende la somma dei tre fattori sufficiente
a dimostrare le affermazioni della propaganda, perché i tre
fattori non sono sommabili.
Allora si
ricorre al terrorismo informatico, alla soppressione
dell’informazione, alla diffamazione del dissenso e – ciò che
è più preoccupante di tutto – all’uso dell’autorità morale di
figure mediche di rilievo per dare credibilità alla
disinformazione; tali figure, infatti, si guardano bene dal
precisare che:
- Il fumo non è causa né necessaria né
sufficiente del tumore.
- Ciò che affermano è solo la loro
opinione e non la realtà scientifica.
- Gli esperimenti su animali volti a
indurre tumori col fumo sono falliti.
- La scienza vera non è in grado di
dimostrare un nesso causale tra fumo e cancro.
- L’epidemiologia non è scienza, ma una
semplice e assai imprecisa statistica delle
probabilità.
- Il cancro polmonare (e tutti i cancri) è
multifattoriale, e ciò rende impossibile l'affidabile
isolamento di un singolo fattore. Tale multifattorialità
significa confondenti, che spesso non sono considerati (come
mette in evidenza il giudice) per ottenere i risultati
desiderati. Per esempio: le cifre inventate che sentiamo
sulla mortalità da fumo ipotizzano che il fumo sia l'unica
causa della morte, quindi un caso assolutamente teorico,
dove tutti gli altri fattori di un'intera vita hanno avuto
effetto zero, e ciò è una vera e propria truffa.
- L’epidemiologia non è medicina.
- Il termine "rischio" in epidemiologia non
ha lo stesso significato di pericolo che ha nella
terminologia comune, come i giudice spiega in [6.159].
Permettere che il pubblico fraintenda un concetto come il
rischio relativo (che è recepito come "rischio reale e
assoluto") per stimolare paura e isterismo non solo viene
meno al dovere di informare il pubblico, ma viene anche meno
all'etica professionale.
- "Rischio statisticamente significativo"
non vuol dire che il rischio realmente esista, e tanto
meno che sia significante; vuol solo dire che non
c'è significativa contraddizione dei dati!
Tramite le
omissioni di cui sopra, queste figure mediche hanno
permesso per anni che il pubblico traesse le conclusioni
sbagliate – infatti, l’intero esercizio è fatto
affinché il pubblico tragga le conclusioni sbagliate e
avalli tassazioni, divieti e discriminazione, presa di potere
politico da parte della “salute pubblica” – per non parlare di
odio e intolleranza – in modo da condizionare la cultura ed
alimentare il clientelismo farmaceutico.
L’instillazione nella cultura che “il fumo uccide” permette
dunque a queste “autorità mediche” di farla franca con
un'enorme truffa e di arricchirsi sproporzionatamente in
politica, fama e denaro – il che parla a volumi dello
stato terminale in cui versa l’etica di questa gente e della
stessa istituzione della “salute pubblica”. |
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IL RESTO DELLA TRADUZIONE E' IN
CORSO |
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