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Lista completa (2005) scaricabile degli studi sul fumo passivo,
inclusi autori, pubblicazione, rischio medio e finanziamenti (tra l'altro, dove sono quelli
pagati/"falsificati" dalle multinazionali,
come disse Sirchia?...)
Introduzione (salta
l'introduzione e vai direttamente agli studi)
indipendentemente da risultati e finanziamenti, gli studi non
dimostrano statisticamente, epidemiologicamente, o biologicamente che il fumo passivo
nuoccia alla salute del non fumatore.
Nella lista figurano:
| i) |
Il titolo dello studio |
| ii) |
Gli autori |
| iii) |
La rivista scientifica che
l’ha pubblicato |
| iv) |
La data di pubblicazione |
| v) |
Chi l’ha finanziato |
| vi) |
L’elevazione di rischio media
dello studio |
LE MENZOGNE DI SIRCHIA
5
Febbraio 2005 - Il Ministro Sirchia continua a fuorviare la gente sul fumo
passivo.
Dopo che
abbiamo dimostrato che gli studi non dimostrano relazione tra
fumo passivo e malattie, ora egli gioca la carta dei
finanziamenti/falsificazioni delle multinazionali del tabacco.
Nella puntata de
L’Antipatico del 20 Gennaio scorso Sirchia ha dichiarato quanto segue
durante l’intervista condotta da Belpietro (clicca
qui per il testo integrale):
1)
D. ...E queste lobby, per esempio, che ci sono e che in questo momento
stanno protestando, di fumatori, secondo lei sono finanziate dalle
multinazionali?
R. Assolutamente sì.
2)
D.
Ecco. Le associazioni dei fumatori, come ce ne sono alcune, la accusano di
avere intrapreso una crociata sulla base di dati falsi. Il pericolo di fumo
attivo sarebbe stato immensamente esagerato.
R. Beh questi, appunto, sono i dati che le multinazionali, falsificando la
realtà, hanno e stanno tentando di continuare a iniettare nella pubblica
opinione. Le riviste scientifiche, cui io mi rivolgo meglio che non ai dati
falsificati delle multinazionali…
3)
D.
Ma anche nel caso del fumo passivo?
R. Anche del fumo passivo.
4)
D.
È una delle polemiche più forti. Si sostiene che in realtà il fumo passivo
non sia così dannoso come il fumo attivo.
R. Ecco. Questi sono, appunto, i dati falsificati. I dati della letteratura
scientifica sono pubblicati sulle riviste scientifiche e tutti li possono
vedere.
5)
D.
Ma in questo caso lo si sta facendo.
R. No, in questo caso non lo si sta facendo. In questo caso, ripeto, perché
forse non è chiaro, si vuole tutelare i diritti di coloro che non fumano a non
essere contaminati da un inquinante come il fumo. Quindi rispettiamo il diritto
di chi fuma a continuare a fumare ma non a prezzo della salute degli altri che
non vogliono fumare. Allora la libertà dei non fumatori va tutelata come la
libertà dei fumatori.
Sul punto
(1) - La prima
menzogna è che tutte le “lobby” che stanno protestando sono finanziate dalle
multinazionali del tabacco. FORCES Italiana (e internazionale) non è finanziata
dalle multinazionali, né direttamente, né indirettamente. In italiano, la parola
“tutte” non può essere fraintesa. Qui risulta chiarissima la formula standard di
dipingere chi dimostra la falsa informazione antifumo con i colori
dell'industria demonizzata per invalidarne la credibilità.
Ma - anche alla luce di recenti eventi - è la credibilità del ministro che è
alquanto discutibile.
Al di la di ciò, chiediamo ufficialmente al Ministro della Salute di
dimostrare che la nostra organizzazione è finanziata da Big Tobacco –
altrimenti il sig. Ministro deve ritrattare la sua diffamazione. Mentre
riconfermiamo la nostra posizione che non vedremmo nulla di male a ricevere
finanziamenti da un'industria legale, reiteriamo anche che nel nostro
caso ciò è semplicemente falso.
Sui punti da (2) a (4)
- Anche qui le distorsioni abbondano, e sono articolate su tre punti:
-
Indipendentemente da chi sono stati condotti, gli
studi sul fumo passivo indicano un’elevazione di rischio insufficiente per
distinguere il fumo passivo come fattore di tale elevazione
secondo ogni
regola epidemiologica. Il Ministro è al corrente di questa realtà in
quanto medico.
-
Anche se l’elevazione di rischio fosse sufficiente a
distinguere il fumo passivo come fattore significativo di rischio, resta
comunque l’indisputabile realtà che
la
metodologia – basata su interviste di ricordi – non permette di
sapere cosa si è misurato, ed è vera spazzatura statistica
indipendentemente da chi ha condotto gli studi, da chi li ha finanziati, e dai
risultati prodotti. Se il ministro non è a conoscenza di questa realtà, allora
non è competente abbastanza né come medico, né come ministro.
-
Questo è il punto più grave:
i dati degli studi – tutti gli studi – non sono falsificati. E sia chiaro
che i dati sono TUTTI pubblicati da riviste scientifiche; invece sembra
che Sirchia lasci intendere che >lui< è quello che legge le riviste
scientifiche e gli altri no. Caro Sig. Ministro, le riviste scientifiche le
leggiamo anche noi e sappiamo benissimo come leggere i dati - e possiamo provare
che quello che dice lei non è vero!
Sul punto (5)
- Basato su
quanto sopra (e parlando di "chiarificazioni"), sia dunque ben chiaro
ciò che è
logico: che non si può
tutelare chi non fuma da un pericolo di cui non è dimostrata
l'esistenza. Ne segue che la legge antifumo nella sua presente forma è
una scusa per non rispettare di fatto i diritti dei fumatori e degli
esercenti, e per
avanzare agende internazionali di ingegneria sociale che sono
indegne di una nazione che vogliasi chiamare libera e democratica.
Conclusioni - Invece
di ricorrere a calunnie e di fuorviare i cittadini, il
ministro Sirchia farebbe bene a dire al popolo QUALI sono gli studi
pubblicati sulle riviste scientifiche a cui si riferisce (e che si suppone facciano vedere l’esistenza di un rischio
credibile) e QUALI sono gli quelli che non sono basati su interviste a lontani
ricordi – visto che li abbiamo tutti in lista; dovrebbe anche spiegarci con quale
coraggio tali studi statistici rottame possono essere chiamati scienza. Inoltre,
Sirchia dovrebbe anche darci i nomi delle organizzazioni finanziate dalle multinazionali del tabacco,
invece di evitare astutamente i punti specifici. Altrimenti il signor
ministro dovrebbe fare l’unica cosa onorevole che gli resta: tacere e
rassegnare le dimissioni, perché perseverando nel difendere l'indifendibile
egli
insulta la scienza vera e diventa un
imbarazzo per il governo.
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