Lo studio di scienza rottame sul fumo nei film e l'influenza di Big Farma Ritorno alla pagina principale di FORCES Italia
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Glantz è coinvolto in un paio di "studi" concernenti l'industria cinematografica ed il fumo.

Il titolo dello studio-guida da cui Sirchia prende ispirazione è: How the tobacco industry built its relationship with Hollywood. Questa è una meta-analisi di dati speculativi e manipolati col chiaro intento di arrivare ad un'agenda politica; inoltre, la meta-analisi è il mezzo migliore per mascherare tali manipolazioni, e per tale ragione è una tecnica ampiamente usata dagli "studi" sul fumo passivo (e attivo).

Vediamo gli autori. C. Medemson dell'Associazione Americana del Polmone (American Lung Association of Sacramento) è lo studioso principale (certamente un'entità imparziale e senza pregiudizi quando si tratta di fumo!), e Stanton Glantz partecipa allo studio. Il progetto è stato supportato da denaro ricevuto dal Tobacco Tax Health Protection Act del 1988 - Proposition 99, la vergognosa legge che, dichiaratamente, ha aumentato la tassa sulle sigarette di 25 centesimi per finanziare campagne di intolleranza ed odio contro i fumatori stessi. Il numero della concessione è 99-85068, emesso dalla California Department of Public Health Services.

Ma questo studio eccedeva anche i parametri persecutori della Proposition 99, e l'intervento del gruppo FORCES costrinse la commissione della Prop 99 ad interrompere il flusso di denaro. Gli appoggi politici e farmaceutici di Glantz, però, sono praticamente illimitati, ed egli riuscì a continuare lo studio grazie ad una concessione complementare del Tobacco Control Section del National Cancer Institute (concessione numero CA-87472).

Il Programma "Smoke-Free Movies" preso a modello da Sirchia, è finanziato invece in gran parte da una donazione della Robert Wood Johnson Foundation, braccio filantropico della casa farmaceutica Johnson & Johnson, produttrice dei prodotti di cessazione da fumo promossi da centri antifumo e, purtroppo, anche da ministeri della sanità in molti Paesi del mondo.

Anche negli Stati Uniti il programma "Smoke-Free Movies" è stato accolto con grandi polemiche, per via dell'evidente interferenza con la libertà di espressione e di informazione che, specialmente negli Stati Uniti, è sancita a livello costituzionale del Primo Emendamento. Indirizziamo i lettori che leggono l'inglese a due articoli, uno a favore della soppressione dell'informazione (Ad Banned, but Smoking on Screen Isn't - Pubblicità [alle sigarette] vietata, ma il fumo sullo schermo no, visibile anche in formato PDF), scritto Da Patric Goldstein per il Los Angeles Times, e uno contro tale soppressione (Anti-smokers ought to butt out of movies - Gli antifumo devono levarsi dai film, anch'esso visibile in formato PDF), scritto dal critico cinematografico Todd McCarthy.

Ciò che ci deve preoccupare è che, in un'epoca in cui ci eravamo illusi di aver raggiunto la libertà di espressione e l'eliminazione della censura, essa ci viene riproposta non più in nome della morale o della politica, ma in nome della salute: il lupo ha perso il pelo, ma non il vizio. Curiosamente, esiste ora una forte spinta (che, naturalmente, è totalmente ignorata dalla cricca antifumo) per infestare i film, le trasmissioni e "talk show" televisivi con pubblicità più o meno occulta di prodotti farmaceutici (clicca qui per vedere un esempio, e qui per vederne la traduzione in italiano) -- ma ciò non ci deve sorprendere. Gli attivisti antifumo, infatti, sono sempre stati lo strumento usato da Big Farma per infiltrare la sua influenza nelle aree bersaglio, una delle quali è proprio l'industria dello spettacolo.

In breve, le marionette farmaceutiche fanno proprio ciò che accusano la loro opposizione di fare: gli interessi dell'industria che li paga