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EMILIA-ROMAGNA: FINALMENTE UN PO' DI AZIONE - 11 Ottobre - Riportiamo con piacere la notizia che negli uffici della Regione Emilia-Romagna i lavoratori hanno iniziato un'azione per ottenere il rispetto dei propri diritti come fumatori sul posto di lavoro contro il divieto totale di fumo sul lavoro. La petizione che pubblichiamo è rivolta ai dirigenti e firmata da oltre 90 impiegati (firme non pubblicate per rispetto della privacy), inclusi numerosissimi non fumatori.  L'irresponsabile politica antifumo attualmente in atto in tutti i posti di lavoro di stato o parastato porta a continue e dannose conflittualità tra fumatori e non fumatori che, disinformati dalla propaganda, percepiscono il fumo passivo come fosse una minaccia alla propria salute. I fumatori sono dunque l'oggetto della discriminazione istituzionalizzata, e sono costretti o ad astenersi dalla loro scelta o a fumare fuori, esposti agli elementi atmosferici, e con grande danno alla produttività per via dei frequenti intervalli -- il tutto a spese dei contribuenti. La petizione richiede che adeguati e decorosi locali per fumatori siano provvisti all'interno degli edifici. Ci auguriamo che, in caso di rifiuto, i lavoratori diano inizio ad un'agitazione necessaria e sufficiente a fare rispettare i propri diritti, e che i lavoratori della regione possano diventare ispirazione ed esempio per i loro colleghi in tutta la nazione.

Vogliamo ora attirare l'attenzione dei lettori sul seguente documento, Prot. n. (DOR/02/26674) emesso dal Direttore Generale all'organizzazione, sistemi informativi e telematica. In esso sta il nocciolo della truffa di stato sul fumo passivo, ed è l'oggetto centrale del problema antifumo.

  • "In tutti i luoghi di lavoro deve essere garantita la salubrità dell’aria", che implica che l'aria senza fumo passivo sia salubre. Dove esiste la documentazione che, anche senza fumo, l'aria sia senza idrocarburi, batteri, virus, gas nocivi, e sufficiente quantità di ossigeno nei casi descritti dal documento? L'assenza di fumo NON significa salubrità dell'aria e spesso, infatti, significa il suo opposto dato che, senza fumo, le finestre vengono aperte assai meno, o l'aria a circolazione forzata è mantenuta a livelli più bassi per risparmiare energia. Ciò già succede ovunque sugli aerei, e nelle case e uffici in America dove, infatti, si è verificata un'autentica esplosione di allergie ed asma, guarda caso, dal tempo in cui il fumo è stato proibito -- un altro dettaglio che la propaganda antifumo si guarda bene dal renderci noto. L'assenza dell'odore del fumo, infatti, risulta spessissimo in aria malsana e stagnante. Ciò nonostante, il documento non cita alcun altro inquinante, reale o presunto, per il quale sia necessario produrre divieti e controlli, nonché verifiche della qualità dell'aria.

  • "Il diritto alla tutela della salute, costituzionalmente protetto, deve prevalere sui liberi comportamenti che non hanno una diretta copertura costituzionale (es. il comportamento del fumare)". Questa è la base dello stato salutista e terapeutico, e il concetto centrale del problema dell'antifumo. Va da sé che la tutela della salute vada rispettata, ma il concetto che la salute, per definizione, debba prevalere sempre e comunque sui liberi comportamenti, come affermano i salutisti, spalanca la porta ad abusi come quelli contro il fumo passivo e, in sostanza, si stabilisce il principio che la salute di stato sia un bene più importante della libertà e della libera scelta dell'individuo. Il vecchio, popolare motto che si amministrava a consolazione degli oppressi e dei diseredati ("Quando c'è la salute, c'è tutto") è ora codificato, con tanto di uso legale della violenza da parte dello stato. Ciò rappresenta un'enorme minaccia alle libertà personali di tutti in questi tempi in cui basta creare qualche allarme basato su scienza rottame per avere il diritto di vietare, tassare e regolare  - e di allarmi del genere ce n'è almeno uno per ogni giorno del calendario.

Per correggere questa pericolosa situazione, responsabile dell'erosione sistematica delle libertà e della proliferazione dei divieti, almeno una delle due possibili soluzioni seguenti è necessaria:

a) Estendere la copertura costituzionale ai liberi comportamenti (come fumare, bere, mangiare, giocare d'azzardo, ecc.);

b) Ridefinire la protezione costituzionale della tutela della salute,

specificando che essa può prevalere sui liberi comportamenti solo nel caso che tali comportamenti siano provati essere dannosi da inequivocabili evidenze dimostrate col metodo scientifico ortodosso di causa-effetto e prevedibile ripetitività e misurazione, e in assenza di multifattorialità e confondenti, e comunque mai con statistiche inaffidabili. In parole semplici, senza la scienza rottame come quella usata contro il fumo passivo, i cellulari, e mille altri assurdi "pericoli" che non sono assolutamente dimostrabili e quantificabili. Infine, sarebbe saggio specificare che il diritto alla tutela della salute non significa o implica l'obbligo da parte del cittadino di tutelare la sua salute.

Questa è la prima piastrella di una piattaforma politica e filosofica che assicuri anche la tutela delle libertà dal salutismo, senza infrangere i diritti di coloro che vogliono (o pensano di) essere "sani", mentre rispetta i diritti di tutti.