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| Vladimir Bukovskij |
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MILANO - Stretti come siamo fra
l'incudine della burocrazia "romana", e il fantasma dello statalismo
"europeo", i Comitati della Libertà (variopinto arcipelago di circoli
liberalconservatori, che fanno capo al giornalista Dario Fertilio), hanno pensato bene di
organizzare un convegno "contro i nuovi Leviatani". Non poteva mancare Vladimir
Bukovskij, presidente onorario dell'associazione, ma soprattutto uno che sulla propria
pelle ha vissuto l'esperienza del Leviatano per antonomasia: l'Unione Sovietica.
Dissidente perseguitato in patria, e poi esule illustre fra Standford (USA) e Cambridge,
Bukovskij è noto anche da noi per il libro "Gli archivi segreti di Mosca",
pubblicato da Spirali. Più volte è stato in Italia per presentarlo, in questi giorni la
sua missione è diversa: aprirci gli occhi sulle nuove minacce per la libertà
individuale.
Professor Bukovskij, dieci anni fa, abbattuto il muro di Berlino, eravamo convinti che
fosse stato inferto un colpo mortale allo statalismo e all'ideologia. Sembra però che le
cose non siano andate così, le parole d'ordine saranno cambiate ma la sostanza resta
quella. Per esempio, lei dice che l'Unione Europea altro non è che un'altra Unione
Sovietica...
"Precisamente, e non è un'affermazione campata in aria. Ci sono motivazioni storiche
precise: l'ideale europeista si afferma negli anni Sessanta, quando comincia ad arrivare
in Occidente l'eco delle violazioni dei diritti umani compiute in nome del socialismo
reale. Questo diede serissimi problemi, ovviamente, alla Sinistra, che rispose disegnando
uno scenario inedito, e irrealizzabile. L'idea era di costruire una "casa comune
europea" per i Paesi dell'Est e dell'Ovest: gli uni, i Paesi dell'Est, avrebbero nel
frattempo dovuto abbracciare i diritti umani. Gli altri, i Paesi dell'Ovest, dovevano
intanto incamminarsi sulla strada della socialdemocrazia. Quando entrambe queste
previsioni si fossero avverate, sarebbe stato possibile dar vita a un'unica, grande Europa
socialista. Però il vaticinio s'è realizzato a metà..."
Cioé?
"I Paesi dell'Est non si sono mai aperti ai diritti umani. E quando ci hanno provato,
era ormai troppo tardi: compiuti settant'anni, il comunismo ha mostrato tutte le proprie,
intrinseche debolezze. Tengo a precisare che l'era Gorbaciov, come ho scritto ne "Gli
archivi segreti di Mosca", rappresentò tutto fuorché un'apertura ai diritti civili,
questa è solo un'altra falsificazione della stampa di sinistra... Morti di causa naturale
i Paesi socialisti, la socialdemocrazia occidentale però non ha certo gettato la spugna:
così oggi noi viviamo sì in un'Europa senza più il muro di Berlino, ma dove nella quasi
totalità dei Paesi ci sono al governo dei politici comunisti! Che continuano a perseguire
quegli ideali: l'Europa unita è disegnata a immagine e somiglianza dell'URSS."
Quali sono le somiglianze più evidenti?
"Anzitutto, il sistema politico, che è accentrato e burocratico. Irrispettoso delle
differenze fra Stati e individui. Oppressivo, nel suo concepire ogni possibile
regolamentazione per strozzare gli uomini liberi. Ma soprattutto, l'UE ricorda l'Unione
Sovietica nel controllo ideologico che gli eurocrati tentano di esercitare su di noi: il
fatto che non esista una 'Pravda' non significa che il mondo dell'informazione, e quello
della cultura, non siano condizionati al punto da esercitare alla fin fine la stessa
funzione. Basti pensare al politicamente corretto, che è una specie di religione
laica."
Ecco, il fenomeno del politicamente corretto, se ci si pensa, è curioso. I luoghi
comuni di questa nuova ideologia sono talmente radicati e "potenti" da arrivare
a condizionare il lessico e la sintassi della comunicazione politica. Qualcuno in America
ha azzardato: è un nuovo marxismo...
"Non penso che nessuno possa accusarmi di aver mai nutrito simpatie marxiste, ma se
posso dirlo... è molto peggio. Almeno Marx era un pensatore con un capo e una coda, c'era
una logica in quanto scriveva. Le idee erano sbagliate, ma c'era un filo conduttore. Il
politicamente corretto invece non sta in piedi: nasce dall'esigenza della Sinistra di far
convivere la proprietà privata con un'impostazione di fondo che resta socialista. Si sono
accorti che senza proprietà privata non può esistere una società "civile",
però hanno preferito non ammettere il fallimento dell'intero edificio concettuale
comunista. Così, adesso tentano di conciliare la proprietà con un'impostazione 'di
sinistra', il che è assurdo, perché la proprietà ha bisogno di essere circondata e
fortificata da altre istituzioni (la famiglia, per esempio). Comunque, la tattica del
"politicamente corretto" è molto semplice: s'inventano delle
"minoranze", e poi per "difenderle", sempre fra virgolette, riescono a
giustificare ogni e qualsiasi intervento governativo."
Per esempio?
"Basta guardare all'America, il femminismo dopotutto è questo. Una montagna di bugie
declamate non in nome delle donne, ma per ampliare ancora una volta "la sfera
pubblica", l'interventismo statale. Perché la Sinistra è favorevole
all'immigrazione selvaggia? Proprio per questo motivo, per coltivarsi
"minoranze" sempre nuove, un ulteriore bacino elettorale. E poi c'è la madre di
tutte le battaglie... quella contro il tabacco. L'isterismo anti-fumo non è una questione
che abbia un particolare retroterra teorico. Però è stata il banco di prova della
'political correctness': l'hanno usata per vedere se era possibile imporre a tutto il
mondo una nuova forma di controllo sugli individui. Ce l'hanno fatta, pensate che se devo
andare Oltreoceano e voglio fumare in volo, l'unica compagnia aerea che me lo permette è
la Cenerentola dei cieli, la Kuwait-air. Con il divampare del salutismo, la Sinistra ci ha
dimostrato che oggi riesce (purtroppo) a condizionare tutto il mondo occidentale."
Insomma, non ci sono speranze?
Bukovskij sorride: "Al contrario, finché c'è vita c'è speranza. Finché siamo vivi
c'è speranza. Basti pensare alla situazione austriaca: le sanzioni contro Haider hanno
fatto precipitare ovunque in Europa la popolarità dell'Unione Europea. Ed è nato un
movimento che proprio in Austria, sta raccogliendo firme per "uscire"
dall'Unione. E' una notizia che mi riempie di entusiasmo. Pensi, un piccolo Paese,
incastonato fra le Alpi, che mette in ginocchio il gigante socialista..."
Alberto Mingardi |