CATENA DI FALLIMENTI DI RISTORANTI IN CALIFORNIA PER IL DIVIETO DI FUMO

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FORCES offre a tutti gli interessati consultazione e traduzione gratuita se gli studi in nostro possesso saranno usati per combattere e/o abrogare la proibizione del fumo.

California, 26 Febbraio 2001 - Bloomberg News riporta che Coco's e Carrows, due catene (franchise) che sommano 622 ristoranti ed impiegano oltre 5.500 persone, hanno dichiarato bancarotta per l'ammontare 330 milioni di dollari (circa 700 miliardi). La ragione è stata insufficiente clientela per via del divieto di fumare; tale misura ha rimpiazzato le sezioni "smoking" e "no smoking" con un intransigente divieto simile a quello proposto dal ministero della sanità italiano.

La California, con 60 milioni di abitanti, ha circa 15 milioni di fumatori adulti; una situazione quindi simile a quella italiana. Prima del divieto totale del 1998, numerosi studi e analisi avevano previsto il collasso dell'industria dei ristoratori, ma furono ignorati sia dalla grande stampa, sia dai politici, allo scopo di implementare l'agenda proibizionista. In tipica politica antifumo, altri "studi", finanziati con fondi pubblici e condotti da noti attivisti antifumo, furono prodotti per "dimostrare" che, al contrario delle previsioni, il divieto sarebbe risultato in un netto guadagno dell'industria, perché avrebbe indotto la maggioranza non fumatrice a frequentare di più i locali. Sebbene tali "studi" (come tutto il resto dell'evidenza antifumo), siano stati ineccepibilmente dimostrati essere manipolati e falsificati da analisti veramente indipendenti, essi furono presi come base e giustificazione per l'implementazione del divieto totale.

Se la realtà economica, come quella scientifica, può essere accantonata da una burocrazia salutista con eccesso di potere e deficienza di vedute, nondimeno i suoi effetti si fanno inevitabilmente sentire. Ciò che è successo, infatti, è che i fumatori hanno smesso di frequentare abitualmente ristoranti, pub e bar, ed hanno "scoperto" il cibo da asporto e le riunioni sociali a casa l'un dell'altro.

Ne segue che, sebbene il totale delle vendite dell'industria sia rimasto invariato, gli esercizi che contavano sulla presenza fisica degli avventori per sopravvivere, hanno cominciato a fallire a catena. Inoltre, studi socio-economici hanno dimostrato che le differenze tra fumatori e non fumatori non si limitano al solo atto di fumare, ma all'intero modo di percepire e godere la vita, e ciò si trasforma anche in realtà economica. Generalmente, il fumatore è per natura più tollerante, indulgente, tende a consumare più alcolici, mangiare cibi più costosi in maggiore quantità, e lasciare mance assai più laute - fattore importante in nord america, dove non esiste coperto, e i salari base dei camerieri sono minimi.

Precedenti dello stesso tipo esistono anche in Italia. Quando, nel 1972, i diritti dei fumatori non furono più rispettati nei cinema - e la sensata alternativa di cinema smoking/no smoking fu ignorata dalla logica proibizionista dei salutisti - si notò immediatamente il collasso dei cinematografi, reso poi terminale dall'avvento della videocassetta, che permette al fumatore di godersi lo spettacolo a metà prezzo, quando vuole, mentre gode il suo diritto di fumare indisturbato, e quest'ultimo fatto più che compensa la perdita dei suggestivi effetti del grande schermo.

Ma l'agenda salutista, ed in particolare quella antifumo, non è mai stata basata su realtà né economiche, né scientifiche, e tanto meno sulla storia. Essa non esita a falsificare informazioni e a distruggere economie e posti di lavoro quando ciò facilita il proibizionismo.

Questa è una realtà che l'Italia (fortunatamente ancora "indietro" nella strada della repressione dei diritti individuali e della collettivizzazione del comportamento), dovrebbe seriamente considerare, per evitare i disastri economici e sociali, dovuti al salutismo, che hanno già colpito i Paesi anglosassoni; disastri di cui i cittadini di quegli stessi Paesi sono poco a conoscenza, grazie alla compiacente censura informatica, volta a nascondere i fallimenti del cartello antifumo, ed a creare così un'impressione di consenso popolare all'agenda salutista.