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Prefazione
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Dicembre 2005 -
Ci
voleva. Ci voleva proprio un libro che finalmente smascherasse le
bugie, le prepotenze e la supponenza degli ambientalisti. Questa
risma di personaggi montati, sicuri di detenere il verbo ecologista
e di essere responsabili del futuro del Pianeta, da troppo tempo ci
assillano con previsioni catastrofiche, profezie funeree e rimbrotti
pur di limitarci in ogni nostro giusto e irrinunciabile diritto.
E così, sulla scia dei libri di
altri esperti come Bjorn Lomborg e gli autori del bel volume “Le
bugie degli ambientalisti”, ecco un nuovo volume che mette a fuoco
le incongruenze, le arroganze e i falsi miti di questo sparuto
manipolo di persone che pure, forti di appoggi di un certo
intellettualismo di sinistra, riescono ad influire pesantemente
sulle scelte dei governi e delle amministrazioni.
Dopo aver distrutto il sogno
dell’energia nucleare, aver sottratto a qualsiasi tipo di sviluppo,
con parchi e riserve calati dall’alto, il 10 per cento del
territorio, aver provocato l’aumento di bestie pericolose come i
lupi o gli avvoltoi e aver distribuito velenose vipere quasi
ovunque, oggi vogliono addirittura influire sulla nostra vita
privata, privandoci di beni di prima necessità come le moto d’acqua,
i fuoristrada, i grandi cabinati e le ville nelle più belle aree del
nostro Paese, imponendo vincoli che in nessun luogo al mondo
sarebbero accettate.
Scherzi a parte, il pericolo di
questo libro, che vuole essere ironico e provocatorio come la
“Modesta proposta per prevenire” di Jonathan Swift, é che qualcuno
(gli stupidi e gli ignoranti sono purtroppo tantissimi) prenda sul
serio le contestazioni dell’incolto consumista che ricopre il ruolo
dell’Io parlante. Pericolo ancor più grande, che usi gli argomenti
paradossali di Tullio Berlenghi per portare armi e sostegno a tutti
coloro che la pensano esattamente così (e sono, purtroppo, la
maggioranza). Attenzione, dunque. Anche se l’intenzione ironica
dell’Autore non può non essere fraintesa da chiunque sia dotato di
un minimo senso dell’umorismo, pure é meglio stare in guardia.
A parte tutto questo, il libro é
una magnifica miniera di dati, di informazioni, di consigli e di
prese di posizione che chiunque, accattivato dal tono scherzoso e
dallo stile piano con cui é scritto, potrà utilizzare con molto
maggior divertimento che non leggendo i soliti manuali di
sopravvivenza di un certo ecologismo di maniera di cui tutti ormai
abbiamo, non lo si può negare, piene le tasche.
Fulco Pratesi
Presidente WWF Italia
Introduzione
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SCHEDA LIBRO

“Come difendersi dagli ambientalisti”
Come difendersi dagli ambientalisti? Il titolo del libro
di Tullio Berlenghi sembra dare un’idea chiara del
contenuto: un nuovo strumento per l’azione di
controinformazione in materia ambientale, così di moda in
questi ultimi tempi. Poi si prende in mano il libro e si
nota che in copertina c’è Bobo, il celeberrimo personaggio
di Staino, e si comincia a sospettare che ci sia qualcosa
che non va: possibile che il “compagno” Bobo si presti ad
una simile operazione? In seguito si nota che la
prefazione è scritta da un tal Fulco Pratesi, icona
dell’ambientalismo nel nostro Paese, e allora si comincia
a vedere un po’ più chiaro. Sarà allora sufficiente
leggere la prefazione per capire che il libro di Berlenghi
è un coraggioso tentativo di parlare di ambientalismo
rinunciando allo stile cattedratico col quale talvolta gli
stessi ambientalisti cercano di illustrare le proprie
tesi. Il presidente del WWF infatti mette subito in
guardia dal rischio che qualcuno possa davvero prendere
sul serio un agile manuale che, giocando sulla
“pedanteria” dei portatori del verbo ecologista, trova un
modo – ironico e scanzonato – per dare utili informazioni
sulle conseguenze che l’attuale stile di vita del mondo
occidentale potrebbe comportare non solo per il nostro
ecosistema ma anche , di conseguenza, per la salute e per
la qualità della vita di noi tutti.
Il meccanismo del libro è semplice ed efficace. L’io
narrante è una persona “normale”, forse un po’
superficiale e sicuramente un po’ egoista, ma – a parte le
prevedibili forzature caricaturali – decisamente in linea
con il comune sentire. La principale trovata narrativa è
l’invenzione dell’”amico ambientalista”, quel personaggio
un po’ naif che ad ognuno può capitare di conoscere e del
quale si sopportano affettuosamente le manie e le
fissazioni. Manie che il protagonista considera eccessive
e comunque prive di fondamento perché la questione
ambientale – a suo avviso – non è così drammatica come
l’”amico” vorrebbe far credere e, in ogni caso, non c’è
ragione per cui si debba mettere in discussione il
benessere faticosamente conquistato grazie alla modernità.
L’obiettivo dell’autore è – a quanto sembra – quello di
prendere per mano, attraverso l’ironia e l’umorismo, il
lettore e indurlo a riflettere sull’importanza di un
corretto ed equilibrato rapporto con la natura. Non è dato
sapere se riuscirà a raggiungerlo, ma, al di là dei suoi
ambiziosi propositi, la lettura del libro è scorrevole e
godibile, alcuni capitoli sono molto divertenti e – a
tratti – il “dizionario “ambientalista” contiene
definizioni davvero spassose.
Per contatti con l’autore, presentazioni, interviste e
richiesta libri: 335.1302190
stampa.ambientalisti@libero.it
Come difendersi dagli
ambientalisti
Tullio Berlenghi
Illustrazioni di Sergio Staino, prefazione di Fulco
Pratesi
Edizioni Ibiscus – pagg. 132, € 12.00 |
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Davvero non se ne può più. E le
case ecologiche, e l’energia alternativa, e il turismo
ecosostenibile, e la frutta biologica. Basta! Bisogna organizzare
una resistenza, strenua e granitica, contro questo cultura imperante
buonista ed ecologista che vuole colpevolizzare un sano sfruttamento
di quanto la natura ha messo a nostra disposizione.
Perché mai dovremmo preoccuparci
della biodiversità? Che significa biodiversità? Già il concetto di
“diverso” suscita una certa irritazione e quindi chissenefrega della
biodiversità. Che poi la biodiversità in concreto altro non
sarebbero che alcune specie animali davvero insignificanti quali il
chirocefalo del Marchesoni. Ma dove sta di casa il chirocefalo del
Marchesoni? Anzi cosa diavolo è un chirocefalo? Si mangia? No e
allora ‘sticazzi sia al chirocefalo che al Marchesoni.
Davvero bisogna ritrovare il
coraggio di compiere alcuni gesti senza pudore e senza vergogna.
Perché mai da un pezzo a questa
parte per buttare una carta per terra bisogna fare attenzione che
nessuno ci osservi per evitare lo sguardo invadente e morboso di
rimprovero di benpensanti.
Bisogna rivendicare il diritto
di buttare la carta e qualsivoglia altro rifiuto per terra, senza
che un cretino qualunque si senta in diritto di giudicare, di
emettere sentenze. Ma chi è, cosa vuole, come si permette quello che
guarda mentre buttiamo una innocua carta per terra? Sono forse fatti
suoi? E da quando è stato nominato tutore della pulizia e del
decoro?
Bisognerebbe fare una bella
legge per imporre alle persone di farsi i fatti (si passi
l’eufemismo) propri. Altro che storie. Bisogna smentire, bisogna
sbugiardare tutti coloro fanno degli inutili allarmismi sulla
carrying capacity del pianeta, sullo strato di ozono, sulle
emissioni di gas serra, sulla fragilità del territorio.
Fragile? Il territorio? Ma
fragile sarà la cristalliera di casa nostra. Il territorio - per
dirla con Totti - è fatto di serci e i serci (sassi per i non
romani) sono tutt’altro che fragili, fin dai tempi dell’antica Roma.
Ancor oggi si trovano in giro una quantità inverosimile di serci, di
“petramma”, financo tutelata ed erta al rango di “archeologia”.
E allora, tranquilli che il
nostro vecchio pianeta è sopravvissuto ai dinosauri e alle
glaciazioni e potrà ben onorarsi di sostenere la razza umana ancora
per qualche migliaio di anni.
Del resto sono già diversi
lustri che calchiamo questi suoli e non sembra che ci siano
particolari danni alla moquette o al parquet. Anzi bisogna estendere
le superfici utilizzate, trasformare le inutili foreste primarie in
lucidi parquet, sottrarre spazio alla “natura” selvaggia e vivere
con qualche comodità in più. Non si capisce perché il territorio di
una lince deve essere di circa 10mila ettari e vi siano esseri umani
costretti in poche decine di metri quadri.
A proposito di superficie
occupata, tra gli ambientalisti è in voga un esilarante test su
quanto il nostro comportamento dovrebbe incidere sull’ecosistema. Il
giochino si chiama “Impronta ecologica” e consiste in un meccanismo
di calcolo basato su una serie di simulazioni del tipo che “se
accendo una lampadina si attiva un miliardesimo di centrale
elettrica” e quindi un milligrammo di carbone dovrà essere portato
nella centrale e un nanogrammo di anidride carbonica verrà emessa in
atmosfera e forse da qualche parte tutto ciò comporterà che si dovrà
utilizzare un micron quadrato di superficie della terra per
permettere alla mia stramaledetta lampadina di accendersi. Il tutto
basato su considerazioni tanto arbitrarie quanto prive di
attendibilità. In pratica, insomma, ogni nostro minimo gesto
quotidiano viene studiato, monitorato, quantificato e trasformato
nell’unità di misura di riferimento, ossia la superficie. Se ne
deduce così che ognuno di noi - a seconda di come si comporta -
sfrutta per le sue esigenze un certo numero di ettari di territorio.
Embè? - verrebbe da chiedersi -. E poi via a far classifiche e a
vedere quali siano le popolazioni con i comportamenti più virtuosi
(che guarda caso sono sempre quelle più sfigate) e a vedere che gli
americani sono (ma guarda un po’) in testa alla classifica e che se
tutti facessero come loro ci vorrebbero quasi tre pianeti e che la
terra riesce a sostenere questi consumi proprio grazie ai popoli del
terzo mondo che consumano un decimo di quello che consumano i paesi
occidentali e via con la tiritera terzomondista mirata a
colpevolizzarci tutti.
Non fatelo. Non lasciatevi
deprimere da accuse infondate o sarete rovinati. La vostra vita
potrebbe cambiare radicalmente (in peggio) trascinandovi in un
tunnel senza uscita fatto di rinunce, angosce e privazioni.
Prodighiamoci invece per aumentare la superficie di terra utilizzata
per soddisfare le nostre esigenze. Leviamoci la soddisfazione di
salire in vetta alla classifica, sorpassando i sempiterni americani
e poco importa se questo implica una riduzione della superficie
disponibile per qualche tribù africana o dei paesi in via di
sviluppo. Cosa aspettano poi a svilupparsi?
Con un po’ di impegno, di
costanza e perseveranza potremo raggiungere l’obiettivo di usare
tutte le risorse del pianeta in meno di 50 anni. Per chi conservare,
in fondo tutto questo bendidio? Per figliocci e nipoti ingordi,
viziati e sfaccendati, buoni solo ad agitare le piazza, a giocare a
far gli ambientalisti, occupare scuole e rompere i coglioni ai
propri genitori che si son sudati il benessere di cui anche loro
godono?
Questo libro vuole essere la
voce della maggioranza silenziosa di onesti consumatori del pianeta
e imprenditori, la bandiera di quell’orgoglio elitario di uomini
occidentali che hanno conquistato e civilizzato una valle di lacrime
trasformandola in un luogo di ampi sorrisi e benessere. Siamo stati
costretti negli ultimi anni a nascondere la nostra vera identità nei
remoti anfratti della mente, spaventati dall’idea di suscitare
espressioni di condanna e di disapprovazione. Alziamo il capo e
dichiariamo con fierezza e dignità il nostro essere ottimisti.
Basta con i catastrofismi
interessati di menagrami pseudo ecologisti, fricchettoni, allergici
alla doccia ed al lavoro, che costruiscono carriere dorate sulle
paure della gente.
Il nostro orgoglio ottimista
riporterà il sorriso sui volti rubicondi e rosacei dei benestanti,
benpensanti occidentali. Mica per vivere senza sensi di colpa
dobbiamo essere tutti straccioni, “coloured” e cibarci di insalata.
Evviva il progresso, la civiltà,
i consumi, il gioco in borsa, il bridge, i club esclusivi, la
Jacuzzi in bagno. Evviva le bistecche di pitone, i bocconcini di
fegato di cucciolo di foca e il lardo di balena, le quaglie
selvatiche e le tortore arrosto. Evviva i calici pieni dei migliori
vini, la soddisfazione delle pulsioni e delle passioni umane, la
neve di ottima qualità e non necessariamente in montagna, la
selezione naturale delle specie. Avremo il diritto di goderci la
vita o no?
Questo manifesto del benessere,
dell’ottimismo e del sorriso rimetterà le cose al loro posto. I
primi untori che dovranno affogare nelle proprie menzogne
catastrofiche sono i predicatori del “dissesto del pianeta”, i
visionari dell’egualitarismo e gli sfigati propulsori della
“riduzione dei consumi” ed i “poeti dell’ozio” che ascoltano le
“melodie della natura” e non sono capaci di sentire la quotidiana
tragedia che si compie ogni giorno nei nostri uffici all’apertura
dei cambi e delle Borse. Ma cosa ne sanno questi omuncoli del dramma
di chi deve sovrintendere alla gestione di patrimoni di miliardi ed
alla manutenzione di attici nelle località più esclusive d’Italia? |