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Prefazione

18 Dicembre 2005 - Ci voleva. Ci voleva proprio un libro che finalmente smascherasse le bugie, le prepotenze e la supponenza degli ambientalisti. Questa risma di personaggi montati, sicuri di detenere il verbo ecologista e di essere responsabili del futuro del Pianeta, da troppo tempo ci assillano con previsioni catastrofiche, profezie funeree e rimbrotti pur di limitarci in ogni nostro giusto e irrinunciabile diritto.

E così, sulla scia dei libri di altri esperti come Bjorn Lomborg e gli autori del bel volume “Le bugie degli ambientalisti”, ecco un nuovo volume che mette a fuoco le incongruenze, le arroganze e i falsi miti di questo sparuto manipolo di persone che pure, forti di appoggi di un certo intellettualismo di sinistra, riescono ad influire pesantemente sulle scelte dei governi e delle amministrazioni.

Dopo aver distrutto il sogno dell’energia nucleare, aver sottratto a qualsiasi tipo di sviluppo, con parchi e riserve calati dall’alto, il 10 per cento del territorio, aver provocato l’aumento di bestie pericolose come i lupi o gli avvoltoi e aver distribuito velenose vipere quasi ovunque, oggi vogliono addirittura influire sulla nostra vita privata, privandoci di beni di prima necessità come le moto d’acqua, i fuoristrada, i grandi cabinati e le ville nelle più belle aree del nostro Paese, imponendo vincoli che in nessun luogo al mondo sarebbero accettate.

Scherzi a parte, il pericolo di questo libro, che vuole essere ironico e provocatorio come la “Modesta proposta per prevenire” di Jonathan Swift, é che qualcuno (gli stupidi e gli ignoranti sono purtroppo tantissimi) prenda sul serio le contestazioni dell’incolto consumista che ricopre il ruolo dell’Io parlante. Pericolo ancor più grande, che usi gli argomenti paradossali di Tullio Berlenghi per portare armi e sostegno a tutti coloro che la pensano esattamente così (e sono, purtroppo, la maggioranza). Attenzione, dunque. Anche se  l’intenzione ironica dell’Autore non può non essere fraintesa da chiunque sia dotato di un minimo senso dell’umorismo, pure é meglio stare in guardia.

A parte tutto questo, il libro é una magnifica miniera di dati, di informazioni, di consigli e di prese di posizione che chiunque, accattivato dal tono scherzoso e dallo stile piano con cui é scritto, potrà utilizzare con molto maggior divertimento che non leggendo i soliti manuali di sopravvivenza di un certo ecologismo di maniera di cui tutti ormai abbiamo, non lo si può negare, piene le tasche.             

Fulco Pratesi

Presidente WWF Italia

Introduzione

SCHEDA LIBRO

 “Come difendersi dagli ambientalisti”

Come difendersi dagli ambientalisti? Il titolo del libro di Tullio Berlenghi sembra dare un’idea chiara del contenuto: un nuovo strumento per l’azione di controinformazione in materia ambientale, così di moda in questi ultimi tempi. Poi si prende in mano il libro e si nota che in copertina c’è Bobo, il celeberrimo personaggio di Staino, e si comincia a sospettare che ci sia qualcosa che non va: possibile che il “compagno” Bobo si presti ad una simile operazione? In seguito si nota che la prefazione è scritta da un tal Fulco Pratesi, icona dell’ambientalismo nel nostro Paese, e allora si comincia a vedere un po’ più chiaro. Sarà allora sufficiente leggere la prefazione per capire che il libro di Berlenghi è un coraggioso tentativo di parlare di ambientalismo rinunciando allo stile cattedratico col quale talvolta gli stessi ambientalisti cercano di illustrare le proprie tesi. Il presidente del WWF infatti mette subito in guardia dal rischio che qualcuno possa davvero prendere sul serio un agile manuale che, giocando sulla “pedanteria” dei portatori del verbo ecologista, trova un modo – ironico e scanzonato – per dare utili informazioni sulle conseguenze che l’attuale stile di vita del mondo occidentale potrebbe comportare non solo per il nostro ecosistema ma anche , di conseguenza, per la salute e per la qualità della vita di noi tutti.

Il meccanismo del libro è semplice ed efficace. L’io narrante è una persona “normale”, forse un po’ superficiale e sicuramente un po’ egoista, ma – a parte le prevedibili forzature caricaturali – decisamente in linea con il comune sentire. La principale trovata narrativa è l’invenzione dell’”amico ambientalista”, quel personaggio un po’ naif che ad ognuno può capitare di conoscere e del quale si sopportano affettuosamente le manie e le fissazioni. Manie che il protagonista considera eccessive e comunque prive di fondamento perché la questione ambientale – a suo avviso – non è così drammatica come l’”amico” vorrebbe far credere e, in ogni caso, non c’è ragione per cui si debba mettere in discussione il benessere faticosamente conquistato grazie alla modernità.

L’obiettivo dell’autore è – a quanto sembra – quello di prendere per mano, attraverso l’ironia e l’umorismo, il lettore e indurlo a riflettere sull’importanza di un corretto ed equilibrato rapporto con la natura. Non è dato sapere se riuscirà a raggiungerlo, ma, al di là dei suoi ambiziosi propositi, la lettura del libro è scorrevole e godibile, alcuni capitoli sono molto divertenti e – a tratti – il “dizionario “ambientalista” contiene definizioni davvero spassose.

Per contatti con l’autore, presentazioni, interviste e richiesta libri: 335.1302190

stampa.ambientalisti@libero.it

Come difendersi dagli ambientalisti
Tullio Berlenghi

Illustrazioni di Sergio Staino, prefazione di Fulco Pratesi
Edizioni Ibiscus – pagg. 132,  € 12.00

Davvero non se ne può più. E le case ecologiche, e l’energia alternativa, e il turismo ecosostenibile, e la frutta biologica. Basta! Bisogna organizzare una resistenza, strenua e granitica, contro questo cultura imperante buonista ed ecologista che vuole colpevolizzare un sano sfruttamento di quanto la natura ha messo a nostra disposizione.

Perché mai dovremmo preoccuparci della biodiversità? Che significa biodiversità? Già il concetto di “diverso” suscita una certa irritazione e quindi chissenefrega della biodiversità. Che poi la biodiversità in concreto altro non sarebbero che alcune specie animali davvero insignificanti quali il chirocefalo del Marchesoni. Ma dove sta di casa il chirocefalo del Marchesoni? Anzi cosa diavolo è un chirocefalo? Si mangia? No e allora ‘sticazzi sia al chirocefalo che al Marchesoni.

Davvero bisogna ritrovare il coraggio di compiere alcuni gesti senza pudore e senza vergogna.

Perché mai da un pezzo a questa parte per buttare una carta per terra bisogna fare attenzione che nessuno ci osservi per evitare lo sguardo invadente e morboso di rimprovero di benpensanti.

Bisogna rivendicare il diritto di buttare la carta e qualsivoglia altro rifiuto per terra, senza che un cretino qualunque si senta in diritto di giudicare, di emettere sentenze. Ma chi è, cosa vuole, come si permette quello che guarda mentre buttiamo una innocua carta per terra? Sono forse fatti suoi? E da quando è stato nominato tutore della pulizia e del decoro?

Bisognerebbe fare una bella legge per imporre alle persone di farsi i fatti (si passi l’eufemismo) propri. Altro che storie. Bisogna smentire, bisogna sbugiardare tutti coloro fanno degli inutili allarmismi sulla carrying capacity del pianeta, sullo strato di ozono, sulle emissioni di gas serra, sulla fragilità del territorio.

Fragile? Il territorio? Ma fragile sarà la cristalliera di casa nostra. Il territorio - per dirla con Totti - è fatto di serci e i serci (sassi per i non romani) sono tutt’altro che fragili, fin dai tempi dell’antica Roma. Ancor oggi si trovano in giro una quantità inverosimile di serci, di “petramma”, financo tutelata ed erta al rango di “archeologia”.

E allora, tranquilli che il nostro vecchio pianeta è sopravvissuto ai dinosauri e alle glaciazioni e potrà ben onorarsi di sostenere la razza umana ancora per qualche migliaio di anni.

Del resto sono già diversi lustri che calchiamo questi suoli e non sembra che ci siano particolari danni alla moquette o al parquet. Anzi bisogna estendere le superfici utilizzate, trasformare le inutili foreste primarie in lucidi parquet, sottrarre spazio alla “natura” selvaggia e vivere con qualche comodità in più. Non si capisce perché il territorio di una lince deve essere di circa 10mila ettari e vi siano esseri umani costretti in poche decine di metri quadri.

A proposito di superficie occupata, tra gli ambientalisti è in voga un esilarante test su quanto il nostro comportamento dovrebbe incidere sull’ecosistema. Il giochino si chiama “Impronta ecologica” e consiste in un meccanismo di calcolo basato su una serie di simulazioni del tipo che “se accendo una lampadina si attiva un miliardesimo di centrale elettrica” e quindi un milligrammo di carbone dovrà essere portato nella centrale e un nanogrammo di anidride carbonica verrà emessa in atmosfera e forse da qualche parte tutto ciò comporterà che si dovrà utilizzare un micron quadrato di superficie della terra per permettere alla mia stramaledetta lampadina di accendersi. Il tutto basato su considerazioni tanto arbitrarie quanto prive di attendibilità. In pratica, insomma, ogni nostro minimo gesto quotidiano viene studiato, monitorato, quantificato e trasformato nell’unità di misura di riferimento, ossia la superficie. Se ne deduce così che ognuno di noi - a seconda di come si comporta - sfrutta per le sue esigenze un certo numero di ettari di territorio. Embè? - verrebbe da chiedersi -. E poi via a far classifiche e a vedere quali siano le popolazioni con i comportamenti più virtuosi (che guarda caso sono sempre quelle più sfigate) e a vedere che gli americani sono (ma guarda un po’) in testa alla classifica e che se tutti facessero come loro ci vorrebbero quasi tre pianeti e che la terra riesce a sostenere questi consumi proprio grazie ai popoli del terzo mondo che consumano un decimo di quello che consumano i paesi occidentali e via con la tiritera terzomondista mirata a colpevolizzarci tutti.

Non fatelo. Non lasciatevi deprimere da accuse infondate o sarete rovinati. La vostra vita potrebbe cambiare radicalmente (in peggio) trascinandovi in un tunnel senza uscita fatto di rinunce, angosce e privazioni. Prodighiamoci invece per aumentare la superficie di terra utilizzata per soddisfare le nostre esigenze. Leviamoci la soddisfazione di salire in vetta alla classifica, sorpassando i sempiterni americani e poco importa se questo implica una riduzione della superficie disponibile per qualche tribù africana o dei paesi in via di sviluppo. Cosa aspettano poi a svilupparsi?

Con un po’ di impegno, di costanza e perseveranza potremo raggiungere l’obiettivo di usare tutte le risorse del pianeta in meno di 50 anni. Per chi conservare, in fondo tutto questo bendidio? Per figliocci e nipoti ingordi, viziati e sfaccendati, buoni solo ad agitare le piazza, a giocare a far gli ambientalisti, occupare scuole e rompere i coglioni ai propri genitori che si son sudati il benessere di cui anche loro godono?

Questo libro vuole essere la voce della maggioranza silenziosa di onesti consumatori del pianeta e imprenditori, la bandiera di quell’orgoglio elitario di uomini occidentali che hanno conquistato e civilizzato una valle di lacrime trasformandola in un luogo di ampi sorrisi e benessere. Siamo stati costretti negli ultimi anni a nascondere la nostra vera identità nei remoti anfratti della mente, spaventati dall’idea di suscitare espressioni di condanna e di disapprovazione. Alziamo il capo e dichiariamo con fierezza e dignità il nostro essere ottimisti.

Basta con i catastrofismi interessati di menagrami pseudo ecologisti, fricchettoni, allergici alla doccia ed al lavoro, che costruiscono carriere dorate sulle paure della gente.

Il nostro orgoglio ottimista riporterà il sorriso sui volti rubicondi e rosacei dei benestanti, benpensanti occidentali. Mica per vivere senza sensi di colpa dobbiamo essere tutti straccioni, “coloured” e cibarci di insalata.

Evviva il progresso, la civiltà, i consumi, il gioco in borsa, il bridge, i club esclusivi, la Jacuzzi in bagno. Evviva le bistecche di pitone, i bocconcini di fegato di cucciolo di foca e il lardo di balena, le quaglie selvatiche e le tortore arrosto. Evviva i calici pieni dei migliori vini, la soddisfazione delle pulsioni e delle passioni umane, la neve di ottima qualità e non necessariamente in montagna, la selezione naturale delle specie. Avremo il diritto di goderci la vita o no?

Questo manifesto del benessere, dell’ottimismo e del sorriso rimetterà le cose al loro posto. I primi untori che dovranno affogare nelle proprie menzogne catastrofiche sono i predicatori del “dissesto del pianeta”, i visionari dell’egualitarismo e gli sfigati propulsori della “riduzione dei consumi” ed i “poeti dell’ozio” che ascoltano le “melodie della natura” e non sono capaci di sentire la quotidiana tragedia che si compie ogni giorno nei nostri uffici all’apertura dei cambi e delle Borse. Ma cosa ne sanno questi omuncoli del dramma di chi deve sovrintendere alla gestione di patrimoni di miliardi ed alla manutenzione di attici nelle località più esclusive d’Italia?


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