17 Settembre - Nel corso dei secoli le aziende hanno potuto svilupparsi, crescere e produrre ricchezza in misura sempre maggiore man mano che le comunicazioni diventavano sempre più facili, veloci ed economiche. Dai carri trainati dai buoi e dalle carovane dei cammelli, con la scoperta del petrolio si è passati ai camion e alle navi. Poi sono arrivati il telegrafo e il telex (che permisero il trasferimento immediato d'informazioni) e oggi, addirittura, possiamo trarre beneficio da questa straordinaria realtà che è Internet. Grazie alla rete telematica, in effetti, il mondo è diventato davvero piccolo. Le industrie fanno così conoscere i propri prodotti in tutto il mondo, a costi bassissimi. Questo è vero in particolar modo negli Stati Uniti, dove lo sviluppo impetuoso delle più moderne tecniche di comunicazione è da tempo uno dei fattori di più lungo periodo dello sviluppo notevole di quell'economia. Anche da noi, quindi, la parola d'ordine delle aziende è diventata una sola: essere presenti in rete. Far emergere un vasto sistema di circolazione delle informazioni, tale da collegare tra loro le imprese e i consumatori, può da un lato permette a tutti di essere sul mercato, ma al tempo stesso è in grado di distribuire notevoli benefici per gli acquirenti, che possono beneficiare delle riduzioni dei costi. Il risultato di tutto questo è la realizzazione di una grande piazza “cablata”, dove tutti parlano e fanno affari con tutti. Fino ad oggi Internet era considerato lo spazio libero in cui ci si poteva far conoscere a basso costo, senza dover sostenere quelle onerose campagne pubblicitarie che solo i grandi gruppi possono permettersi. Grazie alla tematica, in questi anni molte piccole aziende si sono fatte conoscere alla massa dei navigatori del Web, hanno tolto spazio ad alcuni grandi gruppi e hanno stimolato la concorrenza e la produzione di ricchezza. Qualunque persona intelligente capisce che tutto ciò non va frenato, ma semmai aiutato a svilupparsi, evitando d'intralciare con lacci e laccioli lo sviluppo di questa nuova forma di comunicazione. Invece, una concezione molto restrittiva della privacy sta creando a livello europeo una serie di barriere allo sviluppo del commercio in rete. Ad esempio, se ad oggi era possibile inviare comunicazioni a indirizzi aziendali presenti pubblicamente in Internet, le nuove norme vogliono impedire tutto questo.
Anche nel campo culturale le associazioni hanno in questi anni diffuso le proprie idee a costi bassissimi, limitandosi ad avvertire il destinatario che, qualora egli non volesse ricevere altri invii, poteva chiedere la rimozione del suo indirizzo. Questo nuovo dirigismo sarà molto penalizzante per i consumatori e le imprese, che dovranno constatare un aumento dei costi. Va anche aggiunto quanto sia assurdo criticare di continuo i monopoli dell'informazione e poi, però, ostacolare quanto più è possibile quella che è l'unica realtà che possa davvero allargare i nostri spazi di accesso all'informazione. Con regole come queste, in particolare, si penalizzano le piccole imprese, e bisogna sempre tenere presente che in Italia circa il 90% del prodotto interno lordo è generato da imprese di dimensioni contenute (contrariamente a quanto avviene nel resto d'Europa, dove le imprese sono maggioritariamente di medie e grandi dimensioni). La nuova normativa, invece, impone che qualsiasi invio debba essere autorizzato dal destinatario, e questo finisce per renderebbe del tutto inutilizzabile il Web quale strumento pubblicitario per le piccole imprese. Penalizzare in modo così pesante l'asse portante della nostra economia, tanto più che siamo in un momento di recessione, non è utile né auspicabile, ed è pertanto urgente che si chieda la modifica delle leggi in discussione in Europa. Bisogna che al più presto venga eliminato il principio della preventiva autorizzazione per inviare offerte commerciali (anche non richieste), lasciando l'opzione della possibilità di essere cancellati dalle liste di invio. Sono certo che tutte le forze sociali e politiche converranno che questa soluzione è la più legittima, razionale e rispettosa del nostro diritto ad informare ed essere informati. Cordialmente,
Giuseppe Quarto |