TABACCO: LE CAUSE MAI PERSE

Ritorno all'angolo di Gian Turci
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Nulla è più importante della salute: questo è l'esplicito messaggio che sentiamo ogni giorno dalla grancassa propagandistica di stato. Le pesanti implicazioni di tale messaggio devono essere ponderate con estrema attenzione. Ciò significa che economia, volontà e libertà personale, famiglia, libertà di stampa e informazione, comportamenti individuali e sociali, industrie, mercato e marketing, politica - tutto deve essere sottomesso a - e controllato da - questo o quel gruppo in camice bianco. Inclusa la verità. Specialmente la verità.

Non si può parlare di tabacco salvo che se ne parli male, e se ne mettano in risalto solo i lati negativi. E' di pochi giorni fa' la casuale scoperta sull'internet di un enorme studio fatto in California (187.000 persone, dal 1960 al 1997) [1] che indica senz'ombra di dubbio che (sebbene il numero dei fumatori sia passato dal 50% al 22% della popolazione in quello stato in 37 anni), il numero delle morti da cancro polmonare è rimasto invariato. Le implicazioni per il cartello antifumo non hanno bisogno di descrizione. Pubblicato nel 1999, tale studio, finanziato dall'American Cancer Society, non ha ricevuto alcuna copertura dai media. Se però il numero dei cancri fosse diminuito in proporzione al numero dei fumatori, lo avrebbero saputo persino i trichechi. L'ACS, infatti, non ne ha fatto menzione, perché tale realtà contraddice le fandonie divulgate dall'ACS stessa nella sua campagna antifumo. Bisogna convincere tutti che il fumo provochi almeno il cancro, così la gente corre a smettere di fumare con i prodotti di cessazione venduti da quelli che finanziano il tutto: le multinazionali farmaceutiche. I più grandi promotori di questi prodotti sono i ministeri della sanità, sotto gli auspici dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, di cui le multinazionali farmaceutiche sono partner ufficiali. Così la campagna promozionale dei prodotti di cessazione è pagata con le tasse dei cittadini e non dai produttori, alla faccia dei gabbabili e in nome della salute.

La stessa censura informatica si applica contro il nemico pubblico numero uno: l'industria del tabacco. Quando un tribunale condanna l'industria del tabacco a "risarcire" le solite migliaia di miliardi per "malattie da tabagismo", ecco che tutti i media riportano trionfalmente, e col massimo risalto, che i "venditori di morte" sono stati sconfitti un'altra volta, confermando la propaganda di quei truffatori - istituzionalizzati o meno - che promuovo la propaganda medico-politica antifumo. Ma, come detto prima, la più grande vittima del salutismo è la verità.

Ciò che i media non riportano MAI è che tutte quelle cause che sono vinte dagli antifumo in prima istanza, sono poi perse in appello. Tutti si sono scagliati contro l'industria dalle profonde tasche: assicurazioni, gruppi di consumatori, intere nazioni, quasi tutti gli stati dell'unione americana, la Food and Drug Administration, individui privati, certe associazioni mediche… la lista potrebbe andare avanti per decine di pagine. In prima istanza, davanti a giurie ai cui membri è stato lavato il cervello con decadi di propaganda, ha vinto quasi sempre il cartello antifumo. Ma in seconda istanza, coloro che hanno fatto causa all'industria del tabacco hanno perso. TUTTI, e senza eccezione
[2].

La ragione è sempre e solo una: quando si esamina la vera scienza, non si può provare la causalità di nemmeno una della malattie attribuite al tabacco. E siccome il sistema giudiziario dei Paesi democratici è forzato ad attenersi ai fatti e non alla propaganda, quando essi finalmente emergono in seconda istanza (se non in corte di cassazione), l'industria del tabacco emerge vittoriosa.

Ma ecco che la cortina del silenzio scende sulla stampa e, più a monte, sulle agenzie di stampa, che forse non considerano "appropriato" distribuire comunicati che non mettano in cattiva luce l'industria del tabacco, e che addirittura rischino di creare dubbi nella popolazione circa le fandonie sul fumo, o che possano in qualche modo alleviare il risentimento pubblico edificato contro le multinazionali delle sigarette, e costato così tanti miliardi dei contribuenti. La gente deve credere che l'industria del tabacco sia stata smascherata (e punita) come causa delle malattie che affliggono il genere umano, ed anche che sia stata così perversa da non "autobancarottarsi" e chiudere i battenti - o, perlomeno, così cattiva da non fare pubblicità contro il suo stesso prodotto, come vogliono i social-salutisti!

L'occhio ammiccante dello stato e di così tanti media alla frode informatica e scientifica concernente l'antifumo (o qualsiasi altro isterismo sulla salute) rappresenta un gravissimo pericolo dei nostri tempi, perché esso dimostra l'inclusione della frode e della disinformazione tra i leciti mezzi per prima indurre, e poi forzare, i cittadini a comportarsi come desidera lo stato. Diventa quindi accettabile mentire in tutto o in parte, basta ammantarlo d'altruismo. L'etica medica e giornalistica sono cose ormai sorpassate. Quello che conta è convincere la gente, non importa con quali mezzi.

La forma più perniciosa di schiavitù non è l'essere in catene, ma l'essere schiavi e condizionati mentre si è persuasi d'essere liberi e indipendenti. E nel caso del salutismo, il socialismo più abietto ha indossato il camice bianco.

Gian Turci
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[1] Smoking cessation and mortality trends among 118,000 Californians, 1960-1997. 1: Epidemiology 1999 Sep;10(5):500-12. PubMed - National Library of Medicine. (www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&db=PubMed&list_uids=10468422&dopt=Abstract)

[2] Vedere libreria sito FORCES International al seguente indirizzo: www.forces.org/articles/index.htm