LO STATO CHE CAMBIA LE REGOLE: IL CASO DELLA FLORIDA

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Nel 1997, i media di tutto il mondo riportarono trionfanti che le multinazionali del tabacco erano state "finalmente" sconfitte, e messe in ginocchio dalla schiacciante evidenza scientifica prodotta dalla pubblica accusa in Florida. Le multinazionali avevano accettato di compensare le loro "vittime" (i fumatori) con la cifra, concordata extra-giudiziariamente, di 11,3 miliardi di dollari, in altre parole, oltre 23.000 miliardi di lire. Finalmente, la "verità" sul fumo aveva dunque trionfato, sentenziarono i media, e "giustizia" era stata fatta. Ma abbiamo visto che assai raramente le multinazionali perdono le cause. Perché persero questa volta? Ecco ciò che la stampa non ha riportato "per il vostro bene".

Nota: questo caso non ha nulla a che vedere con il recente super-caso della Florida dell'estate del 2000, in cui fu aggiudicata la cifra record di 145 miliardi di dollari a risarcimento di danni per "malattie da tabagismo". Tale caso è ora in appello, e tutti gli analisti legali americani prevedono che esso sarà annullato per forti irregolarità costituzionali occorse durante il processo, e per l'impossibilità di provare causalità nelle "malattie da tabagismo".

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Sbavando rettitudine morale, il Governatore della Florida Lawton Chiles annunciò nel Febbraio del 1997 che le multinazionali del tabacco avevano accettato di pagare 11 miliardi di dollari per mettere fine alla causa condotta dal suo stato contro di esse a scopo di risarcimento delle spese sanitarie sostenute per le "malattie da tabagismo". Se il fine fosse stato solo quello di rimpinguare le allora vuote casse dell'assistenza sociale, Chiles poteva senz'altro essere orgoglioso del risultato. Ma per coloro che hanno ancora a cuore integrità giudiziaria e legittime procedure legali, l'accordo della Florida è semplicemente vergognoso, perché priva un'industria al momento non popolare grazie alla propaganda di stato, di tutte quelle protezioni giuridiche che noi diamo comunemente per scontate. Ecco come l' "accordo" fu raggiunto.

In oltre quattro decadi, e nonostante migliaia di cause, nessun fumatore in America è mai riuscito ad ottenere un singolo dollaro a risarcimento delle cosiddette "malattie da tabagismo". Le giurie avevano sempre sostenuto che siamo tutti liberi di consumare qualsiasi prodotto che sia legale, a patto che ne soffriamo le conseguenze, se e quando esse si verificano. Però, secondo il fondamentale principio legale noto nella giurisprudenza americana come assunzione di rischio, i singoli stati possono sempre far causa ad un produttore per il recupero delle spese sanitarie; ma in questo caso, gli stati sono soggetti all'onere della prova alla pari di qualsiasi privato cittadino, e devono quindi confrontarsi con la stessa linea di difesa che l'accusato opporrebbe al privato cittadino, in questo caso, quella basata sull'assunzione di rischio.

Nonostante le asserzioni degli antifumo, però, tutte le "malattie da tabagismo" sono spiccatamente multifattoriali, vale a dire che per nessuna di esse - e in nessun caso - si può stabilire che il tabacco sia stato la causa della malattia esaminata. Ciò vale sia nell'ambito scientifico, sia in quello legale.

Gravata da un gran deficit nel sistema sanitario, renitente ad implementare un incremento fiscale, ed incapace di prevalere nei tribunali contro le multinazionali delle sigarette, la Florida escogitò una soluzione legislativa molto "creativa": rese semplicemente illegale l'uso dell'assunzione di rischio come linea di difesa nelle cause concernenti la sanità e, per aggiungere beffa al danno, rese questa trovata retroattiva, in modo che fosse applicabile anche a malattie "da tabagismo" "causate" da sigarette vendute diverse decadi addietro. Per completare l'operato, e prevenire ogni rimanente possibilità di verdetto avverso, la Florida rese anche illegale ogni clausola che richiedesse prova di causalità a livello individuale; in altre parole, invece di dover dimostrare che la malattia di un particolare individuo fosse causata dal fumo, all'accusa si richiedeva solo di produrre statistiche cumulative che indicassero la maggiore prevalenza di certe malattie tra i fumatori. Se, per esempio, le statistiche dicono che il cancro polmonare è prevalente nei fumatori (oltre i 70 anni d'età in media), se tu fumi ciò costituisce prova che il tuo cancro polmonare (contratto, diciamo, all'età di 50 anni) sia causato dal fumo, ad esclusione di qualsiasi altro fattore concomitante.

Naturalmente, lo stato negò le accuse che ciò vanificasse ogni difesa dei produttori. Uno degli avvocati del pubblico ministero affermò: "…ciò non vuol dire che l'industria del tabacco sia senza difesa. Essa può ancora dimostrare che lo stato abbia le mani sporche - cioè che esso abbia partecipato ad attività di promozione del tabacco". Si noti come l'attività di promuovere una sostanza legale, e non provata letale sia equiparata ad un'attività criminale per pubblico consumo. Ad ogni modo, lo stato fece sì che anche quella possibile linea di difesa non fosse udita dalla giuria.

Durante il processo, mentre il pubblico ministero lamentava la "carneficina del fumo" che, naturalmente, era tutta colpa delle multinazionali, esso convenientemente dimenticava i fatti, senza dubbio molto imbarazzanti: dieci dei 23 rappresentanti del Congresso della Florida avevano votato per continuare i programmi di finanziamento federale alla produzione del tabacco; lo stato della Florida aveva appena investito 825 milioni di dollari (1.650 miliardi di lire) dei suoi fondi pensionistici in azioni delle multinazionali del tabacco, mentre i detenuti delle prigioni della Florida producevano grandi quantità di sigarette da vendere localmente, e per uso interno. Quando le multinazionali chiesero di poter presentare questi fatti alla giuria, il pubblico ministero richiese la soppressione di tali prove - richiesta che, naturalmente, fu prontamente concessa dal giudice.

Posta di fronte a difficoltà insormontabili non solo in Florida, ma in dozzine d'altri stati dove cause simili attendevano quel verdetto per uso come precedente procedurale, l'industria decise di capitolare, e di trovare un "accordo".

Fu l'accordo consensuale? Sicuro, tanto consensuale quanto l'ammissione delle donne che il seme di Satana era freddo quando imputate dalla Santa Inquisizione; tanto quanto l'accordo nazionale stilato l'anno dopo, dove le multinazionali "accettarono" di sganciare 240 miliardi di dollari nei seguenti 20 anni (oltre 500.000 miliardi di lire) - tutti pagati dai fumatori tramite l'aumento del prezzo delle sigarette. Ci si chieda perché mai un'industria accetterebbe di sottomettersi al controllo della Food and Drug Administration (Amministrazione Cibi e Medicine), la cui giurisdizione non ha nulla a che vedere col tabacco, altererebbe la promozione del suo prodotto al punto da fare pubblicità contro se stessa, eliminerebbe le macchine distributrici di sigarette, ed infine accetterebbe di pagare enormi multe se in futuro il numero dei fumatori di età più giovani non diminuisse di una quantità stabilita unilateralmente dallo stato - tutto in cambio di un'immunità parziale da causa che fino a quel momento non erano costate all'industria un centesimo in danni, siccome non è possibile provare la causa delle "malattie da tabagismo"?

In normali circostanze, non vi sarebbe alcuna ragione. Ma, in questo caso, l'alternativa era quella di affrontare quasi 40 cause in altri stati, tutte condotte nell'ambito di un sistema legale perverso, che avrebbe negato ogni possibile difesa - come nel caso della Florida, la cui manovra sarebbe stata senz'altro imitata. Chiamare ciò che è successo in Florida giustizia, o tanto meno accordo consensuale, richiede almeno un'anima corrotta.

Si noti che:

  • Il cambio delle procedure giuridiche fu praticato, senza nemmeno avvertire gli accusati, dopo l'inizio del processo, quando era diventato chiaro che, ancora una volta, lo stato non avrebbe potuto dimostrare la causalità delle "malattie da tabagismo".

  • Sei mesi dopo l'estorsione, la Florida ripristinò la legge alla normalità.

  • Quei fumatori che furono usati per la causa collettiva contro le multinazionali non intascarono neanche un centesimo. Tutto lo spoglio finì nelle tasche dello stato, fatta eccezione dei dodici avvocati che portarono avanti la causa contro le multinazionali, il cui onorario fu il 25% dell'estorto, cioè oltre 229 milioni di dollari l'uno (si, oltre 460 miliardi di lire a testa).

  • All'estorsione seguirono furiose battaglie legali (ancora in corso) tra gli avvocati e lo stato, e tra gli avvocati stessi, per aggiudicarsi fette di bottino ancora più grandi.

Se a quel punto potevano ancora esistere dubbi che l'antifumo fosse basato su null'altro che delinquenza, questo caso avrebbe dovuto fugarli tutti.

Considerando tale livello di corruzione, non c'è da sorprendersi che il ministero della sanità italiano, con il prode antifumo Veronesi alla testa di questa crociata truffaldina, intenda fare causa alle multinazionali dall'interno degli Stati Uniti. Il fatto poi che l'Italia sarà cacciata a pedate fuori dalle corti americane, come è già successo al Canada, al Nicaragua, ed a diverse altre nazioni per motivi giurisdizionali, ciò deve essere l'oggetto di un altro articolo. E' chiaro che l'America vuole tenere i frutti dell'estorsione tutti per se. E, come si dice in inglese, tra ladri non c'è onore.

Gian Turci
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Referenze bibliografiche (tutti i documenti bibliografici sono disponibili nell'archivio FORCES):

The mud splatters, editoriale del St. Petersburg Times, 12 Novembre 1997
Top state investigator under investigation, editoriale del St. Petersburg Times, 12 Novembre 1997
Chiles suspends a close friend, editoriale Tampa Tribune 12 Novembre 1997
Tobacco-fighting ideas deluge Chiles, Associated Press/St. Petersburg Times, 30 Novembre 1997
Florida Tobacco Money in Dispute, Karen Testa, giornalista dell'Associated Press, 16 Maggio 1998
What a deal! Rich lawyers want paid for Florida tobacco deal, ABC network, 16 Marzo 1998
Tobacco law secrecy defended: Chiles addresses settlement dealings, Randolph Pendleton, giornalista senior del Times-Union, 15 Maggio 1998
Chiles under fire for tobacco deal, Associated Press, pubblicato dal Miami Herald, 23 Marzo 1998
U.S. judge dismisses Ontario tobacco claim, National Post, Canada, Cristin Schmitz, Southam News, 11 Agosto 2000
Porteremo negli USA i processi italiani, Corriere della Sera, 16 Luglio 2000, pag. 3