| |
|
|
IL
CONTRIBUTO DEI LETTORI
Sono un medico,
specialista in anatomia patologica e vorrei esporre alcune
riflessioni sulla campagna contro il fumo passivo di tabacco.
Dico subito che questa campagna non mi convince affatto perché
legata a fattori emotivi e non fondata su basi razionali, come
cercherò di dimostrare qui di seguito con alcuni
incontrovertibili dati scientifici. Fumo di tabacco - Ritengo
che il tabacco sia nocivo alla salute, ma personalmente non
disdegno di tanto in tanto alcune boccate di pipa o qualche
sigaretta perché (come l’alcool, le bevande zuccherine, la
carne, i salumi, il gelato, i dolci), a piccole dosi gratifica
il corpo e lo spirito. Dire che fumare può causare il
carcinoma polmonare è come dire che bere vino può portare
all’alcolismo. Ambedue le affermazioni sono vere ma sono mezze
verità; infatti, non tutti i fumatori sviluppano il cancro del
polmone così come non tutti i bevitori divengono alcolizzati.
Non si sviluppa il cancro in chi fuma meno di 10 sigarette al
giorno e non diventa alcolista chi beve 2-3 bicchieri di vino
al giorno. Fondamentale è quindi la quantità
(indipendentemente da fattori individuali e ambientali).
Malgrado ciò, ritengo importante che si crei nell’opinione
pubblica una coscienza contro il fumo, ma sono contrario a
crociate contro i fumatori ed alla loro ghettizzazione. Smog -
Questo termine è usato per indicare un particolare stato di
inquinamento dell’aria. Lo smog è una miscela di numerosi
composti chimici frammisti a vapor acqueo e granelli di
polvere (particolato). Alcuni degli inquinanti più pericolosi
sono: il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto, il
biossido di zolfo, l’ozono, i particolati. Questi inquinanti
sono dannosi agli esseri umani, agli animali e alle piante. La
principale sorgente di questi inquinanti proviene dai veicoli
a motore, seguiti dalle industrie. Per quanto riguarda l’uomo,
l’inquinamento atmosferico interviene direttamente sulla
salute provocando (o aggravando), in particolare, malattie
respiratorie e cardiache. Gli inquinanti contengono anche
sostanze cancerogene (che provocano o favoriscono la comparsa
del cancro). Radon - Il radon è un gas radioattivo,
proveniente dal terreno e dai materiali di costruzione, che si
annida nell’aria delle abitazioni, scuole, uffici, bar,
ristoranti, e così via. Per evidenziarlo sono necessarie
apparecchiature dedicate. Il radon è stato inserito dall’Oms
(Organizzazione Mondiale della Sanità) nel gruppo I delle
sostanze cancerogene. Negli Usa lo chiamano l’assassino
silenzioso (silent killer). Vivere, lavorare o studiare in
ambienti con elevate concentrazioni di radon (più a rischio:
Lazio, Lombardia, Campania e Friuli V. G.) aumenta la
probabilità di contrarre un tumore polmonare. Eppure non se ne
parla affatto (tranne in ambienti specialistici), anche se
eliminarlo o ridurne le concentrazioni non è difficile. I vari
ministri della Sanità, che non possono non sapere, non si sono
mai preoccupati di informare la gente: considerato che esso è
inodore, incolore e insapore anche ad alte concentrazioni,
perché disturbare il can che dorme? Carcinoma polmonare - È un
dato di fatto che il carcinoma polmonare è la principale causa
di morte per tumore nei Paesi sviluppati, ed è in continua
crescita. Altro dato di fatto è che la circolazione dei
veicoli a motore è in continuo aumento, mentre il numero dei
fumatori è diminuito. I veicoli a motore emettono gas che
inquinano l’aria e, insieme alle industrie, sono responsabili
della formazione dello smog particolarmente nelle zone poco
ventilate. Moltissimi studi hanno evidenziato l’incremento dei
tumori polmonari nelle zone urbane con intensa circolazione
stradale rispetto alle zone rurali. Nel Sud Africa il cancro
del polmone è in continua ascesa linearmente con il numero dei
motori diesel introdotti in quel Paese. Nel convegno
«Inquinamento dell’aria urbana e salute» organizzato
dall’Ordine dei Medici di Brescia nel settembre 2002 è stato
esposto e discusso il ruolo che la composizione dell’aria ha
in varie patologie (respiratorie, cardiache, ematologiche, ed
altre). Da studi effettuati a Milano si evince che lo smog
produce 148 morti premature per anno, che salgono a 783 se si
stimano gli effetti a lungo termine, cioè quando l’alto
livello di inquinamento persiste per anni. Tali risultati non
sono influenzati dal fumo di tabacco. Nello stesso convegno è
stato evidenziato che i residenti delle aree urbane hanno un
incremento di rischio compreso tra il 9 e il 33% di contrarre
un tumore polmonare. Vari studi dell’Oms ed altri istituti di
ricerca hanno evidenziato che i fumatori che vivono in città
inquinate dallo smog muoiono più precocemente di quelli che
vivono nelle campagne, concludendo che il fumo è un aggravante
dell’inquinamento urbano, quindi una causa secondaria di
morte. Campagna antifumo - Il riscontro di sostanze tossiche
nel fumo di tabacco è stata una manna per la più grande
potenza economico-finanziaria del mondo, rappresentata dalle
multinazionali del petrolio. È dalla combustione del petrolio
che deriva la fonte primaria di energia. E siccome l’energia è
l’essenza dello sviluppo economico, le multinazionali
condizionano il commercio internazionale, le istituzioni
finanziarie, la distribuzione del lavoro nel mondo, in altre
parole, pilotano governi, istituzioni, mezzi di informazione.
Ma se il petrolio è stato ed è determinante per lo sviluppo
socio-economico del nostro pianeta, esso è la causa principale
dell’inquinamento atmosferico (smog) e conseguente stato della
salute della popolazione e della vegetazione. Questo lo sanno
i colossi del petrolio che hanno cercato e trovato un capro
espiatorio che catalizzasse l’attenzione della gente lontano
dallo smog e dalla sua fonte. Ed ecco che, attraverso il
finanziamento di istituti e ricercatori, hanno messo su la
battaglia contro il fumo di tabacco. Questo ha funzionato per
un certo tempo, ma poi ha mostrato segni di debolezza ed
allora sono passati alla lotta contro il fumo passivo. Se non
fosse per il lavaggio del cervello a cui la gente è stata
sottoposta nel corso di questi anni, nessuna persona
ragionevole, pensando ai tubi di scappamento delle auto che
scaricano alte concentrazioni di fumi tossici a livello dei
passeggini e su su sino alla biosfera, si preoccuperebbe più
di tanto del fumo passivo. Con la scusante del pericolo dato
dal fumo passivo, le linee aeree hanno abbracciato il
proibizionismo sul fumo. Ma la sicurezza del viaggiatore non
c’entra. Mi spiego: durante il volo i passeggeri, respirando,
consumano ossigeno e producono anidride carbonica, per cui è
necessario fare dei ricambi d’aria. L’immissione di aria
fresca richiede energia, cioè carburante. Facendo, come era
previsto prima dell’introduzione del divieto di fumo, 6
ricambi d’aria all’ora, si consumavano dai 120 ai 420 litri di
carburante. Avendo eliminato le sigarette, i ricambi d’aria
sono stati portati a 3 all’ora e così si dimezzano i costi
della compagnia ma si raddoppiano i rischi di infezioni
respiratorie (durante due voli in Italia ho appreso da due
diversi assistenti di volo che nei tragitti intorno alle due
ore non viene fatto alcun ricambio d’aria). Pertanto,
paradossalmente, dal punto di vista salutistico si viaggiava
meglio quando c’era una piccola zona dov’era permesso fumare
che adesso! Le case farmaceutiche, mosse dalla logica del
profitto, soffiano sul fuoco e partecipano con entusiasmo alla
campagna antifumo contribuendo ad aumentarne il fanatismo
attraverso l’immissione sul mercato di prodotti antifumo
costituiti da pillole, chewing-gum e cerotti, efficaci nel 15%
dei casi (come qualsiasi placebo) e comunque, nella gran
maggioranza, inefficaci a lungo termine. Oltre ai suddetti
prodotti farmaceutici, il mercato è stato invaso con
deodoranti antifumo per la biancheria, ambientali e personali
e persino prodotti di informatica. Il risultato è un profitto
valutato a miliardi di euro, altro che salvaguardia della
salute! Conclusione - La deduzione logica di quanto esposto
porta a considerare la campagna contro il fumo passivo quale
una manovra faziosa finalizzata a obiettivi politico-economici
che non hanno nulla a che fare con la salute. Confermo la
validità delle affermazioni sulla nocività del fumo di tabacco
e sono favorevole a un programma di educazione che ne renda la
gente consapevole. Sono d’accordo sul fatto che la
concentrazione di fumo passivo (quindi non quello
dell’occasionale sigaretta) sia dannoso in locali chiusi non
adeguatamente forniti di ricambio d’aria. Sono convinto della
necessità di educare in particolare i giovani alla futilità e
dannosità della sigaretta. Sono contrario, in quanto
controproducente ed antisociale, alla bombardante propaganda
terroristica che individua nel fumatore un pericolo sociale.
In Italia ci sono (stando alle statistiche di vendita di
sigarette e non considerando quelle vendute nel mercato nero)
15 milioni di fumatori e considerarli untori crea il
presupposto per un conflitto sociale più o meno palese. Mentre
ritengo giuste le iniziative che mirano a ridurre
l’esposizione al fumo ambientale, non capisco perché non si
possa fumare in locali di ampie dimensioni e molto ben
ventilati come aeroporti e stazioni ferroviarie. Questo
provvedimento è un altro esempio di aperta avversione per i
fumatori; infatti sfido chiunque ad ammettere che entrando in
un aeroporto abbia mai visto nuvole di fumo o avvertito
cattivo odore di sigarette. Ma, ammesso e non concesso che il
provvedimento fosse a difesa del fumo passivo, perché non
avere un’area ben ventilata dove il fumatore frustrato da
ritardi e cancellazioni possa trovare sfogo in una sigaretta?
Chiudo dicendo che in una libera società i proprietari di bar
e ristoranti dovrebbero essere liberi di decidere se
permettere o meno il fumo nei loro locali, come io debbo
rimanere libero di accogliere o no un fumatore a casa mia. Bar
e ristoranti sono locali pubblici ma di proprietà privata come
la propria casa. Decida il ristoratore se avere locali per
fumatori e locali per "non", e la gente darà il verdetto. ELIO
F. GAGLIANO
Brescia
|
|