Giornale di Brescia
Mercoledì 4 giugno 2003

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LETTERE AL DIRETTORE

 LETTERE AL DIRETTORE Pag. 33    

Il tabacco è nocivo, ma non perseguitiamo i fumatori

    

IL CONTRIBUTO DEI LETTORI

Sono un medico, specialista in anatomia patologica e vorrei esporre alcune riflessioni sulla campagna contro il fumo passivo di tabacco. Dico subito che questa campagna non mi convince affatto perché legata a fattori emotivi e non fondata su basi razionali, come cercherò di dimostrare qui di seguito con alcuni incontrovertibili dati scientifici. Fumo di tabacco - Ritengo che il tabacco sia nocivo alla salute, ma personalmente non disdegno di tanto in tanto alcune boccate di pipa o qualche sigaretta perché (come l’alcool, le bevande zuccherine, la carne, i salumi, il gelato, i dolci), a piccole dosi gratifica il corpo e lo spirito. Dire che fumare può causare il carcinoma polmonare è come dire che bere vino può portare all’alcolismo. Ambedue le affermazioni sono vere ma sono mezze verità; infatti, non tutti i fumatori sviluppano il cancro del polmone così come non tutti i bevitori divengono alcolizzati. Non si sviluppa il cancro in chi fuma meno di 10 sigarette al giorno e non diventa alcolista chi beve 2-3 bicchieri di vino al giorno. Fondamentale è quindi la quantità (indipendentemente da fattori individuali e ambientali). Malgrado ciò, ritengo importante che si crei nell’opinione pubblica una coscienza contro il fumo, ma sono contrario a crociate contro i fumatori ed alla loro ghettizzazione. Smog - Questo termine è usato per indicare un particolare stato di inquinamento dell’aria. Lo smog è una miscela di numerosi composti chimici frammisti a vapor acqueo e granelli di polvere (particolato). Alcuni degli inquinanti più pericolosi sono: il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto, il biossido di zolfo, l’ozono, i particolati. Questi inquinanti sono dannosi agli esseri umani, agli animali e alle piante. La principale sorgente di questi inquinanti proviene dai veicoli a motore, seguiti dalle industrie. Per quanto riguarda l’uomo, l’inquinamento atmosferico interviene direttamente sulla salute provocando (o aggravando), in particolare, malattie respiratorie e cardiache. Gli inquinanti contengono anche sostanze cancerogene (che provocano o favoriscono la comparsa del cancro). Radon - Il radon è un gas radioattivo, proveniente dal terreno e dai materiali di costruzione, che si annida nell’aria delle abitazioni, scuole, uffici, bar, ristoranti, e così via. Per evidenziarlo sono necessarie apparecchiature dedicate. Il radon è stato inserito dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel gruppo I delle sostanze cancerogene. Negli Usa lo chiamano l’assassino silenzioso (silent killer). Vivere, lavorare o studiare in ambienti con elevate concentrazioni di radon (più a rischio: Lazio, Lombardia, Campania e Friuli V. G.) aumenta la probabilità di contrarre un tumore polmonare. Eppure non se ne parla affatto (tranne in ambienti specialistici), anche se eliminarlo o ridurne le concentrazioni non è difficile. I vari ministri della Sanità, che non possono non sapere, non si sono mai preoccupati di informare la gente: considerato che esso è inodore, incolore e insapore anche ad alte concentrazioni, perché disturbare il can che dorme? Carcinoma polmonare - È un dato di fatto che il carcinoma polmonare è la principale causa di morte per tumore nei Paesi sviluppati, ed è in continua crescita. Altro dato di fatto è che la circolazione dei veicoli a motore è in continuo aumento, mentre il numero dei fumatori è diminuito. I veicoli a motore emettono gas che inquinano l’aria e, insieme alle industrie, sono responsabili della formazione dello smog particolarmente nelle zone poco ventilate. Moltissimi studi hanno evidenziato l’incremento dei tumori polmonari nelle zone urbane con intensa circolazione stradale rispetto alle zone rurali. Nel Sud Africa il cancro del polmone è in continua ascesa linearmente con il numero dei motori diesel introdotti in quel Paese. Nel convegno «Inquinamento dell’aria urbana e salute» organizzato dall’Ordine dei Medici di Brescia nel settembre 2002 è stato esposto e discusso il ruolo che la composizione dell’aria ha in varie patologie (respiratorie, cardiache, ematologiche, ed altre). Da studi effettuati a Milano si evince che lo smog produce 148 morti premature per anno, che salgono a 783 se si stimano gli effetti a lungo termine, cioè quando l’alto livello di inquinamento persiste per anni. Tali risultati non sono influenzati dal fumo di tabacco. Nello stesso convegno è stato evidenziato che i residenti delle aree urbane hanno un incremento di rischio compreso tra il 9 e il 33% di contrarre un tumore polmonare. Vari studi dell’Oms ed altri istituti di ricerca hanno evidenziato che i fumatori che vivono in città inquinate dallo smog muoiono più precocemente di quelli che vivono nelle campagne, concludendo che il fumo è un aggravante dell’inquinamento urbano, quindi una causa secondaria di morte. Campagna antifumo - Il riscontro di sostanze tossiche nel fumo di tabacco è stata una manna per la più grande potenza economico-finanziaria del mondo, rappresentata dalle multinazionali del petrolio. È dalla combustione del petrolio che deriva la fonte primaria di energia. E siccome l’energia è l’essenza dello sviluppo economico, le multinazionali condizionano il commercio internazionale, le istituzioni finanziarie, la distribuzione del lavoro nel mondo, in altre parole, pilotano governi, istituzioni, mezzi di informazione. Ma se il petrolio è stato ed è determinante per lo sviluppo socio-economico del nostro pianeta, esso è la causa principale dell’inquinamento atmosferico (smog) e conseguente stato della salute della popolazione e della vegetazione. Questo lo sanno i colossi del petrolio che hanno cercato e trovato un capro espiatorio che catalizzasse l’attenzione della gente lontano dallo smog e dalla sua fonte. Ed ecco che, attraverso il finanziamento di istituti e ricercatori, hanno messo su la battaglia contro il fumo di tabacco. Questo ha funzionato per un certo tempo, ma poi ha mostrato segni di debolezza ed allora sono passati alla lotta contro il fumo passivo. Se non fosse per il lavaggio del cervello a cui la gente è stata sottoposta nel corso di questi anni, nessuna persona ragionevole, pensando ai tubi di scappamento delle auto che scaricano alte concentrazioni di fumi tossici a livello dei passeggini e su su sino alla biosfera, si preoccuperebbe più di tanto del fumo passivo. Con la scusante del pericolo dato dal fumo passivo, le linee aeree hanno abbracciato il proibizionismo sul fumo. Ma la sicurezza del viaggiatore non c’entra. Mi spiego: durante il volo i passeggeri, respirando, consumano ossigeno e producono anidride carbonica, per cui è necessario fare dei ricambi d’aria. L’immissione di aria fresca richiede energia, cioè carburante. Facendo, come era previsto prima dell’introduzione del divieto di fumo, 6 ricambi d’aria all’ora, si consumavano dai 120 ai 420 litri di carburante. Avendo eliminato le sigarette, i ricambi d’aria sono stati portati a 3 all’ora e così si dimezzano i costi della compagnia ma si raddoppiano i rischi di infezioni respiratorie (durante due voli in Italia ho appreso da due diversi assistenti di volo che nei tragitti intorno alle due ore non viene fatto alcun ricambio d’aria). Pertanto, paradossalmente, dal punto di vista salutistico si viaggiava meglio quando c’era una piccola zona dov’era permesso fumare che adesso! Le case farmaceutiche, mosse dalla logica del profitto, soffiano sul fuoco e partecipano con entusiasmo alla campagna antifumo contribuendo ad aumentarne il fanatismo attraverso l’immissione sul mercato di prodotti antifumo costituiti da pillole, chewing-gum e cerotti, efficaci nel 15% dei casi (come qualsiasi placebo) e comunque, nella gran maggioranza, inefficaci a lungo termine. Oltre ai suddetti prodotti farmaceutici, il mercato è stato invaso con deodoranti antifumo per la biancheria, ambientali e personali e persino prodotti di informatica. Il risultato è un profitto valutato a miliardi di euro, altro che salvaguardia della salute! Conclusione - La deduzione logica di quanto esposto porta a considerare la campagna contro il fumo passivo quale una manovra faziosa finalizzata a obiettivi politico-economici che non hanno nulla a che fare con la salute. Confermo la validità delle affermazioni sulla nocività del fumo di tabacco e sono favorevole a un programma di educazione che ne renda la gente consapevole. Sono d’accordo sul fatto che la concentrazione di fumo passivo (quindi non quello dell’occasionale sigaretta) sia dannoso in locali chiusi non adeguatamente forniti di ricambio d’aria. Sono convinto della necessità di educare in particolare i giovani alla futilità e dannosità della sigaretta. Sono contrario, in quanto controproducente ed antisociale, alla bombardante propaganda terroristica che individua nel fumatore un pericolo sociale. In Italia ci sono (stando alle statistiche di vendita di sigarette e non considerando quelle vendute nel mercato nero) 15 milioni di fumatori e considerarli untori crea il presupposto per un conflitto sociale più o meno palese. Mentre ritengo giuste le iniziative che mirano a ridurre l’esposizione al fumo ambientale, non capisco perché non si possa fumare in locali di ampie dimensioni e molto ben ventilati come aeroporti e stazioni ferroviarie. Questo provvedimento è un altro esempio di aperta avversione per i fumatori; infatti sfido chiunque ad ammettere che entrando in un aeroporto abbia mai visto nuvole di fumo o avvertito cattivo odore di sigarette. Ma, ammesso e non concesso che il provvedimento fosse a difesa del fumo passivo, perché non avere un’area ben ventilata dove il fumatore frustrato da ritardi e cancellazioni possa trovare sfogo in una sigaretta? Chiudo dicendo che in una libera società i proprietari di bar e ristoranti dovrebbero essere liberi di decidere se permettere o meno il fumo nei loro locali, come io debbo rimanere libero di accogliere o no un fumatore a casa mia. Bar e ristoranti sono locali pubblici ma di proprietà privata come la propria casa. Decida il ristoratore se avere locali per fumatori e locali per "non", e la gente darà il verdetto. ELIO F. GAGLIANO

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