Urgente: contiene informazioni concernenti la salute pubblica RACCOMANDATA A.R. 1 Luglio 2002 Santità, Abbiamo appreso che, da oggi, in tutto lo stato Vaticano è stato vietato fumare nei locali chiusi. Sebbene le regole della scienza e della statistica siano state riscritte ad hoc per quel che attiene le "ricerche sui danni del fumo", da anime che ancora non hanno trovato la luce dell’onestà, apprezziamo che la salute pubblica nello stato Vaticano debba essere protetta anche nell’altamente improbabile caso che il fumo passivo possa rivelarsi un fattore di rischio (per quanto irrisorio) per la salute delle persone. Precauzione e correttezza politica innanzi tutto. E’ per questa ragione che ci permettiamo di disturbarLa per segnalarLe un altro grande pericolo, che forse è sfuggito all’attenzione di Sua Santità e dei Suoi collaboratori – un pericolo che, purtroppo, è presente in tutte le chiese cattoliche del mondo, e molte volte al giorno: il fumo passivo da incenso. Studi di impianto del tutto analogo a quelli che parlano di rischi correlati al "fumo passivo" (di tabacco) indicano con certezza la pesante presenza di cancerogeni nel fumo d’incenso. Tali cancerogeni, quali per esempio gli idrocarburi policiclici aromatici, tra i quali il benzo(a)pirene, sono presenti nell’incenso passivo in quantità spesso 45 volte maggiori che in una camera piena di fumo passivo, e con valori 118 volte più alti che in locali smoke-free. Se prendiamo come punto di riferimento il recente "studio" dell’Istituto Tumori di Milano, che "dimostra" con misurazioni strumentali che una sola sigaretta in un locale ventilato incrementa la presenza di polveri sottili cento volte di più del livello di allarme oltre cui il traffico veicolare è vietato nelle città, è chiaro che la presenza di tali polveri nel fumo d'incenso è almeno 4.000 volte più alta del limite di sicurezza! Ci permettiamo inoltre di allegare un articolo della BBC inglese sull’incenso che non lascia dubbi. In tempi in cui la santità del corpo sembra essere un valore maggiore di quella dell’anima, non ci sembra giusto che i fedeli siano esposti a tale rischio di cancro polmonare. Alleghiamo anche un articolo che descrive uno studio con la stessa matrice di scienza rottame, questa volta dall’Università di Padova, che "dimostra" come la fede religiosa "causi" disturbi ossessivo-compulsivi. Ma ciò che ci preoccupa di più non è la breve esposizione all’incenso passivo dei fedeli, quanto la costante esposizione a tale pericolo da parte di sacerdoti e specialmente dei chierichetti, bambini innocenti e indifesi che sono spesso molto vicini alla fonte di inquinamento. Sua Santità, i pirofobi antifumo parlano chiaro: il fumo passivo di sigaretta è un pericolo su cui ormai non esistono dubbi, anche se il rischio statistico è, al massimo, del 20% quando per risultare un valore significativo, ce ne vorrebbe il 300 – una chiara indicazione che l’intransigenza contro un tale flagello deve essere assoluta. Per non dire del fatto che gli studi statistici pretendono di misurare un rischio che, con gli strumenti di cui oggi disponiamo, è semplicemente non misurabile. Perché quindi esporre fedeli, sacerdoti e bambini al rischio di cancro? Ci rendiamo conto che il fumo dell’incenso è stato parte del rito cattolico per moltissimi secoli, ma la tradizione di fumare tabacco (per il popolo così come per il clero) è altrettanto antica; ciò nonostante, è tempo di abbandonare le tradizioni grazie al miracoloso aiuto della "scienza rottame". Se non è possibile vietare l’uso dell’incenso nel rito della Santa Messa, siamo a supplicare Sua Santità di trovare soluzioni alternative; forse rimpiazzare l’incenso con vapore acqueo, almeno fino a quando qualche statistica non trovi una relazione causale tra vapore e cancro polmonare, o con l’asma… Una diversa alternativa potrebbe essere quella di alterare il rito in modo che l’incensiere sia agitato fuori dalle porte delle chiese e a una ragionevole distanza da esse, proteggendo così tutti dalle letali emissioni, e con il vantaggio collaterale che anche i fedeli fumatori i quali, come appestati, ora gravitano fuori da chiese e uffici, trovino conforto nel fatto che il rito cattolico arrivi a loro anche mentre stanno commettendo il peccato di fumare. Come ultima ed estrema soluzione, se quanto sopra non è fattibile, ci permettiamo di suggerire che sacerdoti e chierichetti siano almeno obbligati ad indossare maschere antigas quando viene liberato l’incenso e almeno per i dieci minuti successivi – il che potrebbe già rivelarsi molto rischioso, perché i pirofobi antifumo, alle cui affermazioni Sua Santità ha dimostrato di credere approvando il divieto, affermano che "non c’è dubbio" che i residui venefici della combustione di tabacco (e quindi anche di incenso) restino nell’ambiente per ore e ore. Ma, ancora peggio, molti presunti "scienziati" affermano con fervore che non esiste un livello sicuro di esposizione al fumo passivo. Ne consegue che, per il fumo di incenso che è almeno 45 volte più pericoloso, la situazione è veramente disastrosa. Proclamando l’assoluto divieto di fumare, lo stato Vaticano ha dimostrato al mondo il suo senso civico, non tollerando coloro che costringono altri a fumare al punto di proteggere da se stessi anche quei non fumatori che avrebbero scelto di respirare il fumo passivo degli amici in cambio della loro compagnia. Non abbiamo quindi dubbi che Sua Santità prenderà i necessari passi per proteggere i diritti di coloro che non vogliono respirare l’odore di incenso ed i cancerogeni in esso contenuti. Siccome l’incenso costituisce una tremenda minaccia per il personale lavoratore addetto alla manutenzione degli stabili, la scelta di chiese con o senza incenso non può essere un’opzione. Per dirla con i salutisti, "ne abbiamo i polmoni pieni"; basta con l’incenso passivo. Vogliamo respirare a pieni polmoni anche in chiesa. Ringraziando umilmente. Gian Turci Presidente di FORCES Italiana Chief Executive Officer di FORCES International Cc: media italiani e internazionali N° 2 allegati |