L’altro giorno mi capitò di vedere un’illustrazione dell’Udienza del Congresso degli U.S.A. sul tabacco. Come parte di un programma televisivo sui mali sia dei prodotti, sia dell’industria del tabacco, alcune parti dell’Udienza Waxman, riproposte ripetitivamente, mettevano in risalto la goffaggine dei dirigenti dell’azienda del tabacco statunitense che vi testimoniavano. Come mi capitò la prima volta che testimoniai ad un’udienza anni addietro, mi venne il voltastomaco. Non ero mai stato entusiasta, né orgoglioso di quest’esibizione. Non c’era nessuna risposta che potesse giustificare o mitigare questo sfrenato pubblico attacco e io mi vergognai di operare per il controllo del tabacco. La politica del "fine giustifica i mezzi" e del "vincere ad ogni costo" che continua a permeare quest’ambiente e a motivarne le azioni, non mi ha mai trovato concorde. Quando per la prima volta mi unii ai fautori del controllo del tabacco nel 1991, la questione era ancora affrontata abbastanza onestamente, l’ambiente era molto stimolante e le opportunità di apportare dei cambiamenti sociali positivi sembravano infinite. Il controllo del tabacco come professione, all’interno della comunità sanitaria e del Governo, per lo più, mi sembrò una professione onorevole, ma questo accadeva a quei tempi. Dopo 10 anni di militanza in ogni importante campagna per il controllo del tabacco in Canada, dopo 10 anni di ricerche, verifiche, presentazioni, interviste sotto tutti gli aspetti, dalle tasse sul tabacco ai divieti di fumo, dopo 10 anni di campagne agguerrite, di conferenze stampa mirate, di riforme legislative, dopo 10 anni di testimonianze sull’evoluzione del controllo dl tabacco tra i suoi promotori, le comunità sanitarie e gli ambienti governativi, ero ad un punto morto nella mia carriera. Era ormai chiaro che il controllo del tabacco in Canada si era totalmente allontanato dalla legittima questione sanitaria ed era diventato un’industria. Ciò che mi viene chiesto più spesso è il perché io abbia abbandonato il campo, oppure il perché del mio voltabandiera. Premetto che non ho abbandonato la questione, credo sempre in un responsabile controllo del tabacco, semplicemente non posso più, sia personalmente, sia professionalmente, giustificare la maggior parte delle cose che facevo o che mi veniva chiesto di fare. Ma oltre a queste banalità, l’esperienza mi ha insegnato che se si vuole ottenere un responsabile controllo del tabacco bisogna che il Governo lavori con l’industria interessata e non che gli dichiari guerra. Le mie dimissioni dal Governo sono state il punto di saturazione, l’ammissione della mia sconfitta per non essere stato in grado di apportare i necessari cambiamenti dall’interno e, infine, il mio non voler sacrificare i miei principii per la sicurezza del posto di lavoro. La decisione di continuare ad occuparmi del problema e di lavorare in collaborazione e nel rispetto di un’industria legale a tutti gli effetti, non è stata facile da prendere. A parte l’averci rimesso tutte le amicizie professionali che mi ero guadagnato nell’ultima decade e una certa sicurezza economica per la mia famiglia, conoscere l’industria del tabacco fu altrettanto sconvolgente. I miti che circondavano il comportamento e le tattiche di quest’industria, che io stesso avevo spesso contribuito a montare negli ultimi 10 anni, ora mi disgustavano. Non ero sicuro di ciò che vi avrei trovato, ma sicuramente non volevo più dire ciò in cui non credevo. Ecco perché ho lasciato il mio lavoro. Per cui immaginate il mio sollievo quando guardando sotto il letto e dentro l’armadio dell’industria del tabacco, non vi trovai alcuno scheletro. Ciò che trovai erano uomini e donne d’affari onesti, indefessi lavoratori, rispettosi delle leggi, perseguitati da un sistema che li ha vilipesi e che sono stati traditi da agende governative indubbiamente manovrate dai gruppi antifumo. Beninteso, la mia posizione sul fumo è sempre stata la stessa: credo che come avviene per molti altri prodotti di consumo ci sia un certo livello di rischio associato all’uso del tabacco e che molti canadesi consapevolmente accettano questi rischi e scelgono di fumare e lo fanno per rilassarsi, per socializzare, per esprimere se stessi e per vivere la propria vita nel modo in cui hanno deciso di viverla. Riconosco anche che il tabacco è un problema legittimo per molti altri canadesi. Per cui, nessuna iniziativa legislativa o regolamentatoria sul tabacco deve andare al di là del mutuo rispetto tra fumatori e non-fumatori e deve derivare soltanto da una consultazione veramente significativa con tutte le parti in causa. Qualsiasi cosa che prescinde questo principio equivale a pura macchinazione sociale. Il Controllo del Tabacco in Canada Comprendere la gestione corrente del problema in Canada, richiede la conoscenza dei principali giocatori coinvolti, cioè la conoscenza di chi effettivamente controlla il controllo del tabacco. Senza dubbio, in Canada, i gruppi antifumo hanno diretto con successo e sviluppato e guidato in crescendo le azioni del Governo per il controllo del tabacco. Ben rodati, specializzati e finanziati con fondi pubblici e godendo della fiducia del pubblico, i fautori dell’anti-tabacco sanno bene come trasformare le perdite in guadagni. Il fallimento della tassazione sul tabacco dei primi anni ’90 ne è un perfetto esempio. Dopo aver convinto il Governo che una politica di tassazione fortemente aggressiva era una strategia sicuramente vincente, la loro campagna non si dimostrò altro che una campagna di criminalizzazione di una parte di cittadini. Sebbene successivamente il Governo canadese ammise il suo errore e ridimensionò l’eccessiva tassazione, il danno era stato fatto, ed una nazione intera era stata sacrificata ad un’economia sommersa (le cui ripercussioni permangono a tutt’oggi). Nonostante questo provato, verificato e fallimentare approccio al problema, i gruppi antifumo sono riusciti in qualche modo a continuare a dirigere e a gestire la questione del controllo del tabacco in Canada. Continuano ad esercitare con successo la loro influenza sul Governo spingendolo a presentare sempre più eccessive e inutili norme punitive. A livello federale, i gruppi antifumo recentemente hanno manipolato le cose in modo da assicurarsi la gestione di una sostanziale parte dei nuovi 480 milioni di dollari canadesi [768 miliardi di lire] stanziati per le campagne sui mass media, campagne che sicuramente saranno incentrate alla denormalizzazione sia dei prodotti che dell’industria del tabacco. Le campagne di denormalizzazione sono molto importanti per i gruppi antifumo poiché esse supportano il lavoro di "normalizzazione" delle loro strategie, tattiche e comportamenti in campo pubblico e permettono loro di far passare i loro programmi a scopo di lucro prima di quelli del Governo. Da dove arrivano questi gruppi, e come mai sono diventati così bravi in ciò che fanno, e perché mai i Governi ne sono così facilmente influenzati? Una delle ragioni è che questi gruppi sono molto ben finanziati con fondi pubblici per esercitare le loro pressioni e promuovere campagne contro qualunque forma di tabacco, 24 ore al giorno, sette giorni su sette. I fautori dell’antifumo sono estremamente votati alla loro causa ed implacabili nello scopo di raggiungere una società senza tabacco. Tramite la recente dichiarata Strategia Federale per il Controllo del Tabacco del Canada e il Convegno sul Controllo del Tabacco dell’OMS (FCTC), i gruppi antifumo in Canada sono essenzialmente diventati armati e pericolosi. Mi piacerebbe sfidarli a fare a meno del denaro pubblico e ad autofinanziarsi. Non resterebbero in affari a lungo. I gruppi anti-tabacco lavorano anche instancabilmente per assicurarsi e mantenere il favore sociale per le loro azioni. Avendo riconosciuto molto tempo addietro che i loro sforzi richiedevano una voce pubblicamente riconosciuta, essi cominciarono a far pressioni prepotentemente sulle organizzazioni sanitarie nazionali ed internazionali ben accreditate affinché ci fosse supporto e collaborazione. Questo lavoro, sviluppatosi sempre più negli ultimi 15 anni, permette loro di avere una tangibile influenza sui Governi e sicuramente fornisce loro un alto livello di consenso pubblico che non avrebbero mai ottenuto altrimenti. La loro abilità a far sedere allo stesso tavolo organizzazioni nazionali di così alto livello quali la Società Canadese del Cancro, la Fondazione Cardiologica Canadese, e l’Associazione Medica Canadese (per citarne alcune), come pure organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), assicura ai loro sforzi la vasta attenzione dei Governi e dei media. Mentre molte di queste organizzazioni spesso si piegano alle loro tattiche (hanno comunque la responsabilità, per quello che esse implicano, di fare qualcosa, anzi, qualunque cosa contro il tabacco), i gruppi antifumo sono ben desiderosi di "vincere" a loro nome. Il Governo, da parte sua, con l’intento di costituire un azione omnicomprensiva, pianifica una vera e propria raccolta dati sulla salute. Per giustificare pubblicamente i notevoli proventi delle tasse sul tabacco, per mantenere la sua supremazia internazionale su una questione puramente politica, tende ad affidare a questi vecchi cavalli da combattimento la direzione, l’azione e il sostegno [dei programmi antifumo]. Sfortunatamente, una delle più travolgenti debolezze del Governo è che il problema tabacco semplicemente non è di proprietà di nessuno. La proprietà, come frutto d’interessi, di conoscenza, di esperienza, e di coinvolgimento in un particolare problema, è fondamentale per assicurare e salvaguardare la credibilità e la legittimità durante il procedimento. L’elemento necessario ad assicurare la proprietà del controllo del tabacco all’interno del Governo, oggi semplicemente non esiste. E allora.… che cosa potete costruire se non sapete nulla di architettura, non vi interessano le costruzioni e non avete alcuna predisposizione per il disegno? Possono cambiare le cose? Si. Il Governo canadese deve solo tener conto della sua politica di suddivisioni dei compiti e delle responsabilità, specialmente quando si tratta di controllo del tabacco. Allo stato attuale delle cose, non c’è alcun terreno di dialogo tra la legittima industria del tabacco e gli interessi pubblici. L’ambiente governativo è estremamente ostile a chiunque e a qualunque cosa sia connessa con i prodotti del tabacco. Il risultato è che i rappresentanti dell’industria vengono congedati a priori, le loro legittime offerte di collaborazione su programmazione industriale e su iniziative di ricerca vengono oltremodo ignorate, e l’industria intera è messa in condizioni di fallire. Scommetto che la maggior parte dei canadesi, me stesso compreso, crede che il tabacco debba essere regolato, ma non a costo di pervertire il processo democratico. Risolverò l'arcano per voi: una strategia di controllo del tabacco basata sull’emarginazione di un’industria legittima, sul vilipendio dei produttori, dei tabacchini e dei distributori, sulla criminalizzazione di normali cittadini, sullo shock tramite media e sulla creazione di un senso della vergogna nei consumatori legali fino alla loro sottomissione… può funzionare. Ma non è nello stile del Canada. E non è certamente ciò che il Governo canadese dovrebbe ciecamente esportare alle altre Nazioni come modello di un’azione anti-tabacco. Dove stiamo andando? Gioco d’astuzia, di strategia e di sopravvivenza… ecco cosa è diventato l’antitabacco nella nostra società, e certamente riflette ciò che è il Canada oggi. E mentre questo può essere bello in un gioco di riflessi come Survivor, quando si tratta di tabacco e salute... il dibattito non dovrebbe avere nulla a che fare con giochi e gli interessati dell’industria dovrebbero essere tutto fuorché concorrenti in un gioco. Ci dovrebbe essere un chiaro, schietto e costruttivo dialogo sul problema… senza ombra di dubbio. E c’è stato, fino ad oggi, un chiaro, schietto e costruttivo dialogo?... senza ombra di dubbio -- no. E per tutti i loro sforzi per denunciare l’industria del tabacco, i gruppi antifumo, la comunità sanitaria e, certamente, anche i governi si sono comportati in modo non esemplare nel condurre questa questione. Nella foga di regolamentare la messa al patibolo dell’industria del tabacco, i gruppi antifumo (con l’aiuto insospettato del Governo canadese) hanno strategicamente posto la questione come opposizione di due estremi: bianco/nero. Vi schierate sia per il tabacco che per la salute? Spiacenti, non ci può essere alcun compromesso. Ma l’eccessiva regolamentazione del tabacco in Canada non è un indicatore della pericolosità del prodotto, bensì di quanto pericolosa stia diventando la conduzione di quest’affare. Alla vigilia del FCTC dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e dietro la scia del nuovo mezzo miliardo di dollari di finanziamento per la strategia federale del Canada, la questione del controllo del tabacco in Canada si avvia a completare la sua metamorfosi industriale. Il semplice fatto è che il Governo canadese è attualmente male equipaggiato per affrontare questo cambiamento e vuole, alla fine, mantenere in sospeso se stesso ed altre nazioni sulle procedure e sui programmi finché non sarà possibile per i gruppi antifumo concepirli, svilupparli e proporli a tutto il mondo. Il FCTC, alla fine, assumerà la difesa del processo attualmente indifendibile del Canada, cioè di gestire il controllo del tabacco mentre assiste i gruppi antifumo, assicurando loro molti più fondi di quelli necessari, e muovendo le giuste leve per garantire la riuscita di futuri e più aggressivi sforzi internazionali. L’approccio "il fine giustifica i mezzi" al controllo del tabacco purtroppo è diventato il modus operandi del Canada. Luc Martial ha militato in ogni fase significativa della campagna per il controllo del tabacco in Canada negli ultimi dieci anni. Ha operato con successo come lobbysta del governo e come esperto di politica con l’Associazione dei Diritti dei Non-fumatori, come specialista in raccolta dati e direttore degli affari pubblici nel Consiglio Canadese su Fumo e Salute, come direttore del progetto di Compensazione Nazionale su Tabacco e Salute, come perito dell’Ufficio per le Ricerche, la Sorveglianza e la Valutazione e come esperto di politica dell’Ufficio di Politica e Pianificazione all’interno del Programma per il Controllo del tabacco. Nel giugno del 2001, Mr. Martial improvvisamente rassegnò le sue dimissioni dalla Sanità Canadese. |