QUELLO CHE NON VIENE DETTO SU KYOTO

Di Antonio Martino

FORCES Italiana

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I mezzi di informazione hanno diffusamente parlato in questi giorni dei problemi connessi agli accordi di Kyoto, sottolineandone alcuni aspetti politici, ma lasciando in secondo piano alcuni fatti che mi sembrano rilevanti. Mi limiterò succintamente ad indicarne alcuni. Anzitutto, non è vero, come molti giornali hanno cercato di far credere, che il presidente Bush (cattivo perché texano, amico dei petrolieri e "di destra") rifiuta di accettare gli accordi di Kyoto, sottoscritti dal suo predecessore Clinton (buono perché non "di destra"). Quando il Senato degli Stati Uniti è stato chiamato a votare sulla ratifica di quegli accordi, il 26 luglio del 1997, il risultato è stato di 95 no contro 0 sì. Nessuno, nemmeno il senatore Ted Kennedy, ritenuto il principale esponente dell'estrema sinistra nel Senato americano, ha votato a favore. Per ratificare quegli accordi internazionali sono necessari 67 voti (i due terzi del Senato); al momento non ce n'è nemmeno uno. La posizione di Bush, in altri termini, non è una sua personale fisima, ma è l'opinione condivisa dal Congresso americano e dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica.

Né i tratta di una posizione bislacca o reazionaria, essendo basata su dati solidi che non vengono quasi mai citati. Anzitutto, i gas responsabili dell'"effetto serra" sono per il 95,5% di origine naturale e solo per il 4,5% connessi ad attività umane. In altri termini, le restrizioni previste dagli accordi di Kyoto riguardano meno del 5% dei gas immessi nell'atmosfera; per potere avere un qualche effetto, quindi, le riduzioni dovrebbero essere drastiche. Le conseguenze sarebbero devastanti per l'economia americana, e non solo per quella: un rallentamento dello sviluppo e molti milioni di posti di lavoro distrutti.

In secondo luogo, la posizione americana non è solo negativa, contraria cioè a questi accordi, ma è anche positiva, nel senso di suggerire un'alternativa: l'idea è che sia preferibile accrescere l'assorbimento di questi gas, investendo in forestazione, specie laddove ciò è più urgente (Amazzonia, per esempio), anzichè ridurne l'emissione. Con la prima strategia, si stimolerebbe lo sviluppo e si creerebbero attività economiche e posti di lavoro, con la strategia di Kyoto, si rallenterebbe lo sviluppo, si dovrebbero ridurre le attività economiche (con la chiusura di molte fabbriche) e si ridurrebbe l'occupazione.

Sorvolo sul fatto che le premesse logiche che stanno alla base di questi accordi sono lungi dall'essere certe. Anzitutto, non è affatto certo che la temperatura stia aumentando: i dati dei satelliti meteorologici relativi agli ultimi 21 anni, con strumenti di gran lunga più accurati di quelli usati per le rilevazioni precedenti, non mostrano nessuna tendenza all'aumento della temperatura. Questo fatto è ignorato dai politici e dagli organi di informazione perché accettarlo significherebbe rimettere in discussione gli scenari catastrofici che ci hanno fin qui propinato.

In secondo luogo, è vero che è in atto la fusione dei ghiacciai .. ma è un processo che dura da 15.000 anni, che non è quindi dovuto ad attività umane e che non possiamo comunque controllare. Non sarebbe male che i catastrofisti riflettessero sul fatto che la Groenlandia venne chiamata così ("terra verde") dai Vichinghi, perché era coperta di conifere. Se oggi è un'inospitale terra gelida, ciò è dovuto ad una modifica del clima che non ha nulla a che vedere con le attività umane. Nel lungo periodo, anche in assenza di uomini sulla terra, il clima cambierebbe comunque per fattori "naturali".           

La premessa che sta alla base degli accordi di Kyoto e del "verdismo" in genere è che la "natura" sarebbe perfetta ed in perpetuo equilibrio, se l'uomo con le sue attività non lo disturbasse. Per salvare la Terra, quindi, bisogna fare la guerra all'uomo, impedirgli di disturbare l'equilibrio della natura. Valga un esempio per tutti: un agricoltore americano è stato sbranato da una femmina di puma, che ha dovuto essere abbattuta. Gli abitanti del villaggio hanno organizzato una colletta per i cuccioli del puma; nessuno si è preoccupato degli orfani dell'agricoltore. C'è qualcosa di profondamente sbagliato nella prospettiva di chi considera un animale selvaggio più importante dell'uomo. L'ambientalismo (che è cosa ben diversa dal verdismo) è cosa troppo seria per essere lasciata al dilettantismo dei fanatici.

[Da "La Sicilia" (www.lasicilia.it) del 8 Giugno 2001]