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Marzo 2003 - C'erano una volta delle operaie tutte lavoro,
fede socialista e sindacato; e c'era un padrone cattivo. Un giorno, le
lavoratrici si misero in sciopero e si asserragliarono nella fabbrica.
Qualcuno (il padrone stesso, a quanto si dice) appiccò il fuoco e 129
donne trovarono atroce morte. Era l'8 marzo 1908, a New York. Due anni
dopo, la leggendaria femminista tedesca Clara Zetkin propose, al
Congresso socialista di Copenaghen, che l'8 marzo, in ricordo di
quelle martiri sociali, fosse proclamato "giornata internazionale
della donna".
Storia molto commovente, letta tante volte in libri e in giornali,
fatta argomento di comizi, di opuscoli di propaganda, di parole
d'ordine per le sfilate e le manifestazioni: prima del femminismo e
poi di tutti. Si, storia commovente. Con un solo difetto; che è falsa.
Eh già, nessun epico sciopero femminile, nessun incendio si sono
verificati un 8 marzo del 1908, a New York. Qui, nel 1911 (quando già
la "Giornata della donna" era stata istituita), se proprio si vogliono
spulciar giornali, bruciò, per cause accidentali, una fabbrica, ci
furono dei morti, ma erano di entrambi i sessi. Il sindacalismo e gli
scioperi non c'entravano. E neanche il mese di marzo.
Piuttosto imbarazzante scoprire di recente (e da parte di
insospettabili quanto deluse femministe) che il mitico 8 marzo si basa
su un falso che, a quanto pare, fu elaborato dalla stampa comunista ai
tempi della guerra fredda, inventando persino il numero preciso di
donne morte: 129. Ma è anche straordinario constatare quanto sia
plagiabile proprio quella cultura che più si dice "critica", che
guarda con compatimento (per esempio) chi prenda ancora sul serio
quelle "antiche leggende orientali" che sarebbero il Natale, la
Pasqua, le altre ricorrenze cristiane.
E, dunque, a qualcuno che facesse dell'ironia sulle vostre, di feste e
pratiche religiose (messa, processioni, pellegrinaggi), provate a
ricordargli quanti 8 marzo ha preso sul serio, senza mai curarsi di
andare a controllare che ci fosse dietro. |