LIBERTA' D'IMPRESA PIU' CHE DI SPINELLO |
Ritorno all'angolo di Mingardi |
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E' proprio vero, la politica è magia. Quella italiana soprattutto, è un allegro abracadabra, un periodico rincorrersi di non meglio precisate formule che risolveranno (definitivamente, s¹intende) i tanti mali di questo Paese. Alcune non hanno mai smesso di andare di moda, altre hanno alterne fortune. Per esempio le "libertà civili". Sembravano nel limbo, oggi sono di nuovo sulla cresta dell¹onda. Merito del vertice di Genova. Da cui non sono uscite proposte, né tantomeno soluzioni, per il problema della droga, ma in cui è emerso un dato: le posizioni antiproibizioniste non sono poi così balzane come sembrava. Merito, per altri versi, dell¹eutanasia legalizzata nel Paese dei tulipani e nell¹occhio del ciclone qua da noi. Merito pure del congresso di "Polo Laico", che, complice un "megafono" eccellente come Pierluigi Battista, ha appena diffuso un rapporto sulle libertà civili in Italia. Sintetizzo per il lettore, che ha il sacrosanto diritto di non saperne nulla: ne esce che i destrorsi sono meno bacchettoni di quanto si creda. Sottinteso: Berlusconi rifaccia le liste elettorali, cacci via qualche democristiano, faccia spazio ai laici doc. Sembrerebbe una bella cosa, dopotutto quella di una "Forza Italia" andreottiana non è precisamente una prospettiva esaltante. Ma nemmeno un Polo che metta assieme ex socialisti ed ex repubblicani lo è, e dopotutto è a questo che vuole arrivare la lobby poltronista di Giovanni Negri. Non è solo questione di facce (i riciclati ci sono dappertutto), "Polo Laico", dissotterrando le "libertà civili", fa solamente un bel regalo alle sinistre. Che su questa formula truffaldina ci hanno marciato e ci marceranno, lo dice la loro storia, lo conferma il loro DNA. E tanti saluti alla coerenza: nessuno ci ha mai spiegato, da una parte o dall¹altra, come mai il mio diritto a fumare uno spinello dev¹essere garantito, quello ad aprire un¹impresa no. O la mia libertà di organizzare un¹orgia fra adulti liberi e consenzienti è sacra e inviolabile, quella di coinvolgere adulti liberi e consenzienti in un qualsiasi rapporto di lavoro va attentamente regolamentata. I laicisti di complemento distinguono fra economia e vita "privata", convinti che l¹una non c¹entri nulla con l'altra. Il che è tremendamente falso, almeno per due motivi: primo, se una "libertà" è un costo per una parte della società, significa che tanto libertà non è. E' il vecchio discorso del casco e dell¹ospedale: il casco è obbligatorio, ci dicono, e tale deve restare, perché le cure prestate a chi si spacca la testa vengono pagate da tutti mica solo da lui. Ed è vero: come è vero che non si può liberalizzare la droga, se le spese per l'assistenza ai drogati restano sul groppone della comunità. Eppure la sola idea di una "sanità competitiva" fa orrore agli spinellomani di sinistra. In secondo luogo, un veloce sguardo alla situazione mondiale ci dimostra che la libertà è una, senza aggettivi. Prendiamo proprio i Paesi Bassi, quelli della dolce morte e dei "Coffee shop" il recentissimo ³Indice della libertà economica², firmato dal Wall Street Journal e dalla Heritage Foundation, classifica l¹Olanda come un ³paese libero², unico in Europa assieme a Inghilterra e Svizzera. Questo perché lo Stato consuma solamente il 13% del PIL, e un sistema di regole più liberale consente una crescita costante dell¹economia. Da noi è tutta un¹altra storia, e non lo è
per un deficit di libertà civili. Lo è perché non c'è cultura delle libertà (al
singolare) né a destra né a sinistra: fosse vero che il Polo si preoccupa di ossigenare
l'economia. Magari. Fatto sta che quelle (poche) cose buone fatte in questo campo da
D'Alema e compagnia le ha aspramente contestate: la liberalizzazione delle licenze
commerciali, le privatizzazioni (malfatte, ma fatte), ha tuonato persino contro la timida
ipotesi di privatizzare Mamma Rai. Diciamo la verità: lo Stato ci lascia tranquillamente
andare a letto con uno gnu finché le spese del governo ammontano alla metà (pardon, il
48,6 %) del prodotto interno lordo. Come ci permetterebbe di fumarci un pino marittimo Chi scrive è sostanzialmente convinto che
chiunque, con quel che è suo, debba poter fare ciò che gli piace. Ma senza presentare il
conto al suo vicino di casa. (Da "Libero", 5 Dicembre, P. 1-31) |
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