IL BRASILE LIBERALIZZA IL PORTO D'ARMI "IN VOLO" |
Ritorno all'angolo di Mingardi |
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Nessuno scandalo. Le statistiche dicono che il 65% dei brasiliani con un reddito annuo superiore ai 2000 dollari gira costantemente armato. Salvo riporre la rivoltella per prendere l'aereo, i controlli, si sa, sono impietosi - beniteso, con le persone normali. Manigoldi e criminali riescono puntualmente a contrabbandare di tutto. I legislatori hanno fatto due più due, e si sono arresi all'evidenza. Nessuna forma di controllo, per quanto totale e assoluta, potrà mai garantire una sicurezza sicura per chi vola. Lo Stato, nelle sue vesti di produttore di sicurezza, si rivela drammaticamente incapace: non è riuscito a impedire, e neppure a prevedere, il massacro delle Twin Towers nel Paese con i quattro servizi segreti più scafati del mondo. E a casa nostra si mostra puntualmente deficitario nell'affrontare le rapine che si susseguono impietose nel Nord-Est: affidargli la nostra proprietà, e a maggior ragione la nostra vita, è diventato un rischio. I parlamentari brasiliani, allora, hanno fatto il medesimo ragionamento che fecero, duecento anni fa, i Padri Fondatori americani. I quali, terrorizzati dal fantasma dello Stato massimo, scolpirono nel Bill of Rights, la Carta dei Diritti che è l'alfa e l'omega dello spirito americano, una norma aurea. Riconobbero a chiare lettere il diritto dei cittadini a portare armi, è il secondo emendamento, pietra angolare della libertà made in Usa. "Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, non si potrà violare il diritto dei cittadini di possedere e portare armi". Come allora, qualcuno storcerà il naso. Il presidente brasilero, Fernando Henrique Cardoso, l'ha già fatto, e ha tentato di mettere il veto alla proposta. Ha perso, con la schiacciante maggioranza di duecentotrentaquattro (234) a sei (6) - neanche maggioranza, quasi unanimità. La Brazil Airlines, è ufficiale, d'ora in poi accoglierà a bordo i passeggeri non solo mostrando le uscite d'emergenza, ma fornendo indicazioni utili sul dove e come mirare, per non intaccare la carena dell'aereo e garantire la sicurezza del personale. E poi pronti al decollo. Si potrebbe gridare al lupo, si potrebbero inalberare i soliti discorsi sullo Stato che latita - ma il punto è che l'assenza dello Stato, oggi, è di fatto l'ultimo dei nostri problemi. Il governo non era assente in America, mentre si consumava la tragedia dell'11 settembre. I controlli all'imbarco ci sono stati, e sono stati meticolosi. Poi, dopo il fattaccio, sono stati migliorati, perfezionati: ed è bastato uno stewart qualsiasi per trovare l'inghippo, e ricordarci una realtà antica quanto il mondo. Il controllo perfetto non c'è, perché non c'è il controllore perfetto: la divisa non fa di un uomo un dio, manchevolezze, difetti, paure restano quelle, quale sia il capo che s'indossa. Senza contare il potere discrezionale, invito all'abuso, che si serve sul piatto d'argento al "controllore" designato. Si dirà: così si rende la vita facile ai "cattivi". Ma la vita, per i cattivi, è già facile. Non trovano ostacoli sulla loro strada, e quelli in cui si imbattono li aggirano facilmente, basta un minimo d'astuzia. Pensate ai tragici voli delle Twin Towers. Pensate all'assurdo di finire vittime dei rudimentali coltelli dei dirottatori. Pensate a quei passeggeri che hanno tentato di ribelllarsi. Invano. E ora immaginate quegli stessi passeggeri, armati, e pronti a difendersi. Se le cose sarebbero andate diversamente, è puro esercizio speculativo. Fatto sta che sono andate come sono andate - e si sente non il gusto, ma la necessità, di un'alternativa. |
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