LE NUOVE
CROCIATE DEL MINISTRO GEROLAMO SIRCHIA |
Ritorno all'angolo di Mingardi |
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In attesa della chiusura dei McDonald (anche loro fanno capo a una multinazionale) in omaggio a una qualche crociata per il "fegato sano", per intanto sono stati anticipati gli orari di chiusura delle discoteche. "Alle tre di notte verranno chiuse, in tutta Italia", ha avvertito compiaciuto il ministro per i rapporti con il parlamento, Giovanardi, scambiando forse i salottini di Montecitorio con quelli del Gilda. Come se bastasse una legge per abolire la febbre del sabato sera – e come se l’ovvio effetto di un provvedimento simile non fosse di spingere quei ragazzi e ragazze che hanno bisogno di sballo, a correre sul filo, ad infilarsi nel tunnel della clandestinità. Dal fumo di sigarette alle discoteche, alla droga. La svolta sulla politica della droga voluta dal vicepresidente del consiglio Fini si impernia sulla lotta ai Sert, i presidi pubblici per i tossicodipendenti. Sarà loro vietato di prescrivere metadone, e saranno obbligati a veicolare i pazienti nelle Comunità di recupero. Così la scelta della riabilitazione, che dovrebbe essere un atto volontario e puro, il primo passo verso una redenzione difficile, diventerà una non-scelta, un’imposizione. E pensare che a fine Settecento, perfino l’idea che lo Stato dovesse mettere a disposizione dei medici il proprio potere, con lo scopo di privare le persone della libertà di assumere determinate sostanze, sarebbe parsa assurda. "Se fosse lo Stato a dovere prescriverci le medicine e la dieta", scrive Thomas Jefferson in una pagina profetica, "il nostro corpo si troverebbe in uno stato non diverso da quello in cui si trova oggi la nostra anima (il riferimento, polemico, è alla liaison dangereuse fra Stato e Chiesa, ndr). Accadeva così, in Francia, quando l’emetico era proibito come farmaco e la patata come prodotto commestibile". La storia ha preso una piega diversa, e così allo Stato s’è affiancata un’autentica farmacocrazia, che decide cos’è buono e cosa no, cos’è lecito e cosa no. Pharmakos, nell’antica Grecia, era colui che veniva sacrificato come capro espiatorio. Attorno al VI secolo avanti Cristo, la parola cominciò a significare "medicina", "droga", "veleno". Non è una semplice curiosità etimologica - semmai prova come la fame di capri espiatori non si sia certo spenta nel mondo moderno. Solo che anziché sacrificare individui, persone fisiche, si prendono di mira particolari sostanze, e chi ne fa uso. Dov’è la "scientificità" dello Stato terapeutico quando equipara la marijuana all’eroina, dice si o no al metadone, e invece vende tabacco e alcool a ogni angolo della strada? Dov’è la "scientificità" dello Stato quando chiama malattia l’uso volontario di eroina e decide questo o quel metodo esclusivo di cura? Semplicemente, la farmacocrazia dominante ha deciso - in modo del tutto arbitrario - che cos’è accettabile e cosa no. Questo processo presuppone un sistema fortemente centralizzato, gerarchizzato, autocratico quasi - che è quello che, speravamo, il nostro governo volesse combattere. "Libertà di cura" significa anche libertà di scegliere quali sostanze ingerire. Certo che alcune sono più pericolose di altre: è più facile suicidarsi con la cocaina che con l’aspirina. Ma è ancora più facile farlo buttandosi sotto un treno – è una ragione sufficiente, questa, per mettere fuorilegge il trasporto su rotaia? Proibire o legalizzare le droghe non è un problema "medico". E’ una questione etica, è rispondere a una domanda importante: il nostro corpo, la nostra vita, ci appartengono o sono di proprietà dello Stato? Uno non può cavarsela liquidando i drogati come "malati" da sottoporre a un trattamento coatto. Una postilla. Grazie anche a "Libero", il ministro Sirchia è in prima fila nella lotta alle atrocità commesse contro gli animali. Bene, bravo, bis. C’è, però, un precedente storico inquietante: appena Hitler divenne Fuhrer, fu Hermann Goring ad annunciare la fine delle "insopportabili torture sugli animali da laboratorio" in tutto il territorio del Reich. Negli anni successivi, il nazismo riuscì addirittura ad abolire la vivisezione. Proprio mentre un eterogeneo esercito di "devianti" e "malati" (dai tubercolotici agli omosessuali, dagli handicappati all’ebrei) veniva abbattutto per preservare la salute preziosa della razza, della nazione, della comunità. Non vogliamo tracciare paragoni improponibili, però questo moltiplicarsi di crociate virtuose (contro la droga, il fumo, l’obesità, l’anoressia, le discoteche...) ci ricorda che una volta tanto aveva ragione il vecchio Marx: la storia si ripete in farsa. Alberto Mingardi e Roberta Tatafiore |
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