CARO PAPA,
ATTENTO ALL'INCENSO PASSIVO |
Ritorno all'angolo di Mingardi |
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"Caro Papa, attento all’incenso passivo". E’ una missiva rispettosa e compita quella che Gian Turci, presidente dell’associazione FORCES (www.forcesitaly.org), prezioso avamposto informatico di tolleranza e libertà, indirizza a Sua Santità. L’oggetto del contendere è il divieto di fumare che - a dispetto di una certa, iniziale diffidenza - il Vaticano ha deciso di importare nell’angusto perimetro dei suoi confini, copiandolo pari pari dagli altri Stati europei (quelli, per intenderci, che si sono da tempo convertiti al politicamente corretto). "Il fumo passivo causa il cancro", "il fumo passivo uccide": blasonati "rapporti" dal sapore vagamente scandalistico, e titoloni da quinta tromba dell’Apocalisse, hanno avuto eco persino in piazza San Pietro. Ed ecco che Turci, uno convinto che le "ricerche sui danni del fumo" siano opera di "anime che non hanno ancora trovato la luce dell’onestà", si arma di penna e sarcasmo per segnalare al Papa "un altro grande pericolo". Il fumo da incenso passivo. Studi di impianto del tutto analogo a quelli che parlano di rischi correlati al "fumo passivo", scrive Turci, "indicano con certezza la pesante presenza di cancerogeni nel fumo d’incenso. Tali cancerogeni, quali per esempio gli idrocarburi policiclici aromatici, tipo il benzo(a)pirene, sono presenti negli effluvi di incenso in quantità spesso 45 volte maggiori che in una camera intossicata dal tabacco, e con valori 118 volte più alti che in locali smoke-free". Se il fumo passivo fa male, in soldoni, l’incenso passivo fa male quarantacinque volte tanto. Tenete i vostri bambini lontani dalle chiese: un chierichetto zelante, che agita con passione e orgoglio il suo bell’incensiere, è come passasse quarantacinque ore gomito a gomito con il più accanito dei fumatori. "Se prendiamo come punto di riferimento", continua Turci, "il recente "studio" dell’Istituto Tumori di Milano, che "dimostra" con misurazioni strumentali che una sola sigaretta in un locale ventilato incrementa la presenza di polveri sottili cento volte di più del livello di allarme oltre cui il traffico veicolare è vietato nelle città, è chiaro che la presenza di tali polveri nel fumo d'incenso è almeno 4.000 volte più alta del limite di sicurezza!". Avrete notato che sia la parola "studio" sia la parola "dimostra" sono tra virgolette: non è una bizza del computer, è che FORCES tiene, sul tema, una posizione un po’ particolare. Sostenendo che le famose "prove provate" siano in realtà un castello di sabbia, di ispirazione eminentemente ideologica. E’ il solito, vecchio proibizionismo che contrabbanda i suoi "vietato" con la scusa della scienza, è il Leviatano che si mette il camice bianco. Sembrano essere d’accordo un certo numero di scienziati (fra cui Thomas S. Szasz, il luminare dell’antipsichiatria), i quali stanno dando vita, piano piano, a una banca dati di ricerche "politicamente scorrette", di quelle che forse non finiranno in prima pagina sui giornali, ma restano lì, a mo’ di testimonianza, e un giorno o l’altro ce le sventoleranno in faccia: ve l’avevamo detto. "Ci rendiamo conto che il fumo d’incenso è stato parte del rito cattolico per moltissimi secoli", prosegue Turci, ma vale per l’incenso quel che vale per il tabacco: "è tempo di abbandonare le tradizioni". Di qui, tre proposte alternative, tre suggerimenti nella bottiglia per Sua Santità: "rimpiazzare l’incenso con vapore acqueo, almeno fino a quando qualche statistica non trovi una relazione causale tra vapore e cancro polmonare, o con l’asma…" Altrimenti si potrebbe modificare "il rito in modo che il turibolo sia agitato fuori dalle porte dei santuari e a una ragionevole distanza da essi, proteggendo così tutti dalle letali emissioni, e con il vantaggio che i fedeli fumatori i quali, come appestati, ora gravitano fuori da chiese e uffici, trovino conforto nel fatto che il rito cattolico arrivi a loro anche mentre stanno commettendo il peccato di fumare". Ma senz’altro la soluzione più coerente sarebbe imporre a sacerdoti e chierichetti di "indossare maschere antigas quando viene liberato l’incenso e almeno per i dieci minuti successivi". Chissà cosa ne pensano, in Vaticano, di tale prospettiva. Certo che una maschera ben disegnata potrebbe star bene addosso a certi sacerdoti un po’ trasandati, facendoli somigliare a Darth Vader, il cattivo di Guerre Stellari, che manca di tutto fuorché di solennità. Potrebbe essere una trovata ingegnosa per restituire anche ai troppi don Vitaliano la dignità del loro ruolo. E chissà se la lettera di Turci arriverà mai al Santo Padre. Magari si arenerà sugli scogli della burocrazia ecclesiastica, magari verrà fatta a pezzettini da un religioso salutista, magari balenerà fra le mani di qualche complice imprevisto, di qualche uomo di fede ancora affezionato al suo sigaro, come il Don Camillo di Guareschi. E che non per questo è un prete peggiore. Alberto Mingardi |
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