NON FUMO, MA STO CON I FUMATORI |
Ritorno all'angolo di Mingardi |
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C'è sempre bisogno di mostri: una volta erano i turchi, le giubbe rosse, gli americani, l¹uomo nero. Adesso ci sono i fumatori. Proprio in questi giorni, a Strasburgo è in discussione un disegno di legge che obbligherà i produttori di sigarette a tappezzare il 30% del pacchetto con la scritta "il fumo uccide 500.000 persone ogni anno nell'Ue". Numeri impressionanti: in confronto Adolf Hitler fa la figura del pivello. E non è tutto: Oltreoceano, nel civilissimo Maryland, s'è finalmente realizzato il sogno segreto della signora Clinton (no, non diventare Presidente, l'altro). Cioé è severamente vietato fumare nei luoghi pubblici, e passi, ma anche all'aria aperta. Basta spipazzate durante le passeggiatine nel parco, stop al cubano dopo un pranzo in compagnia. No smoking. Défence de fumer. Rauchen verboten. Vietato fumare: benvenuti nel terzo millennio. Chiariamo: chi scrive è un non fumatore doc, avrò toccato sì e no un paio di sigarette in tutta la mia vita, e senza trarne grandi soddisfazioni. Discorso diverso per sigari, pipe e affini, che sono una razza strana di oggetti, di quelli che possono incantare persino chi non "tira", i silenziosi cultori del fumo altrui. Però l'Ue la spara grossa. Come prima l'aveva sparata grossa il ministro Veronesi, denunciando "80.000 morti da fumo", praticamente la peste del 2000, altro che Aids, altro che stragi del sabato sera. Peccato che queste cifre a quattro zeri siano ottenute con un software truffaldino (per gli amici: SAMMEC) il quale attribuisce ogni causa di morte al tabacco, quando si tratta di un fumatore. E' un tantino esagerato: spipazzatori e non reagiscono esattamente allo stesso modo a un incidente stradale, a un terremoto, a un colpo di pistola. Non solo: è vero, verissimo, che chi fuma molto, dopo i settant'anni ha una possibilità su dieci di morire di cancro polmonare, e 2,3 di essere ucciso da un tumore di altro genere. Ma è altrettanto vero che alla stessa età 3,3 persone su dieci, senza fumare, muiono di cancro. Bisogna fare la tara, insomma, a tutte le statistiche catastrofiste sulle sigarette assassine. Che non facciano bene, possiamo essere d'accordo, ma questo non basta a giustificare i provvedimenti che le istituzioni europee stanno prendendo alla faccia di tutti noi, e soprattutto di quei fumatori che, pur pagando regolarmente le tasse e in barba al voto espresso in quella o questa consultazione elettorale, si ritrovano ad essere di fatto i discriminati del nuovo secolo. Sì, discriminati: perché nei loro confronti vige una nuova apartheid, forse un regime anche peggiore. Perché infiorettato, "scientifico", politicamente corretto: non sono le violenze aperte e sanguinose del razzismo, ma una forma sottile di schiavitù psicologica, di oppressione mascherata col solito ritornello, "è per il vostro bene". Lo Stato non solo vampirizza il contribuente
che fuma, si diverte a prenderlo per i fondelli. L'avverte che la nicotina "nuoce
gravemente alla salute", e poi gliela passa sotto banco. Fa i soldi sulla sua pelle,
e intanto gli proibisce di accendersi una sigaretta "nei luoghi pubblici". Fa
finta di prendersela con le multinazionali del tabacco, e finisce che spara addosso ai
contrabbandieri, colpevoli solo di fargli concorrenza. Inoltre, per bocca di Umberto
Veronesi, qualche mese orsono la Repubblica Italiana ha espresso l¹intenzione di fare
causa ai produttori di sigarette. Sì, proprio a nome degli "80.000 morti da
fumo": peccato che non li ha avvelenati la Philip Morris - non da sola, almeno -,
bensì i Monopoli di Stato che - una Intanto i fumatori zitti zitti si vedono messi all¹indice come blocco sociale, insultati come cittadini, praticamente sono ridotti a persone di serie B. Se ti accendi una sigaretta, sei incapace di intedere e di volere: è questo il messaggio che arriva da Strasburgo, dove evidentemente sono convinti (come a Roma o a Washington, del resto) che gli individui non si rendano conto dei rischi cui, fumando, vanno incontro. Sarebbe come se volessero stampare a fianco di ogni serie di strisce pedonali un cartello: attento, se una macchina non si ferma, finisci male. Una proposta del genere ci strapperebbe un sorriso: perché ci riteniamo tutti, chi più chi meno, individui responsabile. Sappiamo che vivere è un mestiere fatto di rischi calcolati e di scelte azzardate: è madre natura che presenta il conto, e pare senza bisogno di nessun consulto con il Parlamento europeo. Del resto, ci sono cose che hanno ucciso di più di tutte le sigarette mai fumate. Il Capitale di Marx, per esempio. Eppure non ci risulta che a nessuno sia mai venuto in mente di appiccicarci sopra un bell' "attenzione, nuoce gravemente alla salute mentale".
(Da "Libero - Opinioni Nuove", 19 Dicembre, p.1-31) |
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