FUMARE E' PECCATO NON E' REATO...
Pubblicato da Libero, 23 Maggio 2003

Ritorno all'angolo di Mingardi
Ritorno alla pagina principale di FORCES Italia

Ritorno alla pagina principale
Ritorno alla pagina principale di FORCES Italia


Caro direttore, serviva il coraggio tuo e di Giuliano Ferrara per far approdare su una grande rete nazionale il giusto dibattito che le nuove limitazioni, draconiane, alla libertà di fumare si meritano. Se ogni epoca ha bisogno di uno spauracchio, di un capro espiatorio, pare che la nostra l’abbia individuato nei fumatori. Schiaffeggiati e vilipesi, additati al pubblico disprezzo: quasi che l’antica distinzione fra reato e peccato si sia vaporizzata. Trascinando sul banco degli imputati il fumo, s’imbastisce un processo al vizio – e non è un caso se i ministeri della sanità preparano campagne altrettanto aggressive verso i cibi grassi, le bibite gassate, persino i profumi troppo insistenti. In Nuova Zelanda, si tenta di rendere illegale l’acquisto, da parte di minorenni, di hamburger e Coca Cola. In Nigeria, esser visti fumare in pubblico vale cinque anni di detenzione. La situazione degli Usa è quella che sappiamo.

Lo spirito dei tempi è ben racchiuso nel nuovo trattato sul tabacco sottoscritto anche da Bush. Il vizio di fumare diventa l’equivalente, in campo medico, delle armi di distruzione di massa: un nemico da sradicare, ad ogni costo, facendo affidamento su operazioni di “polizia internazionale”. Non mi sembra necessario ricordare che tra una sigaretta e un’arma chimica c’è un po’ di differenza. Tuttavia, quel che accadrà d’ora in avanti è che l’eliminazione della possibilità di fumare verrà barattata (da Stati grandi e piccini) con foreign aid, cioè con “aiuti” strappati al portafogli dei contribuenti occidentali. I fumatori italiani e belgi, francesi e americani, inglesi e spagnoli, insomma, non solo vengono ostracizzati dagli Stati cui pagano tasse salate, ma vedranno i quattrini delle loro imposte contribuire a una sorta di “tangente internazionale” pagata affinchè anche ai congolesi, agli argentini, e agli indiani (anche ai turchi) fumare sia proibito.

Ho letto con interesse l’articolo del dottor Schittulli, su “Libero”. Ora, se anche ciò che egli scrive fosse tutto vero, la necessità di un divieto di fumare non ne seguirebbe: un conto è informare dei rischi che un dato comportamento porta con sé, un altro proibire. E’ forse vietato lanciarsi con l’elastico?

Guardiamo alla letteratura sul tema: su un totale di 123 studi condotti sul fumo passivo, sedici hanno segnalato un’elevazione di rischio di cancro al polmone, trenta hanno esibito una diminuzione di rischio di cancro al polmone, e il resto non ha significato statistico perché presenta al tempo una diminuzione e un’elevazione come estremi della forbice.

Non bisogna poi dimenticare che la “EPA” americana (che diede inizio all’isterismo del fumo passivo con uno  studio meta-analitico, cioè che si basa su ricerche già esistenti) fu condannata per truffa statistica da una corte federale statunitense. Viceversa, ricordi quella mega-sentenza contro tutti i produttori di tabacco Usa, condannati a sborsare 145 miliardi di dollari come risarcimento ai “fumatori della Florida”? E’ stata recentemente bocciata in sede d’appello. “Il fatto non sussite”. Chissà perché i giornali non ne danno notizia…

Ma torniamo a quei sedici studi (su 123) che suffragano le opinioni di Schittulli: ebbene, l’aumento di rischio individuato in quelle sedi non oltrepassa mai  il 20%, mentre la stessa Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro non è un grado di dimostrare che un’elevazione di rischio del 30%. Io non sono uno statistico, ma mi si dice che un’elevazione di almeno il 200% è necessaria per sospettare che il rischio effettivamente sussista. E sempre di “rischio” si parla, non di certezza.

Va poi tenuto conto che le statistiche roboanti, che parlano di migliaia e migliaia di fumatori deceduti ogni anno, prendono in esame il numero dei fumatori morti – ma non dicono morti di che cosa. Si arriva senz’altro a quelle cifre, se si sommano i fumatori investiti da una macchina, quelli ruzzolati dalle scale, quelli uccisi durante una rapina, quelli morti in un incendio…

Di certezze, sul fumo passivo, non ce ne sono: soltanto ipotesi, ognuna delle quali deve ancora trovare conferma. “Conoscere per deliberare”, diceva Einaudi: qui invece, caro direttore, la mia sensazione è che si deliberi prima di conoscere. (alberto.mingardi@cne.org)

Alberto Mingardi