WASHINGTON D.C.
- Il fumo passivo uccide? Sì, no, forse. Quella che sembrava infatti un'assodata certezza
scientifica, è messa a dura prova dalla Corte Federale del North Carolina. La sentenza
risale al 1998, ma solo di recente
è stata resa pubblica: grazie a Internet. Il world wide web è uno spazio corsaro, non
conosce censure. Né quelle dei colossi del tabacco, né quelle delle multinazionali
farmaceutiche.
E all'industria dell'aspirina, il verdetto del tribunale del North Carolina non può certo
far piacere: nelle novanta e passa pagine del malloppone firmato dal giudice Osteen, e
pubblicato dall'associazione "Forces" (i vendicatori mascherati della nicotina
libera), l'allarmismo sul fumo passivo "cancerogeno" viene liquidato come
"frode scientifica".
Nel mirino del giudice Osteen c'è l' Environmental Protection Agency, la branca del
governo americano che, in uno studio intitolato "Respiratory Health Effects of
Passive Smoking: Lung Cancer and Other Disorders", aveva denunciato con autorevolezza
i pericoli del fumo passivo.
Correva l'anno 1992. La Corte del North Carolina oggi impone all'E.P.A. di sbianchettare
il rapporto incriminato: di "cancellare, annullare, rettificare" le conclusioni
dei capitoli dal primo al sesto. Perché? Esaminiamo in dettaglio la sentenza.
In primo luogo, l'agenzia governativa per la protezione dell'ambiente sosteneva che il
fumo avesse un "considerevole impatto sulla salute pubblica". Falso: il giudice
Osteen ribatte che non c'è evidenza scientifica a sostegno di questa tesi.
Dovevano essere tremila l'anno i morti di cancro polmonare riconducibile al fumo passivo:
ma anche qui non ci sono prove, ribatte la Corte. Come non ve ne sono che l'esposizione al
fumo porti dai centocinquantamila ai trecentomila bambini l'anno ad avere dissesti
respiratori: o che il fumo passivo sia un fattore di rischio in grado di rendere asmatici
"dai duecentomila a un milione di ragazzi sotto i 18 anni".
Crolla il castello di sabbia del cartello anti-tabacco: la censura che la Corte del North
Carolina impone all'osservatorio sull'ambiente americano, e a Kenneth Brown che di quello
studio era l'estensore, è sicuramente il colpo più duro inferto alle leggi politicamente
corrette. Che pure continuano a godere di immensa fortuna. Soprattutto in quegli
"stati" americani che sono saldamente nelle mani del Partito Democratico.
Ad esempio, il Maryland e la California: quella del Maryland è una storia curiosa. Si
tratta in larga parte di uno stato "conservatore", fatto di ventuno contee di
cui diciotto esprimono regolarmente rappresentanti repubblicano. Però le altre sono
appiccicate a Washington, la capitale degli States, e fanno da città dormitorio per i
funzionari del governo federale: sbirri e burocrati di vario genere. Che votano,
giustamente, col portafogli, cioè democratico. Tanto basta per il Maryland per ritrovarsi
con l'amministrazione più "liberal" di tutto il Paese: un'economia pesantemente
controllata, un'imposizione fiscale "sovietica", un rigidissimo "no
smoking" in tutti i luoghi pubblici. A Friendship Heights, chiunque viene sorpreso a
fumare in giardino deve sborsare 100 dollari di multa.
La California, finita l'era Reagan, è diventata anch'essa un feudo del partito di Bill
Clinton: merito del meticciato, si tratta dello stato con la più alta percentuale di
ispanici ed asiatici. Per questo, oltre alle norme sul salario minimo che ricordano da
vicino la Germania hitleriana, la California vanta il singolare primato del
proibizionismo. Pensate che a West Hollywood (Los Angeles), il consiglio comunale ha
autorizzato i cittadini a sporgere denuncia se dalle finestre o dalla porta entra in casa
loro il fumo di un vicino. Singolare provvedimento che si applica alle sigarette, ma non
al barbecue.
La giustificazione di tutte queste leggi è sempre stata che lo si fa "per il bene di
tutti", e specialmente "per il bene dei bambini", che sono di colpo
diventati i principali protagonisti della politica americana: se si bombarda il Kossovo,
"è per i bambini". Se si chiudono i siti Internet, "è per i
bambini". Se si proibisce di fumare in pubblico, è sempre "per i bambini".
La Corte del North Carolina ha sferrato un colpo decisivo a questo refrain contestando la
metodologia delle ricerche sul fumo passivo, e dunque i loro risultati. Fra parentesi, lo
studio della E.P.A. è stato come un boomerang:
infatti, applicava al fumo passivo un coefficiente di rischio di 1,19. E, di norma, i
ministeri della sanità intervengono con atti "pubblici" se il rating raggiunge
almeno i 2 punti (addirittura i 2,5). Come dire che, in condizioni normali, e senza le
pressioni della lobby anti-tabacco, nessuno avrebbe mai potuto pensare che il fumo passivo
fosse un fattore ad alta pericolosità.
Ciononostante, la E.P.A. ha tentato fino all'ultimo di bloccare la pubblicazione della
sentenza: due anni per poterla leggere, e per giunta solo su Internet (www.forces.org),
non sono pochi. I film hollywoodiani, e i libri di John Grisham, ci hanno insegnato a
diffidare delle "multinazionali del tabacco". E se le lobby anti-nicotina non
fossero migliori?
Alberto Mingardi |