SEI UN FUMATORE? E IO MEDICO NON TI OPERO |
Ritorno all'angolo di Mingardi |
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"Giuro di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale. Giuro di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente. Giuro di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana": l'avrete riconosciuto, è il giuramento di Ippocrate. A detta degli studiosi, si tratta di un documento ancor più antico dell'autore assegnatogli dalla tradizione, Ippocrate di Cos appunto, e a queste parole si è sempre fatto riferimento per parlare di un'etica della medicina. Ma il terzo millennio è cominciato nel segno
della confusione delle lingue, della Babele del pensiero: e così, persino la pietra
angolare della scienza medica vacilla sotto i colpi del politicamente corretto. La vittima è un uomo di cinquantasei anni, segni particolari: fumatore, bisognoso di una nuova valvola cardiaca per sopravvivere. Era in lista d'attesa per un trapianto da prima di Natale, poi i dottori si sono rifiutati di praticare l'intervento. Perché? Perché aveva deciso di non smettere di fumare. Medici e chirurghi dei migliori ospedali di Melbourne hanno dichiarato all'Herald Sun che è prassi comune, si rifiutano di praticare trapianti di polmone e di cuore, chirurgia di riduzione del polmone, by-pass di arterie e innesti delle coronarie ai fumatori. Greg Snell, pneumologo dell'Alfred Hospital, rincara la dose: "Non intendiamo esercitare chirurgia ad alto livello, incluse operazioni ai polmoni, su persone dipendenti dalla nicotina". Sulla stessa lunghezza d'onda Lou Irving, suo omologo presso l'Austin and Repatriation Medical Center, che ha dichiarato quanto segue. "Perchè i contribuenti dovrebbero pagare per i fumatori? Si sprecano risorse per qualcuno che sta contribuendo alla propria distruzione" (ma chi fuma non è egli stesso un contribuente?). Tant'è che in Australia, all'Alfred Hospital i trapianti sono autorizzati soltanto se il paziente non tocca una sigaretta da almeno sei mesi: in caso contrario, viene abbandonato a se stesso. Tanti saluti al Giuramento di Ippocrate, e al "sollievo della sofferenza". Solamente una voce s'è dissociata da quello che ormai è la posizione ufficiale dell'Ordine dei Medici nel Paese dei canguri. Julian Savulescu, dell'Istituto di Ricerca Pediatrica Murdoch, ha fatto sapere che escludere dai trapianti i fumatori non è, secondo lui, una soluzione. Sono infatti molte le malattie riconducibili allo stile del vita del paziente, che hanno però poco a che vedere col tabacco. "L'idea di rendere le persone responsabili delle loro malattie e convincerle che stanno pagando le conseguenze delle loro azioni può attirare qualcuno ma in pratica ciò non potrà che portare alla discriminazione selettiva", ha detto Savulescu. Purtroppo ha visto giusto: nell'era delle pari opportunità e del buonismo a tutti i costi, dobbiamo fare i conti con una nuova forma di razzismo. Subdolo, strisciante, infido, gli manca perfino l'onestà intellettuale della discriminazione "vecchio stile", ripugnante ma fiera di essere tale. Oggi invece ci tocca fare i conti con un'immagine deformante della realtà. La stessa che ci servono in tavola i telegiornali, che ci condiscono le gazzette di regime, che ci preparano partiti e movimenti politici. Così, in nome del benessere per tutti, nella corsa verso il folle sogno di una società di uomini buoni per decreto, abbiamo cominciato a spedire al macello tutte quelle categorie di persone che non ci piacciono. In nome dei diritti civili, scalzati gli schiavisti e i despoti di un tempo, s'è instaurata una dittatura invasellinata, una tirannia piaciona che, quatta quatta, emana giorno dopo giorno le sue, nuove leggi razziali. E' lo Stato terapeutico, è il nazismo salutista. Siamo quotidianamente alla mercé di una "espertocrazia", rincorriamo i nostri "saggi" nella speranza che essi ci dettino le dodici tavole della città di Utopia. E loro, che vestano il camice bianco o la giubba nera del censore, sono pronti ad indicarci ogni volta nuovi capri espiatori, nuovi vizi e perversioni da immolare per candeggiarci la coscienza, e realizzare, in terra, il Paradiso. Nulla di nuovo sotto il sole: ci ha già
provato Lenin. E come allora, qualcuno è destinato a lasciarci le penne. Con
un'aggravante: quell'uomo, morto in Australia, non è solo una vittima del politicamente
corretto. E' una sconfitta dell'etica, e ci riguarda tutti da vicino. |
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