SAREBBE PREFERIBILE LA SEMPLICE ESTORSIONE

Ritorno all'angolo di Pierre Lemieux
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Collegamento all'articolo originale "We would rather have simply extortion" di Pierre Lemieux, pubblicato il 24 Settembre 1999

Collegamento a Subversive Liberty, il sito di Pierre Lemieux (inglese e francese)

di Pierre Lemieux

Articolo originale scritto il 24 Settembre 1999. Traduzione dall'inglese pubblicata nel Dicembre 2000. Traduzione di Elvira Bianco.

La mancanza di basi economiche nelle cause legali del governo degli Stati Uniti contro le compagnie del tabacco è indirettamente e paradossalmente illustrata da una recente relazione contro il fumo, stilata dalla Banca Mondiale: "Curbing the Epidemic. Governments and the Economics of Tobacco Control" [Fermare l'epidemia. Governi e Economie per il controllo del tabacco] (Washington, DC: World Bank, June 1999). La Banca parla, molto prudentemente, di "possibili costi economici"; che i fumatori potrebbero imporre ad altri. Questi possibili costi sono "difficili da identificare e quantificare", sostiene la Banca, perché i vari studi sono giunti a "conclusioni conflittuali". In breve, gli economisti della Banca Mondiale hanno abbandonato l'ipotesi che i fumatori impongano costi economici ai non fumatori.

Ci sono delle buone ragioni che portato a tale conclusione. Ciò che la Banca definisce "conclusioni conflittuali" rappresenta in realtà un ampio accordo tra gli economisti, che affermano che quanto è stato scritto dai rappresentanti della sanità pubblica negli ultimi vent'anni è tutto sbagliato. I più importanti studi economici degli ultimi vent'anni (Leu e Schaub in Svizzera, Gravelle e Zimmerman del Congressional Research Service, Manning e Viscusi negli Stati Uniti, Raynauld e Vidal in Canada, Rosa in Francia) hanno chiaramente dimostrato che i fumatori versano più di quanto ricevono, e che se c'è un trasferimento netto di ricchezza, esso fluisce dai fumatori ai non fumatori -- e non viceversa. Le cosiddette "malattie da tabagismo" costano meno all'erario pubblico di quanto i fumatori paghino in tasse sul tabacco, senza contare l'accumulazione delle assistenze sociali [come, per esempio, pensioni] non riscosse perché i fumatori tendono di media a morire prima dei non fumatori.

Questa conclusione economica è stata così ampiamente dimostrata che, recentemente, è stata persino trattata nelle pubblicazioni di enti sanitari. Osservando le spese sanitarie sostenute nell'arco di una vita media, alcuni sostengono che i fumatori costino meno dei non fumatori anche senza considerare i risparmi sulle assistenze sociali (vedi Barendregt et al., "The Health Care Cost of Smoking" [Il costo del fumo in spese sanitarie], New England Journal of Medicine, 9 Ottobre, 1997, pp. 1052-1957).

In realtà la situazione è veramente ironica. Negli anni '70 e '80, gli esperti della sanità pubblica accusarono i fumatori di gravare con spese sanitarie sul resto della società. Gli economisti controbatterono dimostrando che, semmai, c'era un netto flusso finanziario che andava dai fumatori ai non fumatori; così oggi gli attivisti antifumo affermano che "questo non è il tipo di calcolo che una società civilizzata dovrebbe fare", per metterla come l'ha messa il Prof. Jeffrey Harris del Michigan Istitute of Technology!

Quindi, considerando tutte le spese sanitarie incorse nell'arco di una vita, i fumatori gravano meno dei non fumatori sull'erario pubblico. Conseguentemente, ciò significa che non esiste alcuna spesa che lo stato possa legittimamente recuperare dai fumatori attraverso l'industria del tabacco. La causa del governo federale somiglia dunque più a un'estorsione che ad ogni altra cosa, come ha suggerito un avvocato della Philip Morris (Wall Street Journal, 23 Settembre, 1999).

O forse c'è in ballo qualcosa di più di una semplice estorsione. Un recente libro di Robert J. Proctor, lo storico della Pennsylvania State University, mostra come le odierne politiche sanitarie rievochino sinistramente il salutismo Nazi-fascista. Persino il New England Journal of Medicine, rivista fortemente anti-tabacco, manifesta questa preoccupazione pubblicando una favorevole recensione del libro di Proctor. "Fino a un certo punto" scrive il dott. Marc S. Micozzi, "l'intolleranza sociale dei contemporanei movimenti progressisti, quali le associazioni per i diritti degli animali, l'attivismo anti-tabacco, gli sforzi degli anti-alcol, e l'entusiasmo per i cibi naturali, potrebbero essere simili agli aspetti ' progressisti ' della Germania Nazista, non solo per gli scopi prefissi, ma anche per il crescente ed allarmante ricorso ai metodi usati per imporre soluzioni collettivistiche agli individui".

E vedendo la situazione da quest'angolo, allora sarebbe meglio che la persecuzione di stato contro i produttori di sigarette si limitasse alla semplice estorsione.

Ad ogni modo, la causa presentata dal governo federale è un altro esempio di quello che, nonostante altre indicazioni contrarie, è il crescente potere dello stato. Quando, nei primi anni '70, fu adottato il RICO [1], chi avrebbe temuto, o immaginato, che un giorno esso sarebbe stato usato contro importanti e legittime attività commerciali? Se Alexis de Tocqueville tornasse in vita e continuasse le sue opere "La democrazia in America", e "Il vecchio regime e la rivoluzione", non concluderebbe forse che l'America sia oggi una delle peggiori "tirannie amministrative" del tardo ventesimo secolo?

[1] N.d.T.: RICO è una struttura di leggi e provvedimenti "antitrust", originalmente contro la mafia e altra malavita organizzata, volti poi anche a prevenire o a reprimere l'illegale consolidamento d'attività e di politiche economiche volte al controllo monopolistico del mercato da parte di grandi corporazioni.

Pierre Lemieux è professore di economia all'Università del Quebec ad Hull, Canada.